CESVI

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CESVI

Beitragvon mingi17 » 26. Nov 2011 10:04

PERSONAGGI Alessio Boni scende in campo nella lotta contro l'Aids
Era ragazzino e consapevole quando l’Hiv imponeva nuovi freni alla sessualità e, ora che nella battaglia si rischia di abbassare la guardia, l'attore diventa il "volto" di una Ong. Per i bimbi africani, sì. Ma un po’ anche per sé...

I video realizzati dagli studenti di Roma e dello Zimbabwe
Il video Sguardo dell'altro - viaggio in Zimbabwe 1-9 ottobre 2011
PERSONAGGI Alessio Boni scende in campo nella lotta contro l'Aids

Foto Gianmarco Chieregato
QUANDO SI SPORGE dentro il bar del teatro comunale di Carpi e alza il cappello sugli occhi blu, solleva un inseguimento di sguardi. Ma è un attimo: appena entra e saluta con calore, Alessio Boni accorcia subito la distanza. Dopo un sorriso, poi, pare sia qui da sempre. Invece è di passaggio con lo spettacolo Art di Yasmina Reza, in scena anche con Alessandro Haber e Gigio Alberti (in tournée fino al prossimo febbraio).
Ma il motivo per cui lo incontriamo va più in là dell’essere uno degli attori italiani più amati: da tempo impegnato in campagne umanitarie, Boni è appena tornato da una missione in Zimbabwe con la Ong Cesvi, e sarà il testimonial per la campagna contro l’Aids, di cui il 1º dicembre si celebra la giornata di riflessione mondiale.
Con lui, che ha 45 anni e dunque appartiene alla generazione che è cresciuta e ha amato nell’era in cui l'Hiv ha messo nuovi freni alla sessualità liberata dei decenni precedenti, tentiamo di fare un bilancio a 30 anni di distanza dal 1982, quando per la prima volta si parlò di "sindrome da immunodeficienza acquisita".

Ne venne a conoscenza subito?
In realtà no, sono nato e cresciuto a Sarnico, un paesino vicino Bergamo, e lì ovviamente le notizie avevano, almeno allora, un'onda più lenta. Passarono forse due anni quando un insegnante di religione ci parlò della malattia che colpiva omosessuali e tossicodipendenti. Nel frattempo però, io vedevo già amici che si ammalavano…

Non le venne paura di essersi già trovato anche lei in situazioni a rischio?
Avevo una fidanzatina e stavo con lei. Però in quegli anni l'eroina imperversava. A me non venne mai di provarla, per quanto fossi cresciuto in un ambiente di proletariato, dove poteva capitare di aggregarsi a compagnie sbagliate. Dei miei amici di allora, 6 o 7 se ne sono andati per Aids e droghe.

La conoscenza del virus cambiò i suoi comportamenti?
Allora c'era una grande confusione. Chi si ammalava veniva ghettizzato, era come un'autodenuncia: o era gay o era drogato. Poi si diffuse persino il dubbio che bastasse un bacio, la puntura di una zanzara per il contagio, e allora, sì, iniziò un po' la fobia. Però devo dire che anche dopo quel periodo, quando ero solo, non ho mai chiesto a una ragazza le analisi del sangue...

E lei le ha mai fatte?
Sì, a 24 anni più o meno. Le avrei fatte comunque e ho deciso anche di controllare l'Aids. La coscienza era più o meno a posto, ma qualche brivido nell'attesa dei risultati l'ho avuto.

Come mai si tende a pensare che queste cose succedano solo agli altri?
Non lo so, in quei momenti non ti viene di chiedere... Al limite quando vivevo in America, se avevo rapporti occasionali, usavo il preservativo. Poi va a finire che uno si fida... E intanto negli anni '90 se ne andavano Freddie Mercury, Rudolf Nureyev… i nostri miti. Quando poi ero a Roma, all'Accademia Silvio d'Amico, il mio insegnante di danza prima dimagrì spaventosamente e poi morì… Non si è mai sicuri, in realtà. Forse però c'è anche che io ho sempre preferito stare con una sola persona… (e mentre lo dice sorride a Francesca, la sua fidanzata che siede con noi, ndr). Diciamo che l'Aids è stato per un po' una nuova spinta alla fedeltà dopo le libertà degli anni '70.

Oggi che percezione ha della malattia?
Oggi se ne parla meno, perché nel mondo ricco esistono farmaci che la controllano. Ma è in terribile espansione tra i giovani tra i 15 e i 22 anni. Io non vado più molto nei locali notturni, ma di recente in una discoteca milanese ho visto a che livello arriva lo sballo tra i giovanissimi, un mix di alcol e droghe sintetiche. E a quel punto chi fa più attenzione a cosa succede e a come e con chi si fa sesso…?! Per non parlare del turismo sessuale nei Paesi a rischio. Infatti questa campagna serve per il Terzo mondo, ma anche per noi, per rialzare il livello di attenzione. La pandemia è sempre alle porte.

Venendo appunto al suo recente viaggio, come mai lei dedica tanto di sé all'impegno umanitario?
Guardi, non è nato prima l'impegno e poi l'idea di viaggiare con le missioni umanitarie. Io vengo dalle situazioni che le ho descritto. Nel mondo patinato ci sto bene, mi considero fortunato, ma ho bisogno di verità. Dopo un po' se non vado in qualche luogo più genuino mi manca l'aria. Quindi ho iniziato a viaggiare prestissimo. Da solo, con la moto. Per conoscere davvero chi sono gli altri, i nostri vicini. Da lì all'impegno il passo è stato breve.

Il viaggio in Zimbabwe com'è nato?
La Ong Cesvi è di Bergamo come me, e da un po' ci pensavo. Finche c'è stata l'occasione giusta. Non era la prima volta in Africa per me, e non sarà l'ultima. Vede, lì non hanno le pastiglie con cui noi controlliamo la malattia: 3 euro al giorno è il costo, e per loro sono troppo care! E intanto la mortalità è tra il 30 e il 33 per cento, soprattutto bambini. Manca l'educazione di base su prevenzione e cura, e qui agisce Cesvi. Se la mia faccia servisse a mettere anche solo una goccia di acqua sana dentro un mare malato, ne sarebbe valsa la pena. Anzi, forse è anche perché sono stato lì che questa sera posso andare sul palco con leggerezza, senza pensare che tutto si concluda sotto questi riflettori.

IN PRIMA LINEA CON GLI STUDENTI ITALIANI
Si chiama "Fermiamo l’Aids sul nascere" la campagna che l’Ong Cesvi porta avanti da 10 anni con programmi di educazione, prevenzione e cura in Africa e in Vietnam. Solo in Zimbabwe sono un milione gli orfani per Aids, loro stessi infetti. Dodici milioni sono in tutta l’Africa i giovanissimi ammalati, e ogni minuto avvengono 6 nuovi contagi.
L’1 dicembre è la giornata mondiale di lotta all’Aids: è possibile contribuire alle iniziative del Cesvi donando 2 euro tramite sms al 45509, fino al 19 dicembre (info: cesvi.org).
Il Cesvi con l’editore Sinnos ha anche condotto un progetto di sensibilizzazione in due scuole romane. I ragazzi hanno letto insieme Il segreto di Chanda, di Allan Stratton, e girato alcuni spot sulla malattia.

Bild

Su "Io donna", 26 novembre-2 dicembre 2011

di Giulia Calligaro 26 novembre 2011
TAG: Cesvi,
http://www.leiweb.it/iodonna/ascolto/11 ... ista.shtml

Übersetzung demnächst
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Re: CESVI

Beitragvon mingi17 » 26. Nov 2011 10:06

http://www.youtube.com/watch?v=Hvrm8QLiPrk

Alessio war vom 1. - 9.10. für Cesvi in Simbabwe; dort hat Marcello Prayer diesen Film mit ihm gemacht.

Fotos davon:
http://i4moschettieri.mastertopforum.ne ... 20239.html
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Re: CESVI

Beitragvon Tinkerbell » 26. Nov 2011 13:00

ein sehr berührender Film....gut, dass es solche Filme gibt, sie erinnern uns immer wieder daran wie gut es uns geht und dass dieses Leben in Wohlstand und Gesundheit absolut nicht selbstverständlich ist.

LG Heike
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Re: CESVI

Beitragvon mingi17 » 27. Nov 2011 19:26

Übersetzung des Artikels aus "Io Donna" von oben

Alessio Boni zieht ins Feld im Kampf gegen Aids.

Er war ein Kind und hat miterlebt, wie HIV der Sexualität neue Bremsen aufzwang und jetzt, wo sich in der Schlacht die Wachsamkeit zu senken droht, wird der Schauspieler das „Gesicht“ einer NGO (Nichtregierungsorganisation). Für die afrikanischen Kinder, ja. Aber auch ein bisschen für sich..

Als er in die Bar des Teatro Communale von Carpi hereinkommt und den Hut über den blauen Augen hebt, wird er von Blicken verfolgt. Aber das ist nur ein Moment: nachdem er eingetreten ist und mit Wärme gegrüßt hat, verkürzt Alessio Boni sofort die Distanz. Nach einem Lächeln dann scheint es, als ob er schon immer da sei. Jedoch ist er auf der Durchreise mit dem Stück „Art“ von Yasmina Reza...

Aber der Grund, weswegen wir ihn treffen , geht tiefer hinein in das Wesen eines der beliebtesten italienischen Schauspieler :schon lange in humanitären Kampagnen engagiert ist Boni gerade von einer Mission in Zimbabwe mit der NGO Cesvi zurückgekehrt, und wird der Botschafter der Kampagne gegen Aids ein, das am 1. Dezember den Welttag des Nachdenkens feiert.

Mit ihm, der 45 ist und damit zur Generation gehört, die in der Zeit aufgewachsen ist und geliebt hat, in der HIV der sexuellen Freiheit der vorhergehenden Jahrzehnte neue Grenzen gesetzt hat, wenn wir versuchen eine Bewertung zu machen mit 30 Jahren Distanz zu 1982, wo man zum ersten Mal von AIDS sprach.

Haben Sie sofort davon erfahren?

Nicht wirklich, ich bin geboren und aufgewachsen in Sarnico, einem kleinen Ort in der Nähe von Bergamo, und offensichtlich hatten die Nachrichten, zumindest damals, eine langsamere Verbreitung. Es vergingen vielleicht zwei Jahre bis ein Religionslehrer von der Krankheit sprach, die Homosexuelle und Drogenabhängige betraf. In der Zwischenzeit aber sah ich schon Freunde, die krank waren...

Hatten Sie keine Angst, dass Sie sich auch schon in einer riskanten Situation befanden?

Ich hatte eine Freundin und blieb bei ihr. Aber in jenen Jahren verbreitete sich das Heroin. Ich hatte nie Interesse, es zu probieren, wie sehr ich auch immer in einem proletarischen Umfeld aufgewachsen bin, wo man sich leicht zufällig falscher Gesellschaft anschließen konnte. Von meinen Freunden aber sind 6 oder 7 durch Aids oder Drogen gestorben.

Hat das Wissen über den Virus Ihr Verhalten verändert?

Nun, es gab eine große Verwirrung. Die, die erkrankten, wurden ghettoisiert, es war wie eine Selbstanzeige: man war entweder homosexuell oder drogenabhängig. Dann verbreitete sich sogar der Zweifel, ob ein Kuss, ein Mückenstich für die Ansteckung ausreichen würden, und dann, ja, begann ein wenig „Phobie“. Aber ehrlich gesagt habe ich auch nach dieser Zeit, als ich allein war, nie ein Mädchen nach einem Bluttest gefragt...

Und haben Sie je einen gemacht?

Ja, mit 24 Jahren oder so. Ich hatte ihn sowieso machen müssen und hatte beschlossen, auch nach Aids untersuchen zu lassen. Das Gewissen war mehr oder weniger rein, aber ich hatte doch einigen Nervenkitzel beim Warten auf das Resultat.

Wieso neigen wir dazu zu glauben, dass diese Dinge nur anderen passieren?

Ich weiß es nicht, in diesen Momenten stellt sich Dir die Frage nicht... Letzten Endes benutzte ich, als ich in Amerika lebte und Gelegenheitssex hatte, Kondome. Dann stellte sich heraus, ob man sich vertraute..Und während der 90er Jahre starben dann Freddie Mercury, Rudolf Nurejev.. unsere Mythen. Als ich dann in Rom an der Akademie Silvio d'Amicos war, magerte mein Tanzlehrer schrecklich ab und starb dann... Man ist sich eigentlich nie sicher. Vielleicht ziehe ich es deswegen schon immer vor, mit einer einzigen Person zusammen zu sein (und während er das sagt, lächelt er Francesca an, seine Freundin, die neben ihm sitzt – Anm. d. Verf.). Sagen wir, dass Aids für eine Weile ein neuer Anreiz zur Treue nach der Freiheit der 70er Jahre war.

Wie nehmen Sie heute die Krankheit wahr?

Heute spricht man weniger davon, weil es in der reichen Welt Medikamente gibt, mit der man sie kontrollieren kann. Aber unter den Jungen zwischen 15 und 22 ist sie in schrecklicher Ausbreitung. Ich gehen nicht mehr viel in Nachtlokale, aber kürzlich in einer Diskothek in Mailand habe ich gesehen, auf welchem Level die Begeisterung der Jugendlichen für einen Mix aus Alkohol und Drogen angekommen ist. Und wer an diesem Punkt passt dann noch auf, was dann passiert und wie und mit wem man Sex macht... Ganz zu schweigen vom Sextourismus in Risikoländer. Diese Kampagne dient nämlich der Dritten Welt, aber auch uns, um den Grad der Aufmerksamkeit wieder zu erhöhen. Die Pandemie steht immer vor der Tür.

Sie sind gerade von Ihrer jüngsten Reise zurückgekehrt, wie kommt es, dass Sie so viel von sich selbst dem humanitären Engagement widmen?

Schauen Sie, es ist nicht zuerst das Engagement geboren und dann die Idee, mit den humanitären Missionen zu reisen. Ich komme aus den Situationen, die ich beschrieben habe. In der glänzenden Welt geht es mir gut, ich halte mich für glücklich, aber ich brauche die Wahrheit. Nach einer Weile, wenn ich nicht an solche echter Orte gehe, fehlt mir die Luft. Also begann ich bald zu reisen. Allein, mit dem Motorrad. Um wirklich zu erfahren, wer die anderen sind, unsere Nachbarn. Von da war der Schritt zum Engagement kurz.

Die Reise nach Simbabwe, wie ist sie entstanden?

Die NGO Cesvi ist aus Bergamo, wie ich, und seit kurzem dachte ich daran. Bis es dann die richtige Gelegenheit gab. Ich war nicht zum ersten Mal in Afrika und es wird nicht das letzte Mal sein. Schauen Sie, dort gibt es nicht die Tabletten, mit denen wir die Krankheit kontrollieren: 3Euro pro Tag sind die Kosten, und für sie sind sie zu teuer! Und inzwischen ist die Sterblichkeit zwischen 30 und 33 Prozent, vor allem bei den Kindern. Es fehlt die Grundbildung über Vorbeugung und Pflege, und hier wirkt Cesvi. Wenn mein Gesicht dazu dienen würde, auch nur einen Tropfen gesundes Wasser in ein krankes Meer zu schicken, würde es sich lohnen. Im Gegenteil, vielleicht ist es auch, weil ich dort gewesen bin, das ich heute Abend mit Leichtigkeit auf die Bühnen gehen kann ohne zu denken, das alles unter diesen Scheinwerfern endet.

In vorderster Linie mit den italienischen Studenten

Sie nennt sich „Stoppt Aids an den Anfängen“, die Kampagene, die die NGO Cesvi seit 10 Jahren mit Programmen für Ausbildung, Vorsorge und Pflege in Afrika und Vietnam betreibt. Allein in Simbabwe sind eine Million Waisen durch Aids, die selber infiziert sind. 12 Millionen junge Patienten sind es in ganz Afrika und: jede Minute kommen 6 Neuinfektionen dazu.
Der 1. Dezember ist der Welttag im Kampf gegen Aids; es ist möglich, zu den Iniativen von Cesvi beizutragen, indem man 2 Euro spendet via SMS an 45509 (sicher von Deutschland nicht möglich), bis zum 19. Dezember.
Cesvi hat auch mit dem SinnosVerlag ein Sensibilisierungsprojekt an zwei römischen Schulen durchgeführt. Die Kinder haben zusammen „Il segreto di Chanda – das Geheimnis von Ch.“ von Allan Stratton gelesen und einige Spots über die Krankheit gedreht.
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Beitragvon mingi17 » 2. Dez 2011 00:22

http://video.sky.it/news/mondo/cooperaz ... 104287.vid

Hier ein Telefoninterview mit Alessio über sein Engagement, Näheres später.
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Beitragvon mingi17 » 8. Dez 2011 09:25

http://www.alessioboni.it/cesvi_zimbabw ... _2011.html

Hier der Link zu den Bildern der Reise im Oktober 2011

Bild
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Beitragvon mingi17 » 6. Mär 2012 09:45

http://www.alessioboni.it/cesvi_zimbabw ... iario.html

Alessio hat während seiner Reise ein Tagebuch geführt, das ich irgendwann übersetzen werde.
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Beitragvon mingi17 » 1. Sep 2012 09:28

http://www.youtube.com/watch?v=bPSEx_0nM48


"Sgurado dell'altro" ist ein Film von 30 Minuten, den Marcello Prayer mit Alessio in Zimbabwe für Cesvi gemacht hat.
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Beitragvon mingi17 » 20. Sep 2012 18:01

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Beitragvon mingi17 » 24. Sep 2012 11:50

Alessio wird in Kürze für Cesvi nach Birma fliegen und dort mit Marcello Prayer eine Doku über die Malaria machen.
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