complici del silenzio

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Re: complici del silenzio

Beitragvon mingi17 » 7. Apr 2009 17:05

Notizia del 7 aprile 2009 - 16:22

Urla sul silenzio
"Quanto avvenuto nell'Argentina dei colonnelli non si ripeta più", dice Stefano Incerti. Che porta Alessio Boni ai mondiali '78


Lezione di storia oggi alla Casa del Cinema di Roma, dove la presentazione del film Complici del Silenzio di Stefano Incerti si è trasformata in occasione per ricordare le zone d'ombra dei terribili anni della dittatura miliare in Argentina. Ancora grintose e solide le accuse di Italo Moretti, storico corrispondente dal Sud America, che non ha mancato di ribadire il sostanziale placet delle multinazionali e dei vertici della politica italiana nei confronti dello sterminio allora perpetrato a danno dei dissidenti e dei desaparecidos, tra cui molti oriundi.
Un vero balzo nei nodi irrisolti di un passato comune e troppo spesso trascurato, come ammette lo stesso regista: "Il motivo più banale e ovvio che mi ha spinto a fare il film è l'importanza di non dimenticare. Mi rivolgo alle generazioni giovani che di queste vicende non sanno quasi nulla ma anche agli argentini, che ancora stentano a fare i conti col proprio passato". Lo spunto narrativo è offerto dai mondiali di calcio del '78, in cui si verificò "quello strano connubio tra la gioia del campionato, in superficie, e la sofferenza per le torture perpetrare dai militari a poche decine di metri dai gradi festeggiamenti". Complici del silenzio racconta infatti la storia di un frivolo giornalista calcistico italiano, mandato in Argentina per seguire i mondiali e coinvolto nell'inferno della repressione violenta a causa di una donna bella e misteriosa. Protagonista Alessio Boni, che spiega di non essersi preparato per il ruolo su documenti storici in modo "da arrivare vergine al personaggio" per poi "lasciarsi trascinare dall'entusiasmo delle persone e dalla memoria dei luoghi" del paese sudamericano, ancora trasudanti di storia.
Il film, che uscirà in Italia il 17 aprile con circa 50 copie distribuito da Mediaplex, punta dunque a una struttura semplice e lineare: come specifica Incerti, "intende essere popolare, usare le emozioni per creare sentimento e coinvolgere un pubblico di solito troppo pigro". Nessuna volontà, quindi, di "svelare chissà quali risvolti inediti", ma piuttosto di fungere "da monito, perché quello che è avvenuto in Argentina non si ripeta più, neanche nella civilissima Europa. Questo paese negli anni '40 era ricco e colto, ci vuole poco a precipitare: basta smontare un po' di sentenze, mettere l'opposizione in un cantuccio e il gioco è fatto".


Laura Croce - cinematografo.it

http://magazine.libero.it/cinema/genera ... d=11032598

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Re: complici del silenzio

Beitragvon mingi17 » 7. Apr 2009 17:21

Stefano Incerti e Alessio Boni presentano 'Complici del silenzio'
a cura di Angela Cinicolo
A due anni di distanza da 'L'uomo di vetro', uno dei registi più impegnati e coraggiosi del cinema italiano recente ci spiega perché torna a raccontare una storia vera, perfino più struggente e coinvolgente della precedente.
Stefano Incerti e Alessio Boni presentano 'Complici del silenzio'
Coproduzione italo-argentina sostenuta da Sky Cinema, Complici del silenzio, diretto dal regista napoletano Stefano Incerti e interpretato da un sincerato Alessio Boni e dalla bella esordiente Florencia Raggi, è un film che ricorda il cinema impegnato di Francesco Rosi e di Elio Petri, per la tematica, affrontata con coraggio encomiabile, e per la sicurezza e la sobrietà che da sempre contraddistinguono lo stile narrativo e di mise en scène di Incerti. Partito come un film low budget, la storia agli argini della realtà argentina, e italiana, della fine degli anni '70 risponde al bisogno di verità che i film più recenti come Fortapàsc pongono davanti all'occhio mai ingenuo dello spettatore che non cerca nel grande schermo il mero intrattenimento. Un film realizzato come una riflessione su una realtà su cui la politica e i media hanno scelto di tacere, come cronaca di un passato lacerato e lacerante che riemerge dalle immagini filmiche, crude e spesso impregnate di una sconvolgente durezza, simulacri di una volontà forte di testimonianza e di una determinazione emozionale.

Stefano Incerti, quali sono state le motivazioni personali che l'hanno spinta a realizzare questo film?

Stefano Incerti: Come per L'uomo di vetro volevo raccontare una storia un po' popolare, ma qui c'è una differenza. La novità è nel raccontare lo straordinario corto circuito tra la goliardia per il calcio e i mondiali del '78 e l'atrocità delle sevizie del regime, che avvenivano a poca distanza. Quando si fa un film così, certo non è casuale. Ci sono almeno due motivi: ho cercato di fare questo film pensando a un pubblico di giovani che non sanno nulla della guerra civile argentina. Gli stessi argentini hanno coperto di sabbia quello che è successo per evitare nuove rivolte e gli argentini stessi non sanno cosa è successo! L'altro motivo è che credo che una vicenda così dolorosa non debba essere chiusa se non con un momento di speranza per il futuro. L'Argentina era un Paese democratico, un Paese civile, assolutamente europeo. Bisogna dire che non ci vuole tanto perché succeda qualcosa del genere.

La vicenda drammatica dei desaparecidos argentini, vittime del regime militare, e il calvario dei loro familiari, in particolare delle madri di Plaza de Mayo alla ricerca di volti le cui identità erano state cancellate o sepolte, è stata oggetto di molto cinema. In cosa il suo film si differenzia dai film del passato?

Stefano Incerti: Ci sono stati bellissimi film su quel periodo storico, io volevo fare un film in un certo senso popolare, un film che potesse coinvolgere lo spettatore e che potesse essere sentito dal pubblico. L'abbiamo girato e montato con un certo ritmo che portasse a un finale a sorpresa. Volevo fare un film che avesse una presa sullo spettatore molto forte perché credo che solo così si possa far leva su chi lo guarda. Il pubblico oggi è un po' distratto e credo si debba andargli incontro. Spesso mi citano Rosi, che è indubbiamente un maestro del genere, ma io invece cerco di spettacolarizzare le storie, di renderle affascinanti.

Ha avuto difficoltà nel girare le scene in Argentina?

Stefano Incerti: Mentre per il finale abbiano girato la scena nell'aeroporto civile, le altre scene le abbiamo girate in quello militare e abbiamo dovuto aspettare tre mesi per le autorizzazioni. Ricordo che ho raggiunto quello che è chiamato "il muro della speranza" a bordo di un taxi e il tassista mi ha detto che chiamarlo così era un errore perché quelli che sono stati uccisi erano, secondo lui, anarchici e meritavano quella morte. Non hanno fatto piazza pulita di quell'orrore. Nessuno all'epoca ha fatto qualcosa per rendere la cronaca della situazione e nessuno ancora oggi fa niente per far capire che non debba più succedere. Quello che mi ha colpito del posto è stato poi notare come le madri e le nonne di Plaza de Mayo non abbiano, a dispetto di quello che qualcuno possa pensare, assolutamente nulla di turistico, al contrario sono delle donne durissime.

Il protagonista Maurizio Gallo arriva in Argentina senza nessuna coscienza, ma poi prende consapevolezza e la realtà lo travolge. Com'è stata per Alessio Boni quest'esperienza?

Alessio Boni: A differenza del regista, che si è documentato sulla vicenda e ha fatto un lavoro enorme come una caterpillar, e di Florencia Raggi, che invece aveva una voce quasi diretta della storia, io ho interpretato un giornalista sportivo un po' frivolo la cui unica preoccupazione all'inizio è stata non aver subito trovato la fidanzata a telefono, che ha pensato solo al campionato. Non volevo sapere più di tanto perché credo che la macchina da presa riesca ad avvertire l'occhio quando lo riprende e io volevo che avvertisse uno sguardo che non sa e si emoziona, uno sguardo vergine. La professionalità attoriale del cast, di cui fa parte Giuseppe Battiston, mi ha trascinato piano piano fin nei posti in cui sono avvenute le mattanze. Una parte di quell'atmosfera è penetrata dentro di me senza che io me ne rendessi conto. E' stato come entrare in un grande teatro che sai che è stato calcato da grandi attori e lo avverti. Così non ho fatto ricerche se non alla fine per un'esperienza personale: volevo lasciarmi plasmare dall'idea, ben precisa, che aveva in mente il regista. In questo Stefano Incerti è stato bravissimo: nel tenere bene a mente il sapore, la grana, la prossemica, la durezza e la gioia precisi del '78.

Cos'è per l'attrice Florencia Raggi, argentina di origine ligure, l'Argentina di quegli anni? Che memoria di questo passato si è diffusa nel suo Paese?

Florencia Raggi: Io ero molto piccola in quegli anni. Ricordo che quello fu un momento di grande unione e partecipazione legato ai mondiali di calcio. Nella mia famiglia come in molte altre famiglie non si parlava di quello che stava succedendo.

E com'è la situazione attuale in Argentina?

Florencia Raggi: Fortunatamente oggi c'è un governo che si occupa dei diritti umani e anche di quello che è successo con la guerra civile. Quello che è avvenuto non è caduto nel dimenticatoio e la discussione continua.

Alla conferenza stampa interviene il giornalista Italo Moretti, a lungo impegnato nella narrazione dei fatti dell'America del sud, per esprimere la sua opinione sulla rappresentazione filmica di una vicenda storica a lui molto cara.

Italo Moretti: Da spettatore voglio dichiarare il mio compiacimento per l'opera dal punto di vista drammaturgico. Trovo che, seppure a distanza di trent'anni, si recuperi quest'evento e già il titolo del film rievoca le tantissime differenze tra lo Stato argentino e quello italiano che all'epoca erano legati da mere ragioni economiche e dagli interessi politici. La scena dell'incontro della stampa con l'ambasciatore italiano, che non sarebbe potuta avvenire realmente all'epoca, descrive per esempio la cecità e la sordità dello Stato italiano di allora. Il film mostra anche l'edificio della Esma, il cui capo Emilio Massera non a caso sarà processato in questi giorni, che fu adibito a luogo di torture, di prigionia e di sterminio.

Chiediamo al regista se il film uscirà anche in Argentina.

Stefano Incerti: Il film uscirà in Italia in 50 copie in collaborazione col circuito cinema nelle principali città italiane anche se in realtà non è stata prevista nessuna distribuzione strategica per il momento. Il nostro film sicuramente ha uno sguardo diverso da quelli prodotti in Argentina. Per esempio, nella scena della chiesa molta parte della troupe e del cast mi ha aiutato nella messinscena, che ho realizzato pensando ai nazisti in Italia. Probabilmente, come due attori sul set mi hanno confessato, quella stessa scena un regista argentino non l'avrebbe realizzato con altrettanto distacco. Il film comunque uscirà anche in Argentina, sempre in un ambito difficile perché lì ancora non hanno fatto i conti con quella realtà.
A proposito della complicità del silenzio dei media, io provo a fare film meno addomesticati possibile tanto che (il regista ironizza), mi vedete ogni 3-4 anni. Ecco credo che dopo questo film, per la prossima volta dovrete aspettare ancora di più! Il fatto è che ognuno quando prova a trattare una vicenda dolorosa come questa tende a dare un suo apporto e io ho fatto altrettanto.

http://www.movieplayer.it/articoli/0561 ... -silenzio/

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Re: complici del silenzio

Beitragvon mingi17 » 7. Apr 2009 21:07

Alessio Boni e Stefano Incerti raccontano la dittatuta argentina in Complici del silenzio

"Fare un film che parla della dittatura argentina e dei desaparecidos può sembrare poco attuale" - ci ha detto Stefano Incerti in occasione della presentazione alla stampa di Complici del silenzio, il suo nuovo lungometraggio: "Ma una recente sentenza italiana che condanna all'ergastolo cinque ex-membri della marina militare argentina per cose accadute 30 anni fa mi ha spinto a raccontare nuovamente una storia che molti, ma non tutti, conoscono. Ho voluto concentrarmi sul 1978, l'anno dei mondiali, per creare un netto contrasto fra la gioia e l'allegria del calcio e la cupezza di quei fatti a lungo tenuti nascosti. A quell'epoca erano ancora in pochi a sapere cosa stava effettivamente succedendo, e mi vengono i brividi quando penso che, mentre la gente in mezzo alle strade festeggiava, c'era qualcuno che rapiva le persone, le torturava e le uccideva".

Agli anni bui della recente storia argentina, Stefano Incerti si è accostato con grande umiltà, documentandosi e chiedendo aiuto anche agli attori argentini scelti per il film. "Mi sono avvicinato a quegli eventi con la stessa purezza del mio protagonista, il giornalista sportivo Maurizio Gallo, però non volevo fare solo un film di denuncia. I gusti del pubblico sono cambiati rispetto a qualche decennio fa. Non si può solamente essere didascalici, lo spettatore di oggi ha bisogno di immedesimarsi in un personaggio, di essere intrattenuto, divertito. Per questo ho mescolato il cinema d'autore al cinema di genere".

Il genere a cui fa riferimento Incerti è il thriller, anche se l'arrivo a Buenos Aires di Maurizio Gallo e di un suo collega fa pensare anche a una commedia sugli italiani all'estero. Non manca neppure il melodramma, anzi, la storia d'amore fra il personaggio principale e la guerrigliera Ana è la parte più importante del racconto, nonché l'occasione per conoscere da vicino l'operato delle squadre della morte. Per il regista, Complici del silenzio è stato anche un modo per riflettere sulla quasi totale assenza, almeno in Italia, dello spirito rivoluzionario inteso come volontà di intervenire sul sociale e di lottare contro le ingiustizie politiche: “In Italia c'è un torpore generale, e nessuno si interessa al bene comune”. Se il cinema possa risvegliare in qualche modo le coscienze, Incerti non può saperlo, anche se non ritiene un caso il fatto che sia Steven Soderbergh con Che che Michele Placido con Il grande sogno abbiano avvertito il desiderio di parlare, proprio adesso, di rivoluzione.

Sulla scelta di Alessio Boni come attore protagonista, il regista ci ha infine spiegato: “Volevo un attore che potesse incarnare le due anime di Maurizio Gallo, l'italiano bello e sbruffone che arriva in una terra straniera e la osserva divertito e l'uomo innamorato che cresce, matura e cambia”. Su Maurizio Gallo, Alessio Boni ci ha detto che, dopo tanti personaggi storici, letterari, seicenteschi, settecenteschi e ottocenteschi, si è entusiasmato all'idea di interpretare un uomo normale. Come Stefano Incerti, anche lui ha guardato alla dittatura argentina e ai desaparecidos attraverso lo sguardo vergine e incontaminato di questo giornalista di bella presenza. “Se avessi studiato, se fossi arrivato là qualche mese prima dell'inizio delle riprese, non ce l'avrei fatta a fare questo film, mi sarei sentito troppo coinvolto. Ho lasciato che quei fatti e quella realtà mi entrassero dentro pian piano”. Eppure, dopo appena pochi giorni, l'attore era già nel 1978 e visitando vecchie prigioni o conoscendo persone che avevano perso amici e parenti in quei giorni, ha sentito delle fitte allo stomaco, al cuore. Alessio Boni giudica quindi Complici del silenzio un film importante, che fa riflettere, in maniera intelligente, mai pedante o didascalica. Anche lui ritiene che lo spirito rivoluzionario sia quasi scomparso: “In Argentina lo si può ancora respirare, da noi, non c'è mai stato”. “Siamo in un'epoca di crisi” - ha continuato - “crisi non tanto economica, ma di valori, ma è proprio in momenti come questo che le persone cominciano a reagire e a predisporsi al cambiamento. E' bello che il cinema parli di certe cose, dovrebbe succedere più spesso. Siamo stanchi dei film due camere e cucina”.
Carola Proto

http://www.comingsoon.it/Primo-Piano-Page.asp?key=724
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Re: complici del silenzio

Beitragvon mingi17 » 8. Apr 2009 06:42

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Re: complici del silenzio

Beitragvon mingi17 » 8. Apr 2009 06:53

Vi racconto come arrivo sul set senza preparare il personaggio»
Alessio Boni, idolo delle spettatrici tv, simbolo del cinema impegnato italiano del nuovo millennio, torna con un film sulla tragedia dei desaparecidos in Argentina

. «Complici del silenzio» è firmato da Stefano Incerti, uscirà in Italia venerdì e in Argentina, dove è stato girato tra non poche difficoltà, il prossimo giugno, nel momento più importante della stagione cinematografica locale. «Complici del silenzio» racconta di un giornalista italiano che, durante i Mondiali di Calcio del 1978, scoprirà, a sue spese, atroci verità. Accanto a Boni la bellissima argentina di origine italiana Florencia Raggi e Giuseppe Battiston. Alessio Boni, come ha affrontato questo ruolo? «Ho iniziato la mia storia in Argentina sapendo di dover essere una persona frivola, interessata solo al calcio, alle churrascherie, al buon vino. Per questo prima di girare il film non mi sono preparato molto, volevo arrivare vergine sul set. Nel corso della lavorazione mi sono lasciato trascinare nelle vicende realmente accadute aiutato dal cast di attori argentini, che avevano vissuto in prima persona quei giorni». Crede che fuori dall'Argentina non si sapesse quello che accadeva? «Un giornalista italiano, per di più sportivo, non ne sapeva niente. Certo c'erano stati dei segnali... la squadra olandese che non voleva partire, il capitano dell'Argentina che alla finale non volle stringere la mano a Videla. Ma in Argentina cercavano di tenere tutto sotto silenzio». Nel film, per esigenze di copione, lei viene paragonato a Marcello Mastroianni, le piace l'accostamento? «Mi piace? Sono lusingatissimo di essere paragonato a un grande come Mastroianni. Per la mia recitazione ho tre punti fissi: Vittorio Gassman, Gian Maria Volonté e Marcello Mastroianni».


Alessio erzählt dass er ziemlich unvorbereitet war, er wollte quasi jungfräulich auf dem Set ankommen. Er wußte dass er einen frivolen, nur an Fußball und gutem Leben interssierten Typen spielen würde. Und er denkt, dass auch wirklich Sportjournalisten nichts von den politischen Ereignissen in Argentinien wußten (der Film spielt 78 während der FußballWM und es geht um die Probelmatik der "Verschwundenen", Menschen, die unter dem Regime spurlos verschwanden, worüber geschwiegen wurde. Er wird mit dem großen Marcello Mastroianni verglichen,was ihm ungeheuer schmeichelt.
Er sagt: Für meine Schauspielkunst habe ich drei Fixpunkte: Vittorio Gassmann, Gian Maria Volonté und Marcello Mastroianni.
Natalia, hier hast Du wieder eine Antwort in Bezug auf schauspielerische Vorbilder Alessios!
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Re: complici del silenzio

Beitragvon mingi17 » 8. Apr 2009 13:49

Un film «per non dimenticare quel che accadde in Argentina tra il ‘76 e l’82, coi 30 mila desaparecidos nella dittatura della giunta militare». Il regista Stefano Incerti presenta “Complici del silenzio”, nelle sale il 17. Protagonista Alessio Boni nel ruolo di un giornalista italiano inviato ai Mondiali di calcio del ‘78, che si ritrova coinvolto nelle violenze della giunta militare di J. Videla.

Boni, ha studiato il ruolo?
–No, a differenza del regista e di Florencia Raggi (coprotagonista, ndr.): volevo andare vergine, lasciarmi trascinare nella storia, entrando lì dove si è consumata la mattanza, per respirarne l’atmosfera cupa, la follia...
Che pensa dell’Argentina di allora?
–C’era un’ambiguità spaventosa: tra l’euforia del Mondiale e la dittatura.
Cos’è il cinema per lei?
–Un mezzo per far arrivare alla gente la realtà... I miei maestri? Volonté, Gassman e Mastroianni.
Boni e i politici.
–Non ci sono più uomini di Stato che pensano al bene delle generazioni, ma politici concentrati sulle elezioni.
Progetti prossimi?
–Il film “Cristina” della Sandrelli. La tv? Può attendere. (Orietta Cicchi


Inhalt ähnlich wie oben, allerdings spricht er von dem neuen Film "Cristina", den er mit der Sandrelli machen wird.
Zu Fernsehrollen sagt er, dass man abwarten muss.
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Re: complici del silenzio

Beitragvon mingi17 » 8. Apr 2009 20:48

Alessio hat die Bilder von "Complici" auf seiner Homepage eingestellt!!!
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Re: complici del silenzio

Beitragvon mingi17 » 9. Apr 2009 06:53

Complici del silenzio – Conferenza stampa
Sotto il cielo coperto di Roma, alla Casa del Cinema a Villa Borghese, si è tenuta la conferenza stampa del nuovo film di Stefano Incerti “Complici del silenzio”. All’incontro, oltre al regista, erano presenti i due protagonisti della pellicola, Alessio Boni e Florencia Raggi, il produttore Massimo Vigliar, il responsabile del canale Sky e il Distributore di Mediaplex. Tra il pubblico c’erano anche la montatrice Cecilia Zanuso e i responsabili della colonna sonora Pivio e Aldo De Scalzi. Una sorpresa è stata la presenza di Italo Moretti, giornalista e scrittore che, nella sua carriera, è diventato una sorta di oracolo sulle dittature. Il suo intervento - amato e odiato – è stato un’analisi attenta e puntigliosa di quegli anni e della complicità del governo italiano che si disinteressò dei suoi emigrati e delle condizioni in cui vivevano. In un ambiente tutt’altro che rilassato – i discorsi politici hanno reso difficile una discussione aperta al dialogo – Stefano Incerti ha presentato il suo film, sottolineandone il carattere più spettacolare che documentaristico. “Oggi il pubblico è distratto” ha detto, “perciò bisogna andargli incontro. Bisogna spettacolarizzare gli eventi”. Ha affermato di aver preferito una chiave più popolare, un modo per rendere una storia così cruda e così complessa accessibile anche a coloro che magari non sapevano molto della vicenda dei desaparecidos. Il suo intento, come Incerti stesso ha ammesso, era quello di fare una pellicola che fosse in grado di coinvolgere lo spettatore, di renderlo partecipe. Fare un film che potesse essere “sentito” dal pubblico, che lo spingesse a confrontarsi con le proprie emozioni e con le proprie reazioni davanti ad una realtà così dura da accettare. In più ha sottolineato che sono stati due i motivi che l’hanno spinto ad affrontare un tema così complicato. Se con “L’uomo di vetro” la sua paura era quella di presentare un tema trito e ritrito, con “Complici del silenzio” si proponeva la difficoltà di trattare un argomento di cui anche i protagonisti sono restii a parlare. “Non se ne parlava mai” conferma Florencia Raggi, con il suo splendido accento spagnolo. E, allora, quali sono i due motivi che spingono un regista a confrontarsi con un argomento tanto ostico da portare sullo schermo? Innanzitutto, specifica Stefano Incerti, tra un sorriso e l’altro, il bisogno di ricordare, la necessità di impedire che qualcosa venga dimenticato. Il mondo ha bisogno di imparare dai propri errori e questo tipo di logica conduce direttamente al secondo motivo, ossia quello di “essere un monito per il futuro”. Tra una battuta e l’altra, infatti, vieni fuori il timore che tanta confusione e tanta atrocità possa ripetersi in qualsiasi governo di qualsiasi paese del mondo. Parlando del film e più in particolare del regista che l’ha guidato, Alessio Boni ha detto che la qualità migliore di Stefano Incerti, ciò che l’ha colpito è stato il fatto che “aveva in mente precisamente il sapore del ’78 Argentino”. In effetti il regista e la sua attenta troupe hanno passato molto tempo in Argentina per cercare di comprendere meglio la mentalità con cui un popolo tanto vivace abbia potuto rapportarsi ad una guerra civile che ha rischiato di distruggerlo (ricordiamo che sono 30.000 le persone che sono scomparse nel nulla). Ciò che tutti hanno capito, come ha detto Alessio Boni e come ha confermato Florencia Raggi, è il fatto che è difficile parlarne, che molti preferiscono evitare l’argomento, che c’è una parte dell’Argentina che crede che ciò che è stato fatto fosse necessario. Incerti racconta un aneddoto piuttosto agghiacciante a riguardo: mentre era in Argentina si è imbattuto in un tassista che gli ha detto che il muro in cui sono ricordati tutti coloro che sono scomparsi non aveva motivo di esistere, perché coloro che hanno subìto il potere del governo erano “anarchici, comunisti, ribelli” e si meritavano tutto quanto. “Complici del silenzio” è invece una pellicola che si rivolge a quell’Argentina buona, che non ha mai smesso di combattere. E proprio per questa fetta di popolo, il film di Incerti verrà distribuito anche nella terra delle vaste pampas a partire dal prossimo Giugno. Noi gli auguriamo un meritato riscontro per un film che brilla per la sua crudeltà ma anche per la speranza a cui sceglie di non rinunciare, neanche in un mondo tanto tetro.
Erika Pomella


07 / 04 / 2009

http://www.ecodelcinema.com/complici-de ... stampa.htm
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Beitragvon mingi17 » 9. Apr 2009 06:54

Complici del Silenzio. Da venerdì 17 aprile nelle sale l'ultima fatica del regista Stefano Incerti. PDF Stampa E-mail
Scritto da M.Flaminia Attanasio
mercoledì 08 aprile 2009

stefano-incerti.jpg“Quando si fa un film ambientato nel passato, per me, non è mai casuale.”.

Parola del regista Stefano Incerti, per il quale realizzare Complici del silenzio, suo ultimo lungometraggio, non è stata affatto opera del caso, ma una scelta ben precisa.
La storia si svolge, infatti, nel 1978 in Argentina, nella quale si reca Maurizio Gallo (Alessio Boni), giornalista sportivo italiano, accompagnato da Ugo, suo fotoreporter, in occasione dei mondiali di calcio.

Una volta giunto a destinazione Maurizio conoscerà attraverso Ana (Florencia Raggi) una realtà totalmente diversa da quella che si aspettava: un paese dilaniato da una crudele dittatura militare che non esita a perpetrare qualsiasi tipo di crudeltà e a far sparire chiunque si opponga, anche pacificamente, al suo volere (i cosidetti desaparecidos).



“Un film che racconta una vicenda così dolorosa - ha spiegato il regista durante la conferenza stampa tenutasi alla Casa del Cinema di Roma – vuole essere anche un monito per il futuro. Questo film vorrebbe dire a tutti i governi occidentali che non accada più una cosa del genere. “ – e inoltre - “Ho fatto questo film per i giovani che di questo argomento ne sanno ancora poco.”.incerti-director.jpg

Ma la vera novità di Complici del Silenzio, secondo Incerti, sta nel “cortocircuito tra la gioia per il calcio e il dolore per il regime.”. Totalmente concorde Alessio Boni il quale ha prontamente sottolineato tale aspetto: “Mi ha colpito molto il contrasto, la dicotomia goliardia/regime militare presente nel film.”.

Lo stesso attore ha poi dichiarato che per interpretare il suo personaggio non ha ritenuto opportuno ricorrere a una particolare preparazione; “nel film sono un giornalista abbastanza frivolo per cui non volevo sapere più di tanto sull’argomento. Credo che la macchina da presa non si limiti a riprendere, ma faccia delle radiografie, per cui se uno sa, si vede anche attraverso l’occhio”, per questo “volevo arrivare lì vergine e lasciarmi plasmare dall’idea del film che aveva Stefano. “.

Di grande aiuto poi, su ammissione dello stesso Boni, le atmosfere derivanti dai veri luoghi di tortura, nei quali si sono svolte le riprese, che ancora “grondano sangue”: “Credo fermamente – ha asserito l’attore - che la memoria storica sia tramandata soprattutto dalle atmosfere.”.incert-director02.jpg

Il film, distribuito a partire da venerdì 17 aprile dalla Mediaplex Italia in circa 50 copie, complice un “montaggio thriller” si avvale di un finale improvviso e aperto al futuro Incerti ha ammesso di aver voluto realizzare “per dare una speranza.”: “Non volevo che il film finisse in maniera punitiva – ha detto il cineasta – C’è infatti una parte buona dell’Argentina, che è quella che lotta, e per quell’Argentina ho fatto quel finale: in cui un padre finalmente incontra la propria figlia. Anche perché gli argentini ancora non hanno fatto piazza pulita di quell’orrore. Sono ancora lacerati.”.

Presente all’incontro anche il giornalista Italo Moretti, il quale ha voluto sottolineare le “fortissime responsabilità del governo italiano e dello stato italiano che tacquero per vili ragioni economiche.”.

Con fare accademico lo storico cronista ha poi contribuito a gettare ulteriore luce sul significato del film collegandolo ai reali fatti storici: il silenzio cui il titolo si riferisce è quello del governo italiano che allora, secondo l’insignito cronista, “fu la disgrazia per i figli dei nostri migranti”.

http://www.iniziativa.info/index.php?op ... &Itemid=50
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Beitragvon mingi17 » 9. Apr 2009 18:59

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