"I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

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Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon mingi17 » 1. Jul 2015 23:06

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Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon mingi17 » 4. Jul 2015 16:45

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Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon mingi17 » 5. Jul 2015 19:19

I Duellanti", gli ussari si sfidano a Spoleto quattro amici e la loro magnifica ossessione
di di PAOLO RUSSO



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Lo leggo dopo
Pubblicato il 05 luglio 2015
Aggiornato il 05 luglio 2015

Debutta il 9 luglio al Festival dei Due Mondi lo spettacolo ispirato sia al libro di Joseph Conrad che al film di Ridley Scott. Un lavoro collettivo nato dal forte legame fra Alessio Boni, Roberto Aldorasi, Marcello Prayer e Francesco Niccolini. Che firma traduzione e adattamento. E insieme a Boni ci racconta la genesi dello spettacolo, in tournée la prossima stagione
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Argomenti:
festival dei due mondi
teatro
cinema

Protagonisti:
Alessio Boni
roberto aldorasi
marcello prayer
francesco niccolini
francesco meoni
joseph conrad
Ridley Scott
federica vecchio

A mettere insieme tutti i loro maestri, percorsi e collaborazioni, da Orazio Costa a Strehler, da Lizzani alla Cavani e Paolini, passando per Ronconi, Barba, Stein, Tiezzi-Lombardi, fino a Giordana e Barberio Corsetti, la grande poesia, la tv ben fatta e l’Accademia d’arte drammatica, vien fuori una bella fetta del miglior teatro, cinema e piccolo schermo del nostro dopoguerra. Per non dire delle comuni aspirazioni e lavori, segnate da una qualità di scrittura, registica e attoriale ad altissimo tasso etico. Né delle solide amicizie e della stima professionale, che prima della produzione dei Duellanti, che debutta al Nuovo Menotti per il Festival dei Due Mondi di Spoleto dal 9 al 12 luglio, già legavano i quattro artefici dello spettacolo. Un patrimonio collettivo, collettivamente investito. Senza che i ruoli diventassero gerarchia. Perché Francesco Niccolini, che il romanzo breve o racconto lungo di Conrad ha tradotto e adattato per la scena (senza mai scordare lo strepitoso debutto di Ridley Scott al cinema), Alessio Boni, attore di valore a teatro, al cinema e in tv, molto amato e premiatissimo, deciso a metter sempre la sua fama in gioco per una buona causa, Roberto Aldorasi, attore, regista e coreografo di bella reputazione, e Marcello Prayer, interprete capace e versatile nonché apprezzato didatta, per i Duellanti son diventati una cosa sola. Di tutti e quattro infatti è la drammaturgia. Mentre la regia, nominalmente almeno, è di Aldorasi e Boni. Che da corpo a Feraud, mentre Prayer è il suo eterno sfidante, con loro Francesco Meoni e la violoncellista Federica Vecchio. Nel resto della produzione, spicca un nome storico dello spettacolo italiano: il maestro d’armi Enzo Musumeci Greco.

"Un Fight Club ante litteram". In breve la storia, peraltro notissima: durante le campagne napoleoniche due brillanti ufficiali della Grand Armée, apparentemente diversissimi, iniziano, per motivi molto più che futili, una interminabile serie di accaniti duelli che s’intreccia e sovrappone alle guerre, fino a quello finale. “Ossessione – racconta Boni – è la parola chiave del nostro lavoro. Si dice ’L'amore è passione. La scherma è scienza ma il duello è l'ossessione’. E su questo abbiamo basato tutto: dare corpo e un luogo alle ossessioni dei due protagonisti. È un grande gioco di specchi e di doppi: Feraud è il doppio di D'Hubert e viceversa. Quello che è l'uno non è l'altro. D'Hubert invidia la libertà e la caparbietà di Feraud e vorrebbe essere come lui, invece costruisce il proprio successo e la sua brillante carriera tradendo i suoi principi. Per amplificare il gioco dei doppi, ogni attore ha un doppio ruolo, al punto tale che alla fine si intuisce che questa non è solo la storia del romanzo di Conrad ma anche quella di due pazzi fuori dal tempo che, in un Fight Club ante litteram, si fanno ussari e giocano avidamente a farsi a pezzi, senza riuscire a smettere. Aldorasi ed io abbiamo cercato una regia cinematografica, fatta più di assolvenze e dissolvenze che di entrate e uscite, e visionaria, dove il passato è nel futuro e viceversa. Tutto accade in un non luogo che non sa di Ottocento ma piuttosto di uno scantinato di New York nel 2015 dove i due protagonisti si travestono e nascondono il proprio Minotauro: solo lì si possono scontrare. All'ultimo sangue”. Prima dei lunghi mesi di prove, è stato però la scrittura di Niccolini ad dettarne la strada. Ed è con lui che proseguiamo.

"I Duellanti" in scena, un capolavoro crudele per la guerra dei doppi
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Una scena del duello forse più cruento di tutto il film: quello nella cantina








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Mi ha detto tempo fa che si tratta d’un vecchio sogno: quando e come nasce la sua attrazione per i Duellanti…
“E' il mio Moby Dick, sono almeno sei o sette anni che cerco chi voglia metterlo in scena. L'amore è molto più antico, viene dalla prima volta che vidi il film di Scott, del quale ci sono immagini che non dimenticherò mai: le mani che tremano di Keith Carradine-D'Hubert, le brume del mattino, i baffi di Harvey Keithel-Feraud, solo per dire tre dettagli. Poi un giorno mi capitò fra le mani il libro, nella piccola edizione de l'Unità. Faccio di solito molta fatica a leggere Conrad, ma nei Duellanti sprofondai e non ne sono più uscito. Poi un anno, in un laboratorio di scrittura che ho tenuto a lungo a Castiglioncello, invitai una serie di autori a leggere un racconto o un romanzo perfetto. Ricordo che Silvia Calamai portò la Vita di Agra di Bianciardi, Maurizio Braucci Fare un fuoco di London, Giuseppe Cederna La cattedrale di Carver e io I duellanti. Ne feci un primo rudimentale adattamento per leggerlo in un'ora e mezzo e capii che per il teatro era un autentico godimento. Dovessi metterla in percentuali, direi Conrad il 70 e Scott il 30. Volendo – absit iniuria verbis – cercare la pagliuzza nell’occhio di quei due capolavori, direi che nel romanzo, anzi, nel “racconto militare”, come lo cataloga Conrad, ho sempre il dubbio che il finale post duello sia una aggiunta rappacificante di quelle che talvolta ti chiedono editori o redattori. Nel film, parimenti, l'aver rinunciato al tormento amoroso del generale D'Hubert in nome di un idillio con tanto di gravidanza della tenera Adèle, è una semplificazione che non capisco”.

Il percorso dal libro al cinema è pietra d’angolo di quella relazione, molto meno quello dal cinema al teatro che però sta cominciando a manifestarsi, penso al recente Grande Dittatore di Venturiello. Come ha scritto dunque il tragitto per il testo teatrale che, per quanto origini da un libro, passa anche da un film di colossale successo?
“La potenza del cinema, fatta di cavalli, campi lunghi, sangue, cadaveri congelati e molto altro, non può essere portata a teatro, e non volevamo accontentarci di narrarla. E per questo – come sempre – abbiamo dovuto trovare una strada diversa, allusiva, non in rapporto 1:1 con la realtà, quasi fosse un sogno grandguignolesco, l'incubo di un uomo che combatte contro il suo doppio, che lo perseguita per tutta la vita e dal quale non riesce, e forse non vuole, liberarsi. Questo è un tema carissimo a Conrad e a tutti noi che abbiamo realizzato lo spettacolo: Roberto Aldorasi, Marcello Prayer e Alessio Boni. Con i primi due, un anno fa, a Lari, stavo provando In flagrante delicto, un monologo dedicato a Carlo Gesualdo Principe da Venosa e venne a trovarci Boni, fraterno amico di Prayer. Dopo la prova, a tavola, iniziai a parlare con lui di questo mio desiderio quasi morboso che da tempo avevo già trasmesso ad Aldorasi e che da quel giorno abbiamo condiviso tutti e quattro. Ma se il rapporto con il romanzo è fortissimo, in un certo senso non lo è meno con il suo doppio cinematografico: lo spettacolo infatti funziona per dissolvenze, una scena precipita nella seguente per salti, come se fosse un film da camera però”.

Che lavoro ha condotto sul testo?
“È stato un lavoro entusiasmante, prima di tutto perché profondamente condiviso con tutta la compagnia. Mi sono preso la responsabilità della scrittura ma sono stato incalzato per mesi e mesi da Aldorasi, Boni e Prayer, in un percorso che ci ha allontanato dalla narrazione per sprofondare sistematicamente nel teatro drammatico. Sono brevissimi e molto rari i momenti in cui gli attori usano tecniche narrative, viceversa – con le continue dissolvenze – si passa da una scena a un'altra con cambio di personaggi, salti di luogo e annullamento continuo dell'unità di tempo. Così siamo riusciti ad attraversare vent'anni di campagne napoleoniche, saltando da Strasburgo a Parigi, dalla Russia alla Provenza, e mettendo in scena una dozzina di personaggi interpretati da tre attori e una violoncellista”.

Come nasce la compagnia?
“È affiorata da una serie di rapporti fraterni: tra Boni e Prayer, vent'anni di teatro e amicizia, tra me e Aldorasi, oltre dieci, e tra Roberto, Marcello e me, che dal 2013 a oggi abbiamo fatto Kurukshetra con la regia di Barberio Corsetti e In flagrante delicto, diretto da Roberto. Dunque siamo quattro persone che si sono scelte e intendono lavorare come gruppo stabile. Questa è la nostra speranza e un grande motivo di entusiasmo e fiducia”.

Vista la situazione italiana della cultura in generale, del teatro in particolare, non dev’esser stato facile trovare un produzione adeguata…
“Ci ha prodotto Goldenart (il cui direttore artistico è Michele Placido, ndr) mettendoci in grado di provare due mesi, cosa quasi inimmaginabile nel teatro di oggi, compreso un prezioso, durissimo lavoro sul testo alla Pergola in marzo, a inizio prove, con ritmi forsennati, cosa che ha permesso alla compagnia di arrivare poi al lavoro in scena con una profonda conoscenza del testo. Sono abituato ai problemi del nostro teatro. A volte testi o progetti stan fermi anni perché nessuno vuole rischiare su un testo come I Duellanti. Non ho fatto un passo avanti per sei anni, pur avendolo proposto a non so quanti amici attori e compagnie. Poi una reazione a catena rapidissima ha coinvolto, nel giro di un mese, Roberto, Marcello e Alessio. Da lui il salto alla Goldenart è stato consequenziale, dato che il suo produttore esecutivo Federica Vincenti aveva già realizzato Il visitatore con Boni e Haber: lei, magari all'inizio con qualche perplessità, si è fidata delle determinazione di Alessio e piano piano ci siamo tutti convinti che questi Duellanti fin lì senza famiglia, potevano essere una bella, folle, intrigante scommessa”.

Avete già delle date per la prossima stagione?
“L’idea ha trovato un grande interesse: dopo Spoleto, ripartiamo l'11 febbraio con una tournée intensa dalla Pergola di Firenze, dove faremo dieci repliche, quindi dodici al Quirino di Roma, e poi, per ora, Savona, Reggio Emilia, Livorno, Cattolica, Brindisi, Bari, Foggia, Ancona”.

Cosa ci dicono oggi i vostri Duellanti?
“Che l’avversario più feroce lo hai dentro di te e non riesci a liberartene, per il semplice fatto che non vuoi. È il richiamo della foresta, la voglia di libertà, il piacere del rischio e della conquista. E non sta altrove, sta dentro e si nutre di te e tu di lui. Amo quelle storie in cui io posso leggere una trama, e contemporaneamente un’altra completamente diversa, e le due convivono perfettamente. Questo è uno di quei casi: Feraud esiste ed è un avversario reale, in carne e ossa, spietato, feroce, pure stupido per certi versi, ma molto determinato. Al tempo stesso, Feraud è la metà oscura di D’Hubert: quella parte di te che riemerge ogni volta che abbassi la guardia, che – guardandoti intorno – scopri un desiderio vietato che non ti vuoi negare, come ad esempio un duello in piena regola, anche se le regole dei duelli furono abolite da Napoleone, che li odiava. Eraldo Affinati, nel commentare Il compagno segreto, un racconto di Conrad coevo di The Duel, scrive: ‘Il compagno segreto spiega come si fa a diventare adulti: bisogna scegliere, ma ciò significa rinunciare a qualcosa di se stessi, non soltanto ai rami secchi, il che non costerebbe nulla; anche a quelli fioriti, persino ai più belli. E questo è molto meno facile. Si tratta di una vera e propria amputazione spirituale: chi non l’accetta, non cresce’. Una fotografia perfetta anche per i nostri Duellanti che ne fa uno scontro violento e inevitabile, desiderato, dove – in realtà – il tuo vero avversario non esiste. Anzi, molto peggio: sei tu. Come se, nel momento di iniziare il duello, quando sei spalla a spalla, e fai i tuoi passi per allontanarti, nel voltarti verso il tuo Feraud, vedessi te stesso. E di quel duello ne hai più bisogno dell’aria che respiri. Senza, sei morto”.

http://www.repubblica.it/spettacoli/tea ... =118402645

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Beitragvon mingi17 » 7. Jul 2015 18:41

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Beitragvon mingi17 » 8. Jul 2015 20:34

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Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon mingi17 » 10. Jul 2015 12:10

Danke Gaby, tolle Bilder! Da können sich die Buben richtig austoben, so mit Schwertkampf und allem und in echt! Bin schon sehr gespannt auf das Stück.

Liebe Grüße, Baci Birgit
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Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon mingi17 » 10. Jul 2015 14:43

Conquista il pubblico del Festival di Spoleto, ‘I Duellanti’ di Alessio Boni che al Nuovo-Menotti ha portato l’affresco di Joseph Conrad su eserciti e cavalleria dell’Ottocento, attraverso la sfida continua tra due ufficiali dell’esercito napoleonico (foto Kim Mariani-Agf)

http://www.umbria24.it/2mondi-grande-successo-p…/363760.html

Großer Erfolg für das neue Stück!
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Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon gaby » 10. Jul 2015 15:24

Alessio Boni nel duello della vita
ANSA) - SPOLETO, 10 LUG - E' un'opera su un mondo in rapido declino e insieme un capolavoro dell'assurdo il romanzo di Joseph Conrad The duel, che Alessio Boni ha messo in scena - da protagonista e regista - con il titolo I duellanti, nella riduzione di Francesco Niccolini. Spettacolo accolto con favore al Festival dei Due Mondi di Spoleto: da una parte una storia di uomini e armi, inutili eroismi e stupide follie; dall'altra una lotta interiore contro se stessi e contro le regole che non si possono trasgredire.
http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura ... b2496.html
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Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon gaby » 10. Jul 2015 18:56

2Mondi, ‘I duellanti’ di Conrad esalta Spoleto: Boni contro Prayer nell’eterna sfida dell’io

Combatti te stesso o sei morto, successo per lo spettacolo tratto dall'omonimo romanzo
2Mondi, ‘I duellanti’ di Conrad esalta Spoleto: Boni contro Prayer nell’eterna sfida dell’io
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di Massimo Colonna

«Allora? All’ultimo sangue?». «All’ultimo sangue, come sempre». E’ l’epilogo del feroce duello tra D’Hubert e Feraud. Duello che va avanti da una vita e che vede da una parte il lato nobile e composto dell’armata napoleonica (D’Hubert, interpretato da Alessio Boni), dall’altro la parte istintiva e irosa della truppa (Feraud, Marcello Prayer). E’ la scena che fa da preludio ai lunghi applausi con cui il numeroso pubblico del Teatro Nuovo di Spoleto ha sancito il successo della prima di ‘I duellanti’.

Lo scenario Lo spettacolo, con la regia dello stesso Boni e Roberto Aldorasi, è ambientato durante la campagna napoleonica: all’interno della Grande Armée due ussari, il razionale e freddo D’Hubert e lo ‘spettinato’ ubriacone Feraud, si ritrovano a duellare dopo una banale lite. Il loro scontro tira le fila di tutta la storia, intrecciata con i cambiamenti che intanto coinvolgono la Francia e l’Europa.

Duello infinito Accompagnati dalle musiche di Luca D’Alberto e dal violoncello di Federica Vecchio, D’Hubert e Feraud si allontanano per poi ritrovarsi sempre. Il primo fa carriera, il secondo viene scacciato dall’Armata quando Napoleone cade in Russia. Ma quando D’Hubert viene a conoscenza che il suo rivale rischia di essere giustiziato dal nuovo regime, ecco che non ci pensa un attimo a chiedere al neo ministro (Francesco Meoni) di risparmiarlo. «Ma che questo mio gesto – dirà D’Hubert – resti segreto».

Scena finale Feraud si salva, il destino riporta i due ancora uno di fronte all’altro. In un bosco, per il duello finale. Armati solo di pistole. «Entriamo nella pineta e spariamo a vista. Due colpi ciascuno. Accetta le mie condizioni?». Sì, il duello parte: in una scenografia di luci e ombre (scene Massimo Troncanetti, luci Giuseppe Filipponio) partono i due colpi di Feraud, che però vanno a vuoto: D’Hubert è salvo, e soprattutto ha ancora i suoi due proiettili a disposizione. Per Feraud non c’è scampo.

Doppelganger «Io ti risparmio, Feraud. Ma tu ora mi appartieni». E’ il nuovo gesto di misericordia di D’Hubert, che ancora sceglie di tenere in vita il suo rivale. Ma qui Feraud non si ferma. Scruta negli occhi D’Hubert. Comprende la sua misericordia. Ma non può rinunciare al suo animo. Allora riprende in mano la spada e lo incalza di nuovo. «Allora? All’ultimo sangue?». E D’Hubert, una volta capito che il rivale che aveva di fronte altro non era che un lato di se stesso, la parte oscura di ognuno di noi con cui ogni giorno dobbiamo fare i conti, replica: «Come sempre, all’ultimo sangue». Il duello è la lotta con se stessi. In una sorta di doppelganger in cui D’Hubert e Feraud sono in ognuno di noi. Il lato buono contro il lato cattivo. Il tuo primo avversario sei tu stesso: se non combatti, muori.


Twitter @tulhaidetto
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