"I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

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Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon mingi17 » 11. Jul 2015 11:14

venerdì, luglio 10th, 2015 | categoria: Cultura, Senza categoria
SPOLETO/ Alessio Boni nel duello della vita
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È un’opera su un mondo in rapido declino e allo stesso tempo un capolavoro dell’assurdo. Così si può descrivere in due parole il sorprendente romanzo di Joseph Conrad (l’autore di ‘La linea d’ombrà) ‘The duel’, che Alessio Boni ha messo in scena – come protagonista e come regista – con il titolo accattivante ‘I duellanti, nella riduzione di Francesco Niccolini. Spettacolo accolto con favore dal pubblico del Festival dei Due Mondi di Spoleto, che ha apprezzato il doppio registro del copione: da una parte una storia incalzante di uomini e armi, di inutili eroismi e stupide follie; dall’altra un combattimento interiore contro se stessi e contro le regole che non si possono trasgredire. I due duellanti non combattono contro i nemici, ma si trovano uno di fronte all’altro, soldati scelti, ussari della stessa Grande Armèe napoleonica. Da una parte Gabriel Florian Feraud (Marcello Prayer, validissimo antagonista), il guascone iroso e scontento; dall’altra Armand D’Hubert, uomo del nord, riflessivo e affascinante. Cominciano a duellare da giovani, per il più futile dei motivi, e continuano a scambiarsi insulti e colpi di sciabola. Attraversano le età della vita e le battaglie della storia, ovvero l’epopea napoleonica, la carriera militare che li porta ai massimi gradi, su su fino a diventare generali e a mettere nuovamente a repentaglio la propria vita in un nuovo, definitivo duello. Una parabola che si incornicia nel declino del mestiere delle armi com’era praticato fino ad allora, quando le nuove micidiali armi a ripetizione (la mitraglia della prima Guerra mondiale) moltiplicheranno per mille il numero delle vittime, senza che vi sia un vero scontro fra uomini, ovvero fra gentiluomini: il vero avversario – scopriranno via via gli spettatori – è dentro di noi e giunge sempre il momento di dare (o di ricevere) la stoccata finale. Per raccontare questa storia semplice e complessa, Alessio Boni ha messo in campo non solo la sua invidiabile popolarità cine-televisiva, ma anche la sua sorprendente qualità di vero spadaccino, educato al gioco della scherma dal maestro d’armi Renzo Musumeci Greco, erede di una tradizione familiare di quattro generazione di schermidori. Proprio con le spade in mano si svolge la scena più furente di questa lunga partita a due, un combattimento che è metafora della vita.

http://www.online-news.it/2015/07/10/sp ... aDeBfkvvvp
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Beitragvon mingi17 » 11. Jul 2015 22:08

https://www.facebook.com/festivaldispol ... 0/?fref=nf

Hier gibt es Ausschnitte, Am Anfang, aber auch bei 2:08
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Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon mingi17 » 12. Jul 2015 10:28

I duellanti, l’opera di Conrad per diventare adulti rispettando l’avversario, sé stessi
L’epopea napoleonica condensata sul palco del “Menotti”
Carlo Ceraso - 11 luglio 2015 - 0 Commenti
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Può un duello “fino all’ultimo sangue” tenere in vita e per decenni i suoi protagonisti? La risposta a quello che solo all’apparenza sembra un paradosso, la si trova ne “I duellanti”, romanzo di Joseph Conrad portato in scena al Festival dei 2 Mondi per la regia di Alessio Boni e Francesco Meoni, straordinari nel ripercorrere, tra i solo quattro lati di un palcoscenico, l’epopea napoleonica rimasta impressa ai più con il kolossal di Ridley Scott. Un’epoca segnata dal cambio di strategie militari, dall’ingresso sui campi di battaglia di nuove armi da fuoco a ripetizione, quelle che molto più in là porteranno eserciti e soldati a modificare anche quel “codice d’onore” che ha sempre contraddistinto più l’uomo che la divisa. O forse il contrario, chissà. E’ in questo contesto che si affrontano i due ufficiali, appartenenti allo stesso squadrone ussaro, Armand D’Hubert (Alessio Boni) e Gabriel Florian Feraud (Marcello Prayer), il primo combattuto tra le ambizioni della propria carriera e la propria coscienza, il secondo dai modi meno aristocratici, spesso provocatori, dove l’istinto ha sempre la meglio sulla ragione. Anche su quei futili motivi che consentiranno ad entrambi di rimanere sempre in duello, a cercarlo ora con la spada, ora con la pistola, per sfidare lo specchio della propria anima. Come dovrebbe ogni uomo alla mattina, prima di farsi la barba, l’unico momento in cui si è soli davanti allo specchio: guardarsi, riflettere se le proprie azioni sono state giuste o sbagliate e decidere quale merito o torto dovrà ammettere a sé stesso. Conrad trasferisce in questa opera non solo le esperienze della propria vita militare ma anche la continua ricerca psicologica sull’uomo. Così, in fondo, i duellanti sono solo uno, perché non c’è peggior avversario di noi stessi. Ma di questo abbiamo a volte bisogno per sopravvivere.

D’Hubert e Feraud, valorosi combattenti, non sanno invece condannarsi né assolversi. Restando così, a modo loro, solo soldati, al punto da non sapere gestire neanche le emozioni di un amore. Straordinaria l’interpretazione dei due ufficiali, anche nei vari combattimenti all’arma bianca, fin troppo reali grazie alle lezioni di un maestro d’arme d’eccezione, il pluricampione Renzo Musumeci Greco cui si è affidata la produzione per rendere ancor più realistica la trama. Brava Federica Vecchio che, suonando il violoncello, incarna l’affascinante Adèle, madame de Lione e fidanzata di d’Hubert. Infaticabile Francesco Meoni chiamato a rivestire ben 5 ruoli: il colonnello Marchand, lo zio di Adèle, il potente Fouchè, un soldato e un giadiniere.

Bene la regia, che all’ingresso e all’uscita dalla scena dei protagonisti (chiamati tutti a rivestire un doppio ruolo) ha preferito ‘giocare’ con continue assolvenze e dissolvenze, portando il pubblico a godere più di una visione cinematografica che teatrale. Così gli scontri, anche a cavallo, il nobile palazzo dove Adèle si concede a d’Hubert, le distese russe che vedono Napoleone ora vittorioso, ora amaramente sconfitto sembrano ambientate in un luogo senza futuro, più simile “a uno scantinato di New York”. Dove spiccano però preziosi dettagli come i costumi dell’epoca (Francesco Esposito), i vessilli ora dell’Impero ora della restaurata monarchia, le musiche di Luca D’Alberto e le luci di Giuseppe Filipponio. Ad impreziosire la visionaria scenografia di Massimo Troncanetti. Spettacolo da non perdere, tra i migliori di questa 58ma rassegna, con le ultime due repliche domani, domenica 12, alle 12 e alle 17,40

http://tuttoggi.info/i-duellanti-lopera ... si/283238/
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Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon mingi17 » 15. Jul 2015 07:48

I Duellanti schreibt in Facebook:

Che successo a Spoleto! Premiato lo straordinario lavoro di tutti! - Welch ein Erfolg in Spoleto! Prämiert die außerordetliche Arbeit von allen.

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Schaut ein bisschen aus wie nach der großen Feier

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Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon mingi17 » 16. Jul 2015 08:07

Teatro
I duellanti, Boni sfida Conrad
Angela Calvini
15 luglio 2015


«Mi hai costretto per un punto d’onore a tenere la mia vita a disposizione per 15 anni». Il nobile generale D’Hubert, splendido nella sua divisa blu da ussaro, si appresta a chiudere la sfida col suo eterno rivale, il rissoso generale Feraud, un guascone, nel duello finale alla pistola. L’ultimo dei tanti con cui i due ufficiali dell’armata napoleonica si sono battuti, contravvenendo agli ordini dell’imperatore, nella loro battaglia personale all’interno delle campagne che insanguinarono l’Europa fra il 1796 e il 1815. Una scena da thriller che tiene il pubblico con il fiato sospeso al Teatro Menotti di Spoleto dopo un’ora e mezza di sciabolate fisiche e verbali fra i duellanti Alessio Boni e Marcello Prayer. È la prima volta in assoluto che I duellanti, il racconto pubblicato da Joseph Conrad nel 1908, viene adattato per il teatro. È stato il cinema a portarlo alla ribalta nel 1977, con quel piccolo capolavoro che è I duellanti di Ridley Scott con Keith Carradine e Harvey Keitel. La trama tutto sommato è semplice e lineare: il nobile e settentrionale tenente Armand d’Hubert viene sfidato a duello per un futile motivo dal tenente Gabriel Feraud, un meridionale di umili origini, fedelissimo a quel Napoleone che seguirà fino alla fine. I due si rincorreranno sui terreni di battaglia di mezza Europa, sfidandosi all’ultimo sangue, facendo carriera di pari passo, in uno scontro di caratteri, di stato sociale e anche di scelte politiche che seguiranno l’ascesa e la caduta di Bonaparte.

«Conrad è il mio autore preferito sin dalla giovinezza, di lui ho letto moltissimo», racconta l’attore Alessio Boni, che ha scelto questo testo per la sua prima regia accanto a Roberto Aldorasi che ha elaborato lo spettacolo insieme a lui e a Francesco Niccolini e Marcello Prayer. Dopo il debutto lusinghiero al Festival di Spoleto, I duellanti
inizierà la sua tournée a febbraio al Teatro della Pergola di Firenze.
«Ho letto moltissimo di lui, ed ho sempre trovato affascinante la sua vita da lupo di mare prima prima di diventare scrittore. E proprio il fatto che questo sia l’unico romanzo che non abbia per sfondo il mare mi ha incuriosito». La versione teatrale resta fedelissima al testo, senza guardare al cinema, adottando, pur nella semplicità della produzione, idee efficaci che coinvolgono i due irruenti e bravissimi attori che, insieme a Francesco Meoni, si moltiplicano in diversi personaggi con un trasformismo degno di Arturo Brachetti, in uno spettacolo dal ritmo crescente di pari passo con l’introspezione dei caratteri. «Abbiamo fatto un gran lavoro, c’è molto Conrad in Conrad – si entusiasma Boni, che vedremo a settembre nei panni di ufficiale della Guardia di Finanza ne
La catturandi –. Siamo rimasti fedeli alle battute del testo e allo spirito dei personaggi, inserendo anche frasi da altri suoi romanzi come
La linea d’ombra». Spuntano anche i versi delle bibliche lamentazioni di Giobbe, messe in bocca al disperato Feraud, mandato al confino dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo.

«Conrad era un genio capace di dire delle cose profonde con semplicità – continua l’attore –. Il suo modo di scrivere è dritto, vero, non affettato, tagliente, mai qualunquista. Quello che mi piace di lui soprattutto è che ama l’uomo e la sua dignità. Coglie nell’essere profondo la capacità di reagire, per lui l’uomo è ciò che fa. I suoi personaggi sono tutti messi alla prova, e per questo sono così attuali. Conrad è una metafora continua. Basta vedere quel capolavoro di
Apocalypse Now che Coppola ha tratto da Cuore di tenebra:
la follia era quella del sanguinario colonnello Kurtz o tutta la guerra del Vietnam?» Una metafora del doppio che è in noi, quindi, è sottesa per Boni nei Duellanti. «La dualità prende forza nell’altro. D’Hubert e Feraud possono essere anche le due parti che convivono in noi, la luce e l’oscurità con cui ti confronti e da cui puoi essere anche attratto. Loro due hanno un’intimità spaventosa anche se non c’è amicizia, ogni volta che si incontrano sanno che possono morire, ma non possono fare a meno l’uno dell’altro».

Un duello di anime che porta a un percorso di maturazione il riflessivo D’Hubert, che ha la sua chiave di volta nella disastrosa campagna di Russia, , raccontata in scena con un doppio monologo serrato secondo una tecnica teatrale mutuata da Boni e Prayer dal loro maestro, il grande regista Orazio Costa. «D’Hubert alla fine del racconto è cresciuto, l’altro è fermo nei suoi dogmi, coerente e cocciuto, nostalgico e anacronistico mentre il mondo sta cambiando – aggiunge –. L’invecchiato D’Hubert cerca di capire che cos’è la vita. Inizia a domandarsi a che serve questa carneficina. Arriverà a sognare non più la guerra, ma l’amore vero, in senso modernissimo. L’altro invece si sentiva vivo solo combattendo». Alla fine, non si può che provare simpatia per questi due personaggi tutti d’un pezzo, che nonostante le sofferenze si muovono seguendo un loro codice cavalleresco «attraverso un mondo di ministri laidi, di imboscati, di gente che manovra per convenienza» aggiunge il regista «e oggi che il senso dell’etica dell’onore è scomparso fa piacere sentirselo raccontare». La scelta registica finale, in cui le spade ricominciano a incrociarsi, è metaforica. «La stoccata nella vita deve essere data, è lo scatto di se stessi – si infiamma l’attore –. È un invito a non essere soggetti ai codici della società senza pensare, occorre essere capaci di avere un’opinione e di affermarla, di essere davvero uomini».

Dal romanzo al film. Ho cercato di infondergli un po’ dello spirito dell’epoca. Fra i miei antenati, ho avuto due ufficiali di Napoleone: un mio prozio materno e il nonno paterno. Si tratta dunque quasi di un affare di famiglia»: così scriveva Joseph Conrad ad un amico a proposito di questo lungo racconto, raccolto insieme ad altri cinque nel 1908 sotto il titolo di A Set of Six (Un gruppo di sei), The Duel: A Military Tale, “un racconto militare” che prese spunto da una serie di conversazioni che lo scrittore polacco naturalizzato inglese ebbe a Montpellier con un ufficiale di artiglieria. Un racconto a lungo snobbato dalla critica, ritenuto minore rispetto a capolavori come Cuore di tenebra o La linea d’ombra. È stato il cinema a portarlo alla ribalta nel 1977, con I duellanti, la prima regia di Ridley Scott che fotografava in modo malinconico e spietato, fra i brumosi paesaggi del centro Europa, la sfida senza senso tra l’elegante Keith Carradine e il sanguigno Hervey Keitel che incarnavano un’epoca agitata da sogni di conquista imperiali e dalle disillusioni della Restaurazione.

http://www.avvenire.it/Spettacoli/Pagin ... ANTI-.aspx
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Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon gaby » 16. Jul 2015 15:20

Duellanti sul palco e in platea Tutti allievi del maestro Greco
Trasferta vip per il debutto dello spettacolo ispirato a Conrad
Trasferta vip da Roma a Spoleto per seguire Renzo Musumeci Greco nell'attesissimo debutto al Festival dei Due Mondi de «I Duellanti», lo spettacolo ispirato sia al libro di Joseph Conrad che al film di Ridley Scott , che ha visto protagonisti Alessio Boni e Marcello Prayer, "duellanti" forgiati da Renzo nella sala della storica Accademia romana Musumeci Greco di via del Seminario. Ad apprezzare lo spettacolare duello tra Boni-D'Hubert e Prayer-Feraud, il suo eterno sfidante, con effetti luce straordinari un parterre di vip al Teatro Nuovo Menotti di Spoleto che ha visto in prima fila Novella Calligaris e Michele Placido, direttore artistico di Goldenart, la società che ha prodotto lo spettacolo e reso possibili due mesi di prove.

Duellanti sul palco e «duellanti» anche in platea vista la presenza di appassionati schermidori, campioni italiani di sciabola anni '70 come il marchese Paolo Dentice di Accadia e l'architetto Stefano Bulgherini, che annualmente continuano a battersi tra loro - alla D'Hubert e Féraud - in occasione delle kermesse schermistiche («Maratone di Scherma») splendidamente organizzate da Renzo Musumeci Greco all'aperto, nelle piazze storiche di Roma. Il duello infinito affascina il teatro gremito. Per Renzo l'abbraccio del figlio Enzo, pronto a continuare nel segno della tradizione familiare che ha visto insegnare scherma ai più grandi attori di tutto il mondo. E che Renzo sia un fuoriclasse del settore pochi dubbi: solo lui avrebbe potuto "allestire" in così poco tempo un duello inedito di sciabola - teatralmente parlando - tra un destro e un mancino.
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Anna Gentile
http://www.iltempo.it/rubriche/tendenze ... -1.1438006
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Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon gaby » 18. Jul 2015 22:05

17 luglio, 2015
"I Duellanti" al Festival dei 2Mondi di Spoleto. Alla ricerca del senso del duellare. Di Stefano Duranti Poccetti

Festival dei 2Mondi di Spoleto, Teatro Menotti. Domenica 12 luglio 2015, replica delle 17 e 30


“I Duellanti”, troppo famoso questo racconto di Joseph Conrad scritto nel 1908, da cui è stato tratto anche il celebre film del 1977, diretto da Ridley Scott. Questo testo, in passato già riadattato per il teatro, ci viene presentato oggi nella versione che vede la drammaturgia di Alessio Boni, Roberto Aldorasi, Marcello Prayer e Francesco Niccolini, che lo hanno portato all’edizione appena conclusa del Festival dei 2Mondi di Spoleto.


La sinossi dello spettacolo è espressa molto bene in questo breve testo, che compare nel programma del Festival:

“La nostra versione teatrale de I Duellanti mostra quanto sia impossibile dare una risposta univoca alla domanda. Perché un duello può durare poco più del tempo necessario a estrarre le sciabole e procurare all’avversario una ferita troppo profonda per continuare. Oppure, all’opposto, può durare vent’anni. O ancora, giusto il tempo perché – fuori da un bosco – i due padrini di uno dei duellanti, mentre attendono gli sviluppi di quello che sta accadendo tra gli alberi – possano provare a ricostruire la misteriosa vicenda che lega due ufficiali dell’esercito napoleonico, Armand D’Hubert e Gabriel Florian Feraud. Sono proprio loro due che, nel bosco, e lungo vent’anni, non smettono mai di duellare. E sono sempre loro due che a cavallo o su un prato, si infilzano con sciabole e fioretti. Hanno iniziato quando erano tenenti, dopo un banale battibecco, e non hanno più smesso. D’Hubert, ben visto dai suoi superiori, elegante uomo del nord, e Feraud, il guascone che odia i damerini ruffiani e cicisbei, come il suo avversario: il primo sempre più disincantato dalle imprese e dalle disfatte napoleoniche, il secondo fedele oltre ogni ragionevole dubbio all’imperatore, nella buona e nella cattiva sorte. Di duello in duello, D’Hubert e Feraud partecipano alla conquista dell’Europa e all’ascesa di Napoleone, poi vivono sulla loro pelle la disfatta di Russia, senza mai smettere di trovare occasioni per duelli che, di volta in volta, si fanno sempre più epici per tutta l’Armata, soprattutto perché nessuno conosce i motivi profondi della contesa: una donna? Napoleone? Un’offesa inconfessabile? Qualcosa che viene ancora da più lontano nel tempo e nelle loro vite? Quale segreto così feroce e vergognoso li lega? Impossibile dare una risposta, dato che i due protagonisti non ne parlano con nessuno. Le poche cose chiare di questa vicenda sono che Feraud non intende in nessun modo fare sconti a D’Hubert, che D’Hubert non vuole sottrarsi a Feraud, e che – probabilmente – uno non può fare a meno dell’altro. I due militari (che intanto hanno fatto carriera e sono arrivati a essere capitani, poi colonnelli e infine generali) sono così abituati a combattere e a rischiare la vita, che quei duelli diventano volenti o nolenti parte fondamentale delle loro vite, una ossessione che i due vivono in modi opposti: con astio furente Feraud contro il damerino e traditore, con rassegnata incapacità a sottrarsi D’Hubert. Tutto questo fino al giorno che la caduta e l’esilio di Napoleone fa precipitare le cose: D’Hubert si trova tra i fedeli della restaurata monarchia e viene salvato, mentre Feraud precipita con Napoleone e rischia l’esecuzione capitale. Solo l’intervento (segreto) del suo nemico D’Hubert lo salva: e mentre il "damerino" si prepara al matrimonio con una giovane e bellissima nipote di un aristocratico del sud della Francia, Feraud viene costretto a una sorta di domicilio coatto e a una pensione anticipata e forzata, sotto minaccia di arresto in caso di cattivo comportamento.
Tutto questo non impedisce a Feraud di organizzare un nuovo duello, definitivo, alla pistola. Sottraendosi agli ordini della Monarchia, e insieme a due surreali e invecchiati padrini, il guascone raggiunge D’Hubert in Provenza e si prepara allo scontro finale: alla pistola e in un bosco, praticamente alla cieca. D’Hubert – in attesa del duello – passa la notte più difficile della sua vita: lui che è abituato a combattere sul campo di battaglia e a vedere la morte in faccia, per la prima volta, dubita non solo di Napoleone, ma anche di quella vita, e se è veramente arrivato il momento di smettere di vivere spada in pugno e pensare alla sua nuova famiglia. Forse per la prima volta ha paura.Ma tutto scompare quando i due si trovano davanti e, pistole alla mano, penetrano dentro il bosco, lasciando i due padrini di Feraud (D’Hubert ha deciso di non averne) ad attendere gli sviluppi. Questo è il tempo del racconto e del duello: venti anni, oppure poco più di un’ora. Fino alla sorprendente scoperta finale”.


Una scena fissa per questo spettacolo, che diventa, a secondo delle esigenze, il luogo dei duelli di Armand D’Hubert (Alessio Boni) e Gabriel Florian Feraud (Marcello Prayer) – emblematico quello a cavallo, dove le due strutture rialzate diventano sinonimo proprio dei due animali -, il palazzo del colonnello, la stanza di una mantenuta, il luogo d’esilio... l’oggettistica di scena è formata da poltrone, un letto, dalle strutture di cui abbiamo parlato, che prendono sempre differenti valenze (possono diventare il cavallo già citato, come la stanza del colonnello). Sulla destra un busto di Napoleone completa ancora di più il quadro storico, contestualizzando le vicende in una determinata epoca.

La messa in scena è un susseguirsi di duelli e parti riflessive; azione e stasi. Tra i duelli il più spettacolare è sicuramente quello che i protagonisti, attraverso uno speciale gioco di luci, fanno al ralenti e sembra veramente cinematografico. Il risultato è soddisfacente, anche se non sono molto concorde con l’utilizzo di mezzi cinematografici sopra al palco teatrale; soddisfacente, ma per niente teatrale, dirò infine. Molto teatrale è invece il racconto della campagna di Russia - che nel film è reso con le sequenze della battaglia -, dove i due personaggi, fermi frontalmente davanti al pubblico, raccontano le tristi vicende, a cui loro sono miracolosamente scampati.

Bravi i due attori, a tratti accompagnati dal violoncello di Federica Vecchio, che si ritrovano a interpretare ruoli non semplici. Boni è un ottimo Armand D’Hubert, uomo di azione, ma anche celebrale e meditativo, al contrario di Florian Feraud, un esaltato del combattimento, ma allo stesso tempo leale, ben interpretato da Marcello Prayer, che si trova a dare luce a questo personaggio pienamente fisico, che non ha niente del lato celebrale e razionale dell’altro. I due protagonisti provengono da due classi differenti: D’Hubert è aristocratico, Feraud è di umile origini e questa differenza di classe viene fatta notare in particolar modo da due differenti registri: alto per il primo, basso e volgare per il secondo, che a un certo punto sfoggia anche un piccolo monologo in stretto dialetto barese – stratagemma che a dir il vero non mi è piaciuto molto, perché non in linea con l’ambiente francese e napoleonico in cui la vicenda è ambientata.

La regia di Alessio Boni e Roberto Aldorasi è riuscita, i tempi attoriali sono rispettati, il tutto risulta organico e coeso. Uno spettacolo, “I Duellanti”, in cui si possono ravvisare molte chiavi di lettura. Non si tratta infatti di un semplice duello tra due uomini, ma è un duello tra due classi sociali, tra istinto e ragione, tra due poli tanto diversi quanto uguali. E poi, in qualche modo, non potremmo dire che Feraud è l’alter ego di D’Hubert? È infatti sempre Feraud a sfidarlo, non è mai il contrario, come se il generale fosse lui stesso creatore di un duello immaginario, che diventa il suo senso d’esistenza, senso di esistenza che se ne va, guarda caso, nel momento in cui D’Hubert sposa la sua amata. Il suo obiettivo di vita qui cambia e Feraud se ne va, come una presenza schizofrenica, che in realtà non è mai esistita.

Stefano Duranti Poccetti




Questo spettacolo mi ha dato l’ispirazione di scrivere una poesia, che mi permetto di pubblicare:


Il Duellante


Per ogni uomo che nasce esiste un duellante
Per ogni anima, per ogni spirito
visibile o invisibile esiste il duellante
il tuo duellante.
Nascosto dietro a un cespuglio
nel mare
nel cielo
davanti a te
proprio davanti a te
Esiste il duellante, il tuo duellante.

http://www.corrieredellospettacolo.com/ ... di-di.html
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Beitragvon gaby » 28. Aug 2015 07:31

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Beitragvon mingi17 » 30. Aug 2015 14:57

https://www.facebook.com/media/set/?set ... 919&type=3

Hier die Bilder aus SPoleto vom Festival
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Beitragvon mingi17 » 21. Sep 2015 11:13

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Alessio Boni e Valentina Lodovini: questione di pancia
Sul set dello Studio REM di via delle Mantellate, a Roma, Douglas Kirkland sta fotografando 20 star del cinema italiano (guardate il portfolio a p. 233 di Glamour di ottobre). Con due di loro parliamo di bellezza e di fascino, di testa e di pancia

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Alessio Boni e Valentina Lodovini (foto Laila Pozzo)
3 / 6 - Alessio Boni e Valentina Lodovini (foto Laila Pozzo) Alessio Boni sul set di Douglas Kirkland.

Loro giurano che le decisioni importanti le prendono «con la pancia». E che proprio il ventre, lo stomaco, sia il punto debole, la spia che si accende quando qualcosa non va. Allora noi abbiamo chiesto ad Alessio Boni e a Valentina Lodovini di spegnere la mente per cinque minuti, e rispondere “di pancia” alle nostre domande.
Qual è la donna più bella del mondo?
Alessio: «Ava Gardner».
Valentina: «Anouk Aimée. Mi piaceva da giovane, negli anni ’60 e ’70. E mi piace oggi: l’avrò vista l’ultima volta cinque anni fa, in occasione del restauro di un film di Antonioni. È una signora matura, ma sempre di una bellezza disarmante».
Sono anche le donne più glamorous secondo voi?
Valentina: «Forse la più glamorous è Emanuelle Alt: è chic, ha carisma, ma è tanto semplice. Per me glamour significa semplicità».
Alessio: «Io voto Grace Kelly. Il glamour è qualcosa che arriva piano piano. È come stare su una lastra ghiacciata e ammirare il fiume che scorre sotto. Hai paura di caderci dentro, però ti affascina. Questo in una persona si traduce in un mix di conoscenza, cultura, immaginazione, sogno. E si vede nel modo in cui cammina, gesticola, si confronta con gli altri, si rapporta con i bambini. Il fascino, è fatto di ispirazione, di cogliere l’attimo, di innamorarsi dell’angolo che non si conosce, di capovolgere il tavolo».
Di istinto, insomma.
Alessio: «Sì mentre la bellezza è la perfezione assoluta che mozza il fiato e regala un effetto simile alla sindrome di Stendhal, che si tratti di arte, donna, uomo, cavallo, cane, pianta…».
La vostra routine di bellezza?
Alessio: «Una crema per il viso dopo la doccia. Stop».
Valentina: «Lavo la faccia con il latte detergente Avène, poi metto un tonico e infine una crema idratante Clinique. Mi trucco poco: se proprio ho la pelle un po’ rovinata vado di BB cream e phard».
E per i capelli?
Alessio: «Shampoo e balsamo Belief, una linea tutta naturale che ho scoperto sul set del mio ultimo film. Il balsamo ti raffredda la testa se sei stressato: è una cosa bellissima, incredibile».
Valentina: «Applico il metodo della nonna: acqua e aceto a fine lavaggio. Li rinforza».
Infatti, Anna Foglietta ha detto che tu hai i capelli più belli del cinema italiano. Sono il tuo punto forte fisicamente?
Valentina: «No, direi piuttosto le gambe: ho fatto danza dai 3 ai 19 anni, le ho abbastanza scolpite».
E il punto debole?
Valentina: «Il ventre: vivo qui ogni tipo di emozione, rabbia, paura, tensione».
Alessio: «Lo stomaco, perché somatizzo».
Facciamo un gioco: scegliete una delle altre star qui presenti e dite la caratteristica più bella che ha.
Alessio: «Lo sguardo di Giulia Bevilacqua».
Valentina: «Quello di Daniele Pecci. E anche le sue mani».

http://www.glamour.it/beauty-stories/pe ... di-pancia/
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