"I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Informationen über seine Filme und Theaterstücke, seine Rollen, Kritiken unsere Kommentare...

Alessio nel film, televisione e sul palco - Informazioni sul suoi film e opere teatrale, i suoi ruoli, recensioni, nostri commenti...

Alessio in cinema, TV and on stage - Information on his films and plays, his parts, reviews, our comments...

Moderatoren: honey379, mingi17, Sweety

AbonnentenAbonnenten: 0
LesezeichenLesezeichen: 0
Zugriffe: 5456

Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon gaby » 15. Feb 2016 20:43

gaby
 
Beiträge: 1620
Registriert: 04.2009
Geschlecht:

Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon mingi17 » 16. Feb 2016 11:26

http://firenze.repubblica.it/tempo-libe ... 02333/?rss

Kritik aus Florenz, ich kann sie leider nicht kopieren.
Händeringen hält einen nur davon ab, die Ärmel aufzukrempeln.
mingi17
 
Beiträge: 10006
Registriert: 01.2008
Wohnort: nahe MÜNCHEN
Geschlecht:

Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon mingi17 » 16. Feb 2016 16:28

Nella vita di un soldato, non esiste la pace, se non per qualche breve intervallo; una fiera indole guerresca pervade ogni uomo dedito alla battaglia, in particolar modo se osserviamo il mondo con gli occhi di due ardenti cavalleggeri ussari, dediti a Napoleone ed alla sua avanzata incessante nella vecchia Europa.

Joseph Conrad, autore inglese di origine polacca, nel suo racconto “I Duellanti”, narra la storia di Armand D’Hubert e Gabriel Florian Feraud, due ufficiali della Grande Armée napoleonica, ma questo sembra essere l’unico elemento che li lega: sono tenenti di due reggimenti diversi, hanno origini diverse, caratteri opposti. Feraud è un guascone, dal carattere scanzonato e provocatorio, un combattente per vocazione, un seguace fedele dell’Imperatore; D’Hubert, è un gentiluomo borghese, orgoglioso, fiero ed altezzoso, dal temperamento tipico del giovane militare, ligio all’ordine e pieno di speranza. Con queste premesse, la loro disputa non poteva che diventare leggendaria, epica, mitica; per motivi presto dimenticati anche dall’autore, i due ufficiali iniziano ad incrociare destino ed armi fin da giovani, dando vita ad un duello mai visto prima, ad una sfida reciproca, che legherà i fili dei loro destini inevitabilmente, fedeli e leali l’uno all’altro. Vent’anni di scontri, con la spada, con la sciabola, a cavallo ed infine, con la pistola; un duello che si trasforma in bisogno, ossessione, ragione di vita; nel susseguirsi degli anni e degli scontri i due non possono più fare a meno l’uno dell’altro (anche se sanno che potrebbero perire nello scontro), poiché questa disputa infonde in loro un brio speciale, un ardore che spezza la tetra tranquillità del deserto del quotidiano. È la dualità che prende forma: l’avversario si incarna con l’Io più feroce che ognuno ha dentro di sé, la luce contrapposta all’ombra, all’oscurità con la quale ci confrontiamo e dalla quale siamo/possiamo essere attratti: “uno scontro violento e inevitabile, desiderato, dove in realtà il tuo vero avversario non esiste. Anzi, molto peggio: sei tu. Come se, nel momento di iniziare il duello, quando sei spalla a spalla, e fai i tuoi passi per allontanarti, nel voltarti verso il tuo Feraud, vedessi te stesso. E di quel duello ne hai più bisogno dell’aria che respiri. Senza, sei morto” (F. Niccolini).

Nell’adattamento di quest’opera letteraria, già portato al cinema da Ridley Scott, ma sperimentato a teatro per la prima volta grazie all’adattamento di Francesco Niccolini, Alessio Boni (che firma anche la regia) e Marcello Prayer (attore ed insegnante), interpretano i due ufficiali, con maestria; legati da un rapporto di amicizia, collaborazione e dalla stessa matrice di formazione teatrale (quella del maestro Orazio Costa): i due insieme, oltre al lavoro teatrale e a produzioni televisive e cinematografiche, si dedicano anche alla poesia italiana, elaborando drammaturgie poetiche concertate a 2 voci, di cui veniamo un esempio in questo spettacolo, dove si rimbalzano la voce reciprocamente cercando di crearne una sola, rincorrendosi parola per parola. Boni e Prayer si calano completamente nelle loro parti, azzardando questo difficile adattamento, ma riuscendo a costruire uno spettacolo dal ritmo incalzante e vivo. Si fronteggiano a colpi di sciabola, con le movenze insegnategli dal maestro d’armi Renzo Mesumeci Greco, e la regia di Boni e Roberto Aldorasi crea soluzioni sceniche ingegnose e d’effetto. Assieme a loro sul palco, un grande Francesco Meoni, alle prese con cinque ruoli completamente diversi, e Federica Vecchio, che accompagna dal vivo, col violoncello alcune scene.

Alessio Boni e Marcello Prayer incontreranno il pubblico giovedì 18 febbraio alle ore 18.00, presso il Teatro della Pergola.

http://www.teatrionline.com/2016/02/i-d ... AY.twitter
Händeringen hält einen nur davon ab, die Ärmel aufzukrempeln.
mingi17
 
Beiträge: 10006
Registriert: 01.2008
Wohnort: nahe MÜNCHEN
Geschlecht:

Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon gaby » 18. Feb 2016 10:00

Chi ha vinto il Duello in scena alla Pergola? Sicuramente lo spettacolo

Il duello è una metafora di quanto ci mancano oggi la dignità, l’etica, il rispetto e l’onore, parola di Alessio Boni ottimo interprete dello spettacolo fiorentino

di Domenico Del Nero

Chi ha vinto il Duello in scena alla Pergola? Sicuramente lo spettacolo

Una sfida senza fine. L’idea dello scontro perpetuo, che è alla base de il Duello è una geniale intuizione di Joseph Conrad, che ne fa una metafora dell’antichissimo tema del doppio : i due avversari, d’Hubert e Ferraud, sono sicuramente due personaggi diversi, ma in fondo ciascuno rappresenta un completamento dell'altro: ufficiale e gentiluomo il primo, molto meno gentiluomo il secondo, ma entrambi legati in fondo dall’appartenenza a un codice d’onore ormai tramontato, anche se lo vivono ed interpretano in modo almeno apparentemente opposto [i]

Lo spettacolo i Duellanti che ne è stato tratto ed è ora in scena a Firenze , nato l’estate scorsa al Festival di Spoleto, si regge su un quartetto di attori e soprattutto una coppia di “solisti”. Se infatti Francesco Meoni se la cava benissimo in 5 ruoli del tutto diversi, con particolare efficacia e perfidia nel ruolo del diabolico ministro Fouché, e l’abile virtuosa del violoncello Federica Vecchio quando non suona interpreta Adèle, la fidanzata di D’Hubert e madame de Lionne, i mattatori sono senza dubbio Alessio Boni nei panni del “damerino” d’Hubert e Marcello Prayer in quello di Feraud, guascone sanguigno e prepotente. Due personaggi che in effetti rappresentato benissimo il clima del periodo napoleonico: il freddo e apparentemente frivolo cinismo dell’aristocratico che riesce a rimanere a galla in tutto il mare magno degli sconvolgimenti al confine tra i due secoli “l’un contro l’altro armati” e il soldato che ha il bastone di maresciallo nello zaino, disgustosamente plebeo nella stupida arroganza e violenza di alcuni atteggiamenti, ma con uno spiccato e disperato senso della dignità e dell’onore.

Non c’è dubbio che Boni e Prayer siano riusciti in un compito che non era per nulla facile, anche perché I duellanti è tratto da un racconto, è dunque all’origine un testo narrativo e questo un po’ si avverte in alcuni momenti e “pesa” leggermente, malgrado l’indubbia bravura, anzi maestria dei protagonisti che sono tra l’altro due grandi amici: “Io e Alessio siamo diventati come fratelli negli anni perché veniamo da una stessa matrice di formazione teatrale, che è quella del nostro maestro Orazio Costa (…) Da tempo lavoriamo insieme sulla poesia italiana e partendo da questa linea, in particolare per questo spettacolo, ci rimbalziamo la voce reciprocamente cercando di crearne una sola” - dichiara Prayer. In effetti, per interpretare bene questi ruoli occorrevano due attori molto affiatati e collaudati: il confronto tra d’Hubert e Ferraud non è dato solo dal cozzar di spade, ma anche dal racconto reciproco, da un rincorrersi parola per parola. E anche sul piano scenico, la danza delle spade e l’incrociarsi dei brandi avviene con maestria e eleganza, grazie al maestro d’armi Renzo Musumeci Greco che è riuscito davvero a fare dei due attori due … buone lame. Ottimo nel creare tensione sino allo spannung del duello finale – se così può davvero definirsi - il gioco di luci di Giuseppe Filipponio, caratterizzato da improvvisi lampi di tenebra in cui i personaggi si muovono come eleganti fantasmi guerrieri.

“D’Hubert e Feraud sono due lati della stessa medaglia, il bianco e il nero. Feraud è una sorta di Minotauro che sta dentro a D’Hubert, gli circola nelle viscere: è quello che più detesta, ma di cui ha più bisogno. Forse D’Hubert non ce la fa più a stare sempre in mezzo a dei borghesi, a degli uomini che dicono sempre di sì, ma che temono le emozioni. Lui non sopporterà più questa borghesia che compie solo delle piccole trasgressioni per sentirsi viva, ma che in realtà non vive realmente la propria esistenza. È difficile riuscire a spiegare questo antico codice che si instaura tra D’Hubert e Feraud, proprio perché è lontano nel tempo. Una volta, per esempio, a mio nonno bastava una stretta di mano per siglare un contratto: non c’era bisogno di firme e avvocati, bastava guardarsi negli occhi … Il duello è una metafora di quanto ci mancano oggi la dignità, l’etica, il rispetto e l’onore” Parole forti di Alessio Boni, che possono anche essere fraintese ma che è impossibile, almeno per chi scrive, non condividere: ed stato proprio questo forse il maggior punto di forza dello spettacolo, in questo messaggio davvero controcorrente che gli attori hanno voluto trasmetterci e che il pubblico ha saputo vivamente apprezzare.

La scenografia e la regia mostravano un ottimo e raro equilibrio tra tradizione, rappresentata soprattutto dai costumi, e contemporaneità: un luogo che potrebbe essere “ovunque”, una sorta di fight club ante litteram con tanti oggetti accatastati tra cui un busto di Napoleone (richiamo forse alle gozzaniane buone cose di pessimo gusto?). Una messa in scena dunque che non irrita ma è credibile e funzionante, con una regia sapiente e bene impostata. Anche questo, tra l’altro, lavoro di equipe; la messinscena è opera corale: Francesco Niccolini ha tradotto e adattato il racconto di Conrad, la drammaturgia è di Alessio Boni, Roberto Aldorasi, Marcello Prayer e dello stesso Niccolini, mentre la regia è dei soli Boni e Aldorasi.

Dunque, spettacolo da vedere: repliche sino a domenica, feriali ore 20,45, festivo ore 15,45.
http://www.totalita.it/articolo.asp?art ... &rubrica=8
gaby
 
Beiträge: 1620
Registriert: 04.2009
Geschlecht:

Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon mingi17 » 23. Feb 2016 21:38

https://www.facebook.com/47866861227238 ... 392523867/

Alessio im Teatro Quirino in der Garderobe
Händeringen hält einen nur davon ab, die Ärmel aufzukrempeln.
mingi17
 
Beiträge: 10006
Registriert: 01.2008
Wohnort: nahe MÜNCHEN
Geschlecht:

Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon gaby » 24. Feb 2016 19:17

Teatro Quirino. “I Duellanti”, magnetico Alessio Boni. Recensione
Teatro
Stampa
Email

Vota questo articolo

1
2
3
4
5

(2 Voti)


Etichettato sotto
teatro quirino, spettacolo, cultura,
Alessandra Rinaldi
Alessandra Rinaldi



ROMA – Si è tenuta ieri al Teatro Quirino, la prima de “I Duellanti”, lo spettacolo tratto dal romanzo di Joseph Conrad, adattato e diretto, tra gli altri, da Alessio Boni, che, sul palco, dà prova di grande versatilità, interpretando uno dei protagonisti della storia.


La vicenda si volge in piena era napoleonica: il grande Imperatore si appresta a intraprendere la difficile campagna di Russia e gli eserciti di tutta Europa stanno subendo un decisivo processo di cambiamento che stravolgerà tutte le logiche strategiche del Novecento, grazie all’introduzione di armi da fuoco di produzione industriale che stanno trasformando la guerra in una fonte di profitto e non più solo in una faccenda politica. I retaggi della vecchia etica cavalleresca stanno svanendo, lasciando spazio a eccidi sempre più sanguinosi, che vedono gli eserciti impreparati e decimati, mentre l’egemonia di Napoleone vacilla.

I protagonisti della storia e eterni duellanti non appartengono a due schieramenti avversari, bensì allo stesso esercito: sono Ussari, ufficiali dell’Imperatore. Gabriel Florian Feraud, guascone irascibile, e Armand D’Hubert, irreprensibile uomo del nord, non sono solo i protagonisti di una misteriosa e inspiegabile controversia che aspetta di essere regolata col sangue, ma anche lo specchio del cambiamento che delinea il passaggio dal granitico uomo dell’Ottocento all’uomo più consapevole e, forse per questo, pieno di dubbi e incertezze che caratterizzerà il Novecento. La loro disputa, cominciata in modo indecifrabile, senza che le reali ragioni siano mai rese note, durerà oltre vent’anni e li vedrà diventare uomini, duello dopo duello, nel corso della loro carriera, senza che nessuno sappia i veri motivi di un odio così profondo da renderli nemici leggendari tra le fila delle truppe cui appartengono.

Alessio Boni e Marcello Prayer interpretano con grande intensità i due duellanti, lasciando letteralmente senza fiato lo spettatore che, complici una scenografia piena di fascino e dei costumi molto accurati, non stacca gli occhi dalle sciabole che si intrecciano, colpo dopo colpo, fendendo l’aria. È quasi come se D’Hubert e Feraud, entrambi confusi da un Mondo che sta profondamente cambiando davanti ai loro occhi, si sostengano l’un l’altro, rinfocolando periodicamente la loro antica rivalità, come a volersi tenere saldamente attaccati a valori che stanno scomparendo, perché, a volte, è più facile battersi contro un avversario reale, che coi demoni che ognuno di loro ha dentro. I due protagonisti sono la metà oscura l’uno dell’altro e sono consapevoli che, senza le ombre, non può esistere neppure la luce, per questo si odiano, ma nello stesso tempo si cercano e si proteggono a vicenda dalle avversità del Mondo, per paura di essere destinati a scomparire, così come il loro tempo. La potenza dei dialoghi, vere e proprie dispute verbali, magistralmente interpretati da Boni e Prayer, è tale da superare il suono delle armi e i giochi delle luci, che trasformano il palco in un virtuale campo di battaglia, dove il vero avversario siamo noi stessi.
gaby
 
Beiträge: 1620
Registriert: 04.2009
Geschlecht:

Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon mingi17 » 25. Feb 2016 09:21

Teatro Quirino. “I Duellanti”, magnetico Alessio Boni. Recensione



ROMA – Si è tenuta ieri al Teatro Quirino, la prima de “I Duellanti”, lo spettacolo tratto dal romanzo di Joseph Conrad, adattato e diretto, tra gli altri, da Alessio Boni, che, sul palco, dà prova di grande versatilità, interpretando uno dei protagonisti della storia.

La vicenda si volge in piena era napoleonica: il grande Imperatore si appresta a intraprendere la difficile campagna di Russia e gli eserciti di tutta Europa stanno subendo un decisivo processo di cambiamento che stravolgerà tutte le logiche strategiche del Novecento, grazie all’introduzione di armi da fuoco di produzione industriale che stanno trasformando la guerra in una fonte di profitto e non più solo in una faccenda politica. I retaggi della vecchia etica cavalleresca stanno svanendo, lasciando spazio a eccidi sempre più sanguinosi, che vedono gli eserciti impreparati e decimati, mentre l’egemonia di Napoleone vacilla.

I protagonisti della storia e eterni duellanti non appartengono a due schieramenti avversari, bensì allo stesso esercito: sono Ussari, ufficiali dell’Imperatore. Gabriel Florian Feraud, guascone irascibile, e Armand D’Hubert, irreprensibile uomo del nord, non sono solo i protagonisti di una misteriosa e inspiegabile controversia che aspetta di essere regolata col sangue, ma anche lo specchio del cambiamento che delinea il passaggio dal granitico uomo dell’Ottocento all’uomo più consapevole e, forse per questo, pieno di dubbi e incertezze che caratterizzerà il Novecento. La loro disputa, cominciata in modo indecifrabile, senza che le reali ragioni siano mai rese note, durerà oltre vent’anni e li vedrà diventare uomini, duello dopo duello, nel corso della loro carriera, senza che nessuno sappia i veri motivi di un odio così profondo da renderli nemici leggendari tra le fila delle truppe cui appartengono.

Alessio Boni e Marcello Prayer interpretano con grande intensità i due duellanti, lasciando letteralmente senza fiato lo spettatore che, complici una scenografia piena di fascino e dei costumi molto accurati, non stacca gli occhi dalle sciabole che si intrecciano, colpo dopo colpo, fendendo l’aria. È quasi come se D’Hubert e Feraud, entrambi confusi da un Mondo che sta profondamente cambiando davanti ai loro occhi, si sostengano l’un l’altro, rinfocolando periodicamente la loro antica rivalità, come a volersi tenere saldamente attaccati a valori che stanno scomparendo, perché, a volte, è più facile battersi contro un avversario reale, che coi demoni che ognuno di loro ha dentro. I due protagonisti sono la metà oscura l’uno dell’altro e sono consapevoli che, senza le ombre, non può esistere neppure la luce, per questo si odiano, ma nello stesso tempo si cercano e si proteggono a vicenda dalle avversità del Mondo, per paura di essere destinati a scomparire, così come il loro tempo. La potenza dei dialoghi, vere e proprie dispute verbali, magistralmente interpretati da Boni e Prayer, è tale da superare il suono delle armi e i giochi delle luci, che trasformano il palco in un virtuale campo di battaglia, dove il vero avversario siamo noi stessi.

SPETTACOLO: I DUELLANTI

PRESENTATO DA: FEDERICA VINCENTI PER GOLDENART PRODUCTION

DI: JOSEPH CONRAD

REGIA: ALESSIO BONI E ROBERTO ALDORASI

CON: ALESSIO BONI, MARCELLO PRAYER, FRANCESCO MEONI E FEDERICA VECCHIO (VIOLONCELLISTA)

SCENE E COSTUMI: MASSIMO TRONCANETTI, FRANCESCO ESPOSITO E DANIELE GELSI

LUCI: GIUSEPPE FILIPPONIO

MUSICHE: LUCA D’ALBERTO

MAESTRO D’ARMI: RENZO MUSUMECI GRECO

UFFICIO STAMPA: PAOLA ROTUNNO

DRAMMATURGIA: ALESSIO BONI, ROBERTO ALDORASI, MARCELLO PRAYER, FRANCESCO NICCOLINI (TRADUZIONE E ADATTAMENTO)

TEATRO: TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN – via delle Vergini, 7, Roma

INFO E PRENOTAZIONI: Tel. 06/6794585 – Mail biglietteria@teatroquirino.it SPETTACOLI: In scena dal 23 febbraio al 6 marzo 2016, dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17, giovedì 25 febbraio e mercoledì 2 marzo ore 17, sabato 5 marzo ore 17 e ore 21

BIGLIETTI: a partire da 12 €




http://www.dazebaonews.it/cultura/cinem ... sione.html
Händeringen hält einen nur davon ab, die Ärmel aufzukrempeln.
mingi17
 
Beiträge: 10006
Registriert: 01.2008
Wohnort: nahe MÜNCHEN
Geschlecht:

Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon mingi17 » 25. Feb 2016 09:23

“I duellanti” di Conrad
al Quirino con Alessio Boni e Marcello Prayer
Pubblicato il 24-02-2016


3

i duellantiUn romanzo esemplare, scritto da uno dei più grandi autori europei di primo Novecento: Józef Teodor Konrad Korzeniowski, meglio noto come Joseph Conrad, un polacco che, in inglese, racconta una sorprendente storia francese. Di più: napoleonica. L’affresco di un mondo, quello della cavalleria e degli eserciti ottocenteschi, che da lì a breve sarebbe stato spazzato via dalle nuovi armi e dalle nuove logiche militari del Novecento: l’introduzione di armi da fuoco a ripetizione e il super potere degli industriali nella gestione dei profitti di guerra avrebbero buttato all’aria antiche regole, l’etica militare e reso smisurati gli eccidi sui campi di battaglia.

L’idea geniale su cui Conrad costruisce “The Duel” è che i due avversari non si fronteggiano sugli opposti versanti del campo di battaglia: sono ufficiali dello stesso esercito, la Grande Armée di Napoleone Bonaparte. Ussari, per l’esattezza.

Armand D’Hubert, posato e affascinante uomo del nord, e Gabriel Florian Feraud, guascone iroso e scontento, sono due giovani promettenti ufficiali. Il primo proveniente dalla classe nobiliare. Il secondo di umili origini, ufficiale nel più grande esercito dell’Ottocento grazie a Napoleone, che aveva consentito anche ai plebei l’accesso agli alti ranghi dell’esercito. D’Hubert viene incaricato dal comandante del reggimento di condurre agli arresti Feraud, che aveva poco prima ucciso in un duello un civile, discendente di una importante famiglia. Ma quando D’Hubert si reca da Feraud per arrestarlo lo trova in compagnia di una donna. Sentendosi pretestuosamente offeso, Feraud lancia il guanto di sfida che D’Hubert non può non raccogliere, proprio per le sue origini cavalleresche.

Nonostante fosse vietato per gli ufficiali dell’esercito napoleonico sfidarsi a duello, per motivi dunque banalissimi e pretestuosi, i due iniziano ad inanellare numerose sfide a duello – al primo e all’ultimo sangue, con la sciabola, la spada, la pistola – che li accompagnano lungo le rispettive carriere, fino al grado di generale, senza che nessuno sappia il perché di questo odio così profondo. E, proprio per il mistero che riescono a conservare, i due diventano famosissimi in tutto l’esercito napoleonico: non tanto e non solo per i meriti sui campi di battaglia di tutta Europa, quanto per la loro eroica fedeltà alla loro sfida reciproca, che li accompagnerà per vent’anni, fino al duello decisivo.

Nell’opera messa in scena in un solo atto al Quirino troviamo i bravissimi Alessio Boni nei panni di D’Hubert e Marcello Prayer in quelli di Feraud. La recitazione è magistrale e procede senza alcuna esitazione. I due protagonisti, peraltro, mostrano una certa bravura nell’arte del travestimento veloce visto che, oltre ad impersonare i due ufficiali, vestono anche i panni di un chirurgo e di un soldato ferito. Si tratta di uno stratagemma per ricordare la storia dei due ufficiali e nel ricordarlo quella storia si materializza come d’incanto dinanzi allo spettatore, quasi si trattasse di un flashback. Sulla scena troviamo subito tutti gli elementi necessari alla narrazione: le luci sono generalmente soffuse e volta per volta vanno ad illuminare gli oggetti ed i personaggi funzionali alle varie fasi del racconto. Di un certo realismo anche i duelli rappresentati sul palcoscenico, grazie alle lezioni del maestro d’armi Renzo Musumeci Greco. Il linguaggio è forbito, eccezion fatta per alcuni dialoghi di Feraud, che vengono riportati in un dialetto poco comprensibile, proprio ad evidenziare le umili origini del personaggio. Sulla scena troviamo anche una brava violoncellista, Federica Vecchio, che accompagna con musica dal vivo le fasi iniziali della rappresentazione. Musiche che, con l’emergere dei caratteri dei due protagonisti e il districarsi della vicenda, diverranno sempre più marginali.

“I duellanti” è un’opera su un mondo in rapida estinzione e al tempo stesso un capolavoro dell’assurdo, su come i fili della vita e del destino sfuggano di mano e sopravanzino ogni buon senso e prevedibilità. Un’opera da leggere su almeno tre livelli: il duello nato per ragioni banali e senza costrutto va interpretato innanzitutto come metafora delle campagne mosse da Napoleone contro i sovrani di mezza Europa, ma che alla fine, con la restaurazione si riveleranno altrettanto infruttuose. Il duello come metafora della lotta continua tra il nobile ed il plebeo, tra il “damerino” D’Hubert e Feraud, “un tenente travestito da generale, nominato da un impostore travestito da imperatore”. Ma la lettura forse più adeguata è quella che ne fa Francesco Nicolini, drammaturgo che ha adattato l’opera per la rappresentazione al Quirino: “questo è un lavoro sull’avversario e sul diventare adulti. Per me nei Duellanti esiste una questione semplice per quanto contorta: l’avversario più feroce lo hai dentro di te e non riesci a liberartene per il semplice fatto che sei tu che non vuoi liberartene. È il richiamo della foresta, la voglia di libertà, il piacere del rischio e della conquista. E non sta altrove, sta dentro e si nutre di te e tu di lui. Amo quelle storie in cui io posso leggere una trama, e contemporaneamente un’altra completamente diversa, e le due convivono perfettamente. Questo è uno di quei casi: Feraud esiste ed è un avversario reale, in carne e ossa, spietato, feroce, pure stupido per certi versi ma molto determinato. Non mollerà mai. Eppure, al tempo stesso, Feraud è la metà oscura di D’Hubert: è quella parte di te che riemerge ogni volta che abbassi la guardia, ogni qualvolta che – guardandoti intorno – scopri un desiderio vietato che non ti vuoi negare, come ad esempio un duello in piena regola, anche se le regole dei duelli sono state abolite da Napoleone, che i duelli odiava”. The Duel rappresenta dunque lo scontro violento ed inevitabile, desiderato, dove l’avversario in realtà non esiste, anzi, peggio, l’avversario siamo noi stessi. Nella vita serve un duellante, all’inizio è una minaccia, poi una necessità. Ognuno di noi è quel duello, è la vita che si contrappone alla tetra tranquillità del deserto. Un’opera che fa riflettere, adatta ad un pubblico colto. Al Teatro Quirino di Roma fino al 6 marzo.

Al. Sia.

http://www.avantionline.it/2016/02/i-du ... s6rgebIvOU
Händeringen hält einen nur davon ab, die Ärmel aufzukrempeln.
mingi17
 
Beiträge: 10006
Registriert: 01.2008
Wohnort: nahe MÜNCHEN
Geschlecht:

Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon mingi17 » 25. Feb 2016 09:25

Sciabolate “napoleoniche”: una questione d’onore

Fino al 6 marzo al Quirino, I duellanti di Joseph Conrad, per la regia di Alessio Boni
24 febbraio 2016Rita RicciCinema e Teatro
FullSizeRender (1)

È un vero e proprio duello ad andare in scena al Teatro Quirino di Roma: I duellanti per la regia di Alessio Boni, l’eterna sfida tra due ufficiali, il nobile Gabriel Feraud e il borghese Armand D’Hubert.

Due graduati dello stesso reggimento, due archetipi: l’uno della nobiltà in declino e l’altro della borghesia, in ascesa nell’era napoleonica. Diametralmente opposti anche nel carattere: Feraud “il guascone” – un eccezionale Marcello Prayer – sangue caldo e temperamento aggressivo, D’Hubert “Il damerino” – un divino Alessio Boni – nordico e riflessivo.

E sul palco, si sfideranno a sciabolate, con veri colpi da professionisti: parate di Va e di VI da manuale, sotto la supervisione del maestro d’armi Renzo Musumeci Greco. “Sono serviti due mesi di allenamento intenso, senza considerare le prove, fino alla fine della tournée in Aprile”.

Una pièce che ci catapulta indietro nel tempo, all’epoca della cavalleria, dell’eroismo, dell’onore, ma anche del rispetto della vita umana; valori al tramonto come l’epoca napoleonica, sostituiti dal cupo revanchismo della Restaurazione francese. “Siamo tutti falliti e avidi”: si autodenuncia il nuovo ministro degli Interni. Ed è la noia, in effetti, la vera nemica per D’Hubert, eletto generale della Francia restaurata, prossimo alle nozze con la giovanissima Adele ma ogni giorno più infelice, perché deprivato del brivido della battaglia, della vitalità della sfida e dei suoi fratelli d’arme, per accompagnarsi, invece, con “persone notabili, pure forme”. A tenerlo in vita, a rianimarlo, è la prospettiva del duello finale con l’avversario di sempre: Il generale Feraud, in esilio, reo di non aver rinnegato la sua fedeltà a Napoleone Bonaparte.

Un successo tanto meritato, quanto inaspettato per una drammaturgia così complessa – liberamente ispirata all’omonimo racconto di Joseph Conrad – frutto di una genesi collegiale tra Alessio Boni, il regista Roberto Aldorasi, l’attore Marcello Prayer e il drammaturgo Francesco Niccolini. “Un progetto nato per caso – spiega il regista e protagonista Alessio Boni – a cena tra amici, al termine dello spettacolo del mio amico Marcello Prayer”. A scommettere su quest’idea, con coraggio e lungimiranza è stata la produttrice Federica Vincenti, della Goldenart Production.

Ed è tutto esaurito fino al 6 marzo al Quirino, tanto è l’entusiasmo per un prodotto originale, che rievoca la mitologia cavalleresca e incita ognuno ad affrontare il proprio “fight club privato”.

Il vero nemico, l’avversario imbattibile è dentro di noi e a ciascuno “tocca assestare la stoccata finale”, prima o poi.

***https://it.zenit.org/articles/sciabolate-napoleoniche-una-questione-donore/
Händeringen hält einen nur davon ab, die Ärmel aufzukrempeln.
mingi17
 
Beiträge: 10006
Registriert: 01.2008
Wohnort: nahe MÜNCHEN
Geschlecht:

Re: "I Duellanti" - "Die Duellanten" nach J. Conrad

Beitragvon gaby » 2. Mär 2016 20:54

I Duellanti
I Duellanti/The Duellist, tratto dal più noto romanzo di Joseph Conrad, se non altro per aver ispirato anche una celebre versione cinematografica firmata da Ridley Scott con gli attori Harvey Keitel e Keith Corradine costituisce complessivamente un successo per l’affascinante attore/regista Alessio Boni.
Oltre ad interpretare il ruolo di uno dei due protagonisti, ovvero il raffinato e stürmeriano D’Hubert, l’interprete bergamasco ne firma anche la regia in coppia con Roberto Aldoradi, dimostrando di essere all’altezza di un adattamento drammaturgico della complessa opera conradiana. Uno dei maggiori pregi di questa versione teatrale dei Duellanti è che il testo dell’autore anglosassone non viene mai riutilizzato in modo irrispettoso, come succede sempre più spesso nel teatro contemporaneo, ormai portato ad autocelebrarsi. Qui al contrario il lavoro di trasposizione dal testo alla scena permette di raggiungere un buon compromesso tra forma e contenuto, un buon equilibrio ottenuto attraverso un’oculata scelta di scene recitate rivolgendosi al pubblico, e coinvolgendo così lo spettatore in fasi narrative, che però a tratti sembrerebbero più adatte alla versione cinematografica.
Il lavoro più interessante che è stato operato nei Duellanti, è in particolar modo la concezione e resa dei personaggi, in rapporto allo spazio scenico, che delimita ma al contempo enfatizza l’esplosione fisica dei corpi in tensioni di Boni e Prayer: una forza che sembra essere una maledizione bisognosa di esorcizzarsi, per non portare inevitabilmente alla morte dell’individuo che appare in conflitto con sé stesso.
È questo il tema centrale della storia ottocentesca e più precisamente napoleonica di due soldati francesi, appartenenti allo stesso corpo, quello degli Ussari, che si sfideranno per tutta la loro esistenza, senza avere un reale motivo per farlo.
Il teatro Quirino di Roma ha ospitato con entusiasmo uno spettacolo in cui si alterna amore, odio, guerra, vita e sopratutto l’idea della fine e della morte sempre in agguato. Il paradosso che salta immediatamente all’occhio é che non si combatte per vivere, ma sembrerebbe piuttosto che i due soldati napoleonici vivano o piuttosto sopravvivano, grazie all’idea del combattimento, del rischio di poter essere uccisi durante uno dei loro duelli autodistruttivi. Il tema dell’innata e arcaica violenza primigenia dell’uomo, cara a Conrad, già in altre opere fondamentali come Heart of Darkness, emerge prepotentemente anche qui, donando un’atmosfera cupa e inebriante, merito del lodevole lavoro fatto dai due registi, che devono essersi concentrati in particolar modo sul vitalismo masochista dei personaggi, a metà tra Romanticismo e cinema in costume.
Pubblicato il 2 marzo 2016 da Monia Manzo
http://www.close-up.it/i-duellanti
gaby
 
Beiträge: 1620
Registriert: 04.2009
Geschlecht:

VorherigeNächste

Zurück zu "Alessio in Film, Fernsehen und Theater"

 

Wer ist online?

Mitglieder in diesem Forum: 0 Mitglieder und 1 Gast

cron