"Il Vistiatore" - "Der Besucher"

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Re: "Il Vistiatore" - "Der Besucher"

Beitragvon mingi17 » 14. Feb 2015 08:36

In fila per un autografo di Dio e Sigmund Freud
Pubblico a maggioranza femminile all'incontro con Alessio Boni e Alessandro Haber. Che ricorda l'attrice Monica Scattini
L'incontro con gli attori al Nuovo, dove Il visitatore sarà replicato fino a domenica FOTO BRENZONI
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Non è cosa da tutti i giorni un autografo da Dio al Nuovo, dove l'Onnipotente è arrivato insieme a un altro padre, quello della psicanalisi: Sigmund Freud. In occasione dello spettacolo Il visitatore di Eric-Emmanuel Schmitt, in scena per Il Grande teatro, l'incarnazione è avvenuta negli attori Alessio Boni, interprete di Dio, e di Alessandro Haber, alias lo psichiatra qui in età avanzata, malato di cancro alla gola mentre l'amata figlia Anna è stata rapita dalle SS.
All'applaudito incontro con gli attori, la fila di fan donne a caccia di firma era più lunga dalla parte di Boni, senza nulla togliere al fortissimo Haber che tuttavia non si è fatto mancare la corte. Insieme a loro anche i colleghi di compagnia Nicoletta Robello Bracciforti (Anna Freud) e Alessandro Tedeschi (il nazista) a completare un cast compatto, intervistato dalla giornalista Betty Zanotelli e dal direttore dell'Estate teatrale veronese Gianpaolo Savorelli. Il tocco registico del lavoro è di un maestro, Valerio Binasco, che ha reso i suoi attori uomini tra gli uomini nonostante le ingombranti identità: la prima soprannaturale, spirituale, onirica e la seconda terrena, ma anche viceversa.
«Questo testo parla di età, etica, fede, di bene e male. Ha una forza spaventosa e mette in atto in noi una sorta di terapia di gruppo. Ad ogni replica ne usciamo massacrati perché muove tanto, ma faremmo anche un terzo anno di repliche perché la gente lo chiede. Non è vero che le persone non hanno voglia di pensare», ha detto il colloquiale Boni, rivelatosi persona di profondi sentimenti che non ha però risparmiato battute ad Haber quando è entrato per ultimo sul palco imprecando contro la sciatica. per uscirne subito dopo come se avesse dimenticato qualcosa. «Ecco, entra, resta un minuto e se ne va», ha ironizzato Boni nei confronti del collega che interpreta un Freud disadattato, folle, sbilanciato, che perde ogni difesa nel momento più difficile della sua vita e si pone le domande che ogni essere umano si fa nel quotidiano assalito dal dubbio esistenziale. «Se sapessimo cosa c'è dopo la morte, non so come affronteremmo la vita», ha sottolineato Haber che con commozione ha ricordato Monica Scattini, da poco scomparsa: «La mia amica del cuore».
Michela Pezzani

http://www.larena.it/stories/334_teatro ... und_freud/
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Re: "Il Vistiatore" - "Der Besucher"

Beitragvon gaby » 17. Feb 2015 16:16

Il visitatore di Schmitt, dove uomo e Dio si confrontano
Il visitatore, una pièce tratta da un racconto di Eric-Emmanuel Schmitt, con Alessandro Haber e Alessio Boni, diretti da Valerio Binasco è andata in scena venerdì 13 febbraio al Teatro Nuovo.

Bravissimi gli attori, intenso il contenuto della recita, ripetuti e calorosi gli applausi. Al centro della rappresentazione uno spaccato della vicenda biografica di Sigmund Freud, noto medico psicoanalista, ambientato in una Vienna degli anni ’30, una città già sconvolta dall’occupazione nazista. Si profilano tempi bui e Freud, sollecitato dalla figlia Anna, sta pensando, come altri intellettuali ebrei, di riparare all’estero. Ancora molto impegnato professionalmente, è di nuovo concentrato sui temi della religione, approfonditi nell’opera L’uomo Mosè e la religione monoteistica.

Ma chi è il visitatore? Semplicemente il matto che disturba il quartiere oppure l’alter-ego di Freud venuto a tormentarlo con pezzi di vita rimossi o questioni non risolte? Oppure è Dio stesso, come l’ospite si dichiara con una fragorosa risata, nelle sembianze di un giovane vagabondo? L’identità misteriosa del personaggio è intrigante, coinvolge lo scienziato in una accesa e accorata conversazione.

A tema è Dio e il senso di vita dell’uomo. L’argomento è potente e sollecitato dalla drammaticità del momento storico. Le domande sono cogenti e incalzanti, ripropongono questioni che ancora inquietano il suo pensiero. Dio esiste o è semplicemente da sempre una costruzione dell’uomo, una risposta dell’immaginazione alla sua impotenza costituzionale, ai suoi desideri infiniti? Dunque tout court una credenza, alimentata da una religione che ha tenuto in potere, soggezione, per lungo tempo l’umanità attraverso la rappresentazione di un Dio biblico violento e vendicativo di fronte al quale l’uomo si fa ogni volta piccolo, infantile, bisognoso di aiuto. Una religiosità che nel tempo si è poi giocata l’immagine di un Dio incarnato, come uomo debole e sofferente. Un Cristo che cade in ginocchio, che chiede di essere aiutato ad essere Dio, capace di abbracciare teneramente la sua creatura.

Chiunque esso sia, visitatore, inconscio o manifestazione di Dio, questa presenza risulta insopportabile a Freud che non esita a sparargli. Per risolvere la sua contraddizione? Oppure, è lo scienziato positivista alla ricerca della “prova sperimentale” che dimostri il requisito divino dell’immortalità? Freud fallisce il colpo e il mistero rimane tale. E questo è proprio l’esito del pensiero contemporaneo che, dopo il tramonto di un Dio forte e tiranno -contro cui ha lottato l’ateismo di Freud- sperimenta un Dio debole e amorevole, approdando poi ad una concezione di divino nel mondo come mistero, impossibilità di andare oltre.

Una rappresentazione teatrale davvero interessante dove uomo e Dio a confronto dicono di una relazione reciprocamente necessaria, perché l’uno compensa il limite dell’altro. L’immortalità elimina infatti la paura della morte e quindi la finitezza dell’uomo, ma con questa si trascina via anche la progettualità che rende l’esistenza dinamica e desiderante, cioè tutto ciò che è vita, mentre alla sazietà dell’eternità appartiene la quiete che troppo assomiglia alla morte.

Corinna Albolino

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Re: "Il Vistiatore" - "Der Besucher"

Beitragvon gaby » 21. Feb 2015 08:25

Il visitatore
Dal 24 febbraio al 1° marzo al Teatro della Pergola, Firenze
Foto di Tommaso Le Pera

Foto di Tommaso Le Pera

di Éric-Emmanuel Schmitt

traduzione, adattamento, regia Valerio Binasco

con Alessandro Haber e Alessio Boni

e con Nicoletta Robello Bracciforti e Alessandro Tedeschi

musiche Arturo Annecchino

scene Carlo De Marino

costumi Sandra Cardini

light designer Umile Vainieri

produzione Federica Vincenti per GoldenArt Production

Durata: un’ora e quaranta minuti, atto unico

——————–

Da martedì alla Pergola in scena Alessandro Haber e Alessio Boni con Il visitatore, una commovente, dolce ed esilarante pièce di Éric-Emmanuel Schmitt, tradotta in 15 lingue e rappresentata in oltre 25 paesi. Una partita a scacchi fatta di parole e schermaglie tra Freud e un forestiero, forse Dio in persona, alle soglie della Seconda Guerra Mondiale. Una commedia intelligentemente leggera, che fa sorridere ponendo quesiti seri, esistenziali, che ci riguardano tutti da vicino. Traduzione, adattamento e regia sono di Valerio Binasco.
Giovedì 26 febbraio, ore 18, Alessandro Haber, Alessio Boni e la Compagnia incontrano il pubblico. Coordinano Riccardo Ventrella e Pietro Bartolini, Direttore dell’Accademia Teatrale di Firenze. Ingresso libero.

Le parole sono importanti ed Éric-Emmanuel Schmitt, drammaturgo-scrittore-sceneggiatore belga di origine franco-irlandese naturalizzato parigino, i cui romanzi hanno venduto oltre 10 milioni di copie in 50 paesi, sembra coltivare la speranza che quando gli uomini si incontrano e si parlano possono, forse, riuscire a capirsi. Alessandro Haber e Alessio Boni, già insieme in Art di Yasmina Reza, si interrogano, confrontano e scontrano interpretando, rispettivamente, Freud e un misterioso visitatore, il Padre della Psicanalisi e l’incarnazione, chissà, dell’Onnipotente. Al suo debutto in Francia nel 1993 Il visitatore si meritò tre Premi Molière (Rivelazione teatrale, Miglior autore, Miglior spettacolo di teatro privato). Da allora la pièce è stata tradotta in 15 lingue e rappresentata in oltre 25 paesi. In Italia si ricorda l’allestimento di Antonio Calenda, con Turi Ferro nei panni ‘pirandelliani’ dello studioso e Kim Rossi Stuart nel ruolo di un neutrale Creatore. Ora la forza del testo che il regista Valerio Binasco mette in risalto è quella di affrontare temi grandi, ‘ultimi’, con una scrittura fresca, diretta, animata da una divorante vitalità e un pizzico di humour.

“Schmitt non ha timore di riportare in teatro argomenti di discussione importanti come la religione, la storia, il senso della vita, eliminando qualsiasi enfasi filosofica”, ha scritto Binasco, “Il visitatore è una rara commedia per attori, a patto che siano come Alessandro Haber e Alessio Boni, capaci cioè di sprofondare totalmente nell’umanità fragile dei loro personaggi e di evitare le insidie della retorica.”

La vicenda si svolge nell’aprile del 1938. L’Austria è stata da poco annessa al Terzo Reich, Vienna è occupata dai nazisti e gli ebrei vengono perseguitati in ogni angolo della città. Nel suo studio in Bergstrasse 19 Sigmund Freud, vecchio e malato da anni di cancro alla gola (morirà l’anno dopo a Londra), attende con ansia notizie della figlia Anna (Nicoletta Robello Bracciforti), portata via dalla Gestapo. Un tempo scandito da una solitudine angosciante finché dalla finestra non spunta un inaspettato visitatore, che fin dalle prime battute appare intenzionato a intraprendere una discussione alta, impegnata e impegnativa. Alessandro Haber assume con infinita e umana varietà le patologie dell’82enne indagatore dell’inconscio, con una voce roca e tenue, una camminata a passetti, un aspetto di genio ebreo ormai pressoché detenuto nel suo studio quanto fermo nella sue convinzioni.

“Sono un attore che ama la verità”, commenta Haber, “non mi piace recitare, piuttosto cerco di vivere appieno il ruolo che mi è stato affidato. Non mi risparmio mai: arrivo in fondo allo spettacolo che ho cambiato voce, passo, identità. Essere il Freud descritto da Schmitt mi travolge e sconquassa: ha cercato per tutta la vita di curare la psiche dell’uomo e ora improvvisamente appare davanti a lui un barbone, che potrebbe essere Dio, e che forse incarna proprio il suo doppio.”

Infatti, Alessio Boni è indotto da Binasco a ignorare la flemma dandy concepita per la sua figura da Schmitt, in favore di una presenza nomade, apolide, accuratamente grezza, personificazione mai dichiarata dell’Assoluto, ma più volte allusa. Oppure è più semplicemente un pazzo che si crede Dio?

“Nel testo originale il mio personaggio entra indossando un frac, il cilindro, il bastone e il mantello”, dice Boni, “una figura molto raffinata e benestante, che si scontra con un aristocratico dall’alto intelletto come Freud. Nel nostro spettacolo Dio diventa la persona socialmente più bassa, un disadattato, un clochard, un folle … si assiste così a una trasversalità: si parte dal basso fino ad arrivare al massimo livello rappresentato da Freud, che era uno psicanalista ed aveva continuamente a che fare con i pazzi. Questa scelta, a mio avviso, è vincente: per esempio, anche Shakespeare nell’Amleto parte dal basso – due becchini che parlano di un teschio – per poi arrivare ai dubbi e alla poesia sublime dell’essere o non essere.”

Freud gli crede, ma al tempo stesso non gli crede. Del resto, Dio non è disposto a dare dimostrazione di sé come fosse un mago o un prestigiatore. Si procede per dialoghi brevi o scambi assiomatici, la discussione lascia presto spazio a impressionanti manifestazioni della preveggenza del misterioso ospite. L’intelletto smanioso di Freud, la sua diffidenza atea, la sua riprovazione contro un’entità dello spirito che non frena il male devono fare i conti con l’amore, la tenerezza, l’armonia interiore, la consapevolezza di Dio. I due ‘lottano’ fino alla fine.

“Dio ha preso il corpo di un uomo, casualmente si è vestito così e va a parlare con Freud”, prosegue Alessio Boni, “questa antitesi rappresentata in scena da me e da Alessandro Haber crea come uno scontro tra due gladiatori, è il presupposto perché si affronti il tema del bene e del male, del coraggio e dell’etica, perché si parli, più in generale, dell’essere umano.”

Una discussione ogni tanto interrotta dalla presenza di un ufficiale della Gestapo (Alessandro Tedeschi), scenografata con visionarie pareti da Carlo De Marino, modellata con i costumi di Sandra Cardini, sonorizzata da Arturo Annecchino e illuminata da Umile Vainieri. Alessandro Haber e Alessio Boni giocano quindi a contrapporsi come le due facce opposte della vita, la conoscenza e il mistero.

“Cerco sempre di non deludere il pubblico e di impegnarmi in cose che abbiano un senso”, conclude Haber, “bisogna uscire dal teatro con la voglia di pensare. Ogni spettacolo per me non è mai solo uno svago.”

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Interviste ad Alessandro Haber e Alessio Boni

di Angela Consagra tratte da ‘Pergola in sala’

Alessandro Haber

Come si è avvicinato a Éric-Emmanuel Schmitt?

“Sinceramente non lo conoscevo. Un paio di anni fa, mentre ero in tournée, mi è arrivata una telefonata in cui mi hanno offerto di interpretare questo testo. Leggendo le parole di Schmitt ho capito subito che si trattava di un materiale interessante e forte. Mi ha incuriosito perché l’impressione è stata quella di avere a che fare con parole potenti, anche se non ero ancora penetrato pienamente nell’essenza, così delicata e profonda, di questo testo. Quando si affronta un autore contemporaneo bisogna mettersi sempre alla prova e io adoro le sfide. Sono felice di condividere la scena con Alessio Boni perché sono anni (già con lo spettacolo Art) che viaggiamo insieme in tournée. Lo stimo molto, sia come uomo che come essere umano. E poi Valerio Binasco è stato un regista magnifico: ama gli attori, essendo lui stesso un attore, e oltre a dirigere ha accettato anche delle mie proposte interpretative. L’argomento dello spettacolo è vicino al pubblico perché sono domande, legate al senso della nostra esistenza, che toccano tutti noi.”

Che personaggio è il Freud che impersona sulla scena?

“Sono un attore che ama la verità: non mi piace recitare, piuttosto cerco di vivere appieno il ruolo che mi è stato affidato. Non mi risparmio mai: arrivo in fondo allo spettacolo che ho cambiato voce, passo, identità. Essere il Freud descritto da Schmitt mi travolge e sconquassa. Ci troviamo nel ’38 – nel periodo delle leggi razziali – e Freud ha un cancro alla gola, da lì a poco morirà. Ha cercato per tutta la vita di curare la psiche dell’uomo e ora, improvvisamente, appare davanti a lui un barbone, che potrebbe essere Dio, e che forse incarna proprio il suo doppio. Si assiste ad un incontro-scontro dove alla fine nessuno vince. Le domande del testo rimangono insolvibili: il mistero della vita e della morte, la conoscenza del male e del bene…”

Qual è la forza di questo spettacolo?

“È tutta nello scontro tra questi due personaggi, così come nella bravura degli altri interpreti: Nicoletta Robello Bracciforti, che sulla scena è mia figlia Anna, e il giovane Alessandro Tedeschi. Cerco sempre di non deludere il pubblico e di impegnarmi in cose che abbiano un senso: bisogna uscire dal teatro con la voglia di pensare. Ogni spettacolo per me non è mai solo uno svago.”

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Alessio Boni

Come si è avvicinato a Éric-Emmanuel Schmitt?

“Quando arriva la proposta di un nuovo progetto prendo in considerazione non solo il personaggio da interpretare, ma valuto tanti aspetti come, per esempio, gli altri attori e il regista con cui dovrò confrontarmi. In questo caso Valerio Binasco è una persona che stimo molto, sia come attore che come regista, ed è stato un valore aggiunto per la scelta di questo lavoro. Schmitt ha scritto Il visitatore nel ’93 e ha preso le due massime antitesi, da una parte la fede estrema – forse addirittura Dio – e il massimo dell’ateismo dall’altra, il personaggio di Freud. Mette questi opposti sul palcoscenico e fa in modo che dialoghino. Nel testo originale il mio personaggio entra indossando un frac, il cilindro, il bastone e il mantello: una figura molto raffinata e benestante, che si scontra con un aristocratico dall’alto intelletto come Freud. Lui presta attenzione a questo strano individuo perché gli si presenta davanti un signore benestante e di una certa classe. Il regista Binasco, come prima cosa, mi ha detto di scardinare proprio questo aspetto: nel nostro spettacolo Dio diventa la persona socialmente più bassa, un disadattato, un clochard, un folle… si assiste così a una trasversalità: si parte dal basso fino ad arrivare al massimo livello rappresentato da Freud, che era uno psicanalista ed aveva continuamente a che fare con i pazzi. Questa scelta, a mio avviso, è vincente: per esempio, anche Shakespeare nell’Amleto parte dal basso – due becchini che parlano di un teschio – per poi arrivare ai dubbi e alla poesia sublime dell’essere o non essere. Sono autori lontani nel tempo ma che ci arrivano chiaramente perché parlano ancora al cuore dell’uomo.”

Che Dio è quello che impersona sulla scena?

“Dio ha preso il corpo di un uomo, casualmente si è vestito così e va a parlare con Freud. Questa antitesi, rappresentata in scena da me e da Alessandro Haber, crea come uno scontro tra due gladiatori, è il presupposto perché si affronti il tema del bene e del male, del coraggio e dell’etica, perché si parli, più in generale, dell’essere umano. Quando la Gestapo – il testo è ambientato a Vienna nel ’38, nel bel mezzo del Terzo Reich e delle leggi razziali – porta via la figlia di Freud avviene una specie di ribaltamento: uno dei più grandi intellettuali del mondo, il padre della psicanalisi e che ha scritto interi tomi affermando che Dio non esiste, crolla e si confronta con questa figura che viene a trovarlo. Chi sarà realmente il mio personaggio? Una proiezione della mente di Freud oppure il vero Dio che scende sulla Terra e vuole dialogare con il massimo dei non credenti … non si sa, ma non è importante. L’importante è ciò che accade in scena, cioè la disputa tra due uomini pensanti.”

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Beitragvon gaby » 23. Feb 2015 18:13

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Beitragvon gaby » 23. Feb 2015 18:17

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Teatro, Haber e Boni al Sanzio: “Tra noi grande feeling. Urbino città deliziosa”
di Riccardo Saul Marchetti - Pubblicato il 23/02/2015
Tag: alessandro haber, alessio boni, il visitatore, teatro sanzio, urbino
Alessandro Haber

Alessandro Haber

URBINO – Due grandi attori che lavorano insieme da anni, che si stimano e il cui sodalizio continuerà ancora a lungo. Giovedì 19 febbraio, con la commedia Il visitatore di Eric Schmitt, Alessandro Haber e Alessio Boni hanno fatto incetta di applausi al teatro Sanzio di Urbino. Una città che i due attori definiscono “deliziosa”, anche grazie all’aria di gioventù che si respira. “Urbino è un piccolo gioiello – dice Haber – e la presenza dell’università e di tanti giovani la rende assai piacevole”. “Si sente che è una città viva – gli fa eco Boni- basta guardare il teatro Sanzio, farsi un giro in centro… il fermento giovanile e universitario poi la rende ancor più bella”.

Ne Il visitatore, Sigmund Freud (Haber) e Dio (Boni) si sfidano a colpi di argomentazioni su religione e ateismo, su fede e ragione. Due personaggi molto diversi ma ugualmente complessi, rappresentati da testo e sceneggiatura in maniera molto originale, lontana dall’immagine abituale che si ha di loro.

“Il mio Freud ha 82 anni, ha un tumore alla gola e morirà di lì a poco – spiega Haber – io sono più giovane perciò ho dovuto cambiare postura e vocalità, tremando di continuo. Non avendolo ovviamente mai conosciuto, me lo sono dovuto inventare totalmente. In questo sono stato aiutato da un testo meraviglioso, dall’ottima regia e da compagni di viaggio uno più bravo dell’altro”.

Un Freud che non riesce a credere in un dio che permette che nel mondo ci sia tanto dolore. “Concordo con lui – continua Haber – se esistiamo qualcosa sopra ci sarà anche, poi però mi viene in mente la realtà, fatta di disuguaglianze, strapoteri, male che incombe. Se penso a quello che è successo nei campi di concentramento… Mi girano un po’. Non riesco a pensare che Dio voglia questo, se ci fosse dovrebbe essere vicino alle persone che hanno dei problemi”. Un po’ come fa oggi papa Francesco, che per Haber è “un rivoluzionario che sta ribaltando tante cose. Si avvicina molto al popolo, all’essere umano, un papa dovrebbe essere così”.

“Nella sceneggiatura originale Dio era rappresentato come un dandy, super raffinato ed elegante nel vestire – racconta Boni – invece il nostro regista Valerio Binasco ha voluto renderlo un clochard, un disadattato molto terra terra ma dotato di una certa trasversalità, in modo tale che possa parlare con uno dei massimi esponenti dell’aristocrazia austriaca del 1938 come Freud. Vedi questo folletto che in scena gira come un satellite attorno al “pianeta” Freud, punzeccchiandolo e cercando di fargli uscire un po’ di verità, per vedere se crederà o meno nel mistero. Il segreto di questo spettacolo, che è una vera bomba, sta proprio nel fatto che l’autore Schmitt ha saputo scrivere il duello tra Dio e Freud con leggerezza e ironia. Un testo divertente e ironico ma a tratti anche profondo”.
Boni - primo piano

Alessio Boni

Per quasi tutto lo spettacolo, Haber e Boni si trovano soli sul palco. Questo rende fondamentale, per la buona riuscita dell’esibizione, il feeling tra i due. “Con Boni c’è grande armonia, siamo insieme da cinque o sei anni ormai – dice Haber – oltre a essere un ottimo attore è umanamente fantastico, è dolcissimo e generoso. In più mi sopporta, che non è poco. Io sono una persona semplice ma ho un carattere bizzarro, non facile”. “Un collega o un regista è come la tua donna- spiega Boni- se non li stimi non ci riesci a creare nulla. E io stimo molto Haber. Se decidi di fare a certi livelli un grande testo in cui si è in due o tre protagonisti di un certo calibro, se non stimi chi è con te sul palco non parti nemmeno. Poi ci sono anche le belle sorprese, come Alessandro Tedeschi e Nicoletta Robello - gli altri due componenti del cast- che non conoscevo e che ho scoperto essere due bravi attori. In passato ho rifiutato tanti progetti importanti proprio perché avrei dovuto avere a che fare con persone con cui un rapporto del genere non si poteva creare. Avere un buon feeling con ti ti sta a fianco è importante, a teatro soprattutto. Altrimenti il pubblico percepisce la finzione, sente che non sale l’energia giusta”.

Visti gli ottimi risultati, la premiata ditta Haber-Boni è ben lontana dall’essere sciolta. “Riprenderemo questo spettacolo per il terzo anno consecutivo – spiega Haber – una cosa assai rara, ma è talmente bello che tutti lo vogliono. Devo dire che è faticoso, pensa che io sono già stanco prima ancora di cominciare. Poi però salgo sul palco, ed ecco che mi torna la voglia”.
Sullo stesso argomento:
http://ifg.uniurb.it/2015/02/23/ducato- ... osa/65974/
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Beitragvon mingi17 » 24. Feb 2015 07:09

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Beitragvon mingi17 » 26. Feb 2015 17:05

https://www.youtube.com/watch?v=RWLsFxR ... e=youtu.be

Der Visitatore im Pergola in Florenz
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Beitragvon gaby » 27. Feb 2015 22:35

Il visitatore
In scena fino al 1° marzo al Teatro della Pergola, Firenze

fotoImmaginiamo un uomo, un dottore, un filosofo, ma di quelli speciali, di quelli che cambiano il mondo: il suo nome è Sigmund Freud, è il padre della psicoanalisi, è il primo indagatore della mente umana, ma ciononostante, nel momento più critico, forse l’unica persona che non è riuscito a curare, a confortare, a capire, è proprio lui stesso. Nell’inverno della sua vita, nega quella malattia di cui non poteva non capirne l’importanza; il suo mondo diventa una piccola isola del dolore che galleggia su un mare di indifferenza: malgrado le sue condizioni, non mostra segni di irritabilità o lamentele, cercando solo un modo per scomparire da questo mondo con decenza. La stanchezza, però, la vecchiaia e la malattia lo scoprono vulnerabile e disperato, lui, che per tutta la sua esistenza, ha lottato contro la disperazione degli altri uomini. Forse è per questo che Dio ha scelto di andarlo trovare sotto le mentite spoglio di un pazzo… O forse è solo un pazzo che afferma di essere Dio, o magari è l’essenza del Male, che si manifesta in una Vienna del 1938 occupata dai tedeschi nazisti. Su questa tela Schmitt, autore belga contemporaneo, dipinge la sua storia, con le tematiche a lui più familiari, quali il taglio filosofico, religioso, e l’analisi introspettiva e psicologica dei suoi personaggi. “Il visitatore”, testo edito nel 1993, si è aggiudicato 3 premi Moliére (Miglior Autore, Rivelazione Teatrale, Miglior Spettacolo di Teatro Privato), uno dei riconoscimenti più prestigiosi per il teatro in Francia. In Italia è la terza volta che viene messo in scena, dopo le rappresentazioni del 2003 con Turi Ferro e Kim Rossi Stuart e quella del 2006 con Marco Predieri. Quella a cui assistiamo in questi giorni al Teatro della Pergola, è un’opera che ha la regia di Valerio Binasco, il quale, in una scena divisa fra luce ed ombra, contrappone in un rapporto antitetico le due figure di Freud e del “Visitatore”, interpretate rispettivamente da Alessandro Haber e Alessio Boni, che con grande maestria duellano a colpi di quesiti sul senso della nostra esistenza, del Bene e del Male, del mistero della vita e della morte, fino ad arrivare alla “poesia sublime dell’essere e del non essere” (Haber), senza cascare nel melodrammatico, ma con ironia e sarcasmo. Haber/Freud ci mostra un uomo provato dalla malattia, e dal terrore che si sta spargendo per Vienna e per l’Europa, scettico e quasi diffidente davanti al Visitatore/Boni, che gli si manifesta davanti, nei panni di un matto, di un disadattato, di un clochard, barba incolta, ricci fluenti, ma con la sicurezza tipica di chi è pienamente cosciente delle sue argomentazioni, del suo “Io”, ma che sa anche apparire fragile ed umile, parlando del dramma e dell’infinita solitudine e noia di Dio. Umorismo, dunque, ma anche dolore, due linee che si intrecciano in quell’infinito dualismo fra fede e scienza, tra la libertà e la cattiveria dell’uomo e la volontà di Dio. Domande che l’uomo si pone da sempre, che rendono questo testo universalmente attuale, e che inevitabilmente rimangono senza risposta. Grande interpretazione anche da parte dei co-protagonisti Nicoletta Robello Bracciforti/ Anna Freud (la figlia) e Francesco Bonomo, straordinariamente bravo nei panni dell’ufficiale della Gestapo.

Applausi a scena aperta e pubblico in piedi, non solo come apprezzamento della grande interpretazione e dell’emozione evocata in un’ora e quaranta minuti di spettacolo che scivolano via, ma anche per ringraziare per l’empatia ed il coinvolgimento, per il cuore che è stato messo nella creazione di questa pièce nella quale tutti i pezzi combaciano alla perfezione.

Alla fine degli applausi, Alessandro Haber e Alessio Boni, salutano e ringraziano il pubblico per la compartecipazione e confessano la loro commozione, l’uno salutando il maestro Luca Ronconi, recentemente scomparso e l’altro confessando la sua emozione calcando per la prima volta il palcoscenico della Pergola, luogo in cui ha vissuto e lavorato uno dei suoi grandi maestri, Orazio Costa. Ciò che ha regalato questo spettacolo agli appassionati di teatro ha rispettato il “testamento” lasciato da Orazio Costa, riportato sulla targa in marmo davanti alla Pergola: “Diverrete poesia aitante, metamorfosi perenne dell’io inesauribile, soffio di forme, determinati e imponderabili, di tutto investiti, capaci d’assumere e di dimettere passioni, violenze, affezioni, restandone arricchiti e purificati…”.
Costanza Bruscella 27/02/15 | 6:18 | 0

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Beitragvon gaby » 2. Mär 2015 16:44

Il duo Haber-Boni in Versiliana con “Il visitatore”

Lunedì, 02 Marzo 2015 11:30
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Una stagione oltre ogni più rosea aspettativa. Martedì (3 marzo) alle 21 il Teatro Comunale di Pietrasanta apre il sipario sul sesto spettacolo della stagione di prosa 2014-2015, ennesimo sold out per il cartellone organizzato dalla Fondazione La Versiliana sotto la direzione artistica di Luca Lazzareschi e in collaborazione con la Fondazione Toscana Spettacolo e il Comune di Pietrasanta. In scena una commovente, intensa ed esilarante pièce scritta da Éric-Emmanuel Schmitt tradotta e rappresentata in 15 lingue e in oltre 25 paesi, interpretata da una coppia già affermata in teatro, Alessadro Haber e Alessio Boni, che vestono qui i panni di Freud e Dio, personaggi che guardano dalla stessa finestra la malattia dell'uomo, la pazzia del mondo.
Al centro della rappresentazione uno spaccato della vicenda biografica di Sigmund Freud, ambientato in una Vienna degli anni '30 sconvolta dall'occupazione nazista. Si profilano tempi bui e Freud, sollecitato dalla figlia Anna, sta pensando, come altri intellettuali ebrei, di riparare all'estero. Nello studio di Freud compare un individuo, un inaspettato visitatore. La situazione scivola più rapidamente di quanto si potrebbe immaginare in una dinamica a orologeria che vede i due protagonisti impegnati in un incontro-scontro serrato e appassionato, diffidente e carico di interrogativi. Chi è il visitatore? Di chi si tratta? Allo psicanalista sorge un dubbio, forse il Dubbio. La formidabile coppia Alessandro Haber/Alessio Boni, attraverso la regia di Valerio Binasco, ci consegna uno spettacolo dall'imperdibile tensione teatrale ed emotiva. Una parabolica metafora sul credere e sul non credere, sul mettere in discussione e rivedere. Uno sguardo panoramico sulla natura umana (e sulla sua follia) attraverso la dicotomica prospettiva che da secoli accompagna le nostre dialettiche, le quali - forse e per fortuna - mai troveranno soluzione certa.
"Il visitatore – spiega Valerio Binasco nelle sue note di regia - è un testo coraggioso, che non ha timore di riportare in Teatro temi di discussione importanti come la Religione, la storia, il senso della vita, eliminando qualsiasi enfasi filosofica. [...] Una rara commedia per attori, a patto che siano attori capaci di sprofondare totalmente nell'umanità fragile dei loro personaggi e capaci di evitare le insidie della retorica. Anche Dio, qui, è in fondo un povero Diavolo; e le domande vertiginose che questa commedia ci pone, sono da lasciare tutte, umilmente, senza risposta; tranne una, forse... Una risposta importante, a ben vedere, c'è, ed è questa: Sì. La domanda, però, dovrete farvela da soli".

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gaby
 
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Re: "Il Vistiatore" - "Der Besucher"

Beitragvon mingi17 » 3. Mär 2015 08:15

The Visitor at Teatro La Pergola

By Francesca Torrini on 02 March 2015 in On Stage,

By Francesca Torrini (University of Florence)

Written in 1993 by Belgian playwright Eric-Emmanuel Schmitt, The Visitor is about a man’s clash with his own reality in the midst of WWII and the Nazi invasion in Austria. The protagonist, a man of science, Sigmund Freud, finds himself alone and desperate after his daughter Hanna is taken into custody by the Gestapo. Up until this point Freud was confident in the future of Europe and refused to abandon his country by signing a document that stated the Nazis caused them no harm. To Freud, “to be able to leave was a horrible privilege.” Then, a “Visitor,” who declares himself to be God, appears in his home and wishes to speak with him. He engages Freud, and the audience, in a philosophical and spiritual debate. He confronts a self-proclaimed atheist in the midst of his greatest trial: the possible loss of his daughter and his country. The antithesis of faith and atheism not only keep the audience actively participating in the play but also leaves them with many unanswered questions. Who is this visitor? Is he a mad man or a magician? Is this merely a dream? Or is he what he says he is? Also deeper life questions are yet to be revealed, like the mystery of life and death and the knowledge of good and evil. What’s more, this God is not looking to redeem anyone nor speak about religion. All he wants is to speak with the man. At the end, the audience must decide for themselves who this person really is. They must decide if this visitor is the real God Who came to Earth to speak with the ultimate of Atheists or if he is simply a projection of the mind of a man under dire stress after his daughter is taken in by Nazi invaders.
The Visitor at Teatro La Pergola

The great psychoanalyst is played by Alessandro Haber, who made a masterful interpretation. Although due to his ongoing battle with Parkinson’s disease, it is clear that he still struggles to keep his tremors under control, but in no way does this affect his performance. Rather, it adds to the intensity the character must have throughout the play. Alessio Boni did a wonderful job, as-well, playing the odd-ball character of God. His jumps between calm, and sadness, to anger made for a very believable portrayal. The other two characters, Hanna and the Gestapo, were also beautifully interpreted although they had very little stage time. All the drama is strategically set in one room of Freud’s house, his office where at some point all his patients reveal themselves.

This play, tantalizing and unpredictable, dissects the mess humans have made all by themselves. It made me think and reflect on how the very Word of God speaks of how people have replaced their belief in God with belief in their own mastery over everything and everyone. This play, although short, is packed with truths that will leave everyone with something to talk about. It is superb and definitely worth a watch.


http://www.flonthego.com/2015/on-stage/ ... a-pergola/
Händeringen hält einen nur davon ab, die Ärmel aufzukrempeln.
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