"Il Vistiatore" - "Der Besucher"

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Re: "Il Vistiatore" - "Der Besucher"

Beitragvon gaby » 31. Okt 2013 08:58

Al teatro Franco Parenti di Milano/ "Il visitatore" con Haber e Boni
Dal 6 al 17 novembre
Mercoledì, 30 ottobre 2013 - 15:28:00


6 - 17 novembre 2013
Sala Grande
IL VISITATORE
di Éric-Emmanuel Schmitt

Con Alessandro Haber - Alessio Boni
Francesco Bonomo
Nicoletta Robello Bracciforti
Musiche Arturo Annecchino
Scene Carlo De Marino
Costumi Sandra Cardini
regia Valerio Binasco

Produzione Goldenart


Alessandro Haber - Alessio Boni
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Aprile 1938. L' Austria è stata da poco annessa di forza al Terzo Reich, Vienna è occupata dai nazisti, gli ebrei vengono perseguitati ovunque. In Berggstrasse 19, celeberrimo indirizzo dello studio di Freud (Alessandro Haber), il famoso psicanalista attende affranto notizie della figlia Anna, portata via da un ufficiale della Gestapo (Francesco Bonomo). Ma l'angosciata solitudine non dura molto: dalla finestra spunta infatti un inaspettato visitatore (Alessio Boni) che fin da subito appare ben intenzionato a intavolare con Sigmund Freud una conversazione sui massimi sistemi. Il grande indagatore dell'inconscio è insieme infastidito e incuriosito. Chi è quell'importuno? Cosa vuole? È presto chiaro che quel curioso individuo non è un ladro né uno psicopatico in cerca di assistenza. Chi è dunque? Stupefatto, Freud si rende conto fin dai primi scambi di battute di avere di fronte nientemeno che Dio, lo stesso Dio del quale ha sempre negato l'esistenza. O è un pazzo che si crede Dio? La discussione che si svolge tra il visitatore e Freud, e che costituisce il grosso della pièce, è ciò che di più commovente, dolce ed esilarante si possa immaginare: Freud ci crede e non ci crede; Dio, del resto, non è disposto a dare dimostrazioni di se stesso come se fosse un mago o un prestigiatore. Sullo sfondo, la sanguinaria tragedia del nazismo che porta Freud a formulare la domanda fatale: se Dio esiste, perché permette tutto ciò?
PREZZO
INTERO €32; OVER60/UNDER25 €16;CONVENZIONI €22,50
ORARI
mart - giov - ven - sab h.20.45; merc h. 19.30; dom h. 15.30*lunedì riposo
BIGLIETTERIA
02 59995206+

NOTE di REGIA di Valerio Binasco
IL VISITATORE di Eric Emmanuel Schmitt


Da molto tempo la drammaturgia contemporanea ci ha abituati a pensare che le parole non servono più a niente. Che l’umanità è immersa in un buio silenzioso e che nessun dialogo è più capace di ‘dire’ veramente qualcosa. Per strano che possa sembrare, il Teatro per lungo tempo si è fatto ‘portavoce’ di quel silenzio e lo ha trasformato in poesia, grazie a grandi commedie classificate dell’ ‘incomunicabilità’. Autori come Schmitt, invece, sono andati fieramente in tutt’altra direzione. Hanno continuato coraggiosamente a testimoniare una cieca fiducia nelle parole e una specie di devozione per l’umana dote del dialogo.
In questa commedia, come accadeva nel teatro di tanto tempo fa, le parole sono importanti e l’autore sembra coltivare la speranza che quando gli uomini si incontrano e si parlano possono, forse, cambiare il mondo. C’è una fiducia buona, dentro questa scrittura. C’è un grande ‘Sì’, così come nella drammaturgia contemporanea, di solito, c’è un grande ‘ No’. Questo ‘Sì’ è la prima cosa che mi ha colpito del ‘ Visitatore’.
È un testo coraggioso, che non ha timore di riportare in Teatro temi di discussione importanti come la Religione, la Storia, il Senso della Vita... Schmitt affronta questi temi in modo diretto, con l’innocenza di una ‘sit com’, quasi. Eliminando qualsiasi enfasi filosofica, i suoi personaggi riescono ad arrivare dritti al cuore di problemi enormi e a portare con molta dolcezza, in questo viaggio, anche gli spettatori.
Il protagonista di questo viaggio è Sigmund Freud; lo vediamo vecchio, stanco, malato. È arrivato al capolinea della vita. Per le strade della sua adorata Vienna marciano i Nazisti e lui si prepara ad andare in esilio perché ebreo. E’ un uomo che si scopre disperato, dopo aver lottato tutta la vita contro la disperazione degli altri uomini.
Questo povero vecchio che, sebbene sia Freud, ci sembra in vero un povero vecchio qualsiasi e ci ispira una tenera pietà, riceve la visita di un inquietante signore: è un pazzo che dice di essere Dio in persona? O è Dio, che gioca a sembrare un pazzo? Oppure il mondo è in mano a un Dio che non è niente di più e niente di meno di un povero pazzo? E ancora: il Male, che qui è interpretato da uno dei suoi migliori rappresentanti (il Nazismo), è opera di questo visitatore che dice di essere Dio o è opera dell’Uomo? Eccetera eccetera. Ecco le domande cruciali, i dubbi sanguinosi che animano questa strana commedia. Si potrebbe pensare, a questo punto, che l’autore ci abbia regalato uno dei tanti inutili e tediosi drammi filosofici; ma non è così. Ci ha regalato invece una commedia brillante, che con eleganza conduce spesso al sorriso o al riso; che offre spunti di pensiero e di commozione con sorprendente leggerezza.
La casa di Freud è una casa qualsiasi, assediata dal buio e dalla follia del mondo. Quasi quasi, sembra casa nostra. Tutto si svolge in una triste notte di tanti anni fa, ma potrebbe essere, quasi quasi, anche stanotte. Niente è quel che sembra, questa notte: i canti nazisti a volte sembrano quasi belli, Dio sembra un matto qualunque e perfino Sigmund Freud sembra disperatamente ingenuo, come ciascuno di noi.
Il Visitatore’ è una rara commedia per attori, a patto che siano attori capaci di sprofondare totalmente nell’umanità fragile dei loro personaggi e capaci di evitare le insidie della retorica. Anche Dio, qui, è in fondo un “povero Diavolo”; e le domande vertiginose che questa commedia ci pone, sono da lasciare tutte, umilmente, senza risposta; tranne una, forse… Una risposta importante, a ben vedere, c’è, ed è questa: ‘ Sì ’. La domanda, però, dovrete farvela da soli.
Buon divertimento, Valerio Binasco
http://www.affaritaliani.it/culturaspet ... -boni.html














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Re: "Il Vistiatore" - "Der Besucher"

Beitragvon gaby » 1. Nov 2013 17:05

Spettacoli
1 novembre 2013

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PARLANO GLI ATTORI
Boni-Haber: «Faccia a faccia con Dio»
«Ci piacerebbe molto che questo spettacolo lo vedesse papa Francesco, un uomo davvero contemporaneo, capace di aprire con semplicità e schiettezza un dialogo tra fede e ragione». Lo dicono all’unisono Alessandro Haber e Alessio Boni, prima di salire sul palco del Teatro Acacia di Napoli dove ieri sera hanno interpretato una delle primissime rappresentazioni de Il visitatore di Éric-Emmanuel Schmitt, che vedrà il debutto in grande stile il 6 novembre al Teatro Franco Parenti di Milano cui segue tournée.

I due attori si sono lanciati in quella che, a loro parere, «è una vera sfida. Portare i temi alti come la fede, il mistero, il destino a un pubblico il più ampio possibile», sfruttando anche la loro popolarità cinematografica e televisiva. Attraverso un faccia a faccia nientemeno che tra Freud e Dio. Sono loro i protagonisti del "duello" teatrale rappresentato sinora in ben 15 Paesi, dove Schmitt è considerato uno dei capisaldi del teatro contemporaneo, e qui curato dal regista Valerio Binasco, produzione Goldenart. «Io interpreto Freud alla fine della vita – racconta Haber –. Vecchio e malato, nella Vienna occupata dai nazisti nel 1938, lo psicanalista attende con ansia le notizie della figlia Anna portata via da un ufficiale della Gestapo. Quando ecco, che spunta dalla finestra un inaspettato visitatore. Potrebbe essere un malato, un pazzo, un barbone, ma Freud si rende conto di avere davanti Dio, quel Dio di cui ha sempre negato l’esistenza». Si avvia, così, un dialogo serrato, appassionato, le domande riguardano il senso della vita, ma anche il Male, incarnato in quel momento dal nazismo, con un linguaggio a tratti anche ironico e divertente che scava in fondo alle debolezze umane. «Le certezze di quest’uomo che con la sua intelligenza e il suo studio ha negato Dio per tutta la vita vanno sgretolandosi – aggiunge Haber –. Freud comincia a credere, anche se il finale resta a mio avviso aperto. A vincere è l’amore, la luce del bene che deve illuminare credenti e non credenti».

Ad Alessio Boni, il non facile ruolo di interpretare Dio, attraverso una figura istrionica e vitale. «Il regista Binasco ha scelto di rappresentare questo Dio come uno di noi, come uno che si mescola alle nostre sofferenze, ai nostri dubbi, al nostro desiderio di assoluto – spiega appassionato l’attore bergamasco –. Ho aderito fortemente a questo progetto perché c’è bisogno di ritornare a interrogarsi sull’uomo in questo profondo momento di crisi, non solo economica, ma morale. Siamo fagocitati da una società che ci travolge con i suoi ritmi, che ci spinge a correre, lavorare e comprare senza lasciare il tempo per riflettere su chi siamo. Si resta in superficie, abbagliati da tronisti e <+corsivo>Grandi fratelli<+tondo> vari e soli davanti a un ipad o davanti a una consolle». «Questo è un testo che ti fa fare i conti con te stesso – spiega Boni –. Lo stesso Freud che credeva che la psicanalisi potesse dare risposte a tutto, senza contemplare il mistero, la spiritualità, il destino, qui comincia a guardare se stesso e ad aprirsi verso l’Alto. Sa qual è il vero problema del nostro secolo? La superbia. Da lì nascono tutti i mali».

Il teatro, quindi, come ultimo palco su cui parlare dell’uomo con verità. Ne è convinto Boni. «Magari a teatro mi verrà a vedere qualcuno perché ho fatto Caravaggio o Tutti pazzi per amore. Ben venga: la mia intenzione è portarlo per mano a pensare alla sua vita, con un linguaggio intenso ma comprensibile a tutti». E per concludere, cita padre Turoldo: «Ai suoi allievi il primo giorno di scuola, la prima cosa che chiedeva era "chi vuoi diventare tu da grande?". Tutti gli rispondevano citando un mestiere, nessuno rispondeva quello che lui sperava: "Voglio diventare un uomo"».

Angela Calvini
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Beitragvon mingi17 » 1. Nov 2013 19:43

Übersetzung zum obigen Artikel:

Boni-Haber: Von Angesicht zu Angesicht mit Gott

"Es gefiele uns gut, wenn Papst Francesco dieses Stück sehen würde, ein wirklich zeitgenössischer Mensch, der mit Einfachheit und Aufrichtigkeit fähig ist, einen Dialog zwischen Glauben und Vernunft zu eröffnen." Das sagen unisono Alessandro Haber und Alessio Boni, bevor sie auf die Bühne des Teatro Acacia in Napoli gehen, wo sie gestern Abend eine der allerersten Vorstellungen des "Visitatore" von E-E Schmitt interpretierten, dessen großes Debut am 6. November im Teatro Franco Parenti in Mailand sein wird, das in der Tournee folgt.

Die beiden Schauspieler haben sich auf etwas eingelassen, was ihrer Meinung nach "eine große Herausforderung ist. Hohe Themen wie Glauben, Geheimnis, Schicksal an ein Publikum, das so umfangreich wie möglich ist, heranzutragen", wobei sie auch ihre Bekanntheit aus Kino und Fernsehen nutzen. Mittels einer Gegenüberstellung von nichts weniger als Freud und Gott. Sie sind die Protagonisten des Theater"Duells" das bisher in gut 15 Ländern aufgeführt wurde, wo Schmitt als einer der Fixpunkte des zeitgenössischen Theaters betrachtet wird, und das hier, vom Regisseur Valerio Binasco umhegt,, von Goldenart produziert wird. "Ich stelle Freud am Ende seines Lebens dar - erzählt Haber- . Alt und krank, im Wien des Jahres 1938, das von den Nazis besetzt ist, wartet der Psychoanalytiker mit Sorge auf Nachricht von seiner Tochter Anna, die von einem Offizier der Gestapo weggebracht wurde. Dann plötzlich erscheint am Fenster ein unerwarteter Besucher. Es könnte ein Kranker sein, ein Verrückter, ein Penner, aber Freud macht sich bewußt, dass er Gott vor sich hat, den Gott, dessen Existenz er immer verneint hat." So beginnt ein eindringlicher, leidenschaftlicher Dialog die Fragen des Sinns des Lebens betreffend, aber auch des Bösen, in dem Moment verkörpert im Nationalsozialismus, mit einer Ausdrucksweise, die teilweise ironisch und unterhaltsam ist, die in den Tiefen der menschlichen Schwächen gräbt. "Die Gewissheiten dieses Menschen, der mit seiner Intelligenz und seiner Forschung sein ganzes Leben lang Gott verneint hat, werden zerbrochen - fügt Haber hinzu - . Freud beginnt zu glauben, auch wenn das Ende meines Erachtens offen bleibt. Zu gewinnen ist die Liebe, das Licht des Guten, das Gläubige und Nichtgläubige erleuchten kann."

Für Alessio Boni die nicht einfache Rolle Gott darzustellen, mittels einer komödienhaften und vitalen Figur. " Der Regisseur Binasco hat einschieden, diesen Gott als einen von uns darzustellen, wie einer , der sich verbindet mit unseren Leiden, unseren Zweifeln, unserm Verlangen nach dem Absoluten - erklärt leidenschaftlich der bergamaskische Schauspieler -. Ich habe mich stark in diesem Projekt eingebracht, weil es nötig ist wieder Fragen zu stellen über den Menschen, in diesem tief gehenden Moment der Krise, nicht nur wirtschaftlich sondern auch moralisch. Wir sind aufgesaugt von einer Gesellschaft, die uns mit ihren Rhythmen überwältigt, die uns treibt zu laufen, zu arbeiten und zu kaufen, ohne die Zeit zu lassen, drüber nachzudenken, wer wir sind. Man bleibt an der Oberfläche, geblendet von "Thronisten" (Leute, die einen Schönheitswettbewerb gewinnen, also auf den Thron kommen) und verschiedenen "Big Brothers" und allein vor einem ipad oder einer Console.". "Dies ist ein Text, der dich mit dir selber abrechnen läßt - erklärt Boni - Der selbe Freud, der glaubte, dass die Psychoanalyse Antwort auf alles geben könne, ohne das Geheimnis, die Spiritualität, das Schicksal zu betrachten, beginnt hier sich selbst zu betrachten und öffnet sich für das Erhabene/den Himmel. Wissen Sie, was das wirkliche Problem unseres Jahrhunderts ist? Der Hochmut/Stolz. Dadurch entsteht alles Schlechte."

Das Theater also als letzte Bühne, auf der man vom Menschen mit Wahrheit spricht. Davon ist Boni überzeugt. " Vielleicht kommt jemand ins Theater um mich zu sehen weil ich Caravaggio oder "Tutti pazzi.." gemacht habe. Auch gut! Meine Absicht ist, ihn an der Hand zu nehmen um über sein Leben nachzudenken, in einer intensiven aber für alle verständlichen Sprache." Und zum Abschluss zitiert er Vater Turoldo: " Am ersten Schultag fragte er als erstes seine Schüler: "Was willst Du werden, wenn Du groß bist?". Alle antworteten ihm indem sie einen Beruf nannten, keiner antwortete das, worauf er gehofft hatte: "Ich möchte ein Mensch werden".
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Beitragvon gaby » 2. Nov 2013 09:32

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Beitragvon Sweety » 2. Nov 2013 10:56

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Beitragvon Sweety » 3. Nov 2013 02:05

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Beitragvon Sweety » 3. Nov 2013 02:16

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Beitragvon Sweety » 3. Nov 2013 02:41

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Beitragvon mingi17 » 3. Nov 2013 23:47

Quarta Parete » Recensioni » “Il Visitatore” con Haber e Boni, uno spettacolo sulla libertà
“Il Visitatore” con Haber e Boni, uno spettacolo sulla libertà

novembre 3rd, 2013 | Commenta
In scena sino al 3 novembre al teatro Acacia, per la regia di Valerio Binasco, la commedia scritta da Schmitt: dialogo sui massimi sistemi tra uno stanco Freud e Dio.



ilvisitatore1Una sola parola d’ordine, credibilità, abbraccia complessivamente la messa in scena de Il Visitatore, al Teatro Acacia sino al 3 novembre, con protagonisti Alessandro Haber, Alessio Boni, Francesco Bonomo e Nicoletta Robello Bracciforti. Il senso di questa accezione si può leggere da differenti punti d’osservazione, visto che non si tratta unicamente della capacità interpretativa degli attori sul palco, ampiamente riconosciuta, oppure del valore di un testo come questo, possente, scritto da Eric Emmanuel Schmitt nel 1993. C’è qualcosa, nel valore drammaturgico de Il Visitatore, che prima nasce e prende forma nella mente dello spettatore come un anacronismo allo stato puro, per poi convincerlo successivamente del valore metastorico dell’opera. Valerio Binasco, il regista, nelle sue note afferma “Il Teatro per lungo tempo si è fatto ‘portavoce’ di silenzio e lo ha trasformato in poesia, grazie a grandi commedie classificate dell’incomunicabilità’. Autori come Schmitt, invece, sono andati fieramente in tutt’altra direzione. Hanno continuato coraggiosamente a testimoniare una cieca fiducia nelle parole e una specie di devozione per l’umana dote del dialogo”.

Proprio per questa attitudine al silenzio che il teatro ha trasmesso allo spettatore, in prima battuta Il Visitatore può dare di sé la distorta e desueta immagine di una pletora di dialoghi su temi di discussione complessi come Religione, Storia e Senso della vita. Ma è solo un’impressione.

il-visitatore-teatro-acacia-20131938, Vienna è invasa dai nazisti. Qualcuno si intrufola a casa di Freud, stanco, malato e costretto a dover prendere in considerazione l’idea di abbandonare la sua amata città, perché ebreo. Più di tutto, Freud è, probabilmente, un uomo meno sicuro di sé, delle convinzioni che l’hanno accompagnato per tutta la vita. Quello che sembra un semplice intruso diviene lo spunto per una conversazione sui massimi sistemi tra qualcuno che è Freud e qualcun altro, l’intruso appunto, che convince Freud di essere Dio. Il punto è questo: che lo sia o no porta l’interlocutore al dubbio, una frase che non è altro, se non una traduzione semplificata del concetto di fede. Ed è uno scontro verbale acceso, tenzone filosofica sotto forma di commedia capace di trascinare lo spettatore a sentirsi improvvisamente un supporter, prima persuaso da Freud a suffragare l’idea che Dio sia definitivamente l’ipotesi che nessuno sia stato mai in grado di confermare; poi ammaliato dalle parole di un Dio, o un pazzo che crede di esserlo, il quale permette l’esistenza del male perché ha voluto un uomo che non fosse suo suddito, un uomo che non dovesse inginocchiarsi ai suoi piedi, ma che fosse dotato della libertà di non farlo.

La Vienna del 1938, la totale oppressione del regime, conducono alla convinzione certa che Il Visitatore sia una magnifica pièce teatrale scritta a servizio del concetto di libertà, intesa in ogni sua possibile declinazione: di originare il male, di credere che il divino possa non esistere perché questo del male escluderebbe automaticamente l’esistenza. Infine la libertà di credere che essere liberi sia anche una responsabilità. L’impagabile sensazione di uscire da teatro con meno convinzioni di quante si credesse di averne è merito del regista, Valerio Binasco, dotato del coraggio di immaginare e spogliare Sigmund Freud, a tratti, delle vesti del più grande pensatore del secolo scorso, dipingendolo come un povero vecchio malato, e nulla più. Inoltre va agli interpreti, senz’altro principalmente ad Haber e Boni, per aver assecondato a pieno tutte le curve emozionali di un testo che fa dei limiti invisibili e la commistione tra generi le proprie ragioni di vita.

Andrea Parrè

Teatro Acacia

Via Tarantino 10

tel 0815563999

Biglietti: 30 € poltrona, 24 € galleria

www.teatroacacia.com


http://www.quartaparetepress.it/index.p ... a-liberta/
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Re: "Il Vistiatore" - "Der Besucher"

Beitragvon mingi17 » 4. Nov 2013 19:30

due interpreti si sfidano ne «Il visitatore» di Schmitt
Divina psicoanalisi
Haber-Freud e Dio-Boni: «Un testo per pensare, non vogliamo convincere nessuno»

Teatro
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I nfondo la domanda è sempre quella dell’essere o non essere, ma se a porla è Dio a Freud e viceversa le cose cambiano. «Il visitatore» che Eric-Emmanuel Schmitt scrisse nel ‘93 torna a Milano al Franco Parenti, a molti anni dall’edizione con Turi Ferro e Kim Rossi Stuart, con due bravi e sintonizzati attori, Alessandro Haber cui spetta il ruolo dello psicanalista alla vigilia della sua partenza per Parigi nel 1938, e Alessio Boni, l’angelico visitatore, innamorati della regia di Valerio Binasco.

«Oggi - dicono all’unisono - il testo è più attuale di ieri». L’autore lo scrisse quando una sera, vedendo la tv piena di sventure, pensò che il telegiornale deve deprimere molto Dio: «Ma Lui a chi può parlare quando soffre?». Eccoci quindi nello studio del dr. Sigmund, per 100 minuti tesi come una lama ma anche divertenti, mentre dalla finestra si sente il passo marziale nazista che ha invaso l’Austria: è il 22 aprile 1938. La scena è divisa, a sinistra la parte realista, a destra la parte magica e mistica, dove appare la coscienza, dove ci si interroga. Da che parte sta Dio Boni, che siederà sul lettino del dottore?

«È stata una sorpresa: il testo mi interessa non per l’insopportabile divisione all’italiana tra atei e religiosi, guelfi e ghibellini, bianchi e neri, ma perché parla della crisi dell’uomo che oggi in sofferenza, dominato dall’informatica, dalla cibernetica che con un clic permette la virtuale onnipotenza: può darsi che sia tutta fantasia, ma non importa, la verità è che abbiamo perduto umanità e perciò si torna a un’analisi interiore. Io ho un fratello sacerdote e mi sono spesso confrontato con questo tema, ma trovo giusto porlo dalla scena». Quasi una terapia di gruppo col pubblico, che ride spesso, ma sul versante tragicomico: «Io ne esco distrutto per la fatica», dice Haber. «Freud è un uomo disfatto per le questioni razziali, ha teorizzato la mancanza di Dio, è razionalista, ha combattuto la follia, ma improvvisamente arriva uno che forse è Dio, un angelo, forse è un pazzo. Vacilla, come se la sua coscienza si sdoppiasse: viene in mente il carteggio tra Scalfari e papa Francesco».

«Il visitatore» pone domandone e non dà risposte, è un pareggio di cui però si porta dentro tutta l’inquietudine: «Ti poni quesiti che hai nell’inconscio e rimandi ogni giorno», dice Boni, «tanto che con la regia di Binasco, che non stacca mai il piede dall’acceleratore, il pubblico non si perde una battuta perché è la crisi di ciascuno di noi e loro. E di Freud che parlava di Dio come allucinazione collettiva ma alla fine è costretto ad ammettere che ci sono misteri, angosce, forze, fuori dal nostro controllo: del resto ho conosciuto atei più spirituali dei sacerdoti e credenti che ignorano la Bibbia».

Freud, che poi scapperà in America ma lasciando a casa le sorelle, per Haber è «un carattere duro, imploso e forte, mai luminoso, raggomitolato dentro al ragionamento, nell’angoscia della malattia psichica: capito perché alla fine sono uno straccio?». Compito improbo, quello di far cambiare idea al dottore, che chiede al Visitatore se voglia convertirlo: «No, tranquillo», racconta Boni, «creo un dubbio, voglio aprirti a un momento di ottimismo e di meraviglia, al pensiero della musica e dei fiori, non è tutto nero, anche se siamo nella follia della guerra e anche nella follia di oggi. È un testo che lascia una porta aperta per la sensibilità di ognuno. Alda Merini scriveva: “Ringrazio i miei nemici perché sono i più attenti”. Ma l’Uomo dell’Umanesimo è in crisi e Freud, scienziato dell’anima, lo sa. Il problema è che viviamo tutti sulla superficie delle cose e nessuno vuole davvero diventare Uomo, da grande, come diceva padre Turoldo».

Un testo con un’anima tragica e ridicola che vuole in scena due attori appassionati allo scibile umano. Dicono: «Ogni tanto bisogna farsi domande alte, da portarsi a casa. Se la gente si diverte e commuove, abbiamo fatto centro. Non vogliamo evangelizzare nessuno ma far pensare tutti». Haber convive con Freud ormai: «Ha difeso l’intelligenza contro la stupidità, ha avuto una vita piena. Sono, come lui, dell’idea che l’uomo è libero di fare il Bene o il Male ma che ciascuno ha il suo Dio. La risposta è: se ci si comporta con etica e amore rispettando la dignità altrui, questa è religione. Certo che sarebbe bello se ci fosse anche l’al di là». E il teatro? «È il filtro, raccoglie immaginazione, metafora, poesia, è gioco della vita, fantastica con l’immaginazione, lancia segnali e guarda in faccia e osa. Infatti si ribaltano le cose, è Dio che psicanalizza Freud: siamo arrivati alla resa dei conti, amo la ricerca, le certezze non m’interessano e Sigmund mi ha convinto che non sapremo mai chi siamo».

04 novembre 2013

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Maurizio Porro

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