Walter Chiari -Fino all'ultima risata

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Re: Walter Chiari -Fino all'ultima risata

Beitragvon mingi17 » 1. Mär 2012 19:35

Amarcord Walter Chiari

1 marzo 2012 ore 15:41 di zazatto
- Voto:

Categoria Cinema TV e Musica - Letto da 37 persone - Visualizzazioni: 44

Ho assistito alla fiction che la RAI ha inteso dedicare a Walter Chiari. L’ho guardata con piacere e credo che, tutto sommato, si sia trattato di un atto d’amore verso uno dei personaggi più originali e controversi della storia della cinematografia e della televisione italiana.

Era obiettivamente difficile riuscire a conciliare la realtà storica con la finzione; se ci si fosse limitati ad un semplice excursus storico sulla vita dell’attore, ci saremmo trovati di fronte ad un semplice documentario. Pertanto, la mano dello sceneggiatore ha spesso tradotto in romanzo determinate situazioni, stravolgendo o gonfiando, talvolta, la realtà. Ma a me la fiction è comunque piaciuta, e molto.

Alessio Boni sapeva di non poter certo competere con la verve istrionica di Chiari, e non ha minimamente cercato d’imitarlo; pertanto, ha dato tutto sé stesso nel tentativo – riuscito in pieno, la sua è stata una performance straordinaria – di porre l’accento sulla dimensione smaccatamente umana dell’attore veronese. Ne è venuto fuori il ritratto di un personaggio di grande fragilità, solo apparentemente immaturo; niente affatto donnaiolo, semmai molto ricercato dalle donne; generoso con il prossimo, anche a costo di rimanere al verde.

L’impressione, semmai, è che la vita di Walter Chiari sia stata un po’ eccessivamente romanzata – cosa su cui, del resto, ha garbatamente polemizzato Simone Annicchiarico, l’unico figlio dell’attore – dando l’impressione, a volte, che il popolare attore fosse un’altra persona. Non credo, per esempio, che Chiari fosse realmente un cocainomane, o che qualunque emittente privata potesse concedersi il lusso di "licenziare" un personaggio di quella portata; ma chi ha vissuto quegli anni non potrà che prendere con beneficio d’inventario situazioni che attengono esclusivamente alla finzione scenica.

Assistendo alla rappresentazione, gli avvenimenti descrìttivi si sono spesso incrociati con i miei ricordi personali: quella celebre Canzonissima del 1968, condotta insieme a Mina e a Paolo Panelli, unanimemente considerata come una delle migliori (insieme, a mio avviso, alle edizioni del 1970 e del 1971 con Corrado e Raffaella Carrà) e tappa obbligata del sabato sera per un po’ di sano – e di edificante – divertimento. Poi, lo sketch del Sarchiapone, insieme a Carlo Campanini, esempio tuttora insuperato di arte e comicità; l’esilarante soliloquio in cui prendeva in giro – con grande classe, in verità – la canzone Emozioni di Lucio Battisti; le sue barzellette (indimenticabile quella della nave dei balbuzienti), l’indimenticabile parodia dei fratelli De Rege, e tant’altro. Cinema, teatro, radio, televisione, donne: diciamo che al Nostro, almeno in linea di principio, le soddisfazioni non mancavano.

Poi, nel 1970, la bufera. L’arresto per il presunto reato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, due mesi e mezzo di carcere e carriera irrimediabilmente compromessa. All’epoca non si andava tanto per il sottile (ne poté capire qualcosa il povero Enzo Tortora), e si procedeva a questi arresti "eccellenti" in pompa magna e coram populo; il "mostro" Walter Chiari, sbattuto in prima pagina, dovette subire, una volta scarcerato, l’ostracismo di coloro, RAI per prima, che fino a poco tempo prima lo osannavano e lo ricercavano. Va ricordato che fu tratto in arresto anche il grande Lelio Luttazzi, coinvolto, suo malgrado ed assolutamente innocente, nella vicenda che distrusse anche la sua vita.

Intendiamoci: al processo, Chiari fu condannato solo per detenzione di sostanze stupefacenti e quindi è risultato comunque colpevole di un reato. Nulla da eccepire, su questo. Ma come cambiano i costumi… Oggi, personaggi accusati di reati ben più odiosi diventano quasi delle star, e proprio le loro vicissitudini giudiziarie li portano ad essere richiestissimi e ad ammorbare i palinsesti televisivi. Walter Chiari, invece, dovette praticamente scomparire dalle scene importanti per anni, per ritornarvi solo verso la fine degli anni ’70, dopo tante emittenti private e tanti B-movies. Tornò, infatti, in RAI per condurre il varietà Una valigia tutta blu, e nel 1981 avrebbe fatto parte del cast di un altro celebre spettacolo abbinato, come Canzonissima, alla Lotteria Italia: Fantastico.

La sua vita sentimentale, costituita quasi esclusivamente da flirt (tranne, come la fiction lascerebbe ad intendere, il legame con Lucia Bosé), si era acquietata nel 1969, con il matrimonio con l’attrice Alida Chelli, figlia del celebre compositore Carlo Rustichelli, e con la nascita del figlio Simone, avvenuta mentre l’attore era ancora in carcere. La fiction, specie nella seconda parte, dedica un ampio spazio al rapporto col figlio (che, è il caso di ricordarlo, è accreditato come "consulente" dello sceneggiato e vi appare, all’inizio, in un piccolo cameo). E’ sembrato di assistere al remake di uno dei suoi film più significativi, Il giovedì (1963) di Dino Risi; la pellicola narrava di un padre separato, un po’ frescone e un po’ Peter Pan, che passa una giornata col figlio che non vede da molto tempo e con cui, alla fine della giornata, riesce, malgrado tutto, a stabilire un forte legame.
Anche dall’episodio della fiction emerge sì la figura del "solito" pazzerello, ma anche l’immagine di un padre dolcissimo ed attaccatissimo al figlio.

L’impressione che ho sempre avuto, e che viene suffragata dalla visione dello sceneggiato, è che Walter Chiari fosse un uomo SOLO. I lustrini e le paillettes contano davvero poco, in confronto ai rapporti umani. Non posso fare a meno di ricordarlo mentre parlava, intervistato, della fine della sua storia d’amore con Patrizia Caselli, con la quale si dichiarava disponibile a tornare anche subito, se solo lei lo avesse voluto. Era evidentemente e sinceramente affranto e m’ispirò grande tenerezza.

La sera del 20 dicembre 1991 l’attore si ritirò nel suo appartamento in un residence di Milano, in cui viveva - ovviamente - solo, e si sedette alla poltrona, davanti al televisore. Lo trovarono lì, il giorno dopo, con gli occhiali sul naso e la TV ancora accesa: un infarto lo aveva stroncato. Aveva 67 anni.

La fiction della RAI è quindistata, a mio modesto avviso, un dovuto riconoscimento per un personaggio vero e per un professionista che, pur con qualche limite caratteriale, ha lasciato un segno indelebile nella cultura del nostro Paese.

Un bravo a tutto il cast, con una menzione particolare per Alessio Boni, bravissimo nel non cedere alla tentazione di gigioneggiare o di ridurre a macchietta la figura del grande attore, e a Bianca Guaccero, ottima interprete del personaggio dell’eterna amica Valeria Fabrizi, che abbiamo ammirato di recente nella fiction Che Dio ci aiuti.
Articolo scritto da zazatto

http://www.paid2write.org/cinema_tv_mus ... 19784.html
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Re: Walter Chiari -Fino all'ultima risata

Beitragvon gaby » 2. Mär 2012 08:44

Barbareschi perde il "finale di partita" di Chiari
01/03/2012 18:00

di Giorgio Blellocci



Ottimi ascolti, durissime critiche: lo avessero detto a Luca Barbareschi che la fiction su Walter Chiari da lui prodotta era destinata a tale epilogo magari vi sarebbe stato qualche ripensamento in fase di realizzazione... Walter Chiari-Fino all'ultima risata ha raccolto su Raiuno il gradimento di oltre sei milioni di telespettatori, e ha consacrato Alessio Boni come attore super; straordinario nella rappresentazione del grande attore-intrattenitore scomparso nel 1991. E su questo anche i critici più acerrimi non hanno avuto nulla da dire. Ma sui giornali e in rete sono esplose molte polemiche.



Simone Annichiarico, figlio di Chiari, ha fatto notare che il termine fiction in fondo indica una ricostruzione soggettiva, ma non ha potuto far a meno di lamentare le pecche che risiedono in una ricostruzione romanzata della vita del protagonista e in una sceneggiatura a dire poco raffazzonata. Nel 1987 Barbareschi aveva vissuto come attore la bella avventura di Romance, film minimalista che aveva rilanciato Chiari all'attenzione del grande cinema e che viene evocato nella fiction. Nelle odierne vesti di produttore Barbareschi ha voluto provare a raccontare una delle vicende che meglio rendono l'ipocrisia di cui era ammantata l'Italia democristiana del dopo boom. E di questo bisogna dargli merito. Si, perché è assodato che nell'estate del 1970 Chiari e Lelio Luttazzi vennero ingiustamente accusati di spaccio di stupefacenti. Ed è per fortuna risaputo che le loro carriere vennero pesantemente segnate da quell'esperienza, per non dire dei rispettivi percorsi umani.

Ma proprio per questo non mi ha convinto la scelta di escludere dal film la figura di Luttazzi (soluzione edulcorata, dal momento che il comportamento di Chiari non fu irreprensibile verso l'amico). Il racconto ha dipinto in modo efficace il contatto con il nascente e mediocre mondo delle tv private vissuto dall'istrione che aveva lavorato per il grande cinema, ma ignora totalmente, nella frettolosa chiusura, la straordinaria avventura teatrale che Chiari visse con l'amico Renato Rascel a fine anni 80: Finale di partita di Samuel Beckett, vale a dire un perfetto epilogo-epitaffio per una esistenza così ricca e tormentata.

http://quomedia.diesis.it/news/30751/ba ... -di-chiari
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Re: Walter Chiari -Fino all'ultima risata

Beitragvon mingi17 » 2. Mär 2012 10:53

La nemesi dell'oblio
di Dimitri Buffa

Non c'è niente da fare: se uno si mette a cercare con Google il nome di quel pm e di quel giudice istruttore che il 22 maggio 1970 fecero arrestare Walter Chiari e Lelio Luttazzi con l'assurda accusa di avere spacciato cocaina nel mondo dello spettacolo non li trova. Anche standoci delle ore. Se chi emise quei mandati di cattura lo fece "per diventare famoso", come diceva Alessio Boni in una battuta di "Walter Chiari: fino all'ultima risata", lo sceneggiato trasmesso da Rai Uno, l'intento è rimasto clamorosamente frustrato. In compenso è riuscito a consegnare alla cronaca del passato recente di questo paese, sempre un po' troppo moralista con chi ha soldi, donne e successo, quella che fu una delle prime vittime del proibizionismo antidroga all'italiana: Walter Annichiarico, in arte Walter Chiari.

Un uomo che per oltre 25 anni si era identificato con il sabato sera degli italiani, prima nella rivista leggera e poi nella tv. Un ex operaio della Isotta Fraschini e un ex pugile professionista entrato per caso nel mondo dello spettacolo, un po' come in un film neorealista. Amato dagli uomini, ma più dalle donne. Destinato a cadere, come sembra credere il critico Tatti Sanguinetti, che ne sta curando una monumentale biografia, perché gli italiani di bocca buona avessero un capro espiatorio famoso. A sei mesi da piazza Fontana e dalla morte di Pinelli, nessuno era in grado di capire chi manovrasse la strategia della tensione né il nascente terrorismo brigatista. In compenso fioccavano gli pseudo-scandali sulla droga che sarebbero continuati per tutta la prima metà degli anni '70. A cominciare da quello del locale "Number one" di via Veneto, in cui fu coinvolto anche l'avvocato Gianni Agnelli, che per tutto il resto della propria vita si portò dietro la nomea di cocainomane di lusso. Leggenda metropolitana voleva che avesse il cavo nasale rifatto in oro per sniffare meglio. Cosa che invece non era affatto vera.

Giornali come "Il tempo", storicamente vicini alla parte più bigotta della Dc dell'epoca, inzuppavano il cornetto in questa brodaglia da mattinale di questura e parlavano di Chiari come se si fosse trattato di un pusher, e non di una vittima. Nella fiction in cui Chiari era interpretato da Alessio Boni, e Valeria Fabrizi, con un nome diverso, da Bianca Guaccero, è ripercorsa tutta la parabola umana e artistica di quel talentuoso italiano.

E si ricordano altresì le donne importanti della sua vita: la moglie Alida Chelli, l'amica di sempre Valeria Fabrizi. e i suoi due grandi amori, Lucia Bosè e Ava Gardner. Biograficamente è ripercorsa la carriera: dagli inizi, con Carlo Campanini, alll'ultimo film, che per poco non venne premiato alla 43ª mostra di Venezia nel 1991: "Romance". La pellicola di allora, così come la fiction oggi, era stato prodotto da Luca Barbareschi. Il quale, a propria volta, nelle scene finali della seconda puntata della miniserie, non nasconde i legittimi motivi di rivalsa contro lo stesso mondo dello spettacolo, della Rai e della politica che ipocritamente avevano decretato la fine di un grandissimo attore e comico, teatrale, cinematografico e televisivo come Walter Chiari.

Simone Annichiarico, il figlio di Walter e di Alida Chelli, nei giorni scorsi è intervenuto polemicamente sia per alcune asserite inesattezze contenute nella sceneggiatura, sia contro lo stesso Sanguinetti, convinto di avere trovato le prove di un passato da torturatore fascista di un congiunto di Walter, cosa che lo avrebbe segnato durante i primi anni della propria vita.

Ma, qualunque cosa sia stata alla base del "cupio dissolvi" di Walter, in seguito legato all'abuso di cocaina, il vero problema della sua vita fu la notorietà che tutti volevano parassitare e, forse, la generosità con cui ingenuamente si concesse. Se Chiari fu un drogato era un problema suo, e se non aveva mai spacciato, come nessuno poté mai dimostrare, il consumo di stupefacenti poteva e doveva rimanere un dramma privato. Come lo fu l'alcoolismo per Ava Gardner, che entrava e usciva continuamente dalle cliniche per attori hollywoodiani.

Ma su Chiari qualche pm dell'epoca, qualche Di Pietro ante litteram, si illudeva di costruire la propria carriera mediante la scorciatoia mediatica. Come poi capitò anche con Tortora, che oltretutto la droga non la aveva mai usata. Queste figure di successo in Italia sono sempre state soggette all'invidia sociale e al ditino puntato da parte di politica, magistratura e giornalismo. Tutti gli anni '70 sono pieni di storie tragiche legate al consumo personale di droga da parte degli artisti: basti pensare alle vicissitudini del grande pittore Mario Schifano, a quelle di Franco Califano, e a tante altre ancora. Un'estate del 1969 un altro pm che voleva diventare famoso fece perquisire mezza Positano perché al "Quicksilver", una discoteca trendy piena di hippies dell'epoca, la gente si faceva le canne. Ci fu un comico fuggi fuggi sulla spiaggia di spacciatori camorristi, e di consumatori della Roma bene e del jet set. Alcuni scapparono rubandosi i motoscafi all'ancora. L'Italietta di allora si accontentava di questo fumo negli occhi, mentre intanto si avviavano a restare insolute le stragi di piazza Fontana, piazza della Loggia e tante altre ancora. La maledizione dell'oblio, però, ha colpito chi si illudeva di diventare famoso sulla pelle di Chiari, Luttazzi, Schifano, Tortora e tutti gli altri. I nomi di quei magistrati oggi non li rammenta quasi più nessuno. I nomi delle vittime, invece, fanno parte della storia d'Italia che amiamo più ricordare.

Dieser Bericht erzählt etwas zu den Hintergründen der Verurteilung und auch zu den Umständen in den 70er Jhren mit den Attentaten etc.
http://www.notapolitica.it/2012/3/2/buf ... 02-03.aspx
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Re: Walter Chiari -Fino all'ultima risata

Beitragvon mingi17 » 3. Mär 2012 09:15

Bild

http://www.ufficiostampa.rai.it/mb_inde ... 83457.html

Da geht es auch noch einmal zum Link für die pdf mit dem Artikel. Der liegt noch hier zum Übersetzen, kommt noch! Bis zur 3. Wiederholung von "Walter Chiari" werd ich alle geschafft haben. ;)

Tenor aller Kritiken, die ich gelesen habe: auch wenn teilweise die Story verrissen wird, alle sind sich einig über die überragende Leistung Alessios.
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Re: Walter Chiari -Fino all'ultima risata

Beitragvon Daisy » 4. Mär 2012 13:23

... dem kann ich mich anschließen, die Story hinkt manchmal einwenig und es fehlt so ein wenig die Klimax, der Spannungsbogen. Wobei ich zugeben muß, daß dadurch, daß mein italienisch für das genaue Verständnis einiger Passagen zu dürftig war, ich vielleicht manches verpasst habe.
Alessios Leistung war großartig und ich verstehe jetzt, warum er sagte, daß er sich teilweise sehr schwer getan hat und sich vor dieser Rolle fürchtete. Es war sicherlich schwierig, diese Person fein zu zeichnen, ohne übertrieben zu wirken, aber doch deutlich zu machen, welche Person er war. Er hat seine Sache sehr gut gemacht, finde ich.
Allerdings: die Maske war nicht gerade oscar-verdächtig, es wirkte manchmal arg gespachtelt... (und in einer Szene hat er viele Falten, in der nächsten nicht mehr...). Auch schon in anderen Filmen wie z.B. "Liebe in Zeiten der Cholera" hab ich das schon als großes Manko empfunden, weil es einfach unnatürlich wirkt und so an der Glaubwürdigkeit des Schauspielers nagt, obwohl er doch garnichts dafür kann.

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Beitragvon gaby » 4. Mär 2012 14:42

Das Drehbuch hat viele, viele Mangel gehabt,aber Alessio hat sehr gut gespielt,fur ihn ist gultig,gibt keine schlechte Rollen,nur schlechte Darsteller.Trotz Mangel dieses Drebuchs war seine Lestung herrvoragend.
Einen schoenen sonnigen Sonntag wunscht Euch Gaby.
ad Alessio Boni. L’attore bergamasco, nei panni del mattatore dello spettacolo italiano, è l’unica vera nota positiva della miniserie Walter Chiari – Fino All’ultima risata, a dispetto di una sceneggiatura poco avvincente e piena di imprecisioni.
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Re: Walter Chiari -Fino all'ultima risata

Beitragvon mingi17 » 8. Mär 2012 10:02

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/me ... cf.html#p=

Dies ist ein kleiner Film von 10 Minuten über das Leben von Walter Chiari, der heute Geburtstag hat, sehr interessant. Wer den Film mit Alessio kennt, wird darin viele Szenen wiedererkennen. Die haben offensichtlich wirklich das Filmmaterial von damals ausgewertet, das geht bis hin zum Muster des Hemdes bei der Entlassung aus dem Gefängnis. Es ist schade, dass man erst heute Chiari wieder anerkennt. Und Alessios Leistung wird angesichts des Bildmaterials umso höher einzuschätzen sein.
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Re: Walter Chiari -Fino all'ultima risata

Beitragvon mingi17 » 10. Mär 2012 09:13

http://www.youtube.com/watch?v=li5Al-VM ... ture=share

Hier die Präsentation beim Sanremo Festival, danke Marina
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Re: Walter Chiari -Fino all'ultima risata

Beitragvon mingi17 » 13. Mär 2012 17:22

E ora Alessio fa il Walter usando il mito di Chiari
Stasera e domani la fiction di Raiuno. "È più facile impersonare Ulisse che quell’inimitabile mattatore"
di Antonio Lodetti - 26 febbraio 2012, 09:19Commenta È paradossalmente il ruolo più difficile della sua carriera. Alessio Boni, dopo aver vestito i panni di personaggi come Caravaggio e Puccini, ora indossa quelli pirotecnici di Walter Chiari in una sfida da far tremare i polsi. Stasera e domani lo vedremo in prima serata, su Raiuno, nella fiction Walter Chiari, fino all’ultima risata (regia di Enzo Monteleone, prodotto da Luca Barbareschi) interpretare uno dei più debordanti e geniali talenti della nostra comicità (e non solo). Un personaggio ancor più «difficile» di Ulisse, visto che Boni è in Portogallo a girare L’Odissea . «L’avete mai vista l’espressione di Ulisse? O come cammina? Chiari invece lo potete vedere tutti nei film o su YouTube. Quindi il confronto è sempre in agguato. Mi potete massacrare in qualunque momento».

Dal trucco all’inflessione vocale alla gestualità, nulla è stato lasciato al caso. «Abbiamo avuto radici comuni - spiega Boni - e poi personaggi come Alessandro Haber mi hanno sempre detto che io ricordo un po’ Walter. Ma in questa fiction non ho mai voluto fargli il verso o imitarlo. Sarebbe stata una missione impossibile. Ho studiato tutti i suoi film e il suo repertorio su YouTube, ma il mio obiettivo è trasmettere la sua energia, quella forza filantropica che aveva dentro di sé per cui si dava completamente al pubblico senza narcisismo.

Un giorno disse: “fin da bambino mi piaceva raccontare barzellette e far ridere, non avrei mai immaginato che un giorno mi avrebbero pagato milioni per farlo da professionista”. Ecco, questo è il Walter che mi piacerebbe portare in televisione».

Boni crede in questa fiction e nella forza della sua interpretazione, che lo ha aiutato a superare i momenti più difficili. «Walter era elegante, ironico ma anche una grande maschera tragica. Era un fuoriclasse di fronte al quale in certi momenti non mi sentivo all’altezza. Ma poi uomini così ti danno una carica incredibile, ti aiutano a scioglierti davanti al pubblico, e questo è esattamente ciò che è successo. Dopo un po’ mi sono sentito più libero e sicuro nel far rivivere il personaggio».

Un personaggio complesso, dai mille volti, dalle mille sfumature che sapeva improvvisare e portare sul palcoscenico le cose di tutti i giorni. Ma più che nel lato comico, Boni si esalta in quella che fu la tragedia di Walter Chiari, incarcerato il 22 maggio 1970 con l’accusa di spacciare cocaina e finito in una spirale perversa senza ritorno. La fiction infatti si apre con Boni- Chiari in prigione, in quei terribili momenti che segnano l’inizio del suo declino.

«Naturalmente- spiega Boni- si parla della sua carriera, del suo modo iconoclasta di fare le battute e di inventare gag come quella del Sarchiapone. Ma ciò che ci preme di più è raccontare il suo privato, le ingiustizie che ha subito. Ho interpretato soprattutto il Walter Chiari che affronta la solitudine, il dopo-carcere quando tutti, le sue donne, il suo pubblico, gli girarono le spalle e lo spinsero a dire: “purtroppo quando cadi in disgrazia anche il migliore amico ne gioisce”. Pensate quante deve averne passate. Anche perché lui non si è ritirato, ha provato a ripartire con le televendite o con i teatri di periferia. È stato trattato come un criminale per un grammo di cocaina nel periodo della strage di piazza Fontana a Milano, quando i pentiti ne raccontavano di tutti i colori. È stato il primo personaggio del mondo dello spettacolo a entrare clamorosamente, e senza motivo, nella cronaca nera. Vogliamo rendere giustizia alle sue emozioni private dal 1970 alla morte».


http://www.ilgiornale.it/spettacoli/e_o ... &order=0#1
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Re: Walter Chiari -Fino all'ultima risata

Beitragvon mingi17 » 17. Mär 2012 21:02

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