DVD

Dem gesuchten Terroristen Giorgio Pellegrini (Alessio Boni) wird von der italienischen Justiz die Kronzeugenregelung angeboten, falls er seiner seine ehemaligen Kameraden verrät beschließt dieser sich der Polizei zu stellen. Nach ein paar Jahren Haft und einem Deal mit dem korrupten Kommissar kommt er frei. Sein oberstes Ziel ist es nun, ein anerkanntes Mitglied der Gesellschaft zu werden. In der zynischen und kalten Welt, in die er entlassen wird, gibt es für ihn nur ein Mittel, dieses Ziel zu erreichen: Mord.

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Re: DVD

Beitragvon gaby » 28. Dez 2013 23:32

venerdì 27 dicembre 2013
ARRIVEDERCI AMORE, CIAO di Massimo Carlotto [e/o ed., 2001, 2006; pag.183]

Qualcuno che mi conoscesse bene, potrebbe anche pensare che io abbia deciso di recensire questo romanzo al solo scopo di riuscire ad inserire nel blog una foto di Alessio Boni, attore per il quale (lo confesso, è inutile negare…) nutro un debole di carattere vivamente estetico. Ma non è proprio così: qui da considerare c’è anche qualcosa di ben più serio. Il film, tra l’altro, non l’ho mai visto, in compenso però il romanzo da cui fu tratto mi piace. Ogni volta che lo rileggo, lo trovo crudele e malagevole come la prima volta: una storia cattiva ed un protagonista eticamente molto difettoso, raccontati però con stile sicuro e incisivo, efficace nella sua apparente linearità.
Un libro che lascia l’amaro in bocca, come si suol dire, ma che induce anche a prendere in considerazione tante cose interessanti.

TRAMA: All’inizio degli anni Ottanta, Giorgio Pellegrini è poco più che trentenne. Nato a Bergamo, in una famiglia agiatamente borghese, negli anni Settanta se ne è distaccato e si è dato alla lotta armata: più per allontanarsi dalla noia, che per reale e profonda convinzione politica. Una bomba collocata con troppa leggerezza lo ha messo nei guai: l’attentato ha provocato un morto e gli ha portato una condanna all’ergastolo alla quale si è sottratto scappando, prima in Francia e poi nel Centroamerica. Dopo aver scoperto che tutto sommato la vita del guerrigliero non fa per lui, ha manovrato per tornare in Europa. Ricattando gli ex compagni espatriati in Francia, ha fatto in modo che qualcun altro si prendesse la colpa per il vecchio attentato; ha trascorso ugualmente un paio d’anni in galera a San Vittore, condannato per partecipazione a banda armata, ma all’uscita dal carcere è un uomo libero. Continua ad avere parecchie limitazioni, è obbligato a fare l’informatore per Ferruccio Anedda, l’agente della Digos che si è occupato di lui dopo l’arresto, inoltre è pur sempre noto come ex terrorista, ma con tenacia e grande pazienza si mette al lavoro per migliorare le cose: innanzitutto, gli occorrono molti soldi.
In passato ha spesso sfruttato il suo ascendente sulle donne per farsi mantenere: la sua specialità sono le ultraquarantenni vulnerabili e disperate, ora però ci vuole qualcosa di più, e il lavoro come barista che gli è stato procurato dalla sua comunità di recupero non è certo sufficiente.
Finisce per mettersi in affari con un altro ex detenuto che in Veneto, dalle parti di Treviso, possiede un club equivoco. Grazie a metodi tanto legali quanto illegali inizia ad accumulare fondi; nel frattempo non perde occasione per sfogare i lati peggiori della sua natura: nei confronti delle donne, soprattutto, di cui spesso ottiene il controllo con la violenza, il ricatto e la prevaricazione.
Il punto di svolta avviene dopo qualche tempo, quando insieme ad Anedda – sbirro corrotto quant’altri mai – Giorgio organizza un paio di operazioni molto fruttuose: l’arresto di un trafficante di droga (con la sottrazione occulta del pagamento del più recente carico di merce) e soprattutto la rapina in grande stile ai danni di un furgone portavalori impegnato nel trasporto degli incassi di un ipermercato. La rapina si conclude positivamente, anche se tra guardie giurate e rapinatori si lascia dietro un mare di morti ammazzati: Giorgio e Anedda infatti hanno manovrato per essere gli unici a spartirsi il bottino, che ammonta a più di un miliardo e mezzo di lire. Con quei soldi Giorgio può finalmente dedicarsi al salto di qualità di cui la sua vita ha bisogno.
Sfruttando i vecchi contatti, si trasferisce in una cittadina del Veneto (non specifica quale, ma non importa) e si assicura i servigi di Sante Brianese, un avvocato senza scrupoli, abilissimo, la cui specialità è il crimine finanziario.
Brianese si mette al lavoro per fargli ottenere la riabilitazione: prevista dal Codice penale, è una procedura in base alla quale chi è stato condannato ed ha scontato la propria pena, può essere reintegrato a pieno titolo nella società dopo cinque anni, purché naturalmente dimostri integrità e un reale desiderio di voltare pagina. Dall’uscita dal carcere di Giorgio sono già passati più di tre anni, lui ormai ha superato i quaranta, e non vede l’ora di togliersi di dosso il peso del passato: non a causa di rimorsi o di convinzioni morali, ma solo perché vuole essere davvero libero, tornare a votare, ridiventare un cittadino ed entrare a pieno titolo in quella brillante e ristretta comunità che tanto ammira, fatta di gente ricca e rispettata, autorevole e potente.
Allo scopo di rifarsi una verginità sociale, compra una vetusta osteria e con l’aiuto di Brianese la trasforma in un locale alla moda. Investe fondi in qualche attività di prestiti ad usura e in alcune partecipazioni commerciali, studia e si fa una cultura mirata alla ristorazione, diventa un personaggio moderatamente conosciuto e stimato. Non nasconde il suo passato eversivo, anche se mente a proposito di un sacco di altre cose, ma fa di tutto per dare l’impressione di essere davvero cambiato, di essere onesto e semplice, di meritare la riabilitazione. Dietro esortazione dell’immancabile avvocato, che nel frattempo è diventato consigliere regionale, pronto a spiccare il volo verso Montecitorio e i vantaggi offerti dalla politica di centro-destra, Giorgio si trova anche una fidanzata esemplare, una donna da sposare per perfezionare la propria immagine. La scelta cade sulla dolce Roberta, assidua frequentatrice del suo ristorante, una ragazza carina, religiosa e discreta che sarà la moglie ideale. Non risponde certo ai gusti sessuali di Giorgio, ma offre vantaggi che altre donne non sono in grado di offrire: la rispettabilità, innanzitutto, un passo in avanti sulla scala della sicurezza. Con lei Giorgio è premuroso, arrendevole, dolce, gentile, e Roberta, che è facile da rendere felice, si innamora senza indugio; il matrimonio viene deciso in tempi brevi e sarà celebrato all’indomani dell’imminente riabilitazione.
Ma proprio quando tutto sta volgendo al meglio, nella vita di Giorgio rientra Anedda, che gli chiede – anzi gli impone – un grosso favore: l’uccisione di un ex informatore che sta per pentirsi, mettendolo in guai enormi. Giorgio ha già ucciso in passato: per coprire le proprie tracce, per difendere la propria posizione, per affermare la propria supremazia. L’omicidio in sé non gli causa problemi, ora però non vuole mettere in pericolo tutto ciò che ha fatto, non vuole ridiventare schiavo di Anedda o peggio, farsi poi eliminare da lui. Dunque è Anedda che viene ucciso, con un’azione un po’ improvvisata, frutto della disperazione, ma dall’esito positivo. Purtroppo però nel frattempo Roberta ha visto cose che l’hanno messa in sospetto, e questa volta a Giorgio non bastano le solite efficaci menzogne per tranquillizzarla: è costretto ad uccidere anche lei, sfruttandone l’allergia per l’aspirina e simulando un tragico incidente.
Al funerale metterà in atto l’ennesima recita della sua vita, simulando di fronte al mondo un dolore che non prova ma che tutti si aspettano. Intanto si prepara mentalmente alla nuova vita che condurrà con la protezione dei suoi soldi e dei suoi nuovi amici. Con un’altra fidanzata, certamente, e grandi prospettive di sviluppo. Si dice che d’ora in poi non avrà più nemmeno bisogno di uccidere…

- Nell’assoluta indifferenza a tutto ciò che non riguarda direttamente il suo benessere e la sua sicurezza, Giorgio Pellegrini è un esponente molto rappresentativo di quegli anni egoisti e prepotenti che furono gli Ottanta ed i Novanta, ma anche di quella tendenza alla ricerca della “bella vita”, alla supremazia economica, sociale e politica che iniziò ad infettare il nord-est (e una buona parte del restante Paese) in quello stesso periodo. Perduti gli ideali, vissuta Tangentopoli, sviluppato (da parte di una certa politica) il desiderio di rivalsa e di vendetta, ciò che prevalse fu solo l’avidità di denaro, di potere e di sensazioni forti. Di tutto il resto, si poteva fregarsene alla grande.
E proprio questo è Giorgio Pellegrini: un menefreghista, nel senso che per lui nulla di esterno ha davvero valore, né la vita né la felicità né la dignità altrui, né tanto meno la verità delle cose. Egocentrico e ripiegato su sé stesso, ammette persino che uccidere gli piace, lo gratifica: fa parte della sua natura, portata alla violenza e alla prevaricazione, ma insieme anche molto controllata. Giorgio sa sempre ciò che sta facendo, ha sempre ben chiari i propri obbiettivi.
L’aspetto terrificante del romanzo – ma anche quello volutamente più significativo - è che per lui alla fine della storia non arriva nessuna punizione: con ogni probabilità, Giorgio Pellegrini continuerà a vivere alla grande.
E, a proposito di particolari terrificanti, richiamo la vostra attenzione sulle iniziali di nome e cognome dell’avvocato intrallazzatore: “S” e “B”… vi ricordano forse qualcosa?
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Pubblicato da LadyJack a 15:00
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