Interviews mit Alessio/Interviste

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Re: Interviews mit Alessio/Interviste

Beitragvon gaby » 18. Apr 2017 11:29

«Di padre in figlia», Alessio Boni: da Giovanni Franza al ragazzo più chiuso della classe (e sulla fidanzata...)
In "Di Padre in figlia" è il burbero papà Franza che ci mette 30 anni ad accorgersi delle cose che cambiano. Ma nella vita Alessio Boni è un attento e curioso spettatore. E progetta il salto dall'altra parte della macchina da presa






Alessio Boni

Così “cattivo” non lo avevamo mai visto. Alessio Boni è perfetto anche nei panni dell’autoritario, bigotto, ottuso e limitato Giovanni Frazza, protagonista maschile della serie tv “Di padre in figlia”, in onda dal questa sera su Raiuno. Nata da un’idea di Cristina Comencini e diretta da Riccardo Milani è la storia di una saga famigliare che si sviluppa nell’arco di trent’anni e che racconta gli scontri, le lotte e i cambiamenti del nostro paese a partire dall’emancipazione femminile.

«Non voglio difendere né avvallare il mio personaggio ma dire che è interessante perché ricorda quello che eravamo, non dimentichiamolo». Straordinariamente lanciato ne “La meglio gioventù”. Ha lavorato in teatro con Strehler e Ronconi. Ha incarnato Ulisse, Caravaggio, Puccini. Mille straordinari volti per uno degli attori di maggior talento in circolazione.

Alessio Boni: "Giovanni Franza è il nostro bisnonno"

Interpreta Giovanni Franza, un padre padrone, capostipite di una famiglia veneta che comanda come un tiranno. Può parlarci del suo personaggio?

Giovanni Franza è il nostro nonno, il nostro bisnonno. Era l’Italia degli anni ‘50, della famiglia patriarcale dal retaggio contadino, prima del boom economico. Cerca il riscatto sociale e vuol far vedere che non c’è più la fame.

La storia dei Franza attraversa i grandi cambiamenti storici che hanno portato la donna alla conquista di molti diritti.

L’Italia ci ha messo più di trent’anni per dare più diritti e libertà alla donna. Allora era difficile alzare la testa contro il patriarcato e il maschilismo. La donna ha impiegato tantissimo e fatto di tutto per conquistare i diritti ed oggi dobbiamo fare qualcosa anche noi, più di prima. Questo è il segno forte che incide su queste quattro puntate su rai uno.

Le è piaciuto fare un ruolo da cattivo?

Mi piacciono tutti i personaggi che sono completamente distanti da me. Per un attore togliere la sua morale, la sua etica e diventare altro da sé rappresenta un lavoro straordinario. Un processo interiore spaventoso. Ovvio che non mi ci ritrovo, ma questo è il fascino.

Come si è preparato?

Ho scartabellato le foto di famiglia. Ho raccolto le testimonianze di alcuni signori del mio paese, quelli di mio padre che ha 76 anni, ma anche i racconti dei miei zii e di una mia zia che ha 101 anni. Tutto questo è stato un humus umano e storico straordinario per potermi approcciare a Giovanni Franza senza alcuna forma di giudizio. Altrimenti non potrai mai fare l’attore.

Ho letto che si è commosso quando ha letto la sceneggiatura.

Si l’ho sviscerata e mi ha emozionato. Ci sarà un cambio struggente in Giovanni, a causa di un dramma che colpirà la sua famiglia. E’ fantastico, io amo quel personaggio, più di me stesso. Impiegherà 30 anni, dai ‘50 agli ‘80 per cedere, - da qui il titolo “Di padre in figlia”, il testimone della sua ditta di grappe alla figlia. Accetta che abbia studiato chimica e che prenda in mano l’azienda.

Pensa che sia un esperimento televisivo valido solo come memoria storica, o se al contrario possa insegnare qualcosa anche ai giovani?

Entrambi, dipende da come si legge. Ovvio la memoria storica ti ricorda come eravamo e quanto siamo fortunati oggi. Una donna nata negli anni ‘40 o ‘50 non aveva quei diritti che oggi ha conquistato, però dobbiamo tenere sempre presente quanto nonne, bisnonne e donne hanno dato per raggiungere questa uguaglianza. Certamente può essere anche un messaggio per i giovani e un amarcord per le persone di 70 anni che vedono tanta televisione.

E’ stato testimone di Pangea, la campagna contro la violenza sulle donne, cosa può fare ognuno di noi concretamente?

E’ follia pura. La violenza avviene soprattutto dentro le mura domestiche. Oggi siamo fagocitati da tremila pensieri, problemi, corse, bambini, scuola, lavoro e non si ha mai tempo per se stessi, anzi paghi a volte un’analista 100 euro perché ti ascolti. Bisogna ricominciare a equilibrare noi stessi. Iniziamo ad ascoltarci. Partendo dall’essere umano, e non dal mercato e dal mondo virtuale in cui ormai siamo tutti assorbiti.

Ha recitato e diretto a teatro lo spettacolo “I duellanti” che si basa sul senso dell’onore.

Il senso dell’onore è solo un primo livello di lettura, avevo un po’ di nostalgia per le regole cavalleresche che non ci sono più e che bisognerebbe ogni tanto riprendere in mano. Oggi non ci sono più duelli all’ultimo sangue, ma se nella tua vita non dai una bella stoccata non vivi ma sopravvivi. In qualsiasi ambito e professione, ma soprattutto come uomo e come donna.

E’ sul set di "Una ragazza nella nebbia", la versione cinematografica del romanzo omonimo di Donato Carrisi. Di cosa parla?

Sto girando a Bolzano un thriller con uno splendido cast: Toni Servillo, Jean Reno e Michela Cescon. E’ una denuncia sociale contro i mass media. Carrisi si domanda se sono i media ad accanirsi su un fatto di cronaca efferato o è il pubblico che si ciba di questo. Chi è ha più colpa? Un interrogativo che nel film viene ampiamente indagato.

Cosa cerca di trasmettere con il suo mestiere?

Con il cinema e il teatro vorrei mandare un messaggio, e fare educare la gente, quello è il bello, non ho mai dato credito all’ovunque, come diceva Pasolini “la poesia è per pochi”. Mi ha sempre interessato il ragazzo più chiuso della classe, quello in un angolo, che guarda fuori la finestra e che ha un mondo, piuttosto che quelli che ti si attaccano addosso per un motivo o per l’altro e ti contornano. Mi ha sempre incuriosito l’intimità dell’altro, la psiche, se non mi avessero preso in accademia avrei fatto psicologia. Mi interessa anche quello che stai pensando tu adesso.

Ha compiuto 50 anni, ha paura di invecchiare?

Il mio volto è segnato da quello che ho vissuto. Ci sono i miei acciacchi, le mie vicissitudini e nello stesso tempo la mia maturità. Non cambierei nulla e non tornerei mai indietro. Un 50enne deve essere un 50enne. Mi fanno ridere i 60enni che vogliono fare i 30enni.

Secondo lei quale è l’età migliore per un uomo?

A 40 - 45 anni sei giovane e puoi fare tutto. Ma sei anche abbastanza uomo da aver recepito le lezioni dalla vita e capire quanto devi rispettare gli altri perché viviamo degli altri. Siamo animali sociali, non siamo lupi solitari ma abbiamo bisogno dell’altro.

Ho letto che sogna di passare dietro la macchina da presa. Che tipo di storia le piacerebbe dirigere?

Ho già tutto in mente. Il titolo è “Un amore impossibile” ed è tratto da una storia realmente accaduta. Per fare un film dovrei fermarmi almeno un anno ma ho talmente tanti impegni che non ce la faccio.

E’ capitata direttamente a lei?

No, ad un’altra persona.

Era in cerca dell’amore, oggi lo ha trovato?

Ciao, devo scappare sul set.
http://www.pianetadonna.it/notizie/temp ... ncini.html
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Re: Interviews mit Alessio/Interviste

Beitragvon gaby » 7. Mai 2017 20:32

Alessio Boni vuole metter su famiglia: “Vorrei un figlio”
Domenico Giampetruzzi - 18-04-2017 11:44 Aggiornato il: 18-04-2017 11:44

Alessio Boni è uno degli attori più apprezzati e desiderati dalle donne italiane. Il protagonista di numerose fiction tv di successo è attualmente single, ma non vede l’ora di metter su famiglia. L’intrigante attore di numerosi e famosi film, tra cui In un posto bellissimo e La ragazza nella nebbia, ha rivelato il suo grande sogno al settimanale Gente: metter su famiglia e diventare papà per la prima volta!
Ho vissuto in una famiglia al maschile – ha detto Boni -, con mio padre e due fratelli (Andrea, ex sacerdote, e Marco, che lavora per l’attore, ndr). Ma il cuore e il traino di tutto sono state mia madre Roberta e mia nonna Maddalena, due donne straordinarie. Con la nonna sono cresciuto – ha sottolineato Alessio -, mentre i miei genitori portavano avanti la nostra azienda di piastrelle: mi raccontava che quando era giovane si cucinava per gli uomini e lei mangiava in disparte, con i figli. E stiamo parlando di meno di 100 anni fa”.

ui è rimasto in ottimi rapporti con tutte le sue ex fidanzate, anche con quelle con cui è finita male: “Con il tempo, rimane solo il bene che ci si è scambiati”.

Il suo sogno di metter su famiglia spera presto di realizzarlo: “La vorrei tanto. E mi manca anche un figlio. Anzi, una figlia. Non mi dispiacerebbe avere una femmina. Sarebbe un bel confronto con lei”. Al tempo stesso vorrebbe adottare un bambino. “Mi piacerebbe adottare un bambino – ha detto Boni -, indipendentemente dal mio stato civile. Ci sono tante situazioni di sofferenza e disagio: questi ragazzi starebbero meglio anche se venissero affidati a un single, che deve comunque affrontare i test psicoattitudinali e i controlli del caso. Ci sono stati tanti momenti, tanti posti in cui mi sarebbe piaciuto fermarmi e prendermi cura di qualcuno, ma mi sono sempre frenato”.

Il protagonista della fiction Di padre in figlia, in cui veste i panni di un produttore veneto di grappa degli anni Cinquanta Giovanni Franza, ha parlato anche del suo nuovo ruolo: “Non mi piace interpretare ruoli lineari, preferisco le sfaccettature, io stesso sono un inquieto
https://www.igossip.it/gossip/alessio-b ... un-figlio/
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Re: Interviews mit Alessio/Interviste

Beitragvon gaby » 8. Mai 2017 08:38

Alessio Boni: «Il mio destino era fare il piastrellista»
L’austero Giovanni Franza della fiction Di padre in figlia racconta a Sorrisi di quando disubbidì alla sua famiglia...

Foto: Alessio Boni in «Di padre in figlia» - Credit: © Rai
04 Maggio 2017 | 12:29 di Stefania Zizzari | Guida Tv: Stasera in Tv

«In questo momento sono sulla riva del lago di Carezza. Davanti a me ho dei boschi e in lontananza le cime delle Dolomiti innevate. Un paradiso» dice con voce rilassata Alessio Boni, protagonista di «Di padre in figlia».

Allora la mia telefonata è un elemento di disturbo?
«No. Ci tengo a parlare di “Di padre in figlia”, è una serie che mi piace moltissimo».
Il suo personaggio, Giovanni Franza, è tremendo...
«Ha usato un aggettivo forte per descriverlo e mi fa piacere. Osservandolo dal punto di vista di una persona di oggi, uno che ragiona come Giovanni, un padre padrone che non considera il pensiero e le aspettative della moglie e delle figlie, è giustamente tremendo».
Invece?
«Dietro alla sua sgradevolezza c’è tutto quello che le donne hanno conquistato dagli Anni 50 a oggi. Mia nonna Maddalena mi raccontava che lei cucinava per mio nonno e per i figli maschi, mentre le donne mangiavano in cucina. Era normale. Come era normale che l’eredità andasse solo al figlio maschio. O che un padre non spingesse il passeggino del figlio. Neanche mio padre lo faceva con mio fratello. E non era Medioevo, parliamo degli Anni 60. È appena dietro l’angolo… Questa saga familiare, ideata da Cristina Comencini, è potentissima e molto femminile, perché racconta come la donna sia riuscita a conquistarsi i propri diritti».
Un messaggio che vale anche oggi.
«Già. E ancora ci sono incongruenze: in Italia per la stessa professione, nella stessa azienda, con lo stesso ruolo, la donna guadagna meno dell’uomo. Perché? La cosa che vogliamo sottolineare è questa: tanto è stato fatto, ma non tutto. Ora tocca a noi uomini fare qualcosa».
Sul set ha ritrovato Cristiana Capotondi, con cui aveva girato «Rebecca, la prima moglie».
«Già. Nel 2008 Cristiana era mia moglie, adesso è mia figlia. O ho avuto un tracollo io o lei beve un elisir di eterna giovinezza!».
Le è mai capitato di aver fatto qualcosa che potesse offendere o discriminare una donna?
«Fin da piccolino ho avuto grandi insegnamenti da parte di mia nonna Maddalena e di mia madre Roberta, due colonne portanti della mia esistenza. A casa mia, in 60 anni di convivenza tra mia madre e mio padre, ci sono state discussioni, ma sempre nel rispetto reciproco. E questo è stato l’esempio che ho seguito».
È vero che quando era poliziotto una volta ha arrestato una donna?
«Non ho mai arrestato nessuno. Da celerino nel servizio d’ordine ho seguito tanti cortei, e quello delle femministe nel 1986 me lo ricordo bene. Mettevano paura: lanciavano oggetti, urlavano, erano belle toste! Ma era un momento di ribellione».
Cosa ci faceva in tenuta antisommossa da agente della Celere?
«Per un anno ho fatto il poliziotto a Milano. Il mio motto è sempre stato: scegli! Se il tuo mondo non ti permette di sognare, scappa verso dove puoi farlo. Non puoi decidere tu dove nascere, ma puoi scegliere cosa fare, l’uomo che diventerai, la donna che avrai accanto».
E lei cosa ha scelto?
«La mia situazione di partenza, una famiglia di piastrellisti, era in basso nella scala sociale. Io desideravo crescere, ma quando ho detto ai miei che volevo fare l’attore mio padre non mi ha parlato per due anni. Per lui era un tradimento il fatto che lasciassi la nostra ditta. Allora non capiva, adesso è orgogliosissimo di me».
Al primo tentativo di entrare al Centro sperimentale di cinematografia però non l’hanno presa…
«Sono arrivato 11° su dieci. Ma parlavo ancora bergamasco, era giusto così. Ho studiato dizione. Quando ho tentato di entrare all’Accademia di arte drammatica ho detto: “Se mi prendono faccio l’attore, altrimenti vado a Milano e studio psicologia”. Mi piace molto capire come funziona la mente».
Invece l’hanno presa, e ora è già su un nuovo set.
«Si, quello del film di Donato Carrisi, tratto dal suo romanzo “La ragazza nella nebbia”. Nel cast ci sono anche Toni Servillo, Galatea Ranzi, Michela Cescon. Poi a giugno dovrei iniziare un film internazionale che mi occuperà fino a novembre e mi porterà a Barcellona, New York, Tokyo, Milano, Bruxelles e Madrid: interpreto un direttore d’orchestra che gira il mondo».

http://www.sorrisi.com/tv/fiction/aless ... trellista/
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Beitragvon gaby » 12. Mai 2017 12:25

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Beitragvon mingi17 » 16. Mai 2017 08:53

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