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Re: Interviews mit Alessio/Interviste

BeitragVerfasst: 12. Nov 2017 19:07
von mingi17
Martina Barbieri

salve, ho avuto il piacere di intervistare Alessio, posso chiedere di condividere articolo sulla pagina?GRAZIE, INVIO LINK: https://corrieredellacampania.it/2017/1 ... ssio-boni/

Re: Interviews mit Alessio/Interviste

BeitragVerfasst: 14. Nov 2017 08:34
von mingi17
farebbe innervosire perfino un monaco zen. Il motivo di tanta serenità è che la fiction «La strada di casa» (sei puntate dirette da Riccardo Donna al via su Raiuno il 14 novembre) lo ha entusiasmato. Per diverse ragioni. Non ultima quella di essere ambientata in campagna, nel torinese, dove gli attori hanno girato per sei mesi un anno e mezzo fa. Ma andiamo per ordine.

• «La Strada di Casa» con Alessio Boni su Rai1

• Alessio Boni: «Il mio destino era fare il piastrellista»

Alessio, ci parli del suo personaggio, Fausto.
«Mi ha intrigato fin dall’inizio. Nelle prime sequenze si intuisce che potrebbe aver commesso un omicidio. Subito dopo ha un incidente d’auto, e quando si risveglia scopre di essere stato in coma per cinque anni. Una figlia piccola ormai è fidanzata. Il figlio maggiore ha preso in mano l’azienda di famiglia, ora sull’orlo del fallimento. Mentre la moglie…».

Si fermi, altrimenti sveliamo troppo.
«Diciamo allora che dopo il coma Fausto deve riprendersi. Fa sedute di logopedia e fisioterapia e inizia un percorso psicologico per ritrovare la memoria e scoprire cosa sia successo quella notte. Piano piano si rende conto che non si piaceva e che conduceva una vita sbagliata. A volte bisogna fermarsi, prendersi un anno sabbatico e riflettere sulla vita che conduciamo».

Lei lo ha mai fatto?
«Sì, quest’anno mi sono preso otto mesi di pausa e sono volati! Fai un viaggio con il Cesvi (l’organizzazione umanitaria di cui l’attore è testimonial, ndr), fai promozione, vai a trovare i tuoi genitori, leggi, vai in vacanza e il tempo è già finito. Avere la capacità di oziare senza ansia è terapeutico».

I protagonisti
Schermo intero

Nella fiction Lucrezia Lante della Rovere è sua moglie, mentre Sergio Rubini interpreta un veterinario. È la prima volta che lavorate assieme?
«Sì, e mi sono trovato benissimo. La cosa bella è la passione e la dedizione che metti nel lavoro e se hai colleghi motivati si crea una sinergia unica. A Lucrezia piaceva il suo personaggio e così pure a Rubini. È stato faticoso, ma è meglio fare una scalata in montagna con degli amici in serenità che non una gita al mare con dei compagni con cui non ti trovi bene».

Nella scena in cui si schianta contro un camion è stata usata una controfigura?
«Nella fiction ci sono alcune scene d’azione, ma nulla di pericoloso. Sul set c’era uno stuntman che ci insegnava come muoverci. Nella scena dell’incidente abbiamo usato un fuoristrada scassato che poi avremmo buttato, quindi doveva essere buona la prima. Al mio posto c’era un manichino mentre sul sedile posteriore c’era una persona che guidava: negli ultimi 50 metri si è nascosta andandosi poi a schiantare contro un tir. Per fortuna non si è fatta niente».

All’inizio la si vede andare a cavallo in una bellissima campagna. Sembrava le piacesse molto.
«Infatti, starei sempre in mezzo alla natura. Da 12 anni ho lasciato la città per vivere in un casale in Toscana, dove taglio la legna, raccolgo le olive e faccio l’olio. La natura non ti giudica e ti fa sentire sempre accolto. A volte sto meglio in un campo di grano che non in piazza Navona a Roma».

Se anche lei dovesse risvegliarsi tra cinque anni, come si immagina?
«Vorrei ritrovarmi davanti a un camino con tre figli accanto. È la mia massima aspirazione, anche se per come sta cambiando la società forse è meglio vivere il presente».

Per lei la strada di casa qual è?
«Lo sterrato che porta al mio casale. Non è il posto in cui sono nato, ma quello che ho scelto perché mi fa stare bene».

In questi giorni è al cinema con «La ragazza nella nebbia» e anche qui è accusato di omicidio. Ma ruoli più leggeri, mai?
«Nel film di Donato Carrisi (autore dell’omonimo libro, ndr) sono il mostro da sbattere in prima pagina. Mi piacerebbe fare anche delle commedie e mi arrivano molte proposte, ma se non mi convincono preferisco i gialli: la paura mi attira come le montagne russe».

Per questo ama gli sport estremi?
«In realtà mi piace anche il tiro con l’arco, il biliardo e le bocce. Diciamo che amo mettermi alla prova».

La prossima sfida?
«Tra pochi giorni vado in Tunisia una settimana in moto per assaporare il silenzio del deserto. Fare 80 chilometri tra le dune, arrivare all’oasi, fumare il narghilè e mangiare una tajine (pietanza berbera a base di carne, ndr) rappresenta per me il vero lusso».

http://www.sorrisi.com/tv/fiction/aless ... aggi-cast/

Am besten Link anklicken, da sind auch Fotos

Re: Interviews mit Alessio/Interviste

BeitragVerfasst: 21. Nov 2017 07:57
von mingi17
“Essere uomo, oggi è questa la difficoltà più grande”. Intervista ad Alessio Boni
21 Nov 2017
Giulia Farneti
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Alessio Boni, fiction, intervista, Intervista a Cavani
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Occhi azzurri e fascino da vendere. Alessio Boni non è solo questo. Sia che si tratti del piccolo o grande schermo o anche di un palcoscenico di teatro arriva sempre un’emozione fortissima. E’ infatti capace di raccontare le sfumature dell’animo umano. E’ conosciuto per le sue interpretazioni in numerose produzioni teatrali e cinematografiche. Popolare con la serie televisiva “Incantesimo”, partecipa come protagonista a molti film: da “La meglio gioventù” a “La bestia nel cuore”, da “Quando sei nato non puoi più nasconderti” ad “Arrivederci amore, ciao”, da “Sangue pazzo” a “Complici del silenzio”. Da non dimenticare la sua partecipazione a numerose fiction televisive, come “La donna del treno”, “Cime tempestose”, “Guerra e pace”, “Puccini” e “Walter Chiari – fino all’ultima risata” che contribuiscono a renderlo uno degli attori più apprezzati dalla critica e dal pubblico del panorama culturale italiano. In queste settimane lo vediamo su Rai1 ne “La strada di casa” e al cinema con “La ragazza nella nebbia”.

Ti stiamo vedendo su Rai1 ne “La strada di casa”. Un ruolo non semplicissimo ma che hai reso benissimo.

Mi piace ricordare anche il cast di cui ho fatto parte, colleghi bravissimi, quali Lucrezia Lante della Rovere e Sergio Rubini. E’ un giallo, che ha come protagonista il mio personaggio, ovvero l’allevatore Fausto Morra. Una notte ha un incidente con il suo Pik-Up e al risveglio non ha più la memoria, non riesce a riconoscere nessuno. Dopo cinque anni di coma, è costretto a cercare se stesso e per fare questo deve ricostruire tutto, ricominciare a parlare, fare terapia posturale per riprendere a camminare ed esercizi per riacquistare la memoria. Non sarà semplice per lui ma non posso svelarvi altro.

Chi è Alessio Boni?

E’ una persona che ha varcato i cinquant’anni. E’ un uomo che è arrivato in cima alla collina e ora scende dall’altra parte, ma la discesa non è più semplice della salita. Ora sente e ascolta molto più di un tempo. Prima, in parte per fragilità e insicurezza, era più concentrato su se stesso; a 30 anni voleva dimostrare chi era, nonostante ancora non avesse piena consapevolezza della vita, vista la sua giovane età. Ora ha finalmente capito che ascoltando il respiro e l’umore di chi gli sta intorno riesce ad arricchirsi di più, afferrando e comprendendo al meglio. Ascoltare non è un fattore di poco conto, anzi. Spinti dalla frenesia di tutti i giorni, tendiamo a proseguire per la nostra strada incuranti di ciò che colora la nostra esistenza.

Nel tuo sito si legge: “Se il tuo mondo non ti permette di sognare, scappa verso uno dove puoi“. ci spiegheresti meglio? E’ importante sognare?

E’ fondamentale! Non possiamo scegliere dove nascere e in quale famiglia, ma per tutto il resto abbiamo la grande possibilità di essere artefici di noi stessi. Io ho avuto la fortuna di avere una famiglia straordinaria ma non per tutti è così. Se non riesci a sentirti, non devi assolutamente lasciarti fagocitare dal tetto che ti sovrasta. In quel caso, vai e cerca quello che ti manca per essere felice. Credo fermamente che la persona più povera al mondo sia colei che non possiede un sogno. Sognare ci rende liberi, oltre ad affievolirci dalla pesantezza della quotidianità, a volte. Ognuno di noi dovrebbe fare di tutto per conquistare il proprio sogno e farsi forza dinnanzi agli ostacoli che molto spesso l’esistenza ci mette davanti. Per anni ho fatto teatro senza neanche prendere un centesimo ma avevo la passione. La prima volta che feci uno spettacolo teatrale a Udine presi 500 mila lire da consumare in buoni spesa, non mi lamentavo perché di fatto stavo inseguendo un sogno che volevo a tutti i costi realizzare. Mi sto accorgendo invece che molte persone non sono soddisfatte del proprio mestiere e questo è molto triste perché se non ami quello che fai è molto difficile arrivare a fine giornata.

E’ difficile essere attore oggi come oggi?

E’ difficile essere uomo! La recitazione è una professione che ti può riuscire come no, ma è comunque un mestiere che hai scelto di svolgere con passione. E’ molto complesso restare con i piedi ben saldati a terra ed essere uomo. L’attore tuttavia deve saper contemplare e rivelare la vita, elargendo le complete nudità del sentimento umano.

Il pubblico ti ha amato con il ruolo di Matteo Carati de “La meglio gioventù”. Qual è la meglio gioventù di oggi?

Sono i ragazzi. Dovremmo davvero infondere fiducia in loro. I giurassici dovrebbero smetterla di tenere le fila, bensì dovrebbero far loro capire che sono la ventata d’aria nuova di cui abbiamo bisogno. L’Africa dovrebbe davvero essere il giardino d’infanzia del mondo e l’Italia la casa di cura. Per diventare dirigente di un’azienda o di un quotidiano non si devono aspettare i 65 anni, ma soltanto i 30. Purtroppo chi è ben saldo alla poltrona non si ritira. I più vogliono arrivare a 80 anni ed essere ancora a capo di tutto. La meritocrazia ai giovani, questa dovrebbe farsi largo nel nostro Paese per evitare una fuga di cervelli all’estero.

Nella tua carriera hai recitato molto in teatro. Cosa vuol dire stare su un palcoscenico piuttosto che davanti a una macchina da presa?

Se in teatro voglio arrivare fino all’ultima fila, necessito di esercizi vocali e una macro mimica; al cinema basta alzare un sopracciglio per emozionare il pubblico e avere un microfono per riuscire a farmi sentire. Sia per il piccolo e grande schermo sia per il teatro, l’impegno deve essere al massimo. E’ sbagliato pensare che il cinema o il teatro siano l’uno migliore dell’altro perché in entrambi ci deve essere un’enorme concentrazione. L’unica differenza è che quando sei sul palco non puoi permetterti di sbagliare, mentre davanti alla macchina da presa puoi rifare la scena. Io sento il bisogno di fare teatro, per mesi interi studio cercando poi di portare in scena le emozioni che mi hanno investito. La macchina da presa fa la radiografia dei sentimenti.

Hai preso parte a tantissimi progetti televisivi come “Guerra e pace”, “Caravaggio”, “Tutti pazzi per amore”, “Puccini”. L’ultimo è stato “Di padre in figlia”, targato Rai 1 in cui interpreti un padre padrone che nel corso degli anni ha un’evoluzione.

Cambia totalmente! Il mio personaggio è l’uomo di una volta, con una cultura spaventosa, profondamente convinto che la donna debba tacere e pensare unicamente al bene della famiglia. Le persone anziane sono estremamente attaccate a un credo per loro incrollabile ed è molto raro che lascino spazio ai più giovani. Per Michele Franza ci sono voluti anni per comprendere che doveva passare il testimone alla figlia. Quando la moglie lo lascia, con una solitudine che lo attraversa in maniera impietosa, comprende il grande valore della famiglia.

“La ragazza nella nebbia” è ora al cinema. Per quali motivi hai accettato questo progetto cinematografico?

Sin dalla prima lettura, sono stato totalmente rapito dalla sceneggiatura. Quando la prima volta che ho incontrato Donato Carrisi, con la sua descrizione, mi ero già immaginato alcune scene del film. Il cast è davvero eccezionale a cominciare da Tony Servillo e Jean Reno. Il mio era personaggio enigmatico e davvero molto interessante da rendere. “La ragazza nella nebbia” ha, inoltre, un messaggio molto forte: vuole infatti far comprendere come di fatto molto spesso la cronaca nera venga strumentalizzata per il proprio circo mediatico. Cerchiamo di portare sul grande schermo il dolore di una madre per la scomparsa della propria figlia e sottolineare come il male serpeggi intorno a noi, senza neanche rendercene conto. La storia ruota intorno a un paesino irreale e sconosciuto, nel quale si può identificare qualunque piccola comunità cittadina, dalla Valle d’Aosta alla provincia di Parma. Il mostro non è visibile molto spesso ma c’è, non si fa vedere. Ad Avechot, nulla è come appare. Quello che accade ad Anna Lou può capitare a chiunque. Il film è crudo, profondamente realistico, diretto e onesto. E’ stata una scommessa molto interessante, un’opera prima di Carrisi in cui ognuno di noi ha creduto, a cominciare da produzione e distribuzione.

Interpreti Loris, un professore. Qual è il valore dell’istruzione?

E’ enorme! Le scuole dovrebbero riprendere a fare educazione civica per riuscire ad affrontare al meglio tematiche molto delicate come per esempio la violenza sulle donne. Ultimamente, episodi di femminicidio e violenza sessuale ricoprono una brutta pagina della nostra cronaca. Ritengo fondamentale educare al rispetto e all’importanza dell’altro. Colui che ognuno di noi dovrebbe conoscere è Padre Maria Turoldo, teologo e poeta. Costruì una casa per l’ospitalità, che chiamò “Casa di Emmaus”; questa costituì un simbolico richiamo all’accoglienza, senza distinzioni di sesso, ceto sociale e di religione. Era benvenuto chiunque volesse accedervi: disadattati, drogati e prostitute; per questa sua decisione venne scomunicato dalla Chiesa, azione che quest’ultima non avrebbe mai dovuto compiere. E’ stato un personaggio considerato dai più molto scomodo. Due anni circa prima della sua morte, gli venne chiesto da un noto giornalista quale fosse il suo più grande rammarico. Lui rispose di aver insegnato teologia per ben cinquant’anni e quando chiedeva ai suoi studenti cosa desideravano per il proprio futuro nessuno che gli ha mai risposto: Io voglio diventare un uomo.

http://www.restoalsud.it/2017/11/essere ... ssio-boni/

Re: Interviews mit Alessio/Interviste

BeitragVerfasst: 4. Jan 2018 14:50
von gaby
«Alessio, mi hai fatto piangere»
Firmato: il figlio di Walter Chiari

Fabio Santini - 4 gennaio 2018

Alessio Boni da Sarnico compie 52 anni il prossimo 4 luglio. Al cinema ha interpretato 21 film, tra cui molti d’autore. Tra questi ricordiamo: La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana; La bestia nel cuore di Cristina Comencini e La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi. In tv ha recitato in 28 fiction, l’ultima delle quali, La strada di casa, è andata in onda su Rai1 a partire dal 14 novembre scorso. Tra le altre: Caravaggio di Angelo Longoni e Walter Chiari – Fino all’ultima risata di Enzo Monteleone. Ha portato su palcoscenico 27 lavori teatrali, tra i quali: Michelangelo – La carne del marmo, con la regia di Alessio Pizzech e L’avaro di Moliere diretto da Giorgio Strehler. Ha interpretato due opere liriche. In radio, ha condotto due programmi: Titanic – Le ultime 100 ore e Il Graal. Ha inciso un audiolibro, Peter Pan. E ricevuto 39 premi nazionali e internazionali in carriera. Ha messo la sua immagine e il suo impegno a disposizione di otto campagne a sfondo sociale.
Val di Chiana, un gioiello incastonato tra Toscana e Umbria che Goethe definiva così: «Non è possibile vedere campi più belli, non vi ha una gola di terreno che non sia lavorata alla perfezione…». Qui c’è il casale di Alessio Boni, da Sarnico, 51 anni, fidanzato con una giornalista, grande attore di teatro, cinema e televisione. In un garage della fattoria, Alessio si dedica a uno dei suoi hobby. «Sto mettendo a posto delle lampade acquistate alla Fiera di Parma, verifico se funzionano, se la presa è a posto, se l’alloggiamento della lampadina non si è ossidato».

Alessio lei è nato a sul Lago d’Iseo, torna spesso da quelle parti?
«Appena posso, ci vado. Ho avuto la fortuna di nascere in un bel contesto famigliare dai solidi valori etici, cui sono legato da sempre. Sento molto l’appartenenza ai miei fratelli Andrea e Marco, ai miei genitori per cui appena posso ci torno, anche se debbo vivere la mia vita, la mia libertà, nessuno mi può incatenare. Sono così di carattere».
Si fermi, se può, nei suoi luoghi della memoria.
«Le passeggiate su Viale Garibaldi, il lungolago, ricordo i luoghi dove presi la decisione di andarmene, i mandarini sotto un salice piangente, la Vespa 50. Ricordo dove ho dato il primo bacio, quando ho preso la prima sberla da una ragazzina in un anfratto vicino a un bosco, la prima caduta col Garelli. Sono immagini indelebili. Come il primo tuffo al lago a sei anni. Allora si poteva fare il bagno».

E il suo fisioterapista, Gigi Spina di Chiuduno…
«Scriva massofisioterapista se no s’arrabbia. Giro il mondo, ma quando salgo a trovare i miei, una o due sedute dal Gigi non me le toglie nessuno. Ho altri fisioterapisti in Toscana, a Roma, a Milano… ma lui è speciale».

Ho letto che quando è nel suo casale taglia legna, raccoglie olive, produce l’olio.
«Sì, l’ho appena fatto. Non lo commercializzo, lo imbottiglio per famigliari e amici e lo regalo per Natale, per un compleanno. Chi mi conosce si aspetta la bottiglia d’olio, per me regalarla ha un significato particolare. Ricorda i nostri contadini, la dignità del lavoro della terra».

Prima di diventare attore affermato, lei ha fatto mille mestieri, anche l’animatore in un villaggio turistico.
«Quella è una scuola pazzesca, prenda l’esempio di Fiorello. Nel senso che puoi nascere artisticamente dove e quando meno te l’aspetti. Guardi Stefano Accorsi. Si è fatto notare con lo slogan pubblicitario “Due gust is megl che uan”. Poi la carriera va avanti a seconda dalle scelte che fai, dopo devi saper scalare. Benigni, quando ricevette l’Oscar per La vita è bella disse: “Ringrazio i miei genitori che mi hanno fatto scoprire che cos’è la povertà, che cos’è la fame”. Loro non avevano niente, nemmeno il bagno in casa. Se poi tu ti volti a riguardare il tuo passato, quei ricordi lì sono straordinari».
Tra i vari lavori, anche il piastrellista.
«Non solo: il cameriere e l’attore di fotoromanzi per Grand’Hotel, non mi vergogno di nulla. Frequentavo l’Accademia a Roma e dovevo sbarcare il lunario con 50mila lire in tasca. Quando mi chiamavano per i fotoromanzi, facevo salti di gioia perché mi consentivano di pagare l’affitto per altri due mesi».
Lei ha dichiarato: un attore deve interpretare la vita e sensibilizzarsi agli eventi della natura.
«La natura ha una forza spaventosa, non ti senti mai giudicato da lei. Quando stai in mezzo a un bosco, o tra le dune di un deserto, o in mezzo al mare o in montagna potresti trovare l’assassino più ferale della terra ma ti senti comunque a tuo agio. Perché c’è l’equilibrio costante che ti circonda. E non potrai mai dire quel sentiero è troppo stretto, quella nube è troppo grigia. C’è una perfezione nella natura dall’equilibrio straordinario, quella a cui, credo, attori, scultori, letterati, cantanti, direttori d’orchestra cercano di assurgere».

È come se lei cercasse l’equilibrio perfetto.
«C ’è una frase incisa sul sarcofago di Raffaello che dice: qui giace colui che fece arrossire la natura perché la superò nella sua bellezza con la sua arte pittorica. È una cosa enorme superare la natura. Io cerco di portare in scena dei sentimenti di vita vissuta e apprendo da tutti coloro che mi circondano. Il prossimo non è un alieno».

Nella fiction di Rai1 La strada di casa lei è Fausto Marra, un uomo che va in coma per cinque anni e poi si risveglia.
«Il fattore che più mi ha incuriosito di questo lavoro televisivo è che il pubblico, con gli occhi di Fausto, potesse riavvolgere il nastro della memoria del personaggio, creando lentamente un suo puzzle. Ci ho pensato anch’io tante volte. Tanto che, se dovesse succedere a me una cosa del genere, al risveglio mi vedrei davanti a un camino con tre figli accanto».
Un’ipotesi di futuro, eppure lei dice: meglio vivere il presente.
«L’oggi inteso come la battaglia quotidiana che devi combattere. Non devi aver paura di questa signora Italia che magari zoppica, è in una casa di cura, ha degli acciacchi. È una fiaccola la nostra Italia e io cerco di alimentarla, di sostenerla, di farla vivere. Il presente è vivere al di là del fatto che possa essere pesante, storicamente inetto, burocraticamente insostenibile. Vivere cercando la positività».

Positività, un termine che sembra fuori moda.
«Magari c’è poca onestà, non si sottolineano le regole. Si ha poco rispetto delle eguaglianze tra gli esseri umani. Un brutto modo di procedere questo, però si può fare altro, se ci si crede davvero».

Nel lavoro, quando si è sentito più realizzato?
«Al cinema senz’altro ne La meglio gioventù. Ha vinto Cannes, una marea di premi, mi ha cambiato il modo di vedere la vita professionale. Un’opera di impatto che molti critici hanno paragonato a C’era una volta in America di Sergio Leone. Ma il personaggio che mi ha dato più filo da torcere è stato Walter Chiari».

Un grande successo, con lo share tra il 21 e il 23 per cento.
«Avevano tutti i fucili puntati per poterti massacrare. E invece ne è nata una rievocazione corretta. Ho studiato come un pazzo. Ho parlato con chi l’aveva conosciuto, gli amici, i figli, l’ex moglie. Ero talmente dentro il personaggio che dal punto di vista artistico ho toccato qualche corda e ne è uscita un’interpretazione fuori dal comune».

Il complimento più bello.
«Me lo ha riservato Simone Annichiarico, il figlio di Walter. Arriva ’sta telefonata alla fine della seconda puntata molto drammatica, girata con Lorenzo Monteleone, dove Chiari muore. Simone è commosso, telegrafico, mi dice: “Ma vaffanculo, Alessio. Ho pianto due volte nella mia vita: quando è morto mio padre e adesso… ciao”».
Ha detto: se non avessi fatto l’attore avrei fatto lo psicologo.
«Mi interessa sapere di più quello che pensa la gente di quanto la pensi io. Il pensiero dell’altro è una ricchezza. Se potessi mi piacerebbe fare un’intervista a lei. Parlando di me non aggiungo nulla di quanto già io non sappia di me, non mi arricchisco. Aggiungo qualcosa nel momento in cui chiudo la telefonata e mi metto a leggere un libro di filosofia, un romanzo».

Lei ama gli sport estremi, ma anche il tiro con l’arco, il biliardo, le bocce.
«Sono appena tornato dalla Tunisia dove ho fatto un lungo viaggio in moto, una cosa meravigliosa. La moto è un cavallo che cavalco da quando ho quindici anni. Non avevo nemmeno 14 anni e già guidavo il Garelli di mia madre. Mi piace il mare, nuotare, tutto ciò che mi dà adrenalina. Circuiti come il Mugello, Misano dove, quando tocchi i 260 all’ora con la motocicletta, il cuore va a 150 battiti al minuto. Con Giacomo Agostini, grande bergamasco, ultimamente abbiamo visto il Gran Premio Moto GP a Misano. Poi yoga, training autogeno, respiro interiore, frecce, bocce, biliardo perché ha un respiro interno che è importante per il mio mestiere. Niente convulsione, eccitazione, c’è bisogno di massima concentrazione quando ti cali in un personaggio. Amo le bocce, tra l’altro mio padre e mia madre ne sono grandi giocatori. Dall’anno prossimo, organizzo il Torneo Boni di bocce nei circoli di Sarnico. Sono già tutti in agitazione i giovanotti di ottant’anni che praticano questo sport».
E la moto?
«Un mix di adrenalina e libertà. Puoi andare in certi posti dove arrivi solo a piedi o con gli asini. Nel deserto, nelle dune, ci vanno solo i cammelli, i tuareg e le moto. Credo sia un privilegio imbattersi nell’immagine di una carovana di cammelli, capitanata da un tuareg che si perde nell’immensità del deserto. Ho girato la Patagonia, sono andato a San Pietroburgo, vorrei seguire la strada dell’Orient Express. Adesso vado a Cuba e me la giro in camper. Voglio respirare l’aria di quell’isola magnifica, utopica, un esempio per tutto il mondo. Quel senso che ha Cuba di totale libertà e sorriso non c’è da nessuna parte».

L’incontro che le ha cambiato la vita?
«Sono tre: il mio maestro Orazio Costa Giovangigli, un grande luminare, pedagogo del teatro. Giorgio Strehler, un genio che ho incontrato a 28 anni e mi ha fatto capire l’importanza dell’energia che ti può arrivare dal pubblico. Il maestro Marco Tullio Giordana per La meglio gioventù. Da lì è partito tutto. Incontrare persone di valore è meglio che avere successo».

Il mondo che ci sta attorno che effetto le fa?
Siamo noi e non dobbiamo ghettizzarlo perché ne facciamo parte. E non bisogna andare appresso alle mode, ai modi di dire. Mi ricordo sempre questo gesto di mia nonna Maddalena. Ero in montagna con lei, c’era un bivacco, era sporco, scartoffie e rifiuti dappertutto. Scartai una caramella e buttai la carta per terra. Mi arrivò uno schiaffo che sento ancora oggi: tu devi fare il tuo e vedrai che la società cambierà…».

Insomma, Alessio lei è un grande sognatore, come De André che diceva: non bisogna impedire all’uomo di sognare.
«Se non puoi sognare, scappa dove puoi farlo. La persona più povera al mondo è colui che non possiede un sogno. Il sogno ti consente anche in un quotidiano pesante, di mettere un po’ di panacea, di zucchero alla tua esistenza, ti può far volare ovunque. Ci sono tantissimi letterati e autori che ci hanno portato a sognare. Perché una volta che riesci a conquistare il sogno dei popoli, hai conquistato il mondo intero. Intendo il sogno magico, quello vero, quello onirico della mitologia, del cavallo alato, quello per cui vorresti essere un pesce. Questo sogno infantile ci salverà».
http://www.bergamopost.it/chi-e/alessio ... er-chiari/

Re: Interviews mit Alessio/Interviste

BeitragVerfasst: 12. Jan 2018 21:32
von gaby
Il grande salto

Il salto professionale arriva con Giorgio Strehler: «Mi scelse nel ruolo del giovane Cleante nell’ “Avaro” di Molière accanto a Paolo Villaggio. Non era solo un grande regista, ma un maestro istrionico, capace di rotolare sul palcoscenico per spiegarti come dovevi affrontare una determinata scena». E il terzo incontro fondamentale arriva nel cinema: «Con Marco Tullio Giordana ne “La meglio gioventù” mi vengono aperti canali incredibili: dovevo imparare a recitare in maniera diversa, perché nel cinema devi lavorare a sottrarre nella mimica, tutto il contrario del teatro». Il personaggio che piacerebbe a Boni interpretare? «Un transgender». Perché? «È una persona nata in un corpo che fa di tutto per cambiare profondamente, un corpo che non accetta e quindi per anni si sottopone a interventi: è una condizione distantissima da me, per questo mi attira». La vita privata? «Sono fidanzato da due anni con una giornalista, Nina, come la Caravella di Colombo. Lei vive a Milano, io a Roma, la distanza non è un problema, se il sentimento c’è. Però ci incontriamo a metà strada in un casale che ho in Toscana, in Val di Chiana, dove respiriamo in sintonia con la natura».
http://www.corriere.it/moda/news/17_dic ... d8d8.shtml