Interviews mit Alessio/Interviste

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Re: Interviews mit Alessio/Interviste

Beitragvon mingi17 » 14. Okt 2014 13:15

Una chiacchierata con Alessio Boni: dall’interpretazione di Pascoli nella Valle del Serchio alla natìa Sarnico – Un anno ricco di impegni (e di soddisfazioni)

Il sottile filo di lana che separa il lirismo di una recitazione en plein air da un copione recitato davanti a una macchina da presa, si ammanta di un fascino ulteriore d’estate, quando splendide location marittime o montane assolvono alla funzione di scenario dell’opera recitata.
Le sfumature generate dalla luce, la rimembranza del luogo che fu del Poeta che viene rievocato dal vaticinio delle parole recitate, gli odori e i sapori che si colgono nell’aria danno l’impronta unica dell’evento.
E, ne siamo sicuri, l’Attore è ebbro del confronto con il suo pubblico e nel raffronto entrambi si conducono alla passione senza che questa comporti le sofferenze della seduzione d’amore.
Così è per il teatro in primis, che dispiega luce sul talento dell’Artista e sulla simbiosi che lui costruisce prima con l’opera e poi in una triade indissolubile tra lui, il testo e il pubblico blandito.
Così è per il Nostro che dal teatro proviene ed al teatro ritorna (nella stagione 2013-2014 e ancora nella prossima con “Il Visitatore” insieme ad Alessandro Haber).
Nell’intermezzo di opere cinematografiche e televisive mai scontate (può permetterselo) inanella anche qualche lettura di poesia di autori per il vasto pubblico “minori”: Alda Merini nella stagione invernale precedente al teatro Parenti di Milano (titolo “Canto degli esclusi” insieme al co-recitatore Marcello Prayer) .
Di lì a poco, nella notte di San Lorenzo, nella splendida cornice della Valle del Serchio (Lu), – con la regia di Alessandro Bertolucci – ha interpretato con profonda intensità versi di Giovanni Pascoli, molti dei quali scritti dal Poeta proprio nella casa di Barga.
Un anno, il prossimo, che si prospetta ricco di impegni con cinema, fiction e teatro per Alessio Boni, attore bergamasco che di scontato non ha nulla, forse perché si è costruito e guadagnato tutto da solo senza ottenere sconti da nessuno, vivendo quotidianamente il suo impegno per l’arte.
Ciò che di conseguenza ha oggi si riassume in poche parole: disarmante bravura e credibilità artistica.
Divenuto per molti famoso con il film “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana, ha in realtà ora alle spalle precedenti e successive interpretazioni altrettanto convincenti, che lo pongono a pieno titolo nell’alveo dei migliori e più apprezzati attori italiani.
Da fine giugno impegnato nella nuova serie “La Catturandi” – realizzata da Rodeo Drive per Rai Fiction – Alessio Boni, interpreta il ruolo di un «misterioso imprenditore» che intraprende una serie di affari in Sicilia.
Nel cast della serie, Leo Gullotta, Massimo Ghini, Anita Caprioli, Vincenzo Amato, Raniero Monaco di Lapio. Questa fiction affronterà il tema della lotta tra lo Stato e la mafia ma dalla visuale degli agenti della nota squadra d’élite della polizia, nata dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio del 1992 e deputata all’arresto dei grandi latitanti.
A partire dal mese di novembre 2014 ripartirà il tour teatrale (dal 6 novembre a Ferrara al 15 marzo a Trieste) sempre al fianco di Alessandro Haber, Alessandro Tedeschi e Nicoletta Robello Bracciforti per la magistrale regia di Valerio Binasco, de “Il Visitatore”.

L’esilarante e brillante pièce di Éric-Emmanuel Schmitt propone, nella cornice storica della tragedia del nazismo, una conversazione sui massimi sistemi e grandi interrogativi tra Dio (Alessio Boni), un misterioso e inquietante visitatore che si introduce nella casa di Freud (Haber) invecchiato e tormentato dal cancro alla gola di cui presto morirà. Un duello di opinioni, di pensieri, di concetti, che sollevano dubbi, riflessioni, ripensamenti, che trascinano lo spettatore in curve emozionali tra fede religiosa e sapere scientifico, dall’esistenza di Dio, ai concetti di Bene e Male, al senso della vita.
Nella primavera del 2015 ritroveremo Alessio Boni nei luoghi dei suoi natali sul Lago d’Iseo nel ruolo di protagonista in «Respiri», un thriller psicologico per la regia di Alfredo Fiorillo.
Dalla ieraticità del palcoscenico teatrale al puzzle e illusione del cinema, dall’Ora di Barga ….alla maratona di emozioni con il “Visitatore” …. ritorniamo dove son quelli ch’amano ed amo (Pascoli).

Ma quali emozioni prova un attore così amato ed apprezzato a tornare nei luoghi della sua infanzia per recitare nel ruolo di protagonista di un film d’autore?

Sicuramente – sostiene Alessio Boni- sarò accolto dai miei con un abbraccio totale ed un affetto tale che rischiano di crollare le strutture e le barriere che spesso creiamo attorno a noi. Non so cosa proverò esattamente. Sono lontano dai miei luoghi natii ormai da più di 29 anni e in questo arco temporale sono tornato solo per brevi soggiorni, per periodi non più lunghi di dieci giorni. Non mi sono mai fermato nella casa paterna per un mese e mezzo. Trascorrere sei settimane con i miei familiari, i miei concittadini, con un lavoro a Sarnico sarà veramente un’esperienza fuori dal comune. Sul set ci saranno tutti, la gente del luogo, attori locali, essendo previste anche selezioni di attori bergamaschi e di Sarnico, nonché parenti ed amici. Il calore e l’affetto non mancheranno ma per me sarà il luogo di lavoro ove esprimere la professionalità, la puntualità e la competenza. Sono curioso di vedere l’intreccio di questi sentimenti e lo sviluppo di questa avventura. Credo sarà positivo.

In passato hai interpretato, tra gli altri, personaggi storici realmente esistiti come Caravaggio e Puccini; in teatro, in opere di autori che vanno da Eschilo a Ibsen, ruoli impegnati e spesso drammatici. Il copione di “Respiri” ti assegna nuovamente il ruolo di un ragazzo complesso alle prese con una profonda trasformazione interiore. È una scelta quella di recitare sempre ruoli singolari e difficili?

Mi affascina sempre ciò che è dicotomico in un personaggio. Rispetto la Commedia ed è un genere che mi diverte e per il quale ho anche interpretato parti sia al cinema, con “Tutti pazzi per Amore”, che in teatro, da Marivoux, Molière, Queneau e Yasmina Reza; però quando mi propongono personaggi come quello di Fiorillo in ‘Respiri’ mi entusiasmo. Mi affascinano molto questi ruoli, mi piace molto la psicologia di questi personaggi: controversa, travagliata, border line. Se non avessi fatto l’attore probabilmente avrei studiato psicologia. Mi seduce tutto ciò che è nevralgico, introspettivo, nodale, che è mal di vivere, dramma interiore. La pace dei sensi e la bella famiglia con ‘vissero tutti felici e contenti’ non mi attrae molto, non mi dà il pugno nella pancia. Di solito scelgo i copioni a seconda del “cazzotto” che mi arriva nello stomaco sia che si tratti di un soggetto malavitoso o un pazzo geniale come il Caravaggio o ancora un folle amante come Heathcliff in ‘Cime Tempestose’, che diritto come una freccia va alla sua perdizione fino alla morte pur di amare una donna. Mi intrigano più i casi esasperati ed estremi che non quelli più blandi e leggiadri.

Il 6 Novembre ripartirà da Ferrara il tour teatrale de “Il Visitatore” al fianco di Alessandro Haber, che vi vedrà impegnati quotidianamente in molte città italiane e che terminerà il 15 Marzo a Trieste. Un infaticabile stacanovista?

Beh, vengo da Bergamo, siamo abituati! Mi piace il mio lavoro, mi appassiona e mi coinvolge completamente. Dopo il 15 marzo sarò sicuramente stanco e dovrò riprendere le forze perché il teatro mi assorbe molte energie, ma l’importante è riuscire a mantenere l’equilibrio anche attraverso lo yoga, il training interiore, la cultura, la natura, le passeggiate. Tutto ciò aiuta non solo ad essere pronto per andare in scena il giorno seguente ma anche per affrontare un tour serenamente. A me piace lavorare, questo lavoro è avvincente. Quando mi chiedono dove vai in vacanza?… be’ il mio lavoro attraverso l’Italia è già una vacanza: hai la giornata libera e vai a vedere un bel film, le sagre, gli eventi. Tutto ciò mi intriga, mi entusiasma e mi offre l’opportunità di conoscere ed approfondire: se vai a Udine vai a visitare una cantina di prosciutto, se sei in Toscana vai ad esempio alla cantina dell’Ornellaia. La fortuna della tournee teatrale è che ti permette anche di conoscere l’Italia in modo capillare non solo attraverso i suoi monumenti storici. Fermarsi anche solo per una settimana a Perugia ti permette di conoscere il perugino, se soggiorni a Parma conosci meglio il parmigiano, scopri nuovi luoghi, nuove culture e tradizioni, anche la trattoria migliore:insomma un’Italia più vera, la mia Italia che del resto è uno dei Paesi più belli al mondo.

Molti critici sottolineano come nella forma artistica musicale negli anni ’60 abbiamo avuto la Beatlemania, nei ’70 la psichedelia dei Pink Floyd o Genesis, negli ’80 la power music edonistica di Michael Jackson o Survivor, Toto, Journey, nel ’90 il nichilismo distruttivo del Grunge di Kurt Cobain e del movimento di Seattle (Pearl Jam, Sound Garden); ora viviamo in un tempo “culturalmente sospeso”. È così anche nel cinema?

Be’, penso sia invece un periodo artistico molto fertile considerando che questo è un momento di crisi economica. Crisi economica che è solo la punta dell’iceberg di una crisi etica iniziata anni fa e che solo ora sta producendo i suoi frutti. La crisi c’era già negli scorsi anni semplicemente ora è associata al denaro. Tuttavia se pensiamo a epoche peggiori come ad esempio il “dopoguerra” ci rendiamo conto che proprio in quei frangenti bui sono nate considerevoli idee e grandi letterati. Nell’attuale periodo di crisi, di sbando, di implosione, il nostro cinema sembra avere una gran voglia di rivalutarsi. Abbiamo eccezionali giovani autori come Paolo Sorrentino che ha solo 44 anni ed è bravissimo; Autori teatrali come Giorgio Villa, Emma Dante, Elio Rampina, Saverio La Ruina, Arturo Cirillo, Fausto Paravidino, lo stesso Gigi Lo Cascio con il suo “Otello” oppure Fabrizio Gifuni conGadda e ancora Filippo Timi, tutti quanti straordinari. Mi sembra che ci sia un riscatto culturale, una voglia di nuovo, di esplodere in ricerche diverse rispetto a 8 – 10 anni fa. L’unico bastone tra i piedi è il continuo taglio dei fondi, questo sì. Purtroppo, per il cinema servono 2-3 milioni di euro e senza quelli non si può fare. Non bastano100 mila euro: con tale cifra non puoi neppure partire. Se tagli il 50% del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), meccanismo utilizzato dal governo italiano per regolare l’intervento pubblico nei settori del mondo dello spettacolo, non riesci a dare lavoro a tutti gli addetti compresi non solo gli attori, non solo i registi, non solo gli sceneggiatori ma anche gli scenografi, i tecnici, gli elettricisti. C’è una implosione economica: negli anni ’60-’70 si facevano 350 film e giocoforza ce n’erano 30-40 fatti bene e 10 capolavori. Ecco allora emergere Visconti, Petri, Fellini, Pasolini e quant’altro. Oggi si fanno 40 film, e se ne escono 3 bellissimi è grasso che cola. Ma è normale: è nelle leggi della statistica, quindi credo che sia un momento di ricerca di nuove esperienze interiori, di uno scavo nella coscienza di qualcosa di più profondo. L’altro lato della medaglia è che non essendoci denari non puoi andare da nessuna parte. Per il teatro il discorso è differente perché in teatro si può stare con una calzamaglia nera, quattro luci e senza scenografia basta che ci siano un buon autore, un gran attore ed un buon regista: la gente rimane lì. Col cinema no. Col cinema non puoi, ci vogliono fondi e se non ci sono soldi ci sono anche poche possibilità per gli autori e lo spazio per i giovani è più levigato. Io sento il fermento e c’é anche un grande ardore e una gran voglia di fare nei giovani autori e quando Sydney Sibilia che ha 33 anni fa un botto con “Smetto quando voglio” c’è una speranza. Ma questo vale anche per Stefano Sollima che con Gomorra – la serie ha destato l’interesse dei principali mercati televisivi internazionali e, ad oggi, è già stata venduta in quasi 40 Paesi, tra cui gli Stati Uniti. Le possibilità le abbiamo: sento che c’è un grande indirizzo positivo nei nostri giovani e veramente bravi autori. Purtroppo non abbiamo la possibilità di fare 250–300 film come in Inghilterra, in Francia o in Germania ma ne produciamo pochissimi proprio perché non abbiamo fondi.

Gli imprenditori bergamaschi e bresciani, non appena hanno saputo che il thriller ‘Respiri’ sarebbe stato girato sulle sponde del Lago d’Iseo e con un protagonista non solo nativo di Sarnico ma tanto apprezzato e benvoluto, si sono adoperati per sostenere anche economicamente questo film?

Abbiamo riscontrato un’adesione immediata anche da parte di imprenditori locali che intendono sostenere questo progetto per promuovere la cultura, il cinema, il territorio e le sue bellezze. Non posso che ringraziarli per questo.



Miriam Polini
http://www.thelegaljournal.eu/legal-caf ... isfazioni/
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Re: Interviews mit Alessio/Interviste

Beitragvon mingi17 » 14. Okt 2014 13:15

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Re: Interviews mit Alessio/Interviste

Beitragvon mingi17 » 6. Nov 2014 08:50

L’informazione verticale - quotidiano indipendente osservatorio globale-locale sull’attualità

DIALOGHI EVENTUALMENTE x Primissimo piano
L’INTERVISTA Alessio Boni: “Il dubbio è l’unica certezza dell’uomo”
L’INTERVISTA <br />Alessio Boni: “Il dubbio è l’unica certezza dell’uomo”

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Federica Pezzoli

Federica Pezzoli
6 novembre 2014

Quella con Alessio Boni è iniziata come conversazione su “Il visitatore”, il testo di Éric-Emmanuel Schmitt che da oggi a domenica, insieme ad Alessandro Haber, porterà al teatro comunale Claudio Abbado di Ferrara con la regia di Valerio Binasco. Il drammaturgo francese immagina che nella Vienna del 1938, mentre il padre della psicanalisi sta preparando la sua fuga dall’Austria dell’Anschluss e già presagisce la fine a causa del cancro alla gola che ormai non gli dà pace, Freud riceva la visita di un misterioso individuo con il quale inizia una sorta di duello verbale sui grandi temi dell’Umanità. È proprio Boni a impersonare questo enigmatico personaggio, che per tutta la durata dello spettacolo insinuerà in Haber-Freud e nel pubblico il dubbio sulla sua vera identità: è quel Dio del quale il grande scienziato ha sempre negato l’esistenza o è un pazzo che si crede Dio?
Presto però la nostra è diventata una chiacchierata sul dubbio, sul mistero, sull’etica e la morale, sulla società e sulla contemporaneità in cui non c’è più spazio per la persona e per le diverse dimensioni che racchiude.

Questo testo affronta grandi temi, si potrebbe dire le grandi domande che l’umanità si pone da sempre, però lo fa con grande semplicità, senza altisonanti discorsi filosofici, persino con un pizzico di humor…
Credo sia proprio la forza de “Il Visitatore” di Schmitt e in fondo del teatro, che dalle sue origini cerca di avvicinare la gente, anche quella non ferrata su un determinato settore, prendendo degli spunti, gli aspetti più importanti dell’argomento che vuole trattare, e portandoli in scena, con drammaticità o ilarità, facendo interagire personaggi. In questo caso attraverso l’escamotage di un dialogo tra Freud, il massimo degli atei, e Dio, ovviamente il massimo della fede, ci si porta a casa un sunto dell’esistenza dell’essere umano, poi spetta allo spettatore approfondire il discorso. Qui si scende il primo gradino, poi sta allo spettatore addentrarsi nel tentativo di capire chi è l’uomo pensante e quello non pensante, dov’è l’etica, cos’è la morale, ognuno ha la sua in questa vita, ma dove sta il limite che non si può trascendere in termini sia di etica sia di morale? Questo è il tema, non è una questione di religione, di credenti e non credenti, si cerca di mostrare entrambi i punti di vista: da qui scaturisce il dialogo interessante, tanto che a volte si parteggia per Freud e a volte per Dio, perché entrambi hanno dalla loro argomenti interessanti. La cosa importante è far pensare l’essere umano, certo in modo ilare, leggero, perché vuole essere un input, uno stimolo alla riflessione.

Paul Ricoeur ha definito Freud uno dei tre ‘maestri del sospetto’, insieme a Marx e a Nietzsche. Qui però viene rappresentato in un momento di crisi personale che il misterioso visitatore non farà che aumentare: è come se il dubbio che ha instillato negli altri ora colpisse le convinzioni sulle quali ha costruito tutta la sua vita. O no?
Il dubbio è fondamentale, è una follia pensare di poter avere solo certezze: si prende un personaggio straordinario, con una grande mente, come Freud e in un momento di fragilità lo si colpisce ai fianchi per causare un cambiamento. Schmitt prende un personaggio tutto d’un pezzo, un nichilista, un agnostico e gli infonde il dubbio, ma non sulla fede, bensì su se stesso, sul suo pensiero e sulle sue convinzioni. In altre parole il dubbio non è più una fragilità, diventa una componente fondamentale dell’essere umano, che impedisce che avvitarsi su se stessi, perché spinge al confronto con l’altro, che può dare una chiave di lettura diversa della vita.

Tutta l’azione si svolge nell’appartamento viennese di Freud e questo costringe il pubblico a concentrare la propria attenzione sul dialogo fra i protagonisti. Sintomo di grande fiducia nel potere della parola?
Siamo nella Vienna del 1938 nello studio del fondatore della psicanalisi, ma potremmo essere nell’ufficio del Presidente del Consiglio ieri mattina, in una delle stanze dei bottoni a Wall Street, addirittura in uno degli uffici dell’Onu, perché quando i due personaggi interagiscono in realtà è l’Uomo che parla, e ultimamente c’è una grande necessità, almeno credo, di ritornare all’Uomo, anche per capire da dove viene questa crisi, che è in realtà è una crisi etica prima ancora che economica.
Padre Turoldo una volta in un’intervista disse “In tanti anni che insegno, in scuole private e non, ho conosciuto tutte le classi sociali, ma quando chiedo ‘Cosa vuoi diventare da grande?’ Tutti i bambini, senza alcuna distinzione, mi rispondono con una professione, non ci sono mai stati una bimba o un bimbo che mi abbiano risposto ‘Voglio diventare un uomo’. Diventare un uomo è una delle cose più difficili e importanti di questa vita, ma quasi nessuno la prende seriamente, invece fin da piccoli si tenta di capire cosa fare per potersi inserire nella società, perché altrimenti si è delle nullità. In realtà l’importante non è la professione, ma la base su cui si fonda il nostro operare come uomini e donne, quello che sta succedendo è che la società sta perdendo la sua umanità. Ricostituiamo il senso vero dell’essere uomo, del porci in una relazione con gli altri, una relazione che può essere anche dialettica, che non è solo condivisione, ma può essere anche scontro: questo è il messaggio di Schmitt sul palcoscenico.

Rimanendo in tema, immagino che l’interazione in scena fra lei e Haber sia molto forte. Come è cambiato con il passare delle date il vostro modo di interagire sul palcoscenico?
Tutte le volte è una sfida e un’esperienza diversa, Haber è un professionista che si dà totalmente, quindi si sente una grande professionalità e un grande confronto in scena. Non ci poniamo delle domande sul fatto di evolverci, di cambiare: dopo la prima, lo spettacolo diventa dell’attore e del pubblico, quindi noi percepiamo, ascoltiamo, sentiamo il pubblico e gli rispondiamo, perciò a volte attraverso pause, accenti e tempi diversi cambia il senso che diamo alle battute. Il lavoro dell’attore quando va in scena è sentire il termometro del pubblico, quindi è inevitabile che l’interazione in scena porta a una continua evoluzione.

In conclusione: perché dovremmo venire a vedere Il visitatore?
Quante volte ultimamente ti sei fermata a pensare a te stessa come donna nei confronti del mondo? La verità è che non si parla e non si riflette più su certe cose, si va avanti con la propria vita quotidiana, pensando solo a portare a casa dei risultati. Non si considera più l’importanza del dialogo come occasione di arricchimento interpersonale, sembra non esserci più la voglia di ascoltarsi l’un l’altro, di percepire se stessi come singoli e come esseri in relazione con gli altri, di darsi, eppure è una cosa fondamentale: bisogna vivere ciò che si fa. Ecco in questo testo, invece, questo anelito c’è, perché c’è la possibilità di fare una sorta di terapia di gruppo con il pubblico: spero con questo testo di ampliare l’orizzonte dei dubbi e restringere quello delle certezze del pubblico, spero che si torni a casa con delle domande e con la voglia di allargare il proprio spirito, leggendo un libro o andando a vedere una mostra. La cosa meravigliosa del teatro è proprio la possibilità di estraniarsi per due ore per parlare e riflettere sull’essere umano, sui sentimenti umani: qui sta la sua sacralità, perché parla dell’uomo e comunica emozioni preziose, che colpiscono e possono rimanere dentro il nostro intimo tutta la vita

http://www.ferraraitalia.it/lintervista ... 24260.html
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Beitragvon mingi17 » 6. Nov 2014 08:51

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Beitragvon mingi17 » 12. Nov 2014 21:46

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Interview aus Glamour Italia vom November 2014, danke Anna! Er sagt übrigens auf der letzten Seite explizit, dass er seit kurzer Zeit wieder Single ist.
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Re: Interviews mit Alessio/Interviste

Beitragvon mingi17 » 26. Nov 2014 21:27

Alessio Boni single: "Potrei avere tutte le donne che voglio, ma non mi importa. Io cerco l'anima"
Scritto da: Daniela Bellu - mercoledì 26 novembre 2014

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Non una donna qualsiasi, ma quella che 'ti rapisce e ti manda fuori di testa'. Questo è l'amore che cerca Alessio Boni.

Alessio Boni, uno degli attori più affascinanti della tv italiana, sta per tornare sui nostri teleschermi con la fiction in 4 puntate "Il ritorno di Ulisse", in partenza il prossimo 30 novembre. Intervistato questa settimana da Diva e Donna, l'attore parla anche d'amore, rivelando di essere di nuovo single:

Sono stato con una donna sei anni. Ora esco da una storia di cinque che purtroppo non è andata. Non cerco un tipo di donna. Sto cercando la mia energia. Potrei avere tutte le donne che voglio ma non mi importa. Sto cercando l'anima.

Ma quale sarà mai il suo ideale di donna e d'amore? Lo spiega con queste parole cariche di passione:

Io voglio la folle donna che ti prende, ti rapisce e tu vai fuori di testa. Non pensi che a lei. Non vedi l'ora di vederla, di sentire il suo odore e non te ne frega più niente di niente. È quella cosa lì che ti elettrizza la vita, ti dà energia, ti fa scavalcare tutti gli ostacoli. È la cosa più potente e che spero di riavere con tutto il cuore.

A riprova del fatto di quanto contino per lui i sentimenti, Alessio parla dell'amore, l'unica cosa che può farci stare bene al mondo :

Il rifugio più sereno, appagante, se hai la fortuna di averlo è l'Amore. Quando c'è, ti risvegli la mattina con una grande panacea. Anche se non è accanto a te, è distante, ma tu lo senti, lo percepisci nell'animo, trovi in esso una serenità che difficilmente altro ti può dare.

Ma non un amore qualunque, quello con la A maiuscola, quello che riempe la vita e dà la forza per affrontare ogni cosa.

Non sto parlando di una storia qualunque, sto parlando dell'unica che ha senso, quella che ti mette adrenalina nelle vene, quella che è passione pura, energia, e te ne dà talmente tanta che poi tu la riversi in ogni cosa che fai. Questo per me è l'Amore, l'unico degno di essere vissuto.

Dopo queste parole, alzi la mano la donna che non vorrebbe averlo al suo fianco. Ah, e ricordate che ora Boni è single: una possibilità, pur se remota, potrebbe esserci!


Wenn ihr den Link aufmacht, ist auch ein kleines Interview mit Alessio als Video.


http://www.gossipblog.it/post/307006/al ... rco-lanima
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Re: Interviews mit Alessio/Interviste

Beitragvon mingi17 » 26. Nov 2014 21:34

ALESSIO BONI: «CERCO UNA DONNA CHE SAPPIA ASPETTARE»
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27 Novembre 2014
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GLORIA SATTA
Alessio Boni: «Cerco una donna che sappia aspettare»
Alessio Boni - Credits: Getty

Alessio Boni ha la faccia giusta per fare l’eroe. È la prima cosa che penso quando lo incontro per parlare di Il ritorno di Ulisse, la serie ispirata al poema di Omero, di cui l’attore è protagonista e che andrà in onda dal 30 novembre su RaiUno (con Caterina Murino nel ruolo di Penelope). «Aspettatevi molte sorprese», mi dice, mentre mi fa accomodare nel camerino del teatro dove va in scena con Il visitatore, la commedia in cui interpreta nientemeno che il ruolo di Dio. «Il mio Ulisse non ha niente a che vedere con il personaggio che abbiamo conosciuto sui banchi di scuola: è vendicativo, assetato di sangue e quando torna a Itaca, dopo 20 anni, non riconosce più il figlio Telemaco, la moglie e gli amici».

Alessio parla veloce, con entusiasmo. Mi bastano poche battute per capire che non è solo un attore abituato a darsi anima e corpo per i suoi personaggi, a partire dal poliziotto suicida del film La meglio gioventù con il quale, una dozzina d’anni fa, si rivelò al grande pubblico. Boni è il tipo d’uomo che non ha paura di confrontarsi con sentimenti ed emozioni scomode. Anzi gli piacciono. «La superficialità mi fa scappare. Nel mio ambiente, per esempio, si vive spesso di ipocrisia e opportunismo. Io però non ce la faccio. Non riesco a frequentare le persone per avere un vantaggio», mi racconta. «E poi non provo mai gelosie o invidie, sono sempre felice dei successi degli altri attori». In amore è fedele, mi confida. Poi si lascia sfuggire che di recente è finito, dopo cinque anni, il suo rapporto (riservatissimo) con la compagna Francesca proprio mentre amici e parenti si aspettavano il matrimonio: «Non è un bel momento, questo, non ho voglia di parlarne», mi dice. Per fortuna c’è il lavoro: dopo la tournée teatrale, lo aspettano una fiction e il film In un posto bellissimo di Giorgia Cecere, accanto a Isabella Ragonese.

Anche lei, come Ulisse, ha spirito d’avventura?
«Senza dubbio. Fin da ragazzo ho sentito il desiderio di scoprire che cosa c’è dietro l’angolo. Quello che conosco già mi annoia. Ho lavorato come piastrellista con mio padre, poi mi sono arruolato in Polizia. A 20 anni sono partito da Sarnico, il mio paese sul lago d’Iseo, per andare in America a fare il cameriere, il baby sitter e il pony express. Ancora oggi, se è necessario, sono pronto a fare le valigie e partire».

Certo, non è detto che ci sia sempre una Penelope pronta ad aspettarla per 20 anni.
«Non penso proprio che esistano donne pazienti come la moglie di Ulisse. Di sicuro per lei è stato un bel vantaggio vivere tanti secoli fa, regina sulla sua isola, venerata da tutti, al riparo dalle tentazioni. Se avesse abitato ai giorni nostri a Milano, Londra o New York, Penelope non avrebbe certo aspettato il marito per tanto tempo. E francamente penso che non sarebbe stato nemmeno giusto».

Sta dicendo che per una donna oggi è impossibile essere fedele al suo uomo?
«Viviamo un periodo in cui i sentimenti sono usa e getta. Pazienza e fedeltà non sono valori molto apprezzati in questo contesto. Nessuno ha tempo né voglia di coltivare un amore tanto a lungo. Se una Penelope esiste, vive di certo su un’isola fuori dal mondo».

Lei ha mai tradito?
«Mai, quando mi innamoro sono incondizionatamente fedele. Se sto bene con una donna, mi viene facile, non è uno sforzo. Non vedo l’ora di vederla e condividere con lei la vita quotidiana. Il bello della fedeltà non è resistere alle tentazioni: è non averle proprio. Se provi il desiderio di cercare al di fuori di un rapporto, significa che l’amore non è così solido».

Tra due anni ne compirà 50. Non sente mai il desiderio di un figlio?
«Lo sento, eccome. E non da oggi ma da tanto. Ho detto tutto, non mi faccia aggiungere altro».

Per lei sono importanti le radici?
«Moltissimo. Non potrei più vivere nel mio paese d’origine, ormai sono un uomo diverso, ma quando posso ci torno volentieri. E a casa dei miei, mi spoglio di tutto, getto la corazza e perdo ogni diffidenza».

Che ricordi ha della sua giovinezza?
«È stato un periodo felicissimo, rifarei tutto. A 14 anni già lavoravo e non avevo tempo per la discoteca. Devo ringraziare i miei genitori che non mi hanno mai nascosto le loro difficoltà economiche. E questo, oggi, mi aiuta a capire il senso della fatica. Se non avessi lavato i pavimenti dei ristoranti alle due di notte, mi mancherebbe qualcosa. La vita mi ha insegnato a essere umile e a non sentirmi superiore a nessuno».

È sempre legato a suo fratello sacerdote?
«Siamo molto uniti, anche se sette mesi fa ha rinunciato ai voti. Ora gestisce un’enoteca sul lago ed è molto felice».

Questa decisione di lasciare il sacerdozio è stata uno choc per la vostra famiglia?
«Nemmeno un po’, ho apprezzato il suo coraggio e sono contento che abbia trovato la strada più giusta per lui. Anche mia madre gli ha aperto le braccia dicendogli: “Meglio un uomo vero che un mezzo prete”».

Nella vita lei è tormentato come i suoi personaggi?
«Sono uno che si arrovella. Di giorno no, perché ho troppo da fare. Ma di notte i miei pensieri prendono il volo. E comincio a cercare, scavare, interrogarmi. A volte penso che se non avessi studiato arte drammatica, avrei fatto lo psicologo».

Si sente in imbarazzo quando le ammiratrici la cercano?
«No, vivo bene la mia popolarità, probabilmente perché le mie fan sono molto discrete. Essere considerato un sex symbol mi fa sorridere: non ho mai puntato sull’aspetto fisico. Anzi all’inizio della mia carriera essere visto come un “bello” mi ha costretto a dire tanti no».

A chi?
«Ai registi che mi proponevano ruoli dove contava soprattutto l’aspetto fisico. Pur di non interpretarli mi rifugiavo nel teatro. Ma non sono l’unico. Anche Leonardo DiCaprio e Brad Pitt hanno impiegato anni per convincere il mondo che avevano talento oltre che una bella faccia. Ognuno ha il suo percorso. Dustin Hoffman racconta di aver fatto l’attore per rimorchiare le ragazze. Io l’ho fatto per dare grandi emozioni alle persone».

Con che criterio sceglie i ruoli?
«Mai in funzione della carriera, non sono capace. I personaggi devo “sentirli” con la pancia».

C’è un difetto che non si perdona?
«Sono diventato molto critico. Non sopporto più la mancanza di attenzione e la scarsa educazione. Vedo tanto cinismo in giro. Un tempo ero più paziente, oggi dico le cose in faccia e non faccio sconti. Con me non si finisce mai a tarallucci e vino».

Cosa si aspetta dal futuro?
«Non ho sogni da realizzare perché la vita è un percorso continuo. Il vero successo, per me, è poter restituire al pubblico quello che ho ricevuto. Penso che se dai senza aspettarti niente, alla fine ti ritorna tutto».

Quando ci salutiamo, Alessio mi dice: «La vita è l’arte dell’incontro. Ogni giorno mi sento arricchito: aver parlato con lei, per esempio, mi ha aiutato a capire qualcosa in più di me stesso, l’intervista è come una piccola terapia di gruppo». Gli rispondo che non ambivo a tanto. E lui sorride: «Che le dicevo? Sono diretto come una freccia appena scoccata». Gli auguro di continuare a fare centro.

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Re: Interviews mit Alessio/Interviste

Beitragvon mingi17 » 26. Nov 2014 21:34

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Re: Interviews mit Alessio/Interviste

Beitragvon mingi17 » 28. Nov 2014 09:20

Alessio Boni vicino ai 50 anni: "Vorrei un figlio"
Scritto da: Daniela Bellu - giovedì 27 novembre 2014

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L'attore, che ha 48 anni, rivela di sentire forte il desiderio di paternità. Ma è single.

Alessio Boni sta per tornare in tv nei panni di Ulisse, nella fiction in 4 puntate "Il ritorno di Ulisse", a partire da domenica 30 novembre. Se solo ieri, in un'intervista a Diva e Donna, si dichiarava di nuovo single e desideroso di trovare l'Amore con la A maiuscola, oggi lo ritroviamo su Grazia e non possiamo fare meno di amarlo ancora di più per le sue parole.

Intanto ammette che si è chiuso dopo cinque anni il rapporto con la compagna Francesca, quando tutti si aspettavano in realtà il matrimonio. Ma preferisce non scendere nei dettagli e liquidare così la cosa:

Non è un bel momento, questo, non ho voglia di parlarne.

Partendo dal suo personaggio della nuova fiction, Alessio si augura di trovare un giorno una donna che possa avere la pazienza e la fedeltà di Penelope, anche se è chiaramente una cosa molto difficile:

Non penso proprio che esistano donne pazienti come la moglie di Ulisse... Viviamo un periodo in cui i sentimenti sono usa e getta. Pazienza e fedeltà non sono valori molto apprezzati in questo contesto. Nessuno ha tempo né voglia di coltivare un amore tanto a lungo. Se una Penelope esiste, vive di certo su un'isola fuori dal mondo.

Se però voi, donne che ci leggete, vi sentite un po' 'Penelope', sappiate che in lui troverete un uomo fedele e innamorato, mica dettagli così scontati negli uomini di oggi:

Mai, quando mi innamoro sono incondizionatamente fedele. Se sto bene con una donna, mi viene facile, non è uno sforzo. Non vedo l'ora di vederla e condividere con lei la vita quotidiana. Il bello della fedeltà non è resistere alle tentazioni: è non averle proprio. Se provi il desiderio di cercare al di fuori di un rapporto, significa che l'amore non è così solido.

Tra due anni, intanto, Boni compirà 50 anni e ammette di sentirsi pronto a diventare padre, di sentire l'istinto paterno e mica solo da oggi:

Lo sento, eccome. E non da oggi ma da tanto. Ho detto tutto, non mi faccia aggiungere altro.

Che sia questo il motivo per cui è finita la sua ultima storia? Lei forse non voleva mettere su famiglia? Non lo sappiamo, e poco importa. Quello che importa è che l'attore ora è single e in cerca dell'amore. Su una cosa però mette in guardia, una cosa che proprio non gli piace:

La superficialità mi fa scappare. Nel mio ambiente, per esempio, si vive spesso di ipocrisia e opportunismo. Io però non ce la faccio. Non riesco a frequentare le persone per avere un vantaggio. E poi non provo mai gelosie e invidie, sono sempre felice dei successi degli altri attori.

Ora ditemi come si fa a non amare un uomo così. Per adesso, comunque, accontentiamoci di rivederlo in tv, a partire dal 30 novembre su RaiUno.


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Re: Interviews mit Alessio/Interviste

Beitragvon mingi17 » 29. Nov 2014 19:00

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DIVA E DONNA N° 48 02/12/14
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