Interviews mit Alessio/Interviste

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Re: Interviews mit Alessio/Interviste

Beitragvon gaby » 30. Nov 2014 12:42

Alessio Boni: «Dopo Ulisse faccio la drag queen»
L'attore, dopo eccellenti prove nei panni di Caravaggio, Puccini, Walter Chiari e Dio (a teatro), accetta una nuova sfida in Tv: interpretare Ulisse, il leggendario Re di Itaca, in una serie internazionale che riparte dove finiva l'Odissea del '68. Obiettivo? Riconquistare Penelope, Caterina Murino
Alessio Boni, abile incursore nella fiction televisiva, dopo eccellenti prove nei panni di Caravaggio, Giacomo Puccini e Walter Chiari, accetta una nuova sfida: si arma di scudo e gladio per interpretare Ulisse, il leggendario Re di Itaca. Lo vedrete combattere nella serie internazionale in quattro puntate Il ritorno di Ulisse di Stéphane Giusti (da domenica 30 novembre su Raiuno), ma soprattutto provare a riconquistare la moglie Penelope (Caterina Murino) e il figlio Telemaco (Niels Schneider). Ebbene questa fiction inizia da dove terminava l’Odissea televisiva trasmessa dalla Rai nel 1968, da quando Ulisse ritorna nella sua Itaca dopo 20 anni di guerre, sconfigge i Proci e tenta di riappropriarsi della vita che aveva lasciato molto tempo prima.
oni un tuffo in un nuovo progetto ambizioso.
«Mi piacciono le sfide, non c’è niente da fare. In questo caso non raccontiamo l’Odissea canonica, quella avventurosa, mitologica, con l’eroe allo stato puro, ma la parte più moderna, ossia gli ultimi dodici libri del poema omerico, in cui Ulisse ritorna a casa e non riconosce più nessuno: la moglie, i luoghi, gli amici e il figlio. Tutto è cambiato. Crede che Penelope lo abbia tradito. In lui si insinua il dubbio. Inizia così un viaggio dentro le sue fragilità, dentro se stesso e gli incubi del passato che non riesce a scrollarsi di dosso».

Vedremo un Ulisse perdente?
«Vedrete un eroe che si spoglia dell’armatura, che non ha fiducia negli altri, che si avvita su se stesso e non socializza. I sudditi, Telemaco e la stessa Penelope non lo riconoscono. È un po’ quello che succede oggi nella società: non stiamo attraversando una crisi economica, ma etica. Nessuno dialoga con nessuno, oggi non conosciamo chi vive vicino a noi. Ognuno pensa al proprio orticello».
Sarà un viaggio introspettivo, ma ci dobbiamo aspettare anche delle scene violente?
«Certo. La battaglia contro i Proci è cruenta, come il duello con Menelao. In quel caso mi sono anche ferito a un quadricipite, ho ancora il segno. Abbiamo sempre mitizzato Ulisse, se ci pensiamo bene invece è un uomo che ha trucidato e ammazzato senza pietà».

Come ha affrontato il personaggio
«Ho rivisto lo sceneggiato del ’68, letto molto, imparato il francese perché si recitava solo in quella lingua. Che fatica! Ogni giorno facevo due ore di palestra per sorreggere agevolmente lo scudo e il gladio. Questa è una serie anche molto fisica, volevamo trasmettere la crudezza dei combattimenti e la violenza. Abbiamo girato in Portogallo per sei mesi, pensate che per girare al meglio la scena dei Proci abbiamo impiegato un mese».
he cosa ricorda della serie del 1968?
«Della tv di allora mi sono rimasti impressi Pinocchio, La freccia nera e Odissea. In questo modo ho conosciuto il poema di Omero senza averlo letto».

Penelope invece che donna è?
«È una donna che aspetta il marito, anche se dubita che sia ancora vivo. Poi invece ritorna in patria, ma ha paura del suo uomo, non lo riconosce più, nel suo sguardo c’è solo orrore. Ricorda invece di aver lasciato una persona dolce. Tra di loro si insinua una sorta di atteggiamento diffidente, di non detti che a mano a mano diventeranno voragini interiori. Anche in questo si cela la modernità della serie e del testo. Modernità che sfocia in un finale molto forte e a sorpresa. Una novità assoluta».
Quindi vi siete presi delle licenze poetiche.
«Sì, qua e là. Telemaco, per esempio, si innamora di Clea, una giovane schiava troiana. Clea è un personaggio inventato. Anche ne I duellanti Ridley Scott ha inventato una figura femminile fantastica che nel romanzo di Conrad non esisteva. I puristi ci massacreranno, ma è uno sport tutto italiano. In Germania e Francia hanno acclamato la serie, noi sentiamo sempre la vicinanza del cupolone».

In questo periodo è anche a teatro (al Quirino di Roma fino al 7 dicembre) con lo spettacolo Il visitatore dove interpreta niente meno che Dio. Quale sarà la sua prossima sfida?
«Interpretare una drag queen».
http://www.vanityfair.it/show/tv/14/11/ ... ry=23672-8
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Re: Interviews mit Alessio/Interviste

Beitragvon gaby » 1. Dez 2014 19:48

Boni e i sensi di colpa di Ulisse
«Il prossimo eroe? Van Gogh»
Il 22 dicembre sarà in città per una lettura della corrispondenza tra il pittore e il fratello
Ulisse sul piccolo schermo, Vincent Van Gogh nella sua Bergamo. Per Alessio Boni è impossibile dire di no quando si tratta di interpretare o dare voce ai grandi personaggi della storia. L’attore di Sarnico è protagonista del Ritorno di Ulisse, fiction in quattro puntate su Raiuno (ha esordito domenica 30 novembre alle 21.15). Il 22 dicembre, alle 21, sarà al Centro Congressi per leggere la corrispondenza del pittore olandese al fratello. A dialogare con lui, Fulvio Ferrario, teologo evangelico, nell’evento «Stralci sulla fede e sul cristianesimo dalle lettere» che rientra nel programma delle Città invisibili.
Voglio sfatare il luogo comune che il pubblico abbia bisogno di demenzialità - dice Boni -. La gente sente il bisogno di pensare, vuole reimpossessarsi di se stessa. Un certo tipo di prodotto è uno specchietto per allodole, lo dimostra il successo di film impegnati come Il giovane favoloso di Mario Martone e Verranno i prati di Ermanno Olmi. Impegnatissimo a teatro, dove interpreta Il visitatore con Alessandro Haber, Alessio Boni è affascinato dai miti che fanno parte del suo olimpo personale. «Oltre a Van Gogh e Ulisse - dice - ammiro Caravaggio, Puccini e Walter Chiari».
La serie tv è stata girata in Portogallo. Affronta la seconda parte dell’Odissea. Tralasciate le avventure, l’impresa con il cavallo di Troia, la sfida contro Polifemo, il film racconta il ritorno della figura omerica nella sua terra, Itaca. Qui ritrova i suoi affetti, la moglie Penelope, il figlio Telemaco. Ulisse mette in discussione le sue avventure, si chiede se la guerra sia stata giusta, non deve per forza dover obbedire ai vaticini degli dei. «È un mito anti litteram, perché è il primo uomo a pensare con la propria testa - dice Boni -. Una volta a casa non riconosce più la moglie, né il figlio che ormai ha vent’anni. È un uomo disilluso, fragile, attanagliato da incubi che lo perseguitano per aver trucidato anziani, donne e bambini. Un uomo come lo siamo noi comuni mortali, è questo che lo rende grande, la sua umanità».
nche Boni possiede un’anima da girovago. A 22 anni ha lasciato Villongo, paese dove è cresciuto, per fare il militare e non è più tornato indietro. Voleva studiare recitazione, ma a Bergamo non c’era un’accademia d’arte drammatica. Così è partito per Roma. La provincia, ad Alessio, è da sempre stata stretta. È stato anche in America, dove ha svolto mille mestieri: baby sitter, cameriere, distributore di giornali. «È vero, come Ulisse, possiedo la voglia di viaggiare per il mondo, di sperimentare, la curiosità di vedere cosa ci sia dietro l’angolo - dice l’attore bergamasco -. Ricordo un giro in vespa con la prima fidanzatina, stavamo ammirando l’arcobaleno dopo il temporale, decisi di passarci sotto con lei. Solo che dopo cinque ore tornai indietro». Nel film Penelope è interpretata dalla bella Caterina Murino. E lei ha trovato la donna della sua vita? «Qual è la prossima domanda?».
http://bergamo.corriere.it/notizie/cult ... 77f5.shtml
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Re: Interviews mit Alessio/Interviste

Beitragvon gaby » 1. Dez 2014 22:09

Alessio Boni, come Ulisse torno alle mie origini
01/12/2014 L'attore, in Tv nei panni dell'eroe omerico nella fiction di Rai 1, racconta cosa significa per lui essere un attore. "Ma non dimentico mai di essere stato un piastrellista e appena posso torno dalla mia famiglia. I miei genitori sono sposati da cinquant'anni".
Alessio Boni è il protagonista de “Il ritorno di Ulisse”, la fiction ispirata ai dodici capitoli finali dell’Odissea, nata dalla collaborazione tra Francia, Italia e Portogallo, in onda da ieri su Rai1 e per altre tre domeniche consecutive. Nato a Sarnico, una cittadina sul lago d’Iseo, l’attore, ora a teatro con “Il visitatore”, riesce come pochi a portare in scena la drammaticità della condizione umana, dando vita a personaggi complessi come il tormentato Michelangelo Merisi detto “Caravaggio” e Matteo Carati, l’intransigente e irrequieto protagonista de “La meglio gioventù”.
In questi giorni ti vediamo sul piccolo schermo nei panni di Ulisse, accanto a una splendida Caterina Murino (Penelope).

“La storia è ispirata al ritorno dell’eroe a Itaca con qualche licenza poetica degli sceneggiatori. Il mio Ulisse è un eroe stanco e provato dalle battaglie, appesantito dai crimini commessi in guerra che tornano sotto forma di incubi notturni”.

A proposito di origini, com’è tornare in famiglia dopo un lungo viaggio?

"E’ bellissimo. Ogni volta che torno a Sarnico ritrovo le radici che avevo dimenticato, insieme al calore dei miei fratelli, dei nipoti, il sapore della gallina ripiena e la polenta di mia madre. E respiro i valori semplici che mi hanno trasmesso. I miei genitori stanno insieme da cinquant’anni e hanno da poco festeggiato le nozze d’oro. Quando viaggio entro in contatto con culture completamente diverse, ma solo in famiglia mi sento completamente me stesso e libero di lasciarmi andare.
Eppure la tua dizione non tradisce alcuna inflessione. Come faresti se ti chiedessero di interpretare un personaggio bergamasco?

"E’ già successo ed è stato molto semplice. Per interpretare l’imprenditore bresciano di Quando sei nato non puoi più nasconderti ho rispolverato il codice del mio dialetto che è ancora presente in me. Fa parte di quelle differenze che è bene conservare. Se così non fosse basterebbe trascorrere una settimana con i miei per riprendere l’accento!"

Ti dividi tra cinema, teatro e televisione. Dove ti senti veramente a casa?

"Teatro e cinema sono due forme d’espressione completamente diverse. A teatro il rapporto con la platea è epidermico. Un cordone ombelicale mi lega al pubblico e ogni replica è emozionante in modo diverso. E’ come in una terapia di gruppo, se c’è tensione lo senti e vuol dire che lo spettacolo funziona. Recitare per il cinema o la televisione significa invece girare per quattro, cinque mesi. Le scene veramente coinvolgenti sono poche ma è sempre emozionante rivedere il film da spettatore"
I personaggi che interpreti sono spesso inquieti. E’ un sentimento in cui ti riconosci?

"Se per inquietudine si intende la curiosità e la spinta a mettersi in gioco allora si, sono un inquieto. Quando raggiungo un obiettivo penso subito al prossimo. Sono molto attento a tutto ciò che mi circonda, fatti e persone. Mi piacciono le persone solari ma trovo interessantissime anche quelle corrucciate, che se ne stanno in un angolo senza parlare. Sono molto incuriosito dall’animo umano e mi piace scavare in profondità. Se non avessi fatto l’attore sarei andato a Milano per studiare psicologia".
Sei in tournée teatrale con “Il Visitatore” di Schmitt, in cui interpreti Dio. Che rapporto hai con la fede?

"A venir rappresentata è una proiezione della mente di Freud. Lo psicanalista era notoriamente ateo ma in punto di morte si riaffaccia in lui una coscienza religiosa. Io sono credente anche se non praticante. Credo che l’essenza della fede si manifesti nell’amare ed essere aperti anche a chi si presenta nella veste del nemico. E’ facile amare chi ti ama, lo è molto meno accettare chi ti fa una critica. Ma è proprio lo sforzo di andare incontro a chi non ti somiglia affatto che aiuta a crescere e migliorare".
Come si fa a non sentirsi su un piedistallo quando si è molto amati, come nel tuo caso?

"Non dimenticando le origini. Vengo da una famiglia proletaria e prima di diventare attore facevo il piastrellista insieme a mio padre. Mi ritengo semplice e ci tengo a rimanere tale. Certo, non posso negare che venir riconosciuto e apprezzato abbia dei risvolti piacevoli, ma a volte il successo può essere noioso. E’ importante non perdere un contatto reale con la vita di tutti i giorni. E’ proprio questo ad aver reso immortali autori come Dante, Molière e Shakespeare. Loro osservavano il quotidiano e ne facevano sublime poesia"
Oltre agli impegni di lavoro partecipi attivamente ai progetti umanitari del Cesvi. Cosa ti spinge a farlo?

"La terra è avvolta da una grande musica. Per ascoltarla bisogna sintonizzarsi sulle giuste frequenze. Io non faccio altro, ascolto e mi muovo di conseguenza. A volte ho voglia di ascoltare Amy Winehouse, altre volte sento il desiderio di ascoltare Bach, Verdi e tornare con i piedi per terra. Ogni volta che parto per un viaggio Cesvi mi sintonizzo sulle necessità del pianeta. Insieme a Marcello Prayer giriamo documentari, andiamo nelle scuole, negli atenei e sensibilizziamo all’uso di farmaci antiretrovirali. La mia missione finisce quando torno ma i veri eroi sono quelli che rimangono, medici, portantini e tutte le persone che ogni giorno combattono per la vita".
http://www.famigliacristiana.it/articol ... -boni.aspx
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Re: Interviews mit Alessio/Interviste

Beitragvon mingi17 » 6. Dez 2014 08:09

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Beitragvon mingi17 » 6. Dez 2014 18:29

Alessio Boni, come Ulisse torno alle mie origini
01/12/2014 L'attore, in Tv nei panni dell'eroe omerico nella fiction di Rai 1, racconta cosa significa per lui essere un attore. "Ma non dimentico mai di essere stato un piastrellista e appena posso torno dalla mia famiglia. I miei genitori sono sposati da cinquant'anni".
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Alessio Boni è il protagonista de “Il ritorno di Ulisse”, la fiction ispirata ai dodici capitoli finali dell’Odissea, nata dalla collaborazione tra Francia, Italia e Portogallo, in onda da ieri su Rai1 e per altre tre domeniche consecutive. Nato a Sarnico, una cittadina sul lago d’Iseo, l’attore, ora a teatro con “Il visitatore”, riesce come pochi a portare in scena la drammaticità della condizione umana, dando vita a personaggi complessi come il tormentato Michelangelo Merisi detto “Caravaggio” e Matteo Carati, l’intransigente e irrequieto protagonista de “La meglio gioventù”.

In questi giorni ti vediamo sul piccolo schermo nei panni di Ulisse, accanto a una splendida Caterina Murino (Penelope).

“La storia è ispirata al ritorno dell’eroe a Itaca con qualche licenza poetica degli sceneggiatori. Il mio Ulisse è un eroe stanco e provato dalle battaglie, appesantito dai crimini commessi in guerra che tornano sotto forma di incubi notturni”.

A proposito di origini, com’è tornare in famiglia dopo un lungo viaggio?

"E’ bellissimo. Ogni volta che torno a Sarnico ritrovo le radici che avevo dimenticato, insieme al calore dei miei fratelli, dei nipoti, il sapore della gallina ripiena e la polenta di mia madre. E respiro i valori semplici che mi hanno trasmesso. I miei genitori stanno insieme da cinquant’anni e hanno da poco festeggiato le nozze d’oro. Quando viaggio entro in contatto con culture completamente diverse, ma solo in famiglia mi sento completamente me stesso e libero di lasciarmi andare.

Eppure la tua dizione non tradisce alcuna inflessione. Come faresti se ti chiedessero di interpretare un personaggio bergamasco?

"E’ già successo ed è stato molto semplice. Per interpretare l’imprenditore bresciano di Quando sei nato non puoi più nasconderti ho rispolverato il codice del mio dialetto che è ancora presente in me. Fa parte di quelle differenze che è bene conservare. Se così non fosse basterebbe trascorrere una settimana con i miei per riprendere l’accento!"

Ti dividi tra cinema, teatro e televisione. Dove ti senti veramente a casa?

"Teatro e cinema sono due forme d’espressione completamente diverse. A teatro il rapporto con la platea è epidermico. Un cordone ombelicale mi lega al pubblico e ogni replica è emozionante in modo diverso. E’ come in una terapia di gruppo, se c’è tensione lo senti e vuol dire che lo spettacolo funziona. Recitare per il cinema o la televisione significa invece girare per quattro, cinque mesi. Le scene veramente coinvolgenti sono poche ma è sempre emozionante rivedere il film da spettatore"

I personaggi che interpreti sono spesso inquieti. E’ un sentimento in cui ti riconosci?

"Se per inquietudine si intende la curiosità e la spinta a mettersi in gioco allora si, sono un inquieto. Quando raggiungo un obiettivo penso subito al prossimo. Sono molto attento a tutto ciò che mi circonda, fatti e persone. Mi piacciono le persone solari ma trovo interessantissime anche quelle corrucciate, che se ne stanno in un angolo senza parlare. Sono molto incuriosito dall’animo umano e mi piace scavare in profondità. Se non avessi fatto l’attore sarei andato a Milano per studiare psicologia".

Sei in tournée teatrale con “Il Visitatore” di Schmitt, in cui interpreti Dio. Che rapporto hai con la fede?

"A venir rappresentata è una proiezione della mente di Freud. Lo psicanalista era notoriamente ateo ma in punto di morte si riaffaccia in lui una coscienza religiosa. Io sono credente anche se non praticante. Credo che l’essenza della fede si manifesti nell’amare ed essere aperti anche a chi si presenta nella veste del nemico. E’ facile amare chi ti ama, lo è molto meno accettare chi ti fa una critica. Ma è proprio lo sforzo di andare incontro a chi non ti somiglia affatto che aiuta a crescere e migliorare".

Come si fa a non sentirsi su un piedistallo quando si è molto amati, come nel tuo caso?

"Non dimenticando le origini. Vengo da una famiglia proletaria e prima di diventare attore facevo il piastrellista insieme a mio padre. Mi ritengo semplice e ci tengo a rimanere tale. Certo, non posso negare che venir riconosciuto e apprezzato abbia dei risvolti piacevoli, ma a volte il successo può essere noioso. E’ importante non perdere un contatto reale con la vita di tutti i giorni. E’ proprio questo ad aver reso immortali autori come Dante, Molière e Shakespeare. Loro osservavano il quotidiano e ne facevano sublime poesia".

Oltre agli impegni di lavoro partecipi attivamente ai progetti umanitari del Cesvi. Cosa ti spinge a farlo?

"La terra è avvolta da una grande musica. Per ascoltarla bisogna sintonizzarsi sulle giuste frequenze. Io non faccio altro, ascolto e mi muovo di conseguenza. A volte ho voglia di ascoltare Amy Winehouse, altre volte sento il desiderio di ascoltare Bach, Verdi e tornare con i piedi per terra. Ogni volta che parto per un viaggio Cesvi mi sintonizzo sulle necessità del pianeta. Insieme a Marcello Prayer giriamo documentari, andiamo nelle scuole, negli atenei e sensibilizziamo all’uso di farmaci antiretrovirali. La mia missione finisce quando torno ma i veri eroi sono quelli che rimangono, medici, portantini e tutte le persone che ogni giorno combattono per la vita".

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Beitragvon mingi17 » 6. Dez 2014 18:29

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Re: Interviews mit Alessio/Interviste

Beitragvon mingi17 » 6. Dez 2014 19:04

L’attore di Villongo ha esordito nella nuova fiction su Rai Uno
Boni e i sensi di colpa di Ulisse
«Il prossimo eroe? Van Gogh»
Il 22 dicembre sarà in città per una lettura della corrispondenza tra il pittore e il fratello
di Rosanna Scardi
Alessio Boni, 48 anni, è originario di Villongo Alessio Boni, 48 anni, è originario di Villongo
shadow

Ulisse sul piccolo schermo, Vincent Van Gogh nella sua Bergamo. Per Alessio Boni è impossibile dire di no quando si tratta di interpretare o dare voce ai grandi personaggi della storia. L’attore di Sarnico è protagonista del Ritorno di Ulisse, fiction in quattro puntate su Raiuno (ha esordito domenica 30 novembre alle 21.15). Il 22 dicembre, alle 21, sarà al Centro Congressi per leggere la corrispondenza del pittore olandese al fratello. A dialogare con lui, Fulvio Ferrario, teologo evangelico, nell’evento «Stralci sulla fede e sul cristianesimo dalle lettere» che rientra nel programma delle Città invisibili.

«Voglio sfatare il luogo comune che il pubblico abbia bisogno di demenzialità - dice Boni -. La gente sente il bisogno di pensare, vuole reimpossessarsi di se stessa. Un certo tipo di prodotto è uno specchietto per allodole, lo dimostra il successo di film impegnati come Il giovane favoloso di Mario Martone e Verranno i prati di Ermanno Olmi. Impegnatissimo a teatro, dove interpreta Il visitatore con Alessandro Haber, Alessio Boni è affascinato dai miti che fanno parte del suo olimpo personale. «Oltre a Van Gogh e Ulisse - dice - ammiro Caravaggio, Puccini e Walter Chiari».

La serie tv è stata girata in Portogallo. Affronta la seconda parte dell’Odissea. Tralasciate le avventure, l’impresa con il cavallo di Troia, la sfida contro Polifemo, il film racconta il ritorno della figura omerica nella sua terra, Itaca. Qui ritrova i suoi affetti, la moglie Penelope, il figlio Telemaco. Ulisse mette in discussione le sue avventure, si chiede se la guerra sia stata giusta, non deve per forza dover obbedire ai vaticini degli dei. «È un mito anti litteram, perché è il primo uomo a pensare con la propria testa - dice Boni -. Una volta a casa non riconosce più la moglie, né il figlio che ormai ha vent’anni. È un uomo disilluso, fragile, attanagliato da incubi che lo perseguitano per aver trucidato anziani, donne e bambini. Un uomo come lo siamo noi comuni mortali, è questo che lo rende grande, la sua umanità».

Anche Boni possiede un’anima da girovago. A 22 anni ha lasciato Villongo, paese dove è cresciuto, per fare il militare e non è più tornato indietro. Voleva studiare recitazione, ma a Bergamo non c’era un’accademia d’arte drammatica. Così è partito per Roma. La provincia, ad Alessio, è da sempre stata stretta. È stato anche in America, dove ha svolto mille mestieri: baby sitter, cameriere, distributore di giornali. «È vero, come Ulisse, possiedo la voglia di viaggiare per il mondo, di sperimentare, la curiosità di vedere cosa ci sia dietro l’angolo - dice l’attore bergamasco -. Ricordo un giro in vespa con la prima fidanzatina, stavamo ammirando l’arcobaleno dopo il temporale, decisi di passarci sotto con lei. Solo che dopo cinque ore tornai indietro». Nel film Penelope è interpretata dalla bella Caterina Murino. E lei ha trovato la donna della sua vita? «Qual è la prossima domanda?».

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Beitragvon mingi17 » 6. Dez 2014 19:11

Alessio Boni: «Dopo Ulisse faccio la drag queen»
L'attore, dopo eccellenti prove nei panni di Caravaggio, Puccini, Walter Chiari e Dio (a teatro), accetta una nuova sfida in Tv: interpretare Ulisse, il leggendario Re di Itaca, in una serie internazionale che riparte dove finiva l'Odissea del '68. Obiettivo? Riconquistare Penelope, Caterina Murino

6 giorni fa | di Emanuele Bigi

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Alessio Boni: «Dopo Ulisse faccio la drag queen»

Alessio Boni, abile incursore nella fiction televisiva, dopo eccellenti prove nei panni di Caravaggio, Giacomo Puccini e Walter Chiari, accetta una nuova sfida: si arma di scudo e gladio per interpretare Ulisse, il leggendario Re di Itaca. Lo vedrete combattere nella serie internazionale in quattro puntate Il ritorno di Ulisse di Stéphane Giusti (da domenica 30 novembre su Raiuno), ma soprattutto provare a riconquistare la moglie Penelope (Caterina Murino) e il figlio Telemaco (Niels Schneider). Ebbene questa fiction inizia da dove terminava l’Odissea televisiva trasmessa dalla Rai nel 1968, da quando Ulisse ritorna nella sua Itaca dopo 20 anni di guerre, sconfigge i Proci e tenta di riappropriarsi della vita che aveva lasciato molto tempo prima.

Boni un tuffo in un nuovo progetto ambizioso.
«Mi piacciono le sfide, non c’è niente da fare. In questo caso non raccontiamo l’Odissea canonica, quella avventurosa, mitologica, con l’eroe allo stato puro, ma la parte più moderna, ossia gli ultimi dodici libri del poema omerico, in cui Ulisse ritorna a casa e non riconosce più nessuno: la moglie, i luoghi, gli amici e il figlio. Tutto è cambiato. Crede che Penelope lo abbia tradito. In lui si insinua il dubbio. Inizia così un viaggio dentro le sue fragilità, dentro se stesso e gli incubi del passato che non riesce a scrollarsi di dosso».

Vedremo un Ulisse perdente?
«Vedrete un eroe che si spoglia dell’armatura, che non ha fiducia negli altri, che si avvita su se stesso e non socializza. I sudditi, Telemaco e la stessa Penelope non lo riconoscono. È un po’ quello che succede oggi nella società: non stiamo attraversando una crisi economica, ma etica. Nessuno dialoga con nessuno, oggi non conosciamo chi vive vicino a noi. Ognuno pensa al proprio orticello».


Sarà un viaggio introspettivo, ma ci dobbiamo aspettare anche delle scene violente?
«Certo. La battaglia contro i Proci è cruenta, come il duello con Menelao. In quel caso mi sono anche ferito a un quadricipite, ho ancora il segno. Abbiamo sempre mitizzato Ulisse, se ci pensiamo bene invece è un uomo che ha trucidato e ammazzato senza pietà».

Come ha affrontato il personaggio
«Ho rivisto lo sceneggiato del ’68, letto molto, imparato il francese perché si recitava solo in quella lingua. Che fatica! Ogni giorno facevo due ore di palestra per sorreggere agevolmente lo scudo e il gladio. Questa è una serie anche molto fisica, volevamo trasmettere la crudezza dei combattimenti e la violenza. Abbiamo girato in Portogallo per sei mesi, pensate che per girare al meglio la scena dei Proci abbiamo impiegato un mese».

Che cosa ricorda della serie del 1968?
«Della tv di allora mi sono rimasti impressi Pinocchio, La freccia nera e Odissea. In questo modo ho conosciuto il poema di Omero senza averlo letto».

Penelope invece che donna è?
«È una donna che aspetta il marito, anche se dubita che sia ancora vivo. Poi invece ritorna in patria, ma ha paura del suo uomo, non lo riconosce più, nel suo sguardo c’è solo orrore. Ricorda invece di aver lasciato una persona dolce. Tra di loro si insinua una sorta di atteggiamento diffidente, di non detti che a mano a mano diventeranno voragini interiori. Anche in questo si cela la modernità della serie e del testo. Modernità che sfocia in un finale molto forte e a sorpresa. Una novità assoluta».

Quindi vi siete presi delle licenze poetiche.
«Sì, qua e là. Telemaco, per esempio, si innamora di Clea, una giovane schiava troiana. Clea è un personaggio inventato. Anche ne I duellanti Ridley Scott ha inventato una figura femminile fantastica che nel romanzo di Conrad non esisteva. I puristi ci massacreranno, ma è uno sport tutto italiano. In Germania e Francia hanno acclamato la serie, noi sentiamo sempre la vicinanza del cupolone».

In questo periodo è anche a teatro (al Quirino di Roma fino al 7 dicembre) con lo spettacolo Il visitatore dove interpreta niente meno che Dio. Quale sarà la sua prossima sfida?
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Beitragvon mingi17 » 6. Dez 2014 19:11

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Beitragvon mingi17 » 14. Dez 2014 09:17

Alessio Boni, come Ulisse torno alle mie origini
01/12/2014 L'attore, in Tv nei panni dell'eroe omerico nella fiction di Rai 1, racconta cosa significa per lui essere un attore. "Ma non dimentico mai di essere stato un piastrellista e appena posso torno dalla mia famiglia. I miei genitori sono sposati da cinquant'anni".
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Patrizia Ruscio

Alessio Boni è il protagonista de “Il ritorno di Ulisse”, la fiction ispirata ai dodici capitoli finali dell’Odissea, nata dalla collaborazione tra Francia, Italia e Portogallo, in onda da ieri su Rai1 e per altre tre domeniche consecutive. Nato a Sarnico, una cittadina sul lago d’Iseo, l’attore, ora a teatro con “Il visitatore”, riesce come pochi a portare in scena la drammaticità della condizione umana, dando vita a personaggi complessi come il tormentato Michelangelo Merisi detto “Caravaggio” e Matteo Carati, l’intransigente e irrequieto protagonista de “La meglio gioventù”.

In questi giorni ti vediamo sul piccolo schermo nei panni di Ulisse, accanto a una splendida Caterina Murino (Penelope).

“La storia è ispirata al ritorno dell’eroe a Itaca con qualche licenza poetica degli sceneggiatori. Il mio Ulisse è un eroe stanco e provato dalle battaglie, appesantito dai crimini commessi in guerra che tornano sotto forma di incubi notturni”.

A proposito di origini, com’è tornare in famiglia dopo un lungo viaggio?

"E’ bellissimo. Ogni volta che torno a Sarnico ritrovo le radici che avevo dimenticato, insieme al calore dei miei fratelli, dei nipoti, il sapore della gallina ripiena e la polenta di mia madre. E respiro i valori semplici che mi hanno trasmesso. I miei genitori stanno insieme da cinquant’anni e hanno da poco festeggiato le nozze d’oro. Quando viaggio entro in contatto con culture completamente diverse, ma solo in famiglia mi sento completamente me stesso e libero di lasciarmi andare.

Eppure la tua dizione non tradisce alcuna inflessione. Come faresti se ti chiedessero di interpretare un personaggio bergamasco?

"E’ già successo ed è stato molto semplice. Per interpretare l’imprenditore bresciano di Quando sei nato non puoi più nasconderti ho rispolverato il codice del mio dialetto che è ancora presente in me. Fa parte di quelle differenze che è bene conservare. Se così non fosse basterebbe trascorrere una settimana con i miei per riprendere l’accento!"

Ti dividi tra cinema, teatro e televisione. Dove ti senti veramente a casa?

"Teatro e cinema sono due forme d’espressione completamente diverse. A teatro il rapporto con la platea è epidermico. Un cordone ombelicale mi lega al pubblico e ogni replica è emozionante in modo diverso. E’ come in una terapia di gruppo, se c’è tensione lo senti e vuol dire che lo spettacolo funziona. Recitare per il cinema o la televisione significa invece girare per quattro, cinque mesi. Le scene veramente coinvolgenti sono poche ma è sempre emozionante rivedere il film da spettatore"

I personaggi che interpreti sono spesso inquieti. E’ un sentimento in cui ti riconosci?

"Se per inquietudine si intende la curiosità e la spinta a mettersi in gioco allora si, sono un inquieto. Quando raggiungo un obiettivo penso subito al prossimo. Sono molto attento a tutto ciò che mi circonda, fatti e persone. Mi piacciono le persone solari ma trovo interessantissime anche quelle corrucciate, che se ne stanno in un angolo senza parlare. Sono molto incuriosito dall’animo umano e mi piace scavare in profondità. Se non avessi fatto l’attore sarei andato a Milano per studiare psicologia".

Sei in tournée teatrale con “Il Visitatore” di Schmitt, in cui interpreti Dio. Che rapporto hai con la fede?

"A venir rappresentata è una proiezione della mente di Freud. Lo psicanalista era notoriamente ateo ma in punto di morte si riaffaccia in lui una coscienza religiosa. Io sono credente anche se non praticante. Credo che l’essenza della fede si manifesti nell’amare ed essere aperti anche a chi si presenta nella veste del nemico. E’ facile amare chi ti ama, lo è molto meno accettare chi ti fa una critica. Ma è proprio lo sforzo di andare incontro a chi non ti somiglia affatto che aiuta a crescere e migliorare".

Come si fa a non sentirsi su un piedistallo quando si è molto amati, come nel tuo caso?

"Non dimenticando le origini. Vengo da una famiglia proletaria e prima di diventare attore facevo il piastrellista insieme a mio padre. Mi ritengo semplice e ci tengo a rimanere tale. Certo, non posso negare che venir riconosciuto e apprezzato abbia dei risvolti piacevoli, ma a volte il successo può essere noioso. E’ importante non perdere un contatto reale con la vita di tutti i giorni. E’ proprio questo ad aver reso immortali autori come Dante, Molière e Shakespeare. Loro osservavano il quotidiano e ne facevano sublime poesia".

Oltre agli impegni di lavoro partecipi attivamente ai progetti umanitari del Cesvi. Cosa ti spinge a farlo?

"La terra è avvolta da una grande musica. Per ascoltarla bisogna sintonizzarsi sulle giuste frequenze. Io non faccio altro, ascolto e mi muovo di conseguenza. A volte ho voglia di ascoltare Amy Winehouse, altre volte sento il desiderio di ascoltare Bach, Verdi e tornare con i piedi per terra. Ogni volta che parto per un viaggio Cesvi mi sintonizzo sulle necessità del pianeta. Insieme a Marcello Prayer giriamo documentari, andiamo nelle scuole, negli atenei e sensibilizziamo all’uso di farmaci antiretrovirali. La mia missione finisce quando torno ma i veri eroi sono quelli che rimangono, medici, portantini e tutte le persone che ogni giorno combattono per la vita".
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