La compagnia del Cigno

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Re: La compagnia del Cigno

Beitragvon gaby » 21. Dez 2018 12:35

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Re: La compagnia del Cigno

Beitragvon gaby » 21. Dez 2018 12:39

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Re: La compagnia del Cigno

Beitragvon mingi17 » 4. Jan 2019 09:28

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Re: La compagnia del Cigno

Beitragvon mingi17 » 5. Jan 2019 10:00

Anticipazioni LA COMPAGNIA DEL CIGNO, fiction di Rai 1: cast e trama primi due episodi del 7 gennaio 2019

Nuova fiction su Rai 1 con Alessio Boni, Anna Valle e Giovanna Mezzogiorno tra i protagonisti: si tratta de La compagnia del cigno, ambientata al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. La nuova produzione, scritta e diretta da Ivan Cotroneo, si snoda in sei serate: vediamo insieme le anticipazioni della prima puntata, in onda sull’ammiraglia Rai lunedì 7 gennaio in prima serata.

L’arrivo di Matteo

Il giovane Matteo (Leonardo Mazzarotto), proveniente da Amatrice (distrutta dal terremoto), si trasferisce a Milano dallo zio Daniele per studiare al Conservatorio Giuseppe Verdi; il ragazzo suona il violino e viene subito notato dal maestro Luca Marioni (Alessio Boni), detto anche “il bastardo” per la sua severità…
Nascita della compagnia

Il maestro Marioni chiede a Domenico, Robbo, Sofia, Rosario e Barbara di aiutare Matteo con le prove: se lo stesso Matteo non migliorerà, saranno tutti fuori dall’orchestra. Domenico (Emanuele Misuraca) cerca di rendersi subito operativo e si assume la responsabilità di guidare e tenere unito il gruppo di studio; i ragazzi tra l’altro aprono una chat e fondano la compagnia. Matteo intanto è attratto sempre di più da Barbara, mentre la moglie di Marioni non vuole tornare a vivere con il marito…

https://www.tvsoap.it/2019/01/la-compag ... naio-2019/
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Re: La compagnia del Cigno

Beitragvon gaby » 6. Jan 2019 23:07

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Re: La compagnia del Cigno

Beitragvon gaby » 6. Jan 2019 23:59

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Re: La compagnia del Cigno

Beitragvon mingi17 » 9. Jan 2019 10:27

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Re: La compagnia del Cigno

Beitragvon mingi17 » 25. Jan 2019 09:27

La fiction su Rai1 con Alessio Boni
che svela la bellezza della musica

Giuseppe Frangi - 24 gennaio 2019

Che successo per i ragazzi del Conservatorio di Milano! La fiction immaginata da Ivan Cotroneo e girata con protagonisti presi dalla realtà della grande scuola musicale ambientata in quelle aule, in onda su Rai Uno, ha superato tutte le attese. La Compagnia del Cigno, questo il titolo della serie, piace al pubblico ma un po’ meno agli addetti ai lavori, che non si riconoscono in certe scelte imposte dalla sceneggiatura per rendere più avvincente la storia.





Al centro delle discussioni c’è la figura del professor Marinoni, con i suoi metodi spietati nei confronti degli aspiranti musicisti. È un ruolo interpretato benissimo da un attore bergamasco, Alessio Boni (è nato a Sarnico). Lui stesso per entrare nella parte ha dovuto a sua volta farsi massacrare come ha raccontato in un’intervista a Sorrisi e Canzoni tv: «A guidarmi è stato un vero direttore d’orchestra, Roberto De Maio, che mi ha massacrato per tre mesi. Ogni brano richiede tempi e movimenti diversi, e per me è stato difficile. Non so leggere la musica quindi ho dovuto imparare tutto a memoria. Avevo sempre nelle orecchie i brani che avrei dovuto dirigere. È stata la cosa più impegnativa di questo lavoro». In realtà l’aggressività del professore Marinoni è anche motivata dal dramma personale che nella fiction viene raccontato: la morte della figlia per aver trascurato le conseguenze di un incidente con il motorino. Incapace di perdonarsi questa leggerezza, il professore diventa ultra-intransigente con se stesso e anche con i suoi sottoposti, che a volte sono portatori di altre storie complesse e dolorose. Ben diverso da lui il professor Sestrieri, interpretato da Rocco Tanica, un attore che da ragazzo aveva frequentato proprio il Conservatorio milanese. Tanica è musicista nella realtà (è lo storico tastierista dei Elio e le Storie Tese) e ha vissuto questo ritorno nella sua vecchia scuola come una sorpresa. Ha trovato tutto molto più moderno e meno rigidamente legato ai generi del passato: «Questi ragazzi sono dei signori musicisti», ha raccontato. «Hanno cuori e orecchie aperti: con loro si può parlare anche della musica che passa dalle radio, cosa che ai miei tempi era tabù perché esisteva solo la classica».





La vita del Conservatorio raccontata in prima serata è un modo per far arrivare la musica classica a un pubblico più vasto. Per destare un interesse tra persone che non si sognerebbero mai di fermarsi per un concerto. Per cui ben vengano anche i metodi spietati del professor Marinoni, in grado di accendere la narrazione. Da alcuni Conservatori si è levata una voce di protesta, perché un esempio come quello rischia di spaventare gli aspiranti iscritti. Invece la direttrice del Conservatorio milanese, Cristina Frosini, ha difeso questa scelta: «La storia in tv? Funziona, non doveva essere un documentario e non lo è. Quando ci sono stati film analoghi che parlavano di medici o religiosi non ho visto né sentito proteste di categoria». Il vero problema per lei è un altro: gestire il successo che la fiction sta avendo ed evitare che i ragazzi vengano troppo distratti dal clamore sollevato. Sarebbe un peccato che si lasciassero tentare dalle sirene della tv, abbandonando violini e flauti…

http://www.bergamopost.it/che-succede/l ... la-musica/
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Re: La compagnia del Cigno

Beitragvon mingi17 » 29. Jan 2019 08:56

Alessio Boni è Luca Marioni, il severo direttore d’orchestra di La compagnia del cigno

Ogni lunedì lo vediamo nei panni del severissimo insegnante di violino e direttore d’orchestra dei ragazzi del conservatorio. E pensare che nella vita reale non sa neppure leggere uno spartito

Foto: Alessio Boni

28 Gennaio 2019 | 09:30 di Giulia Ausani

Ogni lunedì in “La compagnia del cigno” vediamo Alessio Boni nei panni del professor Luca Marioni, severissimo insegnante di violino e direttore d’orchestra dei ragazzi del conservatorio. E pensare che nella vita reale Boni non sa neppure leggere uno spartito. La musica classica, però, la ama eccome.

Si aspettava il successo della fiction?
«Te lo auguri sempre, ma quando poi arriva un po’ ti meravigli. Guardando il primo episodio da spettatore ho pensato che era davvero una fiction di qualità, ma questo non è per forza un requisito per il successo. Comunque ne sarei stato orgoglioso anche se fosse andata male».

Ma l’orchestra la dirige davvero? Come ha imparato?
«Ci mancherebbe, non sono gesti a caso. A guidarmi è stato un vero direttore d’orchestra, Roberto De Maio, che mi ha “massacrato” per tre mesi. Ogni brano richiede tempi e movimenti diversi e per me è stato difficile: non so leggere la musica, quindi ho dovuto imparare tutto a memoria, dovevo sapere anche in che punto esatto attaccavano i diversi strumenti. Avevo sempre nelle orecchie i brani che poi avrei dovuto dirigere. Sì, direi che è stata la cosa più impegnativa di questo lavoro».

Ci racconta le scene più impegnative dei ruoli passati?
«In “Caravaggio” ho dovuto duellare con uno spadone del ‘500, ci sono voluti mesi di prove. Per “Walter Chiari” ho preso vere lezioni di boxe e in “Guerra e pace” ho dovuto estrarre una sciabola mentre mi lanciavo al galoppo contro l’esercito napoleonico. Ricordo che mi sono venuti i brividi a vedere quelle 500 comparse vestite da soldati lì davanti a me. Ho avuto paura di farmi male sul serio...».

Viste da fuori sembrano imprese difficilissime.
«È difficile ma affascinante. E a me il difficile attrae...».

E a proposito di complessità, il suo Luca Marioni non ha esattamente un carattere facile.
«Gli insegnanti severi spesso sono i più bravi, solo che ne riconosci il valore a 25 anni e non a 15. Ora per i propri figli tutti vogliono solo gli insegnanti più accomodanti e carini, ma io mi ricordo che i miei nonni cercavano il maestro più severo per i loro figli, perché gli avrebbe insegnato come sarebbe stata poi la vita».

E adesso?
«Ora invece sentiamo di genitori che vanno a scuola per insultare o addirittura picchiare i maestri che fanno solo il loro lavoro. Io ho un grande rispetto per i maestri delle elementari e i professori delle medie: sono eroi in ombra che forgiano una società, e in più devono sottostare a tutte le stupidaggini dei ragazzi e a volte anche alle angherie di quei genitori che viziano troppo i figli».

Che rapporto ha con la musica?
«Non potrei stare senza musica, la adoro. E amo tantissimo anche la musica classica: se potessi andrei sempre all’Opera. A volte per prepararmi ad alcune scene ascolto proprio musica classica, ne avverto la necessità fisica. La ascolto persino mentre faccio yoga».

E ora la musica classica è al centro di una fiction.
«La Rai ha avuto il coraggio di portare la terza sinfonia di Brahms in prima serata. E la musica classica non è una cosa vecchia e passata, la sentiremo ancora per millenni. È universale perché non ha lingue: la puoi sentire dal Canada al Giappone e ti emoziona sempre. Pensi quante potenzialità hanno quelle sette note. E il Conservatorio Giuseppe Verdi è famoso in tutto il mondo, mentre noi magari nemmeno sappiamo dove sia a Milano».

“La compagnia del cigno” mette anche in risalto il nostro patrimonio di bellezza e cultura.
«È giusto essere orgogliosi di ciò che portiamo in giro per il mondo. Non siamo mafia, pizza e mandolino: l’Italia è Dante, siamo i discendenti di Verdi, di Tintoretto, di Caravaggio… abbiamo tanto di cui andare orgogliosi ed è giusto mostrare la nostra cultura anche in tv».

Quindi la tv può anche insegnare qualcosa?
«La tv può fare tutto, come qualunque forma d’arte. Io come tanti non sapevo chi fosse Peppino Impastato prima di vedere “I cento passi” (il film diretto nel 2000 da Marco Tullio Giordana che racconta la vita e l’uccisione dell’eroe antimafia, ndr). Spesso le persone tornano a casa stanche dal lavoro, mettono a letto i figli e non hanno più la forza di leggere. Ma forse davanti alla tv riescono a imparare qualcosa. La fiction “Guerra e pace” ha avuto successo anche perché in pochi hanno il tempo o la voglia di leggere un romanzo russo di 800 pagine».

Da come ne parla si vede che ama l’arte.
«Per me è fondamentale. Tra le migliaia di invenzioni dell’uomo l’arte è quella che mente di meno: un pittore, così come uno scrittore, un poeta o un cantante, quando crea non si dona a metà, ma dà tutto se stesso. Davanti a un quadro ci emozioniamo perché riusciamo a sentire quella verità».

Vale lo stesso per la musica classica?
«Speriamo! La musica classica e l’Opera sono bellissime e non c’è bisogno di essere colti e di capirle a fondo per apprezzarle. Vale il discorso appena fatto per il quadro: l’arte arriva al cuore, non al cervello. Poi magari una fiction non può avvicinare proprio tutti alla musica classica, ma fa capire il sacrificio che c’è dietro ogni membro di un’orchestra, quanta dedizione, quanto studio e quanta tenacia ci vogliono per diventarlo».

È un percorso durissimo.
«E, oltre a questo, è lunghissimo. Ci vogliono anni, occorre dedicare tutta la vita alla musica. Uno immagina gli adolescenti che tornano a casa e non hanno voglia di far niente, ma qui vediamo 14enni che dopo la scuola non solo devono studiare per il giorno dopo, ma dedicano sei, sette ore a uno strumento musicale. E lo fanno tutti i giorni, soltanto per portare avanti la loro passione. Questa sì, è proprio una bella lezione».

https://www.sorrisi.com/tv/fiction/ales ... gno/#share
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Re: La compagnia del Cigno

Beitragvon mingi17 » 29. Jan 2019 08:57

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