Il nome della rosa - Der Name der Rose

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Re: Il nome della rosa - Der Name der Rose

Beitragvon mingi17 » 5. Mär 2019 08:48

Il nome della rosa, la serie tv: cast, trama e curiosità (cosa cambia rispetto al film)

04 marzo 2019
Il nome della rosa, la serie tv: cast, trama e curiosità (cosa cambia rispetto al film)
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Alessio Boni
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di Redazione Tvzap

Su Rai1 per quattro lunedì a partire dal 4 marzo il thriller mozzafiato raccontato da Umberto Eco. Con John Turturro al posto di Sean Connery e Daina Hardung nei panni che furono di Christian Slater

Il best seller mondiale di Umberto Eco diventa una serie evento per il piccolo schermo. Quattro appuntamenti in prima tv assoluta e in prima serata da lunedì 4 marzo su Rai1 alle 21.25. Un thriller storico che riporterà i telespettatori nel solco di un’indagine mozzafiato ambientata nelle cupe atmosfere del Medioevo in una misteriosa Abbazia benedettina, custode di molti segreti e teatro di feroci delitti. A seguire le indagini un monaco francescano con le capacità deduttive di Sherlock Holmes. Guglielmo Da Baskerville e il suo fido novizio Adso. Ma non è solo un giallo medievale. Il nome della rosa è anche una storia d’amore, uno scontro di potere, una lotta tra due visioni contrapposte della religione e di intendere la conoscenza.
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Il nome della rosa, cosa cambia rispetto al film

A più di trent’anni dal film con Sean Connery e un giovanissimo Christian Slater, il bestseller di Umberto Eco (Bompiani) che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo ritorna in una serie evento su Rai1, sotto il benestare della famiglia Eco: lo scrittore aveva letto la prima stesura della sceneggiatura di Andrea Porporati ed era a conoscenza anche delle ‘aggiunte’ che sono state apportate rispetto al libro come la storia di Dolcino, Margherita e Anna. Spiega il regista Giacomo Battiato: “La storia dei personaggi interpetati da Greta Scarano (Margherita e Anna n.d.r) non c’è nel libro, ma Margherita e il compagno Dolcino vengono citati da Eco più di trenta volte. Volevamo uscire dall’abbazia e aprire una finestra sul massacro dei dolciniani, Umberto Eco lo sapeva e ci ha solo detto ‘Non trattate male i dolciniani, raccontateli, mostrateli, sviluppate la loro storia“.
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La storia di Dolcino, Margherita e Anna

Dolcino (Alessio Boni) il capo di una setta di frati francescani rinnegati – i dolciniani – che contro la Chiesa ricca e corrotta sognano una società fondata sulla libertà, il rispetto, la spiritualità, l’uguaglianza sociale e la parità tra uomo e donna. Obiettivi da perseguire anche ricorrendo alla violenza. Margherita (Greta Scarano) è la compagna di Dolcino, di nobili origini torturata e bruciata sul rogo insieme a lui dall’Inquisitore Bernando Gui. Anna (sempre Greta Scarano) è la figlia di Dolcino e Margherita. Aveva solo otto anni quando ha perso i genitori ed è stata tratta in salvo da Remigio, un affiliato della setta che l’aveva portata in salvo nel villaggio eretico di Pietranera. Quindici anni più tardi però – nel presente della storia – Bernardo Gui in rotta verso l’abbazia compie a Pietranera un violento massacro, uccidendo la maggior parte della popolazione. Tra le vittime ci sono anche il marito e il figlio di Anna. La giovane donna si salva ancora una volta, miracolosamente, ma decide di vendicarsi. Armata, si dirige verso l’abbazia, che all’insaputa dell’Abate protegge tra le sue mura un focolaio eretico…
Il nome della rosa, la trama

Nord-Italia, anno 1327. Il frate Guglielmo da Baskerville (John Turturro) raggiunge un’isolata abbazia benedettina sulle Alpi. Lo attende una Disputa importante: dovrà rappresentare l’Ordine francescano, sostenuto da Ludovico di Baviera, futuro Imperatore del Sacro Romano Impero e minacciato dal potere temporale del Papa francese Giovanni XXII.
Adso (Damian Hardung), un giovane novizio benedettino, segue Guglielmo. Rinnegato il destino impostogli dal padre, barone al seguito dell’Imperatore, Adso lo ha scelto come guida per il suo cammino spirituale.
L’abbazia, al loro arrivo, si presenta subito come un luogo inquietante, con una biblioteca che custodisce manoscritti di inestimabile valore e dove tuttavia aleggia più di un mistero. L’assassinio del monaco Adelmo dà il via a una serie intricata di eventi delittuosi che coinvolgono, uno alla volta, i monaci dell’abbazia. Guglielmo, su mandato dell’Abate Abbone (Michael Emerson), dovrà indagare sull’identità e sul movente del misterioso assassino seriale per arrivare alla risoluzione del caso, prima che la disputa teologica tra la delegazione francescana e quella papale, capeggiata dal feroce inquisitore domenicano Bernardo Gui (Rupert Everett), abbia inizio.
Nel corso dell’indagine, Guglielmo scoprirà che due seguaci della setta dell’eretico Fra’ Dolcino (Alessio Boni), Remigio (Fabrizio Bentivoglio) e Salvatore (Stefano Fresi), sopravvissuti all’eccidio della loro gente, vivono da infiltrati nell’abbazia. Scampata a questo eccidio è anche la giovane Anna, figlia di Fra’ Dolcino e della sua compagna Margherita. Anna (Greta Scarano) è animata da un forte sentimento di vendetta verso il terribile Gui, che l’ha privata degli affetti più cari, il figlio e il marito, mettendo a ferro e fuoco il villaggio eretico di Pietranera.
Adso partecipa attivamente all’indagine del maestro Guglielmo, ma l’incontro con una bellissima ragazza dai capelli rossi, una profuga occitana (Antonia Fotaras) rimasta orfana a causa della guerra, fa vacillare la sua vocazione.
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Guglielmo intuisce che l’abbazia cela, nel labirinto della sua famosissima biblioteca, la chiave dei misteri. Ma quando sembra essere sul punto di risolvere l’enigma, gli eventi precipitano. Al suo arrivo, lo spietato Bernardo Gui svela da subito la sua missione: distruggere l’Ordine francescano, con qualunque mezzo. Il domenicano prende potere sull’abbazia, arresta e tortura, e cerca di trovare prove sul coinvolgimento dei francescani nella catena dei delitti. Guglielmo affronta il brutale inquisitore Gui in ripetuti scontri dialettici, nei quali si fronteggiano due opposte visioni del mondo. Nello stesso tempo, Guglielmo porta avanti la sua straordinaria indagine, con l’intelligenza e l’ironia che lo contraddistinguono, fino alla scoperta della verità.
Il nome della rosa, la serie tv: il cast

Internazionale il cast che vede protagonisti John Turturro, Rupert Everett, Damian Hardung, Fabrizio Bentivoglio, Greta Scarano, Richard Sammel, Stefano Fresi, Roberto Herlitzka, con la partecipazione straordinaria di Alessio Boni e con Sebastian Koch, James Cosmo e Michael Emerson nel ruolo dell’Abate. La serie sarà trasmessa in contemporanea in ultra HD su Rai4k, canale 210 della piattaforma tivùsat.
Il nome della rosa, la serie tv: il cast e i personaggi


“Il nome della rosa” una coproduzione 11 Marzo Film, Palomar con Tele München Group in collaborazione con Rai Fiction, prodotta da Matteo Levi, Carlo Degli Esposti e Nicola Serra, per la regia di Giacomo Battiato.

https://tvzap.kataweb.it/news/249941/il ... medievale/

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Re: Il nome della rosa - Der Name der Rose

Beitragvon mingi17 » 2. Apr 2019 15:11

https://www.fernsehserien.de/news/der-n ... mai-zu-sky

„Der Name der Rose“: Neue Miniserie kommt im Mai zu Sky
Deutschlandpremiere der Neuauflage mit Damian Hardung („Club der roten Bänder“)
"Der Name der Rose": Neue Miniserie kommt im Mai zu Sky – Deutschlandpremiere der Neuauflage mit Damian Hardung ("Club der roten Bänder") – Bild: Sky
Ausschnitt aus dem Poster zu „Der Name der Rose“ mit John Turturro und Damian Hardung

Sky hat einen Ausstrahlungstermin für die Miniserie „Der Name der Rose“ nach dem Roman von Umberto Eco gefunden: Am 24. Mai geht es um 20.15 Uhr auf Sky 1 mit der Ausstrahlung der hochkarätig besetzten internationalen Ko-Produktion los. Parallel wird die komplette Staffel am 24. Mai on Demand verfügbar gemacht (via Sky Q, Sky Go und über den Streamingdienst Sky Ticket).

Hauptrollen in der Serie haben unter anderem John Turturro („The Night Of“) als William von Baskerville, Damian Hardung („Club der roten Bänder“) als Adson von Melk, Rupert Everett („Parade’s End – Der letzte Gentleman“) als Gegenspieler Bernardo Gui und Michael Emerson („Lost“, „Person of Interest“) als Abt.

Bekannt geworden ist neben der 1980 erschienenen Romanvorlage von Eco auch die Verfilmung „Der Name der Rose“ von 1986 mit Sean Connery, Christian Slater und F. Murray Abraham. Der Film konzentriert sich allerdings eher auf die Mördfälle, während die Serie sich mit ihrer längeren Laufzeit näher am vielschichtigen Werk von Eco halten kann. Das untersucht anhand der eher engstirnigen mittelalterlichen Wertvorstellungen diverse Fragen des menschlichen Miteinanders, die auch heute noch relevant sind.

Die Handlung von „Der Name der Rose“ (original „Il nome della rosa“) spielt im Jahr 1327 in einem abgelegenen Benediktinerkloster in den Alpen und dreht sich um mehrere merkwürdige Todesfälle, die am Rand eines kirchenpolitischen Disputs stattfinden. Dabei muss der Papst-Kritiker und Franziskaner-Mönch William von Baskerville (im Film Connery, hier Turturro) sich gegen den Inquisitor Bernardo Gui (im Film Abraham, hier Everett) eben wegen seiner von den päpstlichen Lehren abweichenden Interpretation der Bibel verteidigen – auch für seinen Orden, wobei das Ganze auch kirchenpolitische Hintergründe im Streit zwischen dem Papst und dem deutschen Kaiser hat. Für William steht zu befürchten, dass an ihm ein Exempel statuiert werden könnte.

Derweil versucht William, mithilfe seines jungen Protegé (im Film Slater, in der Serienadaption Hardung) Morde an dem Kloster aufzuklären – wobei er sich vorurteilsfrei wissenschaftlicher Methoden bedient, während Verleumdung und Aberglaube die Gemüter in der Gegend antreiben.

Weitere zentrale Rollen haben Fabrizio Bentivoglio, Greta Scarano, Stefano Fresi, James Cosmo und Alessio Boni.

Gedreht wurde in Rom und in der umgebenden Region Latium sowie den Abruzzen. Der italienische Fernsehautor Andrea Porporati, Nigel Williams (Emmy für „Elizabeth I“) und der italienische Filmemacher Giacomo Battiato zeichnen für die Drehbücher verantwortlich, Battiato führt zudem Regie. Die TMG hält die weltweiten Vertriebsrechte außerhalb von Italien.
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Re: Il nome della rosa - Der Name der Rose

Beitragvon mingi17 » 3. Apr 2019 09:23

https://www.fernsehserien.de/news/tvkri ... den-thrill

Der Name der Rose“: Neuverfilmung verwässert den Thrill
Historischer Hintergrund aus Umberto Ecos Werk bremst Tempo aus
"Der Name der Rose": Neuverfilmung verwässert den Thrill – Historischer Hintergrund aus Umberto Ecos Werk bremst Tempo aus – Bild: RAI
Die Hauptdarsteller der Serienadaption von „Der Name der Rose“: (v.l.) Rupert Everett, Michael Emerson, John Turturro und Damian Hardung

Im Jahr 2011 gab Umberto Eco dem britischen Guardian ein Interview, in dem er noch einmal auf die Verfilmung seines berühmtesten Romans zurückblickte. Der italienische Schriftsteller, Semiotiker und Mittelalter-Experte hatte den Film „Der Name der Rose“, den der Regisseur Jean-Jacques Annaud mit Produzent Bernd Eichinger 1986 in Deutschland und Italien drehte, schon nach der Premiere nicht überschwänglich gelobt. Begeistert schien er nun immer noch nicht zu sein: „Ein Buch ist wie ein Clubsandwich, mit Truthahn, Salami, Tomate, Käse und Salat. Der Film aber ist gezwungen, nur Salat und Käse zu nehmen und alles andere wegzuschmeißen“, sagte er, um dann, nach einer Pause, hinzuzufügen: „Es war ein netter Film.“ Oha. „Nett“, das ist natürlich die kleine Schwester von „scheiße“.

Inzwischen ist Eco tot, er starb 2016. Und befreit von der Last, sich dem prüfenden Blick des Autors aussetzen zu müssen, hat sich jetzt der italienische Regisseur Giacomo Battiato daran gemacht, wenigstens ein bisschen Truthahn, Salami und Tomate wieder in das Clubsandwich zurückzustopfen: In den acht Episoden der Miniserie „Der Name der Rose“, wiederum in deutsch-italienischer Co-Produktion entstanden (Rai Fiction und Tele München Group) und international prominent besetzt, gibt es mehr Zeit und Raum, die vielen Themen unterzubringen oder wenigstens anzutippen, die Ecos postmodern ausufernder Roman jenseits des bekannten Krimi-Plots noch zu bieten hatte.

Am Buch selbst (1980 erschienen) haben sich Heerscharen von Lesern und Literaten die Zähne ausgebissen: Als vierfach ineinander verschachtelte Erzählung ließ sich der auf der Plot-Ebene an Arthur Conan Doyles Sherlock-Holmes-Romane angelehnte Whodunit-Thriller zwar süffig weglesen, doch wer alles (oder wenigstens möglichst viel) aus dem im spätmittelalterlichen Jahr 1327 angesiedelten Buch herausholen wollte, musste sich schon auf die philosophischen, theologischen, historischen und eben auch metafiktionalen Diskurse einlassen, die Eco ausgiebig in die Handlung flocht. Die Zahlenspielereien rund um das symbolische Labyrinth der geheimen Bibliothek, um die es in der Geschichte an zentraler Stelle geht, waren ein Fest für Mystery-Nerds: Umberto Eco gilt heute als Vorläufer Dan Browns, nur mit größerem intellektuellen Background.
William und Adson: Im Film (Sean Connery und Christian Slater) und der Serie (John Turturro und Damian Hardung)

Der Kinofilm hatte sich aus all dem nur den Krimi rausgesucht: Sean Connery als britischer Franziskanermönch William von Baskerville (der Name deutet auf Sherlock hin) und Christian Slater als sein Novize Adson (lies: Watson) kamen in den finsteren Winkeln einer norditalienischen Abtei, irgendwo in einem verschneiten Winkel der piemontesischen Alpen, als fromme Ermittler einem Mörder auf die Spur, der lauter Geistliche meuchelte und dabei doch nur eines im Sinn hatte: verhindern zu wollen, dass irgendjemand das zweite Buch von Aristoteles’ Poetik in die Finger kriegt, das verschollene Buch, in dem der altgriechische Philosoph die Komödie preist. Teufelszeug!

Wofür der 75-jährige Regisseur Battiato, der in Deutschland allenfalls durch seinen trashigen Fantasyfilm „Das Duell der Besten“ aus dem Jahr 1983 ein Begriff sein dürfte, das Mehr als Erzählzeit aufwendet, wird in den ersten beiden Episoden schnell deutlich: War der Kinofilm seinerzeit konsequent und ohne Abwege auf die Geschehnisse in der Abtei fokussiert, blendet die (wie damals aus der Sicht eines erwachsenen Adson erzählte) Serie fast aufgeregt ständig an andere Schauplätze herüber und per Rückblende in die Vergangenheit der Protagonisten. Immerhin: Der historische Hintergrund, der im Roman weitflächig ausgebreitet und im Film höchstens am Rande referenziert wurde, wird so wesentlich klarer, obgleich auch Battiato und seine Co-Autoren Andrea Porporati („Lamerica“) und Nigel Williams („Elizabeth I“) die Mord-Ermittlungen in den Mittelpunkt stellen.
Auf dem Schlachtfeld wächst Adsons (Damian Hardung) religiöse Überzeugung

Die Pilotfolge beginnt blutig auf italienischen Schlachtfeldern: Im schwertklirrenden Scharmützel stecken auch Adson von Melk und sein viriler Vater, der Baron von Neuenberg (Sebastian Koch, in deutschen Co-Produktionen unvermeidlich). Der Baron würde aus dem feschen Knaben (Damian Hardung, „Club der roten Bänder“) gern einen echten Mann machen, möchte mit ihm nach Feierabend sogar die Prostituierten teilen, doch den Jungen treibt’s zum Mönchtum: Er schließt sich dem gerade durch Florenz wanderpredigenden William von Baskerville an – gespielt von Kult-Schauspieler John Turturro („The Night Of“, „Barton Fink“), der auch als Co-Autor geführt wird. Baskerville soll, im Auftrag des Kaisers, an einem Konvent teilnehmen ­- in besagter Abtei.

Das, worum es in diesem Konvent geht, fasst die Konflikte der Zeit gut zusammen: Der designierte Kaiser des Heiligen Römischen Reichs verkündete zuvor die Trennung von Politik und Religion, ein Affront für den im französischen Avignon residierenden Papst Johannes XXII. (Tchéky Karyo aus „The Missing“), der sich als von Gott gewählt sah. Er exkommunizierte den Kaiser daraufhin. Folge: Krieg. Weitere Gefahr drohte dem Avignesischen Papsttum durch die „Ketzersekten“ wie die Apostelbrüder um Fra Dolcino. Das waren Radikal-Franziskaner, die die gold- und juwelenfröhliche Prunksucht der katholischen Kirche bis aufs Blut ablehnten – und im Gegenzug von der Inquisition mit dem Tode bedroht wurden. In Ecos Abtei sollen sich nun Gesandte des Papstes mit Gesandten des Kaisers treffen, Baskerville soll moderieren. Eco zeichnete den moderaten Franziskaner als eine Figur der anbrechenden Renaissance, inmitten lauter mittelalterlicher Rückwärtsdenker.
William von Baskerville (John Turturro) betrachtet als aufgeschlossener Forscher die Beweisstücke

Bernardo Gui, der berüchtigte Inquisitor, der im Film erst spät auftritt, wird in der Serie früh als zentraler Antagonist eingeführt – Rupert Everett („The Happy Prince“) legt die Rolle brutaler und unerbittlicher an als damals F. Murray Abraham. Man muss hoffen, dass die Autoren da noch den einen oder anderen Bruch in petto haben.

Außerdem müht sich Battiato um zeitgemäßere weibliche Rollen. Im Kinofilm gab es damals nur das wilde Dorfmädchen, das kein einziges verständliches Wort sprach, dafür aber (mit dem damals 16-jährigen Christian Slater) eine der notorischsten Kino-Sexszenen der Achtziger performen durfte. In der Serie gibt es das Mädchen – das viele Interpreten für die titelgebende „Rose“ halten – ebenfalls, doch diesmal darf die junge Frau sprechen und sogar eine Backstory haben: Ihre Familie musste fliehen und migrieren. Noch prominenter für das Bemühen der Serie um weiblichen Input ist die im Film nicht vorkommende Margherita (Greta Scarano), die in Rückblenden als Gefährtin des Aufrührers Fra Dolcino (Alessio Boni, „Die besten Jahre“) eingeführt wird, deren Familie von Gui niedergemetzelt wird und die sich daraufhin auf einen Rachetrip begibt – inwiefern ihre Geschichte an den Abtei-Plot andocken wird, bleibt abzuwarten.
Leichenfund in beeindruckender CGI-Kulisse

Der Krimi-Plot rund um die verschneite Abtei wandelt dagegen auf den bekannten Pfaden: Walk-and-Talk-Dialoge in Kreuz- und dunklen Geheimgängen, mysteriöses Gift, flackernde Fackeln, verbotene Bücher, der verwinkelte Bibliotheksturm – und immer mehr tote Mönche, die (im Blutzuber, im Bad) auf Arten und Weisen dahinscheiden, die an die sieben Trompeten der Apokalypse erinnern. „Lost“-Star Michael Emerson spielt den Abt in bewährt verhuschter Manier, James Cosmo (zurück von der Nachtwache in „Game of Thrones“) den blinden Reaktionär Jorge von Burgos, Richard Sammel („The Strain“) den dubiosen Bibliothekar Malachia. Die italienischen Schauspiel-Routiniers Roberto Herlitzka (als Kloster-Ältester Alinardo), Stefano Fresi und Fabrizio Bentivoglio komplettieren den zentralen Cast: Bentivoglio scheint als trunksüchtiger Kellermeister Remigio mit Apostelbrüdervergangenheit deutlich mehr Raum zu bekommen als im Film. Fresi als sein buckliger Assistent Salvatore hat es freilich schwer, aus dem Schatten von Ron „Hellboy“ Perlman herauszutreten, der die Rolle im Film so unnachahmlich verkörperte.

So verständlich es aber ist, den Plot, der durch den Film in dessen Salat-und-Käse-Variante ins Kollektivbewusstsein des Publikums sickerte, wieder näher an den Roman heranzurücken und die historischen Vorgänge szenisch in den Blick zu nehmen, so unvermeidlich geht dies doch auf Kosten der Spannung. Dass die Mörderhatz in den klammen Gemäuern, die im Kinofilm einen starken Sog entwickelte, immer wieder durch Seitenstränge auf Nebenschauplätzen unterbrochen wird, sorgt für ein ungut verstolpertes Tempo. Trotz überzeugender Ausstattung wirkt zudem vieles hölzern, auch das Schauspiel. Turturro ist bemüht, aus dem meisterdetektivisch spürnasigen Baskerville eine eigenständig sanfte und franziskanisch bescheidene Figur zu machen, doch wo Sean Connery einst sympathisch, verschmitzt und väterlich rüberkam, wirkt sein William auf den ersten Blick herb, mitunter fast belehrend.

Geschichts-, Eco-, Krimi- und Mittelalterfans können den Blick auf diese Neuinterpretation natürlich trotzdem riskieren: Das Sandwich der Ecoschen Klosterstory ist auch heute noch schmackhaft, egal wie viele Tomatenscheiben drinstecken.

Dieser Text basiert auf der Sichtung der ersten beiden Episoden von „Der Name der Rose“.

Meine Wertung: 3/5
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