"Il Vistiatore" - "Der Besucher"

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Re: "Il Vistiatore" - "Der Besucher"

Beitragvon mingi17 » 7. Nov 2013 09:10

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Beitragvon mingi17 » 7. Nov 2013 09:12

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Re: "Il Vistiatore" - "Der Besucher"

Beitragvon mingi17 » 7. Nov 2013 11:54

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Re: "Il Vistiatore" - "Der Besucher"

Beitragvon mingi17 » 7. Nov 2013 21:02

Galleria 7 novembre 2013
Divina psicoanalisi – “Il visitatore”

di Maurizio Porro, milano.corriere.it, 4 novembre 2013

In fondo la domanda è sempre quella dell’essere o non essere, ma se a porla è Dio a Freud e viceversa le cose cambiano. Il visitatore che Eric-Emmanuel Schmitt scrisse nel ‘93 torna a Milano al Franco Parenti, a molti anni dall’edizione con Turi Ferro e Kim Rossi Stuart, con due bravi e sintonizzati attori, Alessandro Haber cui spetta il ruolo dello psicanalista alla vigilia della sua partenza per Parigi nel 1938, e Alessio Boni, l’angelico visitatore, innamorati della regia di Valerio Binasco. «Oggi – dicono all’unisono - il testo è più attuale di ieri». L’autore lo scrisse quando una sera, vedendo la tv piena di sventure, pensò che il telegiornale deve deprimere molto Dio: «Ma Lui a chi può parlare quando soffre?». Eccoci quindi nello studio del dr. Sigmund, per 100 minuti tesi come una lama ma anche divertenti, mentre dalla finestra si sente il passo marziale nazista che ha invaso l’Austria: è il 22 aprile 1938. La scena è divisa, a sinistra la parte realista, a destra la parte magica e mistica, dove appare la coscienza, dove ci si interroga. Da che parte sta Dio Boni, che siederà sul lettino del dottore? «È stata una sorpresa: il testo mi interessa non per l’insopportabile divisione all’italiana tra atei e religiosi, guelfi e ghibellini, bianchi e neri, ma perché parla della crisi dell’uomo che oggi in sofferenza, dominato dall’informatica, dalla cibernetica che con un clic permette la virtuale onnipotenza: può darsi che sia tutta fantasia, ma non importa, la verità è che abbiamo perduto umanità e perciò si torna a un’analisi interiore. Io ho un fratello sacerdote e mi sono spesso confrontato con questo tema, ma trovo giusto porlo dalla scena». Quasi una terapia di gruppo col pubblico, che ride spesso, ma sul versante tragicomico: «Io ne esco distrutto per la fatica», dice Haber. «Freud è un uomo disfatto per le questioni razziali, ha teorizzato la mancanza di Dio, è razionalista, ha combattuto la follia, ma improvvisamente arriva uno che forse è Dio, un angelo, forse è un pazzo. Vacilla, come se la sua coscienza si sdoppiasse: viene in mente il carteggio tra Scalfari e papa Francesco».

Il visitatore pone domandone e non dà risposte, è un pareggio di cui però si porta dentro tutta l’inquietudine: «Ti poni quesiti che hai nell’inconscio e rimandi ogni giorno», dice Boni, «tanto che con la regia di Binasco, che non stacca mai il piede dall’acceleratore, il pubblico non si perde una battuta perché è la crisi di ciascuno di noi e loro. E di Freud che parlava di Dio come allucinazione collettiva ma alla fine è costretto ad ammettere che ci sono misteri, angosce, forze, fuori dal nostro controllo: del resto ho conosciuto atei più spirituali dei sacerdoti e credenti che ignorano la Bibbia». Freud, che poi scapperà in America ma lasciando a casa le sorelle, per Haber è «un carattere duro, imploso e forte, mai luminoso, raggomitolato dentro al ragionamento, nell’angoscia della malattia psichica: capito perché alla fine sono uno straccio?». Compito improbo, quello di far cambiare idea al dottore, che chiede al Visitatore se voglia convertirlo: «No, tranquillo», racconta Boni, «creo un dubbio, voglio aprirti a un momento di ottimismo e di meraviglia, al pensiero della musica e dei fiori, non è tutto nero, anche se siamo nella follia della guerra e anche nella follia di oggi. È un testo che lascia una porta aperta per la sensibilità di ognuno. Alda Merini scriveva: “Ringrazio i miei nemici perché sono i più attenti”. Ma l’Uomo dell’Umanesimo è in crisi e Freud, scienziato dell’anima, lo sa. Il problema è che viviamo tutti sulla superficie delle cose e nessuno vuole davvero diventare Uomo, da grande, come diceva padre Turoldo».

Un testo con un’anima tragica e ridicola che vuole in scena due attori appassionati allo scibile umano. Dicono: «Ogni tanto bisogna farsi domande alte, da portarsi a casa. Se la gente si diverte e commuove, abbiamo fatto centro. Non vogliamo evangelizzare nessuno ma far pensare tutti». Haber convive con Freud ormai: «Ha difeso l’intelligenza contro la stupidità, ha avuto una vita piena. Sono, come lui, dell’idea che l’uomo è libero di fare il Bene o il Male ma che ciascuno ha il suo Dio. La risposta è: se ci si comporta con etica e amore rispettando la dignità altrui, questa è religione. Certo che sarebbe bello se ci fosse anche l’al di là». E il teatro? «È il filtro, raccoglie immaginazione, metafora, poesia, è gioco della vita, fantastica con l’immaginazione, lancia segnali e guarda in faccia e osa. Infatti si ribaltano le cose, è Dio che psicanalizza Freud: siamo arrivati alla resa dei conti, amo la ricerca, le certezze non m’interessano e Sigmund mi ha convinto che non sapremo mai chi siamo».

http://milano.corriere.it/milano/notizi ... 67ed.shtml
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Re: "Il Vistiatore" - "Der Besucher"

Beitragvon gaby » 8. Nov 2013 07:45

Se Freud si scontra con un Dio nevrotico

Il Visitatore» - la commedia di Eric-Emmanuel Schmitt che ha aperto la stagione dell'Acacia - costituisce un caso strano. Vi si racconta di un misterioso personaggio in frac che la sera del 22 aprile 1938 s'introduce nello studio viennese di Freud, mentre il padre della psicanalisi, assediato dai nazisti in quanto ebreo, s'appresta a partire per Parigi. E in una nota al testo, insignito nel '94 di vari Premi Molière, l'autore commentò: «Ogni spettatore, scendendo le scale alla fine dello spettacolo, deciderà nel suo animo e nella sua coscienza chi è "Il Visitatore"».
Senonché, poi, il testo medesimo ci dice, chiaro e tondo, che «Il Visitatore» è Dio. Infatti, pronuncia battute del genere: «Non sono mai nato», «Non ho età», «Non ho padre» e, come se non bastasse, «Sono il solo della mia specie». E ben poco vale, di fronte a battute tanto significative, l'espediente, del tutto strumentale, di far dichiarare al personaggio in questione che lui, però, potrebbe anche essere un impostore o un pazzo appena fuggito dal manicomio.
Non c'è, dunque, il presunto «giallo» su cui, nella scia del citato (e furbo) commento di Schmitt, continuano a insistere i media. E c'è, invece, la pretesa di affrontare, nessuno escluso, tutti i proverbiali massimi sistemi: il Significato dell'Universo, la Vita, la Morte, la Fede, il Dubbio, il Libero Arbitrio, la Morale, la Scienza, la Politica e così via filosofando.
Allora, Valerio Binasco, regista dell'allestimento de «Il Visitatore» in scena all'Acacia, fa benissimo a puntare soprattutto sulla contrapposizione radicale fra i personaggi: da un lato un Freud in pari tempo lucido, dolente e smarrito e dall'altro interlocutori che - a cominciare proprio da Dio, qui, difatti, connotato da un abbigliamento spudoratamente «casual» - si mantengono costantemente sopra le righe, prigionieri di una nevrosi d'accatto. E così il Freud pretenzioso di Schmitt viene trasformato nel tipico e antieroico intellettuale di oggi, condannato alla solitudine dal silenzio vociante dei beoti che lo circondano.
Ottimo, in proposito, il gioco degli attori in campo: Alessandro Haber (Freud), Alessio Boni (il Visitatore), Francesco Bonomo (l'ufficiale della Gestapo) e Nicoletta Robello Bracciforti (Anna, la figlia di Freud). E insomma, è un lodevole gesto di coraggio, da parte dell'Acacia, aprire la stagione con uno spettacolo del genere, quando pare che tutti gli spettatori vogliano ridere e tutti i teatranti abbiano il dovere di farli ridere.

Enrico Fiore

(«Il Mattino», 2 novembre 2013
http://blog.libero.it/Controscena/view.php
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Beitragvon gaby » 9. Nov 2013 15:44

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Beitragvon gaby » 9. Nov 2013 15:46

Fino al 17 novembre al Teatro Franco Parenti di Milano 'Il visitatore' con Halessandro Haber e Alessio Boni
08 11 2013 (Teatro)

La stagione del Teatro Franco Parenti di Milano continua a proporre spettacoli stimolanti e affascinanti; fino al 17 novembre in Sala Grande è in scena “Il visitatore”, pièce di Eric- Emmanuelle Schimitt, tradotta e rappresentata in 15 lingue e in 25 Paesi. Sul palco due attori bravissimi che spesso sono stati ospiti del Parenti, Alessandro Haber e Alessio Boni.

Siamo nella Vienna del 1938; Freud, interpretato da uno straordinario Alessandro Haber, ormai vecchio e stanco, vive con la figlia. Ogni giorno deve confrontarsi con la Gestapo e il clima di terrore e di odio che dilaga sempre più. Improvvisamente una notte la figlia viene arrestata dalla Gestapo; Freud, dopo essere rimasto solo e disperato, si ritrova in casa sua un uomo che comincia a dialogare con lui sui massimi sistemi e ponendo grandi interrogativi. La conversazione si sviluppa attraverso complessi discorsi e dissertazione sull’umanità, la fede, il libero arbitrio e pian piano il visitatore svela la sua identità: è Dio. Freud è in crisi: come può credere alla sua esistenza dopo che ha trascorso una vita intera a negarla? Dio, dal suo punto di vista, non deve dimostrare nulla perché la sua esistenza nasce dalla fede non dalla certezza.

I due sanno di non avere fiducia l’uno nell’altro; Freud, ormai vecchio, ammalato, impotente davanti a ciò che vede accadere intorno a lui, si sente tradito da chi ha voluto creare l’uomo abbandonandolo poi al proprio destino; Dio a sua volta si sente tradito dalla sua stessa creatura, alla quale ha regalato la vita e il libero arbitrio e a causa della superbia non ha saputo convivere con i propri limiti sfidando addirittura chi lo ha creato. Un dialogo serrato, un duello di idee e parole che spinge entrambi oltre i limiti conosciuti, mostrando le proprie debolezze, la rabbia, la delusione verso il mondo, ciò che sta diventando, entrambi incapaci di arrendersi davanti all’orrore che si sta diffondendo e che segnerà la storia e la vita di migliaia di persone. Due mondi a confronto, fede e ragione, due universi così lontani ma che dialogano non risparmiandosi nulla.

Sul palco Alessandro Haber interpreta in maniera straordinaria un Freud vecchio, malato nel corpo, ormai deluso e amareggiato dalla vita e da quello che giorno dopo giorno vede accadere nella sua Vienna ma non solo; la sua trasformazione fisica sul palco lascia senza parole e per tutta la durata dello spettacolo non subisce mai un calo la sua intensità interpretativa. Al suo fianco un bravissimo Alessio Boni che presta il corpo e la sua voce a Dio che così può dialogare con Freud, un uomo che per tutta la vita ha cercato di negare la sua esistenza e proprio per questo è perfetto in questo momento per un confronto diretto, non retorico e vivace.

Il dialogo tra i due è intenso, commovente, a tratti esilarante; tanti e profondi i temi di discussione tra i due, sostenuti da un testo ricco e da una forte capacità oratoria.

Decisa e sapiente la regia di Valerio Binasco che si conferma uno dei registi teatrali di maggior talento del panorama teatrale italiano; essenziale, equilibrato, coraggioso nelle scelte, riesce a portare sul palco due bravissimi interpreti che si confrontano con un testo difficile e intenso, mettendosi completamente al servizio dei propri personaggi, riuscendo a far emergere la passione per la vita che il testo di Schmitt custodisce, quell’intensità mista a leggerezza che permette di confrontarsi con i grandi interrogativi della vita senza sentirsi sopraffatti.
http://www.recensito.net/pag.php?pag=12930

Nessuna retorica, solo un dialogo diretto, sincero e brillante; come non ricordare una delle frasi che Dio dice a Freud: “Non c’è niente di più noioso che conversare con un ammiratore” che ben sintetizza il perché Dio abbia scelto proprio lui, Freud, per un confronto con l’uomo.

Al fianco di Haber e Boni, Francesco Bonomo e Nicoletta Robello Bracciforti.

Le musiche sono di Arturo Annecchino, le scene di Carlo De Marino, i costumi di Sandra Cardini.

Da vedere.

(Tamara Malleo)
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Re: "Il Vistiatore" - "Der Besucher"

Beitragvon gaby » 11. Nov 2013 07:59

L'infinito e il finito a confronto
Teatro Parenti ospita Il visitatore, suggestivo dialogo tra l’Onnipotente e il padre della psicoanalisi, al centro dell’opera di Éric-Emmanuel Schmitt, interpretata da Alessandro Haber e Alessio Boni.
Dio e Freud. Fede e Ragione.
Si fonda su questa profonda e insanabile dicotomia Il visitatore, piéce di Éric-Emmanuel Schmitt, portata in scena al Teatro Parenti da una grandiosa coppia di attori: Alessandro Haber e Alessio Boni.
Mentre per le strade di una Vienna dolente imperversa l’occupazione nazista, un Freud ormai vecchio e malato cerca di resistere, per puro senso di giustizia, alla tentazione di lasciare legalmente la città mettendo in salvo se stesso e i suoi figli. Durante l’ennesima perquisizione della Gestapo, però, la sua adorata figlia Anna viene arrestata da un giovane caporale senza scrupoli, lasciando Freud solo nella sua casa, in preda a una profonda preoccupazione.
Nel corso di quella tormentata notte, Dio fa visita al vecchio professore. Ma il Divino Creatore non ha affatto l’aria di un essere soprannaturale, ma l’aspetto di un giovane senzatetto all’apparenza mentalmente disturbato.
I due personaggi iniziano così a fronteggiarsi, ingaggiando una “battaglia intellettuale” che passa in rassegna i grandi interrogativi dell’umanità con una buona dose di sana comicità, nonostante da una finestra i canti nazisti giungano fino a loro, riempiendo l’aria notturna.
Freud ha molte domande per quel giovane Dio dall’aria trasandata, alla continua ricerca di prove della sua reale esistenza. Dal canto suo, Dio è incuriosito dalla mente del professore, dal suo acume e dalla sua esperienza.
L’aspetto malfermo e spigoloso del vecchio Freud fa da contrappunto alla natura fluida ed esuberante di un Dio giovane e nevrotico, così come la vastità dei ragionamenti dei due protagonisti cozza con le ristrette dimensioni dello studio dello psicanalista, reso ancora più claustrofobico dalle pareti sospese e dai riflettori ben visibili, a tradire la finzione scenica. In fondo, come Freud stesso ammette, la vita dell’uomo non è altro che un susseguirsi di promesse tradite.
Gli spettatori assistono così alla creazione di un nuovo dualismo – artificio narrativo/realtà – che si affianca a quello tra fede religiosa e sapere scientifico, al centro dell’opera.
Alessandro Haber è un Freud perfetto nelle sue inquietudini, in grado di dare sostanza a un uomo che ha dedicato la sua vita al pensiero razionale e che in una notte vede mettere in discussione ogni convinzione, ogni certezza. Alessio Boni è l’abile interprete di un essere divino guizzante e quanto mai vivo, mai statico e immobile come la sua natura ultraterrena vorrebbe.
L’opera, seppur brillante nella regia e nell’interpretazione, perde tuttavia d’incisività in alcuni tratti, indugiando troppo su ragionamenti che non aggiungono nulla alla narrazione, ma che ne “allungano” semplicemente i tempi.

http://teatro.persinsala.it/il-visitatore/8882
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Beitragvon mingi17 » 11. Nov 2013 21:07

Alessio Boni-Dio contrapposto ad Alessandro Haber –Freud per uno spettacolo che tocca il cuore di Valeria Prina

Suoni e rumori iniziali non lasciano dubbi: inquietanti, perché con “Il visitatore” di Éric-Emmanuel Schmitt siamo in epoca nazista. Si sentono le marce e i cori nazisti; i colpi alla porta precedono l’ingresso di un ufficiale della Gestapo; i libri buttati a terra suonano come eco di un rogo della cultura ancor più devastante. La porta è quella dello studio di Sigmund Freud, dove la figlia Anna, in un trascendere di isterismo, prima di essere portata via dall’ufficiale nazista, vuole convincere il padre a lasciare l’Austria, da poco annessa al Terzo Reich.

Ed ecco che ai nostri occhi appare «il visitatore»: è un pazzo evaso dal manicomio? È Dio? Si siede su una poltrona – niente lettino – e quello che dice scuote sempre più Freud. Lui sulla scena, al Teatro Franco Parenti a Milano, è Alessio Boni, che si contrappone ad Alessandro Haber (Freud). Lo stile di recitazione diventa particolarmente significativo. Il visitatore-Dio-Alessio Boni dapprima evoca fatti che riguardano Freud bambino, li fa rivivere. La voce da modulata, morbida, rotonda, sensibile, evocante diventa sempre più dura, intensa, decisa, forte, sconvolgente, mentre i temi affrontati diventano sempre più pregnanti, in grado di scuotere un Freud-Alessandro Haber ingessato nelle sue certezze. E di scuotere il pubblico. Fino alla Domanda-delle-domande: perché Dio permette tutto questo? Libero arbitrio è la risposta, che consente all’uomo di compiere azioni orrende, ma anche di creare cose bellissime, come a Mozart la musica.

E’ un testo di grande impatto, che suscitando sorrisi che a volte intervengono a intervallare momenti più drammatici e partendo da elementi noti – nazismo, persecuzione degli ebrei, Freud padre della psicanalisi – pone dubbi e sradica certezze. Almeno molte di queste, perché quel rumore di odio, la persecuzione degli ebrei rimangono tra le certezze. E la regia di Valerio Binasco, puntando su suoni e recitazione, sa portare il pubblico a un crescendo di emozioni. Il risultato è uno spettacolo da non perdere, anche per chi già aveva visto l’edizione 1996/97, molto diversa, con Turi Ferro e Kim Rossi Stuart.



Il visitatore

di Éric-Emmanuel Schmitt

con Alessandro Haber e Alessio Boni

e con Francesco Bonomo e Nicoletta Robello Bracciforti

regia Valerio Binasco

musiche Arturo Annecchino

scene Carlo De Marino

costumi Sandra Cardini

fotografie Tommaso Le Pera

produzione Goldenart.

A Milano al Teatro Franco Parenti dal 6 al 17 novembre 2013

http://www.spettacolinews.it/il-visitat ... 34534.html
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Beitragvon mingi17 » 12. Nov 2013 10:58

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Il Visitatore Mailand 10.11.2013
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