Fabrizio Gifuni

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Fabrizio Gifuni

Beitragvon gaby » 16. Feb 2011 18:40

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Re: Fabrizio Gifuni

Beitragvon gaby » 16. Feb 2011 21:08

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Re: Fabrizio Gifuni

Beitragvon gaby » 12. Apr 2011 17:07

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Fabrizio Gifuni: «Faccio un salto da voi»

Perfezionista, serio, bravissimo: Fabrizio Gifuni è il prototipo dell’attore impegnato. Ma a «Grazia» ha dimostrato di essere anche molto simpatico. «Il corpo parla più delle parole», ha detto. Ed è balzato sul tavolo...
# Fabrizio Gifuni: «Faccio un salto da voi»Fabrizio Gifuni: «Faccio un salto da voi»

© Ivano De Pinto
Fabrizio Gifuni: «Faccio un salto da voi»
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Le nostre interviste collettive hanno l’effetto di una pozione magica. Anche i personaggi più timidi e cauti, quelli che in un’intervista one-to-one parlerebbero solo del film o dello spettacolo del momento, quando vengono in redazione da noi sciolgono la tensione, si raccontano come in un salotto di amici e succede anche che facciano cose strane. È accaduto con Fabrizio Gifuni, attore di cinema e di teatro, attualmente impegnato in due spettacoli di cui è ideatore e interprete: ’Na specie de cadavere lunghissimo e L’ingegner Gadda va alla guerra. Ve lo ricorderete in tv nel ruolo dello psichiatra Franco Basaglia o di Alcide De Gasperi, di Papa Paolo VI o dell’economista della Banca d’Italia in La meglio gioventù. Insomma, Gifuni è un artista di ruoli impegnati. Bene, da noi, è saltato sul tavolo della sala riunioni, suscitando applausi e risate. Guardate le foto di queste pagine e andate sul nostro sito a vedere il video integrale. Nel frattempo, leggete com’è andata.

Cominciamo dal teatro: da dove nasce l’idea di questi due spettacoli?
«Il progetto risale al 2003, quando mi è venuta voglia di raccontare, attraverso il teatro, come si era arrivati all’oscenità dei tempi in cui viviamo. Ho utilizzato il pensiero e le parole di due grandi autori, Carlo Emilio Gadda e Pier Paolo Pasolini, per costruire una grande mappa dell’Italia che va dal Primo dopoguerra fino agli Anni 70. Si parte dal passato per capire il presente, per renderci conto di come sia avvenuta la mutazione antropologica del nostro Paese. Il fine del teatro è anche questo: farci capire, con le storie altrui, la nostra storia».

In teatro, nello spettacolo su Pasolini, l’abbiamo vista fare dei salti sui tavoli degni di un atleta...
«Il corpo comunica anche più delle parole. Magari dopo vi faccio una dimostrazione. Ma questo tavolo sarà abbastanza stabile...?».

Passiamo al cinema: che cosa le piace?
«Sparire nel personaggio. Giocare a fare finta di essere un altro. L’attore è una persona che, per tutta la vita, tenta disperatamente di recuperare la propria infanzia e la libertà assoluta che si ha fino ai 4-5 anni di età, prima delle regole, prima che in famiglia o a scuola comincino a dirti: “Non ti scatenare”. Chi non se l’è sentito dire da piccolo?».

Quindi, alle sue figlie (Valeria e Maria, di 7 e 5 anni, ndr) non dice mai: «Non ti scatenare»?
«Cerco di trovare un equilibrio, di dare loro i punti fermi che le aiutino a crescere, ma senza esagerare».

Lei ha fatto molti film tv: cosa cambia rispetto al cinema?
«Non c’è differenza. Va da sé che un certo tipo di televisione scelgo di non farla, e forse non sarei neanche in grado».

Con quali registi italiani le piacerebbe lavorare?
«Sorrentino, Garrone, Crialese, Virzì...».

Tende a selezionare molto le proposte che le arrivano?
«Sì, ma non per snobismo. Cerco di scegliere quello che so fare, per alcune cose non sono proprio tagliato...».

Che cosa per esempio? Le commedie?
«No, quelle credo che potrei farle benissimo, ma i bravi registi di commedie non sono tantissimi e, inevitabilmente, il primo nome a cui pensano non è il mio: io sono quello che fa Pasolini a teatro, che ha fatto Basaglia in tv, uno “drammatico”. A me, invece, piacerebbe moltissimo. Il mio primo film è stata una commedia che più sgangherata non si può, La bruttina stagionata: facevo un idiota protoleghista, figlio di una famiglia di mobilieri» (con la voce imita il suo personaggio e noi scoppiamo tutte a ridere).

Allora è vero che lei è un grande imitatore!
«Ho cominciato da piccolo: sono ormai storiche le telefonate a mia nonna in cui fingevo di essere un mio vecchio zio. La intrattenevo in lunghe conversazioni più volte la settimana. Lei poverina non l’ha mai scoperto».

È stato partendo da quel talento che ha cominciato a pensare: “Da grande farò l’attore”?
«In parte sì. Ma la scintilla è scattata la prima volta che sono salito su un palcoscenico, a 15 anni, in Giulietta e Romeo che avevamo preparato a scuola. È stata un’esperienza importante, alla fine della quale mi sono detto: “Questo è il lavoro più bello del mondo”».

Sempre stato un ragazzo serio?
«Noooo, non cadete in questo errore! Non è che siccome faccio Gadda e Pasolini a teatro non rido mai: chi recita l’Amleto vive con il teschio in mano? Faccio le cose seriamente, ma chi mi conosce sa che non sono serio: la maggior parte del mio tempo la passo a dire idiozie».

Le proponiamo un gioco. Perde una scommessa e deve scegliere tra tre opzioni: una serata del Billionaire, una puntata dell’“Isola dei famosi” o un cinepanettone.
«Nooo! Devo proprio? Per esclusione, il cinepanettone».

Hollywood l’attira?
«Un approccio l’ho già avuto con Hannibal, di Ridley Scott: interpretavo il ruolo della prima vittima di Anthony Hopkins, una piccola parte che mi è servita per capire come funziona. Il dispiegamento di mezzi e di persone è colossale. Il che non vuol dire che i prodotti siano necessariamente migliori dei nostri... È come andare in un luna park dove tutto è immenso, a partire dal catering: c’era un tendone con ogni ben di dio 24 ore su 24. Da noi c’è la mensa o i cestini... Mi sono divertito».

Parliamo di moda: è attento all’abbigliamento?
«Abbastanza. Mi incuriosisce vedere come sono vestite le persone, che cosa scelgono per coprirsi visto che non si può andare in giro nudi... Anche se a me ogni tanto capita (nello spettacolo su Pasolini, Gifuni si spoglia completamente, ndr)».

La imbarazza spogliarsi sul palcoscenico?
«Per niente. Io resto nudo non solo in quei 30 secondi, ma per tutta la durata dello spettacolo: interagendo senza rete con il pubblico, sera dopo sera. Il teatro è uno dei pochi luoghi dove c’è ancora una presenza viva».

Quanto dura la sua tournée?
«Fino al 3 aprile. Da 15 anni non ne facevo una così lunga. Io e Sonia (Bergamasco, sua moglie, ndr) stiamo a casa più di chi lavora, per esempio, in ufficio. Le bambine mi mancano tantissimo. L’altro giorno la più grande mi ha detto: “Papà, ma perché non fai il dentista?”».

Nella vita di coppia, lei ha la mania di...
«Dell’ordine. Ma non pretendo che Sonia sia come me, né sistemo i suoi armadi: mi limito a mettere a posto gli spazi comuni».

Altre manie?
«Segno le cose significative e le conservo per anni in piccole agendine, non ce la faccio a buttarle. Diciamo che, se qualcuno dovesse chiedermi dov’ero il tal giorno, sono preparato! Sonia è il mio opposto: strappa ogni giorno la pagina dell’agenda? È terribile!».

Dopo Gadda e Pasolini, sceglierebbe di mettere in scena lo sguardo e i pensieri di una donna?
«Sì, mi piacerebbe “sparire” in una donna. In teatro o in un film».

C’è un nuovo progetto che le sta a cuore?
«Vorrei scrivere qualcosa che contenga tutto, il tempo della risata e il tempo della riflessione, com’è la mia vita. Ma adesso basta parlare: sgomberatemi il tavolo!».
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Re: Fabrizio Gifuni

Beitragvon gaby » 17. Mai 2011 17:26

Dionigi, una sera con l'Eneide
storie infinite di padri e figli
In Santa Lucia gli attori Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni aprono il ciclo di letture. Il rettore e il filosofo Massimo Cacciari rifletteranno sui diversi modi in cui la tradizione deriva da un atto di invenzione
di ILARIA VENTURI

Dionigi, una sera con l'Eneide storie infinite di padri e figli

Carmelo Bene è stato, per Sonia Bergamasco, un padre impossibile, sebbene grandissimo. Fabrizio Gifuni è cresciuto alla scuola di Orazio Costa, padre già "ucciso" dalla generazione sessantottina, rientrato in Accademia negli ultimi anni della sua vita con "l'urgenza di trasmettere sapere". La coppia di attori, ormai affermata rispetto ai tempi della prima notorietà con "La meglio gioventù", sarà stasera alle 21 all'aula magna di Santa Lucia per l'apertura degli incontri di letture dei classici. Tema, il confronto con il padre.

"Figli ed eredi" è il titolo dell'evento che apre il decennale della rassegna, dedicata al passaggio di testimone tra generazioni ed epoche, tra cielo e terra. Il rettore Ivano Dionigi, padre delle serate, e il filosofo Massimo Cacciari rifletteranno, nella loro lezione, sui diversi modi in cui la tradizione deriva da un atto di invenzione. Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni leggeranno l'Eneide, in particolare il secondo libro che narra della fine di Troia e della partenza di Enea, con l'immagine potente del commiato: "Mi arresi; presi mio padre e mi avviai verso i monti". I due attori parlano del loro "padre" artistico, della serata (inviti esauriti, diretta on line in www. classics. unibo. it/Permanenza), "appuntamento affettuoso in una città di cari amici", dice lei.

"L'Eneide mi è rimasta come un ricordo bello e limpido della scuola ed è un testo importante perché parla di un Enea profugo, migrante. Per celebrare l'unità di Italia ci vuole anche questa memoria. E il nostro desiderio sarà quello di sottrarci, nella lettura, ad ogni retorica, per cercare di restituire l'emozione e la bellezza come se fosse la prima volta che ascoltiamo questi testi". L'attrice ricorda Bene, padre-maestro: "Mi ha insegnato ad attingere a un'unica fonte, a intrecciare musica e teatro". Poi pensa ai giovani, i figli: "Ho ammirazione per i ventenni di oggi che cercano di fare e che fanno, con grande spessore etico. Hanno più difficoltà perché viviamo in un mondo di vecchi che non vogliono cedere il passo. Li stimo, nonostante le derive dello strapotere devastante di offerte degradanti. Il problema sono i genitori. Cosa abbiamo fatto noi, cosa lasciamo loro in eredità?".

Fabrizio Gifuni, che a Bologna ha appena chiuso il tour del suo spettacolo "L'ingegner Gadda va alla guerra", è particolarmente legato all'Eneide. "Mi avvicino ai classici con la necessità di ascoltarli, se non vengono declinati al presente rimangono lettera morta. L'eredità del padre? Io ricordo Orazio Costa, ebbi la fortuna di seguire il suo ultimo corso in Accademia tutto dedicato ad Amleto". Il padre di una generazione che ha avuto fortuna, da Luigi Lo Cascio a Sandra Toffolatti ed Alessio Boni, allo stesso Gifuni. E torna l'immagine di Enea con il padre sulle spalle e il figlio per mano.

(05 maggio 2011) © Riproduzione riservata
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Re: Fabrizio Gifuni

Beitragvon mingi17 » 8. Dez 2011 17:55

http://www3.lastampa.it/spettacoli/sezi ... tp/433483/

Gifuni spielt Aldo Moro in dem neuen Film von Giordana über das Attentat auf der Piazza Fontana.
Händeringen hält einen nur davon ab, die Ärmel aufzukrempeln.
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Re: Fabrizio Gifuni

Beitragvon gaby » 18. Jan 2012 18:35

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Beitragvon gaby » 6. Feb 2012 13:58

BENVENUTO, FABRIZIO GIFUNI!
di Fiamma Satta


Scrivere che FABRIZIO GIFUNI (sopra, foto di Marcello Norberth) è uno dei nostri attori più bravi e affermati è limitativo. A questo suo talento andrebbero aggiunte altre sue caratteristiche: impegno, serietà, rigore, lucidità di pensiero, passione. Ogni volta che interpreta un ruolo in un film, una fiction o uno spettacolo teatrale la sua presenza garantisce qualità.

Per esempio, La meglio gioventù, di Marco Tullio Giordana, Il partigiano Johnny di Guido Chiesa, De Gasperi, l’uomo della speranza, di Liliana Cavani, La ragazza del lago di Andrea Molaioli, Galantuomini di Edoardo Winspeare, L’uomo nero di Sergio Rubini, C’era una volta la città dei matti … di Marco Turco sulla vita di Franco Basaglia, e il prossimo film di Marco Tullio Giordana Romanzo di una strage sulla strage di Piazza Fontana in cui Fabrizio Gifuni interpreta il ruolo di Aldo Moro. Il film uscirà a breve.

Nel suo dettagliato e interessantissimo sito (www.fabriziogifuni.it) è possibile vedere, tra le mille foto dei suoi lavori, anche quella della sua interpretazione di Aldo Moro: una somiglianza impressionante. In questo, Fabrizio Gifuni, pur lontano da una certa visione hollywoodiana del mondo, è molto “vicino” ai suoi bravi colleghi d’oltreoceano, camaleontici rispetto al personaggio da interpretare. Penso, per esempio, a Robert De Niro, Meryl Streep, Leonardo Di Caprio o Philip Seymour Hoffman.
Chi voglia gironzolare nel suo sito avrà l’opportunità di provare tenerezza di fronte ad una foto “d’epoca” dei suoi anni all’Accademia Silvio D’Amico che lo ritrae durante le prove di Amleto insieme ad altri giovani studenti: Pierfrancesco Favino, Alessio Boni, Luigi Lo Cascio…

Qui sotto un video tratto da La meglio gioventù, di Marco Tullio Giordana. Nella scena, con Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio e Claudio Gioè.

BENVENUTO, FABRIZIO GIFUNI!
di Fiamma Satta


Scrivere che FABRIZIO GIFUNI (sopra, foto di Marcello Norberth) è uno dei nostri attori più bravi e affermati è limitativo. A questo suo talento andrebbero aggiunte altre sue caratteristiche: impegno, serietà, rigore, lucidità di pensiero, passione. Ogni volta che interpreta un ruolo in un film, una fiction o uno spettacolo teatrale la sua presenza garantisce qualità.

Per esempio, La meglio gioventù, di Marco Tullio Giordana, Il partigiano Johnny di Guido Chiesa, De Gasperi, l’uomo della speranza, di Liliana Cavani, La ragazza del lago di Andrea Molaioli, Galantuomini di Edoardo Winspeare, L’uomo nero di Sergio Rubini, C’era una volta la città dei matti … di Marco Turco sulla vita di Franco Basaglia, e il prossimo film di Marco Tullio Giordana Romanzo di una strage sulla strage di Piazza Fontana in cui Fabrizio Gifuni interpreta il ruolo di Aldo Moro. Il film uscirà a breve.

Nel suo dettagliato e interessantissimo sito (www.fabriziogifuni.it) è possibile vedere, tra le mille foto dei suoi lavori, anche quella della sua interpretazione di Aldo Moro: una somiglianza impressionante. In questo, Fabrizio Gifuni, pur lontano da una certa visione hollywoodiana del mondo, è molto “vicino” ai suoi bravi colleghi d’oltreoceano, camaleontici rispetto al personaggio da interpretare. Penso, per esempio, a Robert De Niro, Meryl Streep, Leonardo Di Caprio o Philip Seymour Hoffman.
Chi voglia gironzolare nel suo sito avrà l’opportunità di provare tenerezza di fronte ad una foto “d’epoca” dei suoi anni all’Accademia Silvio D’Amico che lo ritrae durante le prove di Amleto insieme ad altri giovani studenti: Pierfrancesco Favino, Alessio Boni, Luigi Lo Cascio…

Qui sotto un video tratto da La meglio gioventù, di Marco Tullio Giordana. Nella scena, con Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio e Claudio Gioè.

Ho visto recentemente a teatro il suo L’ingegner Gadda va alla guerra davanti al quale non si può rimanere indifferenti. Un’esperienza di grande forza espressiva, dal testo, al linguaggio, al “corpo” dell’attore. Consiglierei davvero di godere di questa importante performance di Fabrizio Gifuni che fa parte del progetto Gadda e Pasolini: antibiografia di una nazione insieme a ‘Na specie de cadavere lunghissimo per la regia di Giuseppe Bertolucci e che dal 3 febbraio sarà ancora a Milano e poi in tournèe fino ad aprile (nel sito di Fabrizio Gifuni sono indicati luoghi, date e informazioni).

E’ appena uscito un cofanetto con testi e DVd dei due spettacoli (minimum fax ed.). Nell’introduzione Fabrizio Gifuni ribadisce il ruolo fondamentale del teatro come esperienza “unica e irripetibile” e spiega che il progetto Gadda e Pasolini: antibiografia di una nazione è nato “dal desiderio di organizzare un grande racconto sulla trasformazione del nostro paese. Su ciò che eravamo, su ciò che siamo diventati o su ciò che in fondo siamo sempre stati (…) “un doppio sguardo sulla nostra storia del Novecento, feroce e inesorabile. Dove al “teorema pasoliniano” sulla mutazione antropologica di un intero paese si aggiungono, come tessere di un unico mosaico, le note gaddiane sulla Grande Guerra e le sue annotazioni psico-letterarie sul ventennale flagello fascista”

Ho contattato Fabrizio Gifuni per avere una sua testimonianza di “Indignato Speciale” per questo nostro blog e per poterlo avere ospite a Ritorno di Fiamma il mio videoblog su vanityfair.it (nelle prossime settimane). Grande è stata la sua gentilezza e la sua disponibilità.



ECCO LA TESTIMONIANZA DI FABRIZIO GIFUNI:

”I motivi di indignazione purtroppo, come sempre, abbondano. Anche se forse bisognerebbe iniziare ad essere più selettivi anche con l’indignazione, in modo da preservare le nostre energie per poter intervenire. Sicuramente suscitano in me vergogna come essere umano quei luoghi disumani che sono gli Ospedali Psichiatri Giudiziari, gli OPG, sopravissuti alla rivoluzione di Franco Basaglia, l’unica rivoluzione realizzata nel nostro paese. E lo stesso sentimento suscitano in me le carceri per quello che sono diventate ormai da troppi anni. Quella rivoluzione incruenta a cui tutto il mondo ha guardato, la rivoluzione basagliana, non ha completato il suo corso. A parte tutto quello che ancora resta da fare riguardo alla applicazione di un ottima legge come la 180 (i centri di assistenza per i pazienti e l’aiuto alle famiglie in troppe regioni sono ancora decisamente insufficienti), c’è il capitolo degli OPG che in Italia sono ancora 6 e di cui ultimamente si è tornati con forza a parlare.

C’è stata un inchiesta parlamentare condotta da Ignazio Marino che è andato personalmente a visitare, uno per uno, questi luoghi e nella quasi totalità dei casi, salvo rarissime eccezioni (una sola) si è trovato di fronte, ancora una volta, a uno spettacolo inverecondo. Brutture sotto qualsiasi soglia di civiltà: situazioni sanitarie indecenti, gente di nuovo incatenata ai letti o ai termosifoni. Violenze fisiche e psicologiche di ogni genere. Purtroppo il problema si somma, come spesso accade, ad altro problema : il sovraffollamento delle carceri. Infatti, la chiusura degli OPG dovrà prevedere l’offerta, o la costruzione di luoghi alternativi adatti che non vadano ulteriormente a gravare sul sovraffollamento delle case circondariali.

Ritengo gli Ospedali psichiatrici giudiziari una vergogna nazionale e sono convinto che presto, grazie all’impegno e alla buona volontà di molte persone, saranno finalmente chiusi, ma credo che il percorso sarà portato a termine solo il giorno in cui verranno definitivamente messi in discussione i concetti di ‘incapacità di intendere e di volere’ e di ‘non imputabilità’. In modo che di fronte alla giustizia non debba più esistere il “folle reo”, ma solo un reo che, se infermo di mente, debba incontrare misure alternative in sede di esecuzione della pena. E che possa soprattutto godere dello stesso diritto fondamentale che spetta a qualsiasi detenuto : la certezza di fine pena.”

(FABRIZIO GIFUNI)

http://diversamenteaff-abile.gazzetta.i ... io-gifuni/
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Re: Fabrizio Gifuni

Beitragvon gaby » 8. Jun 2014 21:41

Gifuni, corpo a corpo con Gadda a 40 anni dalla morte del "gran lombardo"
L'attore alla Fondazione Premio Napoli in un incontro con letture dal vivo di "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana"
n «corpo a corpo» con Carlo Emilio Gadda. E un «incantamento, quasi una specie di magnifica ossessione per le molteplici risonanze interiori della lingua raffinata e complessa della sua scrittura, che dai tempi di Dante nessuno è riuscito ad allargare e impreziosire con tanta ricchezza». Fabrizio Gifuni sintetizza così il suo personale rapporto con il «gran lombardo. Un rapporto non a caso al centro dell’incontro «Leggere il Pasticciaccio» in programma venerdì 28 febbraio nella sede della Fondazione Premio Napoli a Palazzo Reale dove, alle 17, l’attore dialoga con Federica Pedriali - capo dipartimento di italianistica dell’università di Edimburgo, direttrice dell’«Edinburgh Journal of Gadda Studies» e presidente del Premio Gadda - leggendo brani del romanzo Quer pasticciaccio brutto di via Merulana.
Brani scelti da Gifuni stesso, che nell’audiolibro per le edizioni Emons ha di recente affrontato la lettura integrale dell’opera gaddiana (durata: 13 ore e 40 minuti) dopo aver già dato notevoli contributi alla (ri)scoperta e rilancio dell’«officina dell’ingegnere», come l’attore ama definire il mondo dello scrittore: uno per tutti, la drammaturgia e interpretazione teatrale del potente e pluripremiato «L’ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro».
http://www.ilmattino.it/CULTURA/LIBRI/g ... 4784.shtml
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